martedì 11 aprile 2017

La perduta copertura metallica di Porta Nuova, a Torino

Quando fu costruita, a metà del XIX secolo, la Stazione di Porta Nuova aveva la stessa facciata odierna, caratterizzata da un grande arco centrale in vetro e cemento, affiancato da cinque archi minori su entrambi i lati. L'arco è l'elemento che caratterizza la facciata: gli archi minori vengono infatti ripresi nei sottostanti portici e all'interno del grande arco centrale, ci sono cinque archi, ripresi anch'essi dai portici. Ma l'importanza di questa figura geometrica, nella composizione di Porta Nuova, aveva grande significato in passato, essendo una sorta di filo conduttore fino ai treni.


La stazione, disegnata da Alessandro Mazzuchetti e da Carlo Ceppi, era costituita infatti da due corpi lunghi paralleli, sulle vie Nizza e Sacchi, uniti dalla facciata e da una grande galleria metallica, una volta a botte in ferro e vetro dagli effetti grandiosi, a giudicare dalle foto d'epoca: il colpo d'occhio permetteva di vedere infatti dai binari fino alla facciata, con una copertura a tutt'altezza di grande impatto. La volta aveva un legame stretto e riconoscibile con la facciata: la sua presenza esaltava infatti il disegno degli archi e rappresentava una sorta di sua continuità naturale, dall'ingresso principale fino ai binari.


La grande galleria sarebbe poi stata distrutta per le ulteriori modifiche che hanno caratterizzato Porta Nuova nella sua storia secolare; rimane il suo ricordo nell'atrio, oggi coperto da una grande volta a botte in vetro e cemento: non c'è più la visuale fino ai binari, adesso raggiungibili solo dopo aver passato il nuovo centro commerciale voluto dal progetto Grandi Stazioni di Trenitalia. Cambia il modo di vivere le stazioni, cambia quello che ci si aspetta da loro, anche a livello di redditività, non sono sicura che oggi fosse meglio di ieri, quanto a impatto e capacità emozionali.


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