giovedì 13 aprile 2017

Revisione del Piano Regolatore: la Torino che verrà

La Torino immaginata dal Movimento 5 Stelle inizia a prendere forma, con la revisione del Piano Regolatore, che ha guidato le grandi trasformazioni urbanistiche degli ultimi vent'anni. Un comunicato stampa diffuso dal Comune illustra la Torino che verrà, "una città multicentrica, che riqualifichi le periferie, scongiuri la ghettizzazione sociale, sostenga gli insediamenti produttivi esistenti e ne incentivi la localizzazione di nuovi, valorizzi e tuteli le risorse ambientali, la ricchezza storica architettonica e paesaggistica, compresa quella industriale, privilegiando la manutenzione del patrimonio edilizio esistente, limitando il consumo di suolo".


L'Amministrazione Comunale intende promuovere "una vera e propria operazione di 'manutenzione straordinaria'", avendo presente che quando il Piano Regolatore di Augusto Cagnardi e Vittorio Gregotti è stato approvato, le condizioni e le prospettive economico-sociali della città erano ben diverse da quelle attuali: "All'atto della sua approvazione, si ipotizzava una capacità insediativa teorica di 1.141.500 abitanti. Un dato fortemente sovradimensionato: al 31 dicembre scorso erano infatti iscritti all'anagrafe cittadina 888.921 residenti" spiega il vicesindaco Guido Montanari "Al momento di essere adottato lo strumento urbanistico, nel 1995, Torino viveva la transizione verso una città post-industriale. Erano già evidenti gli esiti del declino del settore manifatturiero con i processi di delocalizzazione di molte attività legate all'industria dell'auto e al suo indotto. I vuoti urbani hanno rappresentato anche una risorsa, consentendo attraverso la trasformazione di 6 dei 10 milioni di metri quadrati disponibili delle aree dismesse, una rinascita della città, con un disegno che traeva il principale motivo ispiratore dalla copertura della trincea ferroviaria in un processo che ha ridefinito anche identità e vocazioni, individuando accanto a quelle produttive funzioni quali il turismo e la cultura. Ma si tratta di un piano che prevedeva la rinascita della città a partire dalle aree industriali, dallo sviluppo del mercato edilizio e dal marketing urbano come attrattore di investimenti anche a scala internazionale. Con una visione improntata alla certezza di un costante sviluppo economico e con un conseguente sovradimensionamento di capacità edificatorie. Oggi occorre prendere atto di queste tendenze operando un deciso ridimensionamento della capacità insediativa. Si tratta inoltre di un piano pensato in un'ottica prettamente normativa, con prescrizioni di dettaglio, inadeguate a gestire i rapidi mutamenti imposti dalle condizioni economiche che hanno implicato l'approvazione di numerose variazioni urbanistiche: ben 556 dal dicembre 1995 a oggi. La revisione si baserà sulla verifica dello stato di attuazione del Piano e sul censimento del patrimonio immobiliare inutilizzato, ai fini della promozione e pianificazione del loro riuso e della riqualificazione".


Guido Montanari, architetto e docente di Storia dell'Architettura Contemporanea alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, oltre che Assessore alle Politiche Urbanistiche di Torino, sostiene che "in una visione davvero moderna, la città deve essere anche il luogo della ridistribuzione e delle opportunità per tutti. Accanto a pianificazione della mobilità, delle infrastrutture, delle strutture produttive, del commercio e alla tutela delle aree libere e verdi al centro della operatività del Piano regolatore vi è innanzitutto il rispetto del contesto urbano, del patrimonio storico e paesaggistico, la tutela delle risorse ambientali, la riqualificazione architettonica e funzionale, la cura del disegno urbano e degli spazi pubblici".

Cambiate le condizioni economico-sociali, cambiato il colore della Giunta e, dunque, cambiati i valori che guidano il futuro di Torino, Montanari conclude: "Considerando che oltre il 60% del territorio comunale al 2013 risultava già essere urbanizzato, è indispensabile salvaguardare il suolo libero residuo attraverso la riqualificazione del patrimonio immobiliare esistente, limitando la realizzazione di nuove edificazioni in aree libere e verdi, salvaguardando le aree libere periurbane agli usi agricoli attraverso il riconoscimento e la tutela delle aziende agricole. Altrettanta attenzione verrà posta all'emergenza abitativa, prevedendo adeguate quote di Edilizia Residenziale Pubblica. Nel processo di formazione delle scelte daremo ampio spazio al confronto e al coinvolgimento dei cittadini, delle associazioni di categoria, delle associazioni ambientaliste e degli enti territoriali. Le valutazioni e il confronto saranno estesi all'intero ambito della Città Metropolitana".

Sono argomenti interessanti, sono proposte diverse da quelle con cui eravamo abituati a immaginare la città, hanno una loro coerenza, sarà bello seguirne gli sviluppi.


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