mercoledì 26 aprile 2017

Verso il Salone del Libro: Bonfirraro spiega il suo sì a Torino

Lo confesso. Sono anni che non vado al Salone Internazionale del Libro, se non per velocissime passeggiate tra gli stand, per vedere le novità. Detesto le code, per me cinque persone davanti sono già ragione di mollare e cercare qualcos'altro e il Lingotto negli ultimi anni è stato sempre una coda per qualunque cosa. Il programma del Salone è cresciuto in maniera abnorme, ha perso la dimensione umana e, in assenza del dono dell'ubiquità, è impossibile da anni seguire gli eventi e gli incontri, spesso in contemporanea (senza pensare alle code di decine di metri un'ora prima dell'inizio dell'evento...). Insomma, era qualche anno che la kermesse del Lingotto aveva bisogno di una svecchiata, di una formula nuova, che restituisse una sorta di slow time, senza essere bombardati da mille voci e mille proposte.

Questa è la premessa. Poi c'è stato lo strappo dei grandi editori milanesi, la fiera resistenza degli editori indipendenti, di tutte le dimensioni, compresi i piccoli (che gli dei siano sempre accanto ai 12 che per primi dissero no ai toni dell'AIE), l'orgoglio e la creatività, che salvano sempre Torino e che obbligheranno sempre l'Italia a fare i conti con la sua forza e le sue capacità inventive. E la reazione è stata quella naturale di quando cercano di privarti di qualcosa a cui non badi troppo, ma che ti appartiene, anche se è lì, rassicurante sullo sfondo. Quest'anno, dal 18 al 22 maggio 2017, si va a vivere il Salone del Libro, sì o sì. Per dire grazie agli editori che sono rimasti, per rendere omaggio al lavoro di Nicola Lagioia, il direttore arrivato da fuori Torino per dare nuova linfa alla manifestazione, per vivere questa nuova stagione, che non so se vedrà Torino vincente nell'antipatico confronto che non ha cercato, ma certo ha già restituito energia ed entusiasmo, a poco meno di un mese dall'inaugurazione.

Nel blog parlerò molto del Salone del Libro, nei prossimi giorni: domani mattina, la conferenza stampa rivelerà il programma della 30° edizione, offrendo gli inevitabili spunti. Ma non solo. Dal Salone Off mi stanno arrivando le segnalazioni di belle iniziative che hanno a cuore lettura e scrittori, alcune case editrici mi stanno mandando i dati della loro partecipazione. C'è passione intorno a questo Salone del Libro, più che mai nostro, nonostante abbia per la prima volta un direttore non torinese.

Tutto ciò perché oggi mi è arrivato il comunicato stampa della casa editrice siciliana Bonfirraro, che dice cose molto belle, affermando prima di tutto la scelta di essere a Torino (e può essere una sorta di manifesto di tutti gli editori indipendenti che hanno scelto di rimanere con noi). "Aderire al Salone piemontese per Bonfirraro è un fattore imprescindibile: per chi ha fatto dell'indipendenza una vera e propria bandiera, sulla quale erigere la propria identità imprenditoriale e culturale, quella di Torino non poteva che confermarsi una casa accogliente, che dà da sempre spazio e voce al pluralismo sul piano internazionale, volgendo lo sguardo anche alla 'periferia' e alle piccole realtà editoriali senza preconcetti e pregiudizi" spiega la casa siciliana. Bonfirraro è presente a Torino sin dalla prima edizione, è tornato quasi tutti gli anni e da tre anni ha un proprio stand (padiglione 2 n. H71), in modo da contare su una maggiore visibilità; torna quest'anno, "apprezzando gli sforzi dell'organizzazione che ha dovuto far fronte a una fortissima concorrenza". Nel suo stand, nel secondo padiglione, "accettando l'invito dell'organizzazione torinese, ospiterà un editore straniero, la casa editrice ceca Práh di Praga, con la presenza dell'editore Martin Vopenka".

Non sappiamo ancora come andrà il Salone Internazionale del Libro, ma anche solo per storie come questa è già un successo.


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