venerdì 12 maggio 2017

Dalle Regge d'Italia, un'idea di regalità italiana, alla Reggia di Venaria

Tendo a scrivere delle mostre solo dopo averle viste, perché preferisco parlare delle emozioni più che degli oggetti in esposizione, e tenevo tantissimo a vedere Dalle Regge d'Italia – Tesori e simboli della regalità sabauda, fino al 2 luglio 2017 alla Reggia di Venaria Reale (TO). Finalmente ci sono riuscita e ho un solo consiglio: non perdetela! E' la mostra con cui la Reggia celebra i suoi primi 10 anni, alla sua realizzazione hanno partecipato il Palazzo del Quirinale e alcune delle Regge più belle e più importanti d'Italia, portando a Torino oggetti di grande valore.




Nelle sue cinque sezioni, racconta i pochi decenni del Regno d'Italia e lo sforzo di unificazione compiuto dai Savoia anche nei simboli della regalità; certo, fatta l'Italia, bisognava fare gli italiani, ma anche dare un senso comune di regalità e di monarchia. Il compito toccò soprattutto a re Umberto I e alla regina Margherita, i primi a regnare davvero sull'Italia unita. Si trovarono a gestire un patrimonio inestimabile di Regge e Castelli, di pinacoteche e arredi, ereditati da tutte le dinastie degli Stati pre-unitari, dovettero inventare una narrativa che unisse tutte le culture di regalità precedenti e le sintetizzasse in quella italiana. Sfida enorme e affascinante.


A cominciare da quella che sembra un'inezia: quale corona per i sovrani d'Italia? Perché sì, era dai tempi degli imperatori romani, che non esisteva un sovrano italiano, anche se in tanti avevano provato a unificare il territorio. Ma certo un re d'Italia non poteva indossare il simbolo di altri Stati pre-unitari, non avrebbe avuto senso. C'era una sola corona che poteva parlare d'Italia, la splendida Corona ferrea, di origine medievale, ma poteva essere il simbolo di una nuova storia? Si era pensato anche di creare una nuova corona, per la dinastia sabauda, ma alla fine non se ne fece niente: né Umberto I né Vittorio Emanuele III vollero mai una cerimonia di incoronazione. Rimangono la Corona ferrea, bellissima, e il meraviglioso Stipo della Corona d'Italia, conservato a Palazzo Pitti, a Firenze, e a Venaria esposto al centro della sala delle corone, regalissimo anche lui.


I Savoia erano la più antica dinastia europea regnante, le loro origini risalgono all'oscuro Medioevo, a quell'Umberto Biancamano vissuto intorno al Mille dalle parti della Savoia. Da lì, grazie a matrimoni, intuizioni e guerre, arrivarono a regnare ai due lati delle Alpi, tra la Savoia e il Piemonte, quindi, con il Duca Emanuele Filiberto, spostarono i propri interessi sul versante italiano. E fu Emanuele Filiberto il primo a pensare alla rappresentazione della regalità: fu lui a vagheggiare una capitale più ampia e di respiro europeo, fu lui a fondare i primi ordini, il più antico dei quali, quello del Mauriziano, è ancora vigente. Nella prima sezione della mostra si parla proprio degli ordini cavallereschi, che erano uno dei segni della regalità e si rivela il rapporto tra i Savoia e l'Ordine della Giarrettiera. La parte più interessante riguarda le residenze reali, perché qui c'era davvero un patrimonio enorme e di inestimabile valore, a cui dare un'organizzazione. Non solo lo stile di vita, ma persino l'uso dei materiali rivelavano una diversa concezione della regalità. È chiaro nella sezione che la mostra dedica a Napoli, così esuberante e gioiosa nelle sue espressioni: le Regge di Caserta e di Capodimonte entrarono presto tra le predilette dei sovrani italiani, che qui iniziarono a trascorrere lunghi periodi e che vollero che gli eredi alternassero il titolo di Principe di Napoli a quello di Piemonte. L'uso del corallo nella gioielleria, praticamente sconosciuto al Nord, la straordinariamente bella culla del Principe di Napoli, che accolse Vittorio Emanuele III neonato, le camere da letto di grande raffinatezza raccontano una cultura diversa da quella di provenienza per i Savoia.


La figura centrale della trasformazione è la regina Margherita. La mostra spiega come seppe essere un vero e proprio punto di riferimento culturale grazie al suo gusto e alla sua capacità di circondarsi di artisti e intellettuali: la sua Corte era una delle più apprezzate d'Europa, tanto che anche il Kaiser amava passare spesso a Roma. La regina influenzò anche l'immagine delle donne italiane, attraverso le riviste, i modelli e i gioielli che amava indossare. Nella mostra c'è un suo preziosissimo vestito di ricami a mano e sontuoso strascico che sarebbe l'invidia di ogni sovrana di oggi, per eleganza e alto valore artigianale; lo Stipo che le regalò Milano è un esempio di raffinatissimo gusto, così come le parure di gioielli che amava indossare. Se l'Italia ha avuto una regina elegante e intelligente, brillante e raffinata, in grado di rappresentare il senso più alto della regalità, questa è stata Margherita. Il matrimonio non è stato dei più felici, ma sono stati Umberto I e la sua regina a dare un'idea di Paese unito frequentando le Regge di tutte le regioni, dedicandosi alla villeggiatura in Toscana o sulle Alpi, sintetizzando nelle proprie figure un gusto italiano. E dopo gli sforzi dei due sovrani, che hanno evidentemente amato il proprio ruolo e la rappresentanza in esso implicita, è arrivato il ritiro di Vittorio Emanuele III ed Elena, che amavano meno la Corte e preferivano una vita privata, familiare e casalinga. Non vissero neanche al Quirinale, preferendo un villino appena fuori Roma, e il Re si liberò delle Residenze Reali, cedendole in larga parte allo Stato, che dovette poi decidere cosa farne.


Così alcune delle più preziose Regge divennero ospedali e caserme durante le Guerre, furono trasformate in Musei e persero il ruolo aulico che apparteneva loro. Ma lungo tutta la mostra si rimane affascinati dall'idea di regalità, sin dalle prime sale, che mostrano le corone e i documenti originari su cui i Re d'Italia giuravano durante l'insediamento; ci sono servizi di porcellana e d'argento, un separè ligneo che imita perfettamente le decorazioni cinesi, gioielli e quadri che non lasciano indifferenti. È un crescendo di ammirazione che trova il suo culmine nell'allestimento studiato per il Trono dei Re d'Italia. Un salone semibuio, che concentra tutte le luci su questo trono d'oro e cremisi, sotto un imponente baldacchino e affiancato da due arazzi grandiosi del Quirinale. Lascia a bocca aperta e sì, questa è la regalità.


Una mostra davvero affascinante, che racconta un pezzo della storia d'Italia a cui si dedica sempre poco spazio e che però vale la pena conoscere, per conoscerci meglio come Paese: siamo uno Stato giovane di cultura millenaria, che ha dovuto sintetizzare in poco tempo le tante culture che lo compongono per avere un'idea di italianità e in questo le Regge Reali e i sovrani hanno avuto un ruolo prezioso.

Dalle Regge d'Italia – Tesori e simboli della regalità sabauda è alla Reggia di Venaria Reale fino al 2 luglio 2017. L'orario di apertura è mar-ven ore 9-17, sab-dom e festivi ore 9-18.30; il biglietto costa 12 euro, ridotto 10 euro (over 65 e gruppi di minimo 12 persone), ridotto 6 euro (6-20 anni, universitari under 26), gratuito per gli under 6 e i possessori della tessera Abbonamento Musei; la mostra è anche compresa nel biglietto d'ingresso Tutto in una Reggia (25 euro, che comprendono visita alla Reggia, ai Giardini, alle mostre in corso, 10% di sconto in caffetterie, ristoranti, punti ristoro e bookshop, ridotto sul noleggio dell'audiopen e su La freccia di Diana, Gondola sulla peschiera e Carrozza a cavallo; con la proposta famiglia, i bambini 6-15 anni, fino a un massimo di 4, pagano 1 euro se accompagnati da 1-2 adulti che acquistato Tutto in una Reggia). Tutte le info su www.lavenaria.it.


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