domenica 21 maggio 2017

Un itinerario per una giornata a Novara: cosa fare, cosa vedere

Quache giorno fa sono stata invitata a una mezza giornata a Novara e ho accettato con entusiasmo perché ho sempre avuto curiosità per la città della cupola di San Gaudenzio. Come molte città di provincia, Novara espone il tranquillo benessere in un centro storico che ha mantenuto la gentilezza del passato, tra portici bassi, facciate colorate e scorci suggestivi, ma come tanta Italia deve anche imparare che essere belli, per essere turistici, non basta.


Per esempio: siamo andati nell'Ufficio del Turismo (Baluardo Quintino Sella 40) e, essendo tutti giornalisti e blogger, persone, cioè, che potevano far conoscere la città attraverso i loro articoli, invece di essere travolti, abbiamo trovato poca passione e meno spirito di iniziativa nell'offrire materiale e presentare proposte culturali e patrimonio artistico della città. Arrivati al Duomo pochi minuti prima di mezzogiorno (saranno state le 11.58?), ce lo siamo visti chiudere in faccia, perché era orario di chiusura. E va benissimo, ma, di nuovo, se sei una città che aspira a farsi conoscere, forse se arriva una piccola comitiva di turisti, che chissà se tornerà e chissà come parlerà di te, una decina di minuti si possono regalare, magari con una strizzata d'occhio e la raccomandazione di non superare quella decina di minuti regalata (e quei 10 minuti sarebbero stata la cosa più preziosa da ricordare e da raccontare, circa la gentilezza e la disponibilità dei novaresi).

Ma è andata così e queste sono le cose che mi hanno colpito di Novara, città in cui tornerò per conto mio per approfondire la conoscenza di quello che mi ha incuriosito, regalandomi tutto il tempo necessario.



Come non iniziare un itinerario novarese dalla Basilica di San Gaudenzio, che caratterizza lo skyline novarese, grazie alla cupola di Alessandro Antonelli? La Basilica è stata costruita nel XVI secolo, è ampia e imponente, con tele del Fiammenghino e un polittico di Gaudenzio Ferrari; non uscirebbe dal canone tradizionale di una chiesa a croce latina con cupola all'incrocio dei bracci, non fosse proprio per la cupola. Sulla cima c'è la statua dorata del Cristo Salvatore, praticamente visibile da tutta la città: l'originale è esposto nel transetto della Basilica e sorprende per dimensioni e bellezza. Sulla cupola si può salire in ascensore, dal giovedì alla domenica: il panorama da lassù dev'essere imperdibile e comprende il massiccio del Monte Rosa; noi siamo andati a Novara un martedì e bisognerà tornare.


A poche decine di metri dalla Basilica di San Gaudenzio c'è Casa Bossi, una delle più belle architetture civili della Novara ottocentesca, disegnata da Alessandro Antonelli, l'architetto che non ha solo segnato l'identità di Torino con la Mole, ma che nella sua Novara ha lasciato tracce indelebili (oltre alla Cupola di San Gaudenzio e Casa Bossi, è suo anche il Duomo): si presenta con una facciata leggermente inclinata rispetto al tracciato stradale, con un magnifico corpo centrale colonnato e sovrastato da un timpano imponente. Davanti all'edificio, il bel viale che segue i bastioni: sul suo lato occidentale, Novara è leggermente più alta del territorio che la circonda, trovando difesa sia nel dislivello naturale che nei bastioni (anche questo, un percorso da approfondire in una visita futura).


Lungo la via San Gaudenzio le architetture ottocentesche si mescolano a quelle di un altro novarese illustre, Vittorio Gregotti, mentre nella vicina via Negroni, c'è Palazzo Bellini, uno dei più bei palazzi storici della città, che conserva una delle sue sale così com'era il 23 marzo 1849, quando re Carlo Alberto, dopo la sconfitta di Novara, abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele; non è stato l'unico episodio del Risorgimento vissuto dal Palazzo: una decina d'anni dopo, nelle stesse sale, Napoleone III e Vittorio Emanuele II si prepararono alla battaglia di Magenta.


Non troppo lontano (il cuore di Novara si può davvero visitare in un giorno, godendosi scorci e ritmi lenti), c'è uno dei complessi più curiosi della città, il Broletto, costituito da una serie di edifici costruiti tra il XIII e il XVIII secolo; si respira una piacevole atmosfera medievale, grazie alle finestre ogivali, ai loggiati, agli affreschi quattrocenteschi che sembrano riferirsi ai poemi cavallereschi: non è difficile immaginasi qualche madonna che aspetta alla finestra un cantastorie. E forse non a caso la sede del Circolo dei Lettori di Novara si trova proprio qui. Nel cortile interno si affacciano anche quelli che furono il Palazzo del Podestà e il Palazzo dei Paratici, una delle corporazioni artigiane, e l'insieme di edifici di epoca diversa ha raggiunto una piacevole armonia. Nel Broletto c'è anche la sorprendente Galleria d'Arte Moderna, costruita grazie alla donazione delle collezioni di Alfredo Giannoni, con numerosi quadri dell'Ottocento italiano.


Superato il Teatro Coccia, inizia la bella Allea, un lungo viale che segue il Parco che circonda il Castello, un complesso difensivo voluto dai Visconti, rivisto dagli Sforza e trasformato poi dagli Spagnoli nel cuore della difesa di Novara. Oggi, dopo una storia intensissima, in cui è stato anche un carcere, è un monumento che ospita mostre ed eventi culturali (e, tornando a Novara, è da vedere, insieme al bel Parco che lo circonda). Il parco del Castello porta ai confini del centro storico, e qui, a poca distanza, in viale Roma 11, c'è L'allegra cucina, il ristorante in cui abbiamo pranzato; lo gestiscono Monica Ruspa, un'ex manager passata alla ristorazione, e la sua amica Vanda, che l'ha seguita in questo cambio di vita; è piccolo, con solo 30 tavoli, con un'atmosfera intima, rallegrata dai colorati quadri alle pareti, si mangiano piatti della tradizione piemontese, con ingredienti rigorosamente selezionati dalla stessa Monica. Noi abbiamo provato un delizioso risotto con fonduta di gorgonzola e salsa di pere al Peyrot (siamo pur sempre nella terra delle risaie!), preceduto da un delicato flan di cavolo con crema cauda e da salumi di Novara; per chiudere un gelato al latte con il vov di Vanda e il pane di San Gaudenzio. Davvero un bel posto per una sosta piacevole, conoscendo i piatti della tradizione con tocchi di contemporaneità.


Non è stato l'unico contatto con le eccellenze locali: nel centro storico, in vicolo Monte Ariolo, c'è il Biscottificio Camporelli, che dal 1852 produce i biscottini di Novara, preparati con ingredenti semplici (uova fresche, zucchero e farina) e con un particolare tipo di cottura, sono profumati e leggeri, impossibile resistergli (e infatti una confezione è venuta con me a Torino).


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