domenica 28 maggio 2017

La meraviglia del Santuario del Valinotto, appena restaurato

Non bisogna sottovalutare mai le cappelle della campagna piemontese, perché possono essere piccoli gioielli d'architettura, capaci di lasciare a bocca aperta. Succede anche alle porte di Torino, a Carignano (circa 20 km a sud del capoluogo sabaudo), dove, a poca distanza dal centro abitato, sulla strada provinciale per Virle, c'è il Tempio della Visitazione di Maria a Elisabetta, più comunemente chiamato Santuario del Valinotto. All'esterno si presenta come una costruzione solitaria, a tre volumi sovrapposti e digradanti, all'interno sorprende e affascina per l'uso della linea curva, che rimanda immediatamente alle chiese a pianta centrale di Torino, per l'uso della luce, proveniente da camere nascoste, che riporta ad atmosfere borrominiane, e per l'ardita cupola, formata in realtà da tre cupole sovrapposte (di qui i volumi digradanti all'esterno), una più leggera dell'altra e tutte magnificamente affrescate, fino al trionfo del mistero della Trinità, nel cupolino della lanterna, verso cui convergono tutti gli sguardi.


Il Santuario del Valinotto è un'opera giovanile di Bernardo Vittone, uno dei più importanti architetti piemontesi del Settecento (tutta la regione, dalla Granda al Vercellese, passando per Canavese e Biellese, è punteggiata di edifici religiosi o civili da lui firmati); fu commissionata dal banchiere Antonio Facio, per richiesta testamentaria di uno zio, e si presenta con una pianta centrale, in cui l'uso della linea concava e convessa definisce le cappelle, radiali e proiettate a disegnare il profilo esterno dell'edificio; a raccordare i pilastri ci sono sei grandi archi, dietro i quali, al di sopra delle cappelle, si aprono, nascoste alla vista dell'osservatore, le finestre che danno luce alla parte inferiore dell'edificio (in realtà quasi tutto il sistema d'illuminazione naturale è nascosto alla vista, facendo cadere la luce in modo soffuso, mediato dall'architettura); sui sei archi si imposta la cupola, ardita e leggera come non capita spesso di vedere in Piemonte. Dai sei pennacchi partono infatti due arconi, che intersecandosi al centro formano un grande esagono (ma potremmo dire che l'impostazione del disegno è basato su due triangoli equilateri che si intersecano); a prima vista, il disegno della cupola ricorda la chiesa di San Lorenzo di Torino, del resto Guarino Guarini fu uno dei maestri di riferimento del Vittone, ma, a livello statico, non c'è alcun rapporto tra le due cupole; al di sopra di questo sistema di archi, c'è un'ulteriore cupola, di forma semisferica, sulla quale è impostato il tamburo della lanterna, conclusa da un ulteriore cupolino. In questo sistema di volte sovrapposte e digradanti, la luce, che filtra nascosta, come una meraviglia, è una delle grandi protagoniste, insieme ai magnifici affreschi di Pietro Francesco Guala. Un po' barocco, nell'architettura, un po' rococò, negli affreschi vivaci e luminosi, l'edificio sorprende anche per l'uso degli stucchi per la terza dimensione: il crocifisso della cappella alla destra dell'ingresso e le ali di alcuni angeli degli affreschi delle volte fuoriescono, a disegnare la terza dimensione e a sorprendere, perché, non bisogna dimenticarlo, siamo pur sempre nell'età delle meraviglie care al Barocco.


Come è stato possibile che un'architettura così ardita e sofisticata sia stata espressa in un santuario di campagna? È la domanda che sorge spontanea, non appena ci si riprende dalla sorpresa. Ma non c'è risposta: non è che a Carignano ci fosse una scuola di pensiero architettonico così raffinato, nel Settecento, probabilmente si è trattato, semplicemente, di un'impresa giovanile del Vittone, resa possibile da un committente facoltoso e curioso.

Un simile gioiello sarebbe andato perduto a causa del degrado, se non ci fossero stati i recenti restauri finanziati dalla Compagnia di San Paolo, che, guidati dall'architetto Agostino Magnaghi, docente alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino, e realizzati dal Consorzio San Luca, in stretta collaborazione con la Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio, hanno restituito sicurezza, fascino e colori alla struttura. In poco meno di due anni sono state restaurate le strutture esterne, condicio sine qua non per il restauro interno: i principali danni alle decorazioni e alle pitture sono stati causati infatti dalle infiltrazioni provenienti dalle coperture. Quindi si è proceduto agli studi preliminari e al restauro degli affreschi, in base alla loro realizzazione. L'opera è stata completata con uno studio di illuminazione nascosta e riflessa, che sottolinea il ruolo della luce indiretta, voluto dal Vittone e appreso negli anni trascorsi a Roma.


Recuperata l'antica bellezza, il Santuario entra così in un itinerario d'arte che permetterà di scoprire e ammirare le opere del Settecento, sparse nel territorio piemontese. La riapertura del Valinotto viene festeggiata con una serie di eventi, anch'essi sostenuti dalla Compagnia di San Paolo, con visite guidate alla cappella, che si terranno il 4, 11, 18, 25 giugno 2017 alle ore 14.30 e 17 grazie ai volontari dell'Associazione Progetto Cultura e Turismo. L'11 giugno, alle ore 17 ci sarà anche lo spettacolo In nome della madre della compagnia teatrale Viartisti, tratto da Erri De Luca; il 18 giugno, alle ore 17, ci sarà un concerto al pianoforte di opere del '700 del maestro Guido Castagnoli. Se potete, inserite questi appuntamenti nella vostra agenda: il Santuario del Valinotto non vi deluderà.

Se volete approfondire la conoscenza del Santuario e dei suoi restauri, il Consorzio San Luca ha pubblicato questo bel video su youtube: 16 minuti in cui si spiega il contesto in cui Bernardo Vittone sviluppò la sua carriera, si descrivono le caratteristiche del Santuario e si illustrano i restauri realizzati.


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