martedì 9 maggio 2017

L'Accademia Reale, il Patrimonio dell'UNESCO che non c'è più

Nella seconda metà del XVII secolo, Torino iniziò il suo ampliamento verso il Po. Fu un'operazione che permise anche alla Famiglia Ducale di ampliare gli spazi a propria disposizione, sia per la stretta gestione del potere sia per la sua rappresentanza. Secondo il progetto di Amedeo di Castellamonte, da Palazzo Reale sarebbe dovuta partire una lunga manica, dedicata alla Segreteria e agli Archivi di Stato, da cui si sarebbero staccati un Teatro, un'Accademia Reale, le Scuderie Reali e la Zecca di Stato.

Di quel progetto castellamontiano, davvero grandioso, se si pensa che tutti questi edifici sarebbero stati collegati alla lunga manica, dotata di una Grande Galleria immaginata per la gloria dei Savoia, rimane davvero poco. Soprattutto a causa di incendi e guerre. Non c'è più il Teatro Regio originario, andato perduto nel devastante incendio del 1936 e sostituito da quello disegnato da Carlo Mollino. Non c'è più l'Accademia Reale, che formò generazioni di futuri dirigenti dello Stato Sabaudo e di giovani aristocratici provenienti da tanti Paesi europei (studiarono qui anche Vittorio Alfieri e il conte Camillo Benso di Cavour). E, nonostante queste perdite, tutto questo sistema di palazzi, che parte da piazza Castello e scende giù verso il Po, definendo buona parte del lato settentrionale di via Verdi, è Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'UNESCO.

L'Accademia Militare come era (sin), quello che rimane oggi (ds) nella foto di Pmk58 da Wikipedia

Potremmo così dire che l'Accademia Regia è Patrimonio dell'UNESCO, pur rimanendo di lei solo alcune colonne con i loro capitelli.

L'Accademia Reale fu il primo edificio costruito da Castellamonte per il nuovo complesso voluto dai Savoia; fu inaugurato nel 1680, per insegnare ai giovani allievi letteratura, storia, geografia, disegno, lingue come l'italiano e il francese; non solo, i cadetti imparavano anche a montare a cavallo, correre all'anello, a ballare e far di spada. Inizialmente l'Accademia Reale non era Militare, la carriera nell'esercito era una delle opzioni possibili al termine degli studi. Poi, con il tempo, i sovrani definirono sempre meglio il suo ruolo, fino a trasformarla in una vera e propria accademia di formazione dei giovani ufficiali.

Nel progetto iniziale, l'Accademia era formata da tre maniche che definivano un grande cortile interno, il quarto lato era chiuso da uno dei bracci della croce delle Scuderie, disegnate da Castellamonte (parte della Cavallerizza Reale). Di quel complesso sono rimaste poche foto, che mostrano una facciata a doppio loggiato, con le colonne binate care all'architettura di Castellamonte (basti pensare che i portici di piazza San Carlo avevano originariamente colonne binate, che conferivano alla facciata un aspetto molto più leggero; gli spazi tra le colonne furono poi riempiti per ragioni statiche); il disegno del loggiato viene ripreso sulla parete piena del terzo piano, con lesene e archi, che incorniciano le finestre slanciate. L'aspetto d'insieme è elegante e austero, soprattutto se si immagina moltiplicato su tre lati.

Nel corso dei suoi due secoli di vita, l'Accademia Reale subì vari cambiamenti: in realtà tutta l'area fu una sorta di cantiere continuo, su cui si esercitarono i più grandi architetti di corte, passando anche per Filippo Juvarra e Benedetto Alfieri, che adeguarono ai tempi e alle esigenze gli edifici dell'intero complesso, compresa la Cavallerizza Reale. Nell'estate del 1943, l'area venne duramente bombardata, alla fine della guerra, l'Accademia Militare venne temporaneamente trasferita a Modena, per permettere la ricostruzione; ma sappiamo che in Italia niente è più definitivo del provvisorio e l'Accademia rimase in Emilia. Anche perché nel 1959 quello che rimaneva del complesso fu abbattuto per la costruzione del Teatro Regio di Carlo Mollino.

Passeggiando lungo il lato posteriore del Teatro Regio, tra l'Archivio di Stato e via Verdi, oggi è difficile pensare che un tempo lì c'era l'Accademia Reale: mancano lo spazio e l'aria per immaginare volumi e imponenza. Ma sappiatelo, se vi capita di passare da quelle parti: in quello spazio vuoto, tra il Regio e la Cavallerizza, si sono formati migliaia di dirigenti dello Stato sabaudo e dell'esercito italiano.


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