venerdì 19 maggio 2017

Un itinerario tra i Musei Reali e le chiese di via Garibaldi

Grazie alle Invasioni Digitali, che quest'anno si sono svolte dal 21 aprile al 7 maggio 2017, ho potuto visitare le chiese di via Garibaldi, recentemente restaurate dalla Compagnia di San Paolo e restituite ai torinesi, con le loro storie sconosciute e il loro patrimonio artistico. Al restaurare questi edifici, la Compagnia ha inteso creare una sorta di Museo diffuso, che parli del legame tra i Savoia e la religione (molte chiese ricevevano donazioni rilevanti direttamente dalla Famiglia Ducale e furono realizzate grazie al contributo degli architetti e artisti di corte) e, in ultima istanza, di come le chiese del centro abbiano contribuito alla propaganda politica e alla costruzione dell'immagine di Torino capitale. Insomma, c'è un itinerario speciale, che si può compiere in due versi, dalle chiese di via Garibaldi per arrivare all'apogeo dei Musei Reali, così da capire come i Savoia manifestassero il proprio potere nella propria capitale o, al contrario, dai Musei Reali verso via Garibaldi, per scoprire come dal centro del potere rappresentato da Palazzo Reale, il gusto per l'arte e il lavoro dei grandi artisti di Corte si propagasse verso la città.

L'itinerario scelto dalle Invasioni Digitali, e guidato dagli abili esperti dell'Associazione Guarino Guarini, è partito da Palazzo Reale con un filo conduttore tenuto sempre ben presente: guardare in alto! In alto perché da lì arriva la luce e si scopre come gli architetti delle varie chiese l'hanno usata, quale metafora della grazia divina, che scende a illuminare e a salvare dal buio del peccato. In alto perché le cupole e le volte, sono sempre capolavori d'architettura, a cominciare da quella della chiesa di San Lorenzo, da cui il nostro itinerario è iniziato.


Voluta da Emanuele Filiberto, come ex voto per il successo nella Battaglia di San Quintino, avvenuta il 10 agosto 1557, la chiesa di San Lorenzo fu costruita dai suoi successori, su progetto di Guarino Guarini. Per me è la chiesa più bella di Torino: solo la sua cupola, con i grandi archi che si incrociano fino a formare un ottagono centrale, è ragione per amarla. È un disegno che ricorda il mihrab della Mezquita di Córdoba, in Andalusia, e che poi ispirerà anche la cupola della chiesa della Misericordia, quest'ultima, però, di pianta ellittica. Ma io sono innamorata anche della pianta centrale di questo edificio, che raggiunge i vertici del barocco europeo nel sapiente uso della linea curva concava e convessa, con cui si formano cappelle e altari intorno ai quattro pilastri che reggono la grandiosa cupola.


Bisogna guardare verso l'alto anche visitando la chiesa della Santissima Trinità, in via Garibaldi 6. Qui la pianta è circolare, con una meravigliosa cupola limpidamente impostata su un cerchio e splendidamente affrescata. Le sue misure sono eccezionali: è alta 47 metri e il suo diametro è di circa 20 metri. La chiesa è stata costruita pochi decenni prima di San Lorenzo, è anch'essa a pianta centrale e ha come figura di riferimento un triangolo equilatero inscritto in una circonferenza, per sottolineare il simbolismo della Trinità. Alla sua costruzione e decorazione lavorarono alcuni di più importanti architetti di Corte, da Ascanio Vitozzi, che la disegnò, a Michelangelo Garove, che progettò l'altare maggiore; parte dell'arredo liturgico dell'altare sinistro è di Carlo di Castellamonte, mentre l'altare destro fu realizzato negli anni in cui Filippo Juvarra si occupò della riqualificazione della chiesa. L'affresco della cupola, davvero grandioso, fu realizzato nel 1846 da Luigi Vacca e Francesco Gonin. Attualmente la chiesa è oggetto di restauro, le impalcature impediscono di vedere le parete verticali, ma la cupola! Sarà da visitare non appena i restauri saranno terminati!


Con la chiesa dei SS Martiri Solutore, Avventore e Ottavio, che si trova a poche centinaia di metri dalla chiesa della Trinità, si lascia la pianta centrale per entrare in un edificio di ispirazione romana: la pianta a croce latina, sormontata da una cupola all'incrocio dei bracci, con un tripudio di decorazioni barocche dorate, tra marmi, stucchi, affreschi, fa davvero pensare a Roma. Voluta dai Gesuiti, dopo il Concilio di Trento, è una sorta di modello di quella che doveva essere un edificio religioso dopo la Controriforma: a navata unica, per non distrarre i fedeli e concentrare la loro attenzione sulla liturgia e sulla predicazione, grazie alla visione dell'altare e al sontuoso pulpito. Nel corso dei secoli, la decorazione si fece più fastosa, con i preziosi affreschi sulle volte, con gli altari laterali che emulano le cappelle delle chiese a tre navate e con l'altare maggiore disegnato da Filippo Juvarra. La facciata, risistemata in occasione del raddrizzamento di via Garibaldi, fu realizzata da Bernardo Antonio Vittone.


A pochi passi dalla chiesa dei SS. Martiri, c'è la Cappella della Pia Congregazione dei Banchieri, Negozianti e Mercanti, che si presenta come un'aula rettangolare senza particolarità rilevanti, non fosse per la fantastica decorazione, che lascia senza fiato. I grandi quadri laterali riprendono i temi dell'Epifania e si alternano alle preziose statue di Giuseppe Plura. Ma, come abbiamo detto, in questo itinerario tra le chiese di via Garibaldi, lo sguardo deve sempre andare in alto e in alto, nella Cappella dei Mercanti, c'è un grandioso affresco del Legnanino dedicato al Paradiso; ancora in alto, sul lato opposto all'altare barocco, c'è un elegante organo settecentesco, appena tornato ai suoi colori originari, il dorato e l'azzurro, grazie ai restauri.


L'ultima chiesa di questo itinerario non è proprio in via Garibaldi, è la chiesa della Misericordia, che, da via Barbaroux 41, chiude l'asse prospettico di via della Misericordia, vista da via Garibaldi. Non c'è torinese che non sappia che è la chiesa da cui i condannati a morte partivano per il patibolo. Nel XVIII secolo si decise di ristrutturarla e l'architetto Filippo Nicolis di Robilant le diede le forme attuali. I restauri degli ultimi anni le hanno restituito i bei colori luminosi del Settecento: ha una forma rettangolare, con coperture caratterizzate da due fasce con volte a botte e, quindi, una cupola sorprendentemente ellittica, che ricorda vagamente quella di San Lorenzo, per le fasce che partono dalle lesene del tamburo finestrato e disegnano un esagono centrale; è solo un'impressione, perché staticamente le due cupole non hanno niente in comune, ma è bello che il capolavoro guariniano ritorni in questa chiesa dall'eleganza sobria e rigorosa. Le due cappelle laterali, dedicate a San Giovanni Nepomuceno e ai Condannati, ricordano il triste ruolo dell'edificio, negli anni oscuri in cui la Chiesa Cattolica dimenticò il V Comandamento.


Se avete tempo, chiudete il giro nel piccolo e mai sufficientemente pubblicizzato Museo Diocesano, che custodisce anche i resti delle tre chiese che si succedettero prima dell'attuale Duomo. Potete salire sul campanile (la salita non è affatto faticosa!) e ammirare dall'alto, nello skyline torinese, le cupole delle chiese appena visitate, guardando in alto. San Lorenzo è così vicina che quasi si può toccare (e cosa non sarà quando anche la Cappella della Sacra Sindone sarà finalmente aperta al pubblico, aggiungendosi alla lista degli edifici sacri che invitano a guardare in alto).


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