martedì 20 giugno 2017

Com'era Piazza San Carlo di Torino, nel XVIII secolo

I quadri sono spesso i migliori testimoni dell'aspetto di una città, nei secoli passati. Sono i quadri che raccontano la Torino sabauda, le sue piazze, le sue vie, la vita nelle strade. Succede anche con Piazza San Carlo con mercato, un quadro di Giovanni Michele Graneri appartenente alle collezioni di Palazzo Madama. È stato dipinto nel 1752 e racconta l'allora Place Royale, sede di mercato; del resto, nella sua storia plurisecolare, piazza San Carlo è stata piazza d'armi, piazza di mercato, sede di spettacoli, compresa addirittura una battaglia navale. Interessante non è tanto la vivacità del mercato, in cui si vede la variopinta umanità del XVIII secolo, con i suoi contrasti sociali, e si ravvisa anche la presenza dell'esercito, quanto l'aspetto architettonico.


Sono già stati costruiti gli edifici dei lati lunghi della piazza, secondo il disegno castellamontiano, che avrebbe poi influenzato anche l'architettura torinese seguente; la particolarità è che i portici sono ancora sorretti dalle due colonne affiancate, che danno leggerezza al disegno: solo in seguito lo spazio che le separa sarebbe stato riempito, per questioni statiche. Ci sono già le chiese gemelle di Santa Cristina e San Carlo, la prima con la facciata juvarriana già terminata, la seconda ancora priva della propria, che sarebbe arrivata solo nei primi decenni del XIX secolo, a imitazione di quella della chiesa 'gemella'.

Sullo sfondo si intravede la Porta Nuova, che sarebbe stata poi abbattuta, durante l'espansione della città; oggi al suo posto c'è la bella facciata ottocentesca della stazione di Porta Nuova, che chiude elegantemente l'asse visuale. Manca il Caval'd'Brons, la statua di Emanuele Filiberto che inguaina la spada dopo la vittoria di San Quintino, che oggi caratterizza piazza San Carlo e che è il punto su cui convergono tutti gli assi, si guardi piazza San Carlo da Palazzo Reale o da Porta Nuova. E l'assenza del Duca sembra rendere vuota una piazza che non possiamo più immaginare senza la sua presenza.

La cosa bella, all'osservare questo quadro è che sono cambiati i secoli e le circostanze, sono state fatte modifiche al disegno cittadino, ma rimane intatto il progetto di Carlo di Castellamonte, di assi visuali, omogeneità architettonica, rigore barocco.


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