venerdì 16 giugno 2017

La Torino Fashion Week guarda alla moda internazionale e islamica

Dal 27 giugno al 3 luglio 2017 è di nuovo Torino Fashion Week, ma con molte novità rispetto al debutto dello scorso anno. Per questa seconda edizione, cambia la sede: non più le atmosfere post-industriali di MRF – Mirafiori, ma nei magazzini Devalle, al numero 5 dei Murazzi. Cambia anche il concept: se nel 2016, la Torino Fashion Week dava spazio agli stilisti torinesi, fossero già nomi affermati o studenti dello IED, quest'anno preferisce puntare sugli stilisti emergenti internazionali, con una particolare attenzione per la moda di origine islamica (il pensiero corre a Mozah, sceicca emerita del Qatar, che ha conquistato tutti con i suoi outfit sensuali ed eleganti, ma islamici doc, o a Salma del Marocco, con i suoi preziosi caftani, o a Rania di Giordania, che mescola come poche aspirazioni occidentali e tradizioni mediorientali, nei tagli e nei tessuti).

Dire che mi piace il cambio della Torino Fashion Week? Onestamente non particolarmente: una Fashion Week generalmente dà spazio agli stilisti locali, fornendo loro una vetrina, poi ha ospiti stranieri, che arricchiscono il contenuto e offrono nuovi punti di vista sulla moda. Nella manifestazione torinese sono praticamente spariti gli stilisti torinesi, dei nomi dell'anno scorso rimane solo Walter Dang, da anni attivo in città e con uno dei marchi più apprezzati, adesso come nel 2016 guest star della Fashion Week. Il resto sono tutti nomi stranieri e sconosciuti, a parte gli studenti dello IED in cerca di visibilità, grazie alla giornata dedicata alle loro sperimentazioni e al loro talento. Mi sento vagamente perplessa per questo cambio, per la mancata visibilità agli stilisti locali, la ragione per cui la prima edizione della TFW mi aveva incuriosito.

Ai Murazzi sfileranno 65 fashion designer, spiega il comunicato stampa, " che presentano ognuno una capsule collection realizzata appositamente per la sfilata a loro dedicata, sono in minima parte torinesi, mentre la maggioranza proviene da Asia, Europa, Nord e Sud America". 31 stilisti che saliranno in passerella con le loro creazioni seguono i principi della moda islamica, che, spiega ancora il comunicato stampa "nel 2014 ha fatturato 300 miliardi di dollari e nel 2019 la cifra d'affari arriverà a 484 miliardi di dollari. Il comparto moda ha quindi un ruolo chiave nell'economia del territorio e ciò spiega perché gli stilisti italiani più prestigiosi firmano outfit per il Modest Fashion così come i brand sportivi internazionali realizzano capi per il Modest Sportwear, tutti rigorosamente studiati secondo le regole del mondo islamico". Alla moda islamica sono dedicati tre giorni, dall'1 al 3 luglio, con la presenza dell'Islamic Fashion and Design Council e la sua presidente, Alia Khan (su iodonna.it c'è una bella intervista, in cui spiega i principi della moda islamica), che, "con uffici in dieci Paesi del mondo, è leader del Consiglio moda e del Modest design che rappresenta l'economia islamica e si pone come un protagonista del mercato globale". Ai migliori quattro fashion designer della moda islamica che sfileranno a Torino, una giuria in cui saranno presenti anche Yamna Aghrib, ambasciatrice di LVMH, e Djamila Kerdoun, fondatrice del Sommet International de la Mode (SIM), assegnerà il Luxury Awards; e al primo verrà offerta la possibilità di sfilare al SIM di Parigi.

Cosa c'entra tutto questo con Torino, i suoi stilisti e la sua lunga cultura nella moda, che rimangono praticamente ignorati dalla Fashion Week? Lo spiega il sindaco Chiara Appendino nella sua dichiarazione per il comunicato stampa: "Nel distretto piemontese sono molti gli atelier in cui vengono ideati, disegnati e prodotti capi, accessori e gioielli portacolori del made in Italy nel mondo. Dalle botteghe ai laboratori agli studi più creativi, le imprese di eccellenza del fashion formano un connettivo del tessile e delle griffe legato al gusto che sa coniugare sapientemente tradizione e laboriosità e rappresenta la dimensione locale sui mercati internazionali, con un ritorno economico di assoluta importanza. Nell'ultima edizione del Tief, il Turin Islamic Forum, per esempio, abbiamo constatato come l'eccellenza artigiana possa diventare ambasciatrice del saper fare piemontese. Sono queste le ragioni che mi portano ad affermare con determinazione che per lo sviluppo economico, sociale e culturale del territorio sia strategica una forte alleanza con quello che è considerato a tutti gli effetti il tessuto aggregante del sistema produttivo, una spina dorsale economica e manifatturiera che è elemento di congiunzione con il mercato globale".

Una Torino Fashion Week fortemente rinnovata, dunque, che punta a creare relazioni con il mercato globale, con incontri business to business bilaterali gratuiti, "che mettono in contatto stilisti, aziende, buyers, agenti e società di e-commerce internazionali per facilitare la creazione di collaborazioni e partnership commerciali e tecnologiche. Tra gli appuntamenti in agenda, un workshop che coinvolge aziende ed esperti dell'Islamic Fashion Council con la presenza di Alia Khan. Tanti i temi trattati: il luxury management, i servizi di digitalizzazione per le imprese del fashion e una serie di consigli utili per le startup di settore per definire nuovi business models e nuovi trends". L'obiettivo, spiega il Segretario Generale di Unioncamere Piemonte Paolo Bertolino è "dare l'opportunità alle PMI del settore di incontrare potenziali partner commerciali, designer, blogger e stilisti emergenti provenienti da tutta Europa, interessati a creare nuove partnership internazionali. Questo è uno dei tanti esempi di azioni del Sistema camerale a supporto delle aziende che vogliono aprirsi o consolidare la propria presenza sui mercati esteri, diventando così ambasciatori delle eccellenze del nostro Piemonte". In bocca al lupo a tutti.

Per le informazioni, gli aggiornamenti e il calendario delle sfilate, il sito ufficiale è www.tfwofficial.com.


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