venerdì 23 giugno 2017

Nell'Appartamento del Re di Stupinigi, appena restaurato

Terminati i restauri, l'Appartamento del Re della Palazzina di Caccia di Stupinigi è entrato nel percorso di visita, completando così la visione del Salone centrale, distributore di assi visuali nel territorio e di spazi nel complesso. Entrare nell'Appartamento del Re adesso è come addentrarsi nel Settecento più raffinato. Sono tornati ai loro colori originali gli affreschi, le boiserie dorate, le tappezzerie, sono stati restaurati gli sguinci delle finestre, con le loro decorazioni, e gli scudi hanno di nuovo i loro raffinatissimi colori e disegni. Ho visitato l'Appartamento del Re poche settimane fa, invitata a un'anteprima per i media che faceva il punto della situazione: era stato bello vedere gli ultimi lavori sul pregadio del Piffetti nella stanza da letto del Re, le grottesche del Gabinetto da toeletta dai colori vivacissimi, mentre cercavo di evitare la scala dei restauratori. Visitare un cantiere è sempre emozionante.


E lo è ancora di più quando, poche settimane dopo, se ne possono apprezzare i risultati complessivi. Ai restauri si aggiungono infatti i raffinatissimi mobili, che ricostruiscono le atmosfere settecentesche e l'eleganza di uno stile di vita. Nell'Anticamera, la vivacità degli affreschi (splendidi i colori dei dipinti sulla volta, dedicati a Diana, non poteva essere altrimenti in una Palazzina dedicata alla Caccia di cui era la divinità) si unisce al fascino dei mobili, un bel separè e due specchiere dalle splendide cornici dorate. Nella Camera da letto, probabilmente l'ambiente più ricco di tutto l'Appartamento, ci sono anche mobili preziosissimi, sia il pregadio di Pietro Piffetti, incastonato dietro un'anta, in una nicchia privata e nascosta, che il mobile medagliere, sempre del Piffetti, o il cassettone a ribalta di Luigi Prinotto. Il Gabinetto da toeletta conta su una volta a grottesche tra le più vivaci e affascinanti, ma anche il pavimento è tornato al suo antico splendore: si tratta di un pavimento in seminato alla veneziana scoperto durante il restauro, eliminando i depositi di sporco; in questa stanza c'è anche un grande ritratto di Polissena d'Assia. In uno spazio così sospeso tra doveri di rappresentanza e necessità di privato, fa una certa tenerezza il piccolo servizio igienico, con le mattonelle originali, riportate alla luce durante la pulitura e di nuovo dotate dei loro colori originali: è piccolo, intimo e raccolto e parla di una quotidianità cui anche i sovrani del Settecento dovevano fare riferimento.


L'Appartamento del Re è dotato di una Galleria che riporta al Salone del Centrale, che gioca con i suoi assi visuali e che riporta ai giochi del barocco e di Juvarra. Ma non si tratta solo di giochi architettonici di spazi che si nascondono e appaiono, ci sono anche i colori, gli stucchi, il rapporto scenografico tra il sovrano e la sua Corte. I restauri hanno consegnato "date e firme lasciate dagli artigiani impegnati nel cantiere in varie epoche e a leggiadri scherzi barocchi, come il piccolo paesaggio disegnato a pennello tra i finti marmi della zoccolatura, il tutto filtrato dal grande serramento vetrato per il quale sono stati conservati, dove possibile, tutti i vetri, anche se ridotti a frammenti, e le piombature originali".

 

È un lavoro di straordinario valore, che restituisce la Palazzina al suo splendore e la sua unitarietà. Adesso è possibile visitare gli Appartamenti del Re e della Regina in un unicum, che ha il suo nucleo nel Salone Centrale. Un lavoro che non sarebbe stato possibile senza gli investimenti della Fondazione CRT e la collaborazione della Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali. Un lavoro che fa pensare a tante cose: l'Italia custodisce residenze ed edifici  di grande valore storico-culturale, un patrimonio inestimabile in cerca di curatori e visitatori. Si dice sempre che potremmo vivere di solo turismo e si identifica il turismo con alberghi e ristoranti come se il nostro destino fosse preparare camerieri e ristoratori, professioni rispettabilissime ma non le uniche. Di quanti ricercatori, restauratori, archivisti, artigiani, studiosi, architetti, avrebbe bisogno questo Paese, per prendersi cura del proprio patrimonio e renderlo fruibile ed economicamente redditizio? Tanti. E tutti professionisti dell'eccellenza, capaci di rimettere in moto questo patrimonio così poco curato e in grado di generare ricchezza se valorizzato. Sì, perché conservare il passato senza divulgarlo e senza renderlo redditizio, non servirebbe a niente. Visitate Stupinigi e scoprite quante professionalità ci sono dietro quegli splendidi restauri.


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