lunedì 10 luglio 2017

Il Castello di Rivoli gestirà la collezione Cerruti: un dialogo d'arte tra passato e presente

Il Castello di Rivoli – Museo d'Arte Contemporanea ha raggiunto un accordo con la Fondazione Francesco Federico Cerruti per l'Arte per gestire e valorizzare l'inestimabile e sconosciuta collezione custodita nella sua villa dall'imprenditore Francesco Federico Cerruti, morto nel 2015 a 93 anni. Il progetto culturale che unisce le due istituzioni è di grande fascino: per la prima volta un Museo d'Arte Contemporanea ha la gestione di una collezione che guarda a tutte le epoche e la sfida per la sua valorizzazione indica al Castello di Rivoli un percorso inedito, come sottolinea la sua direttrice, Carolyn Christov-Bakargiev: "Nella nostra era digitale, innovativa, tecnologica ma proiettata all'archiviazione acritica del passato, i musei enciclopedici come il Metropolitan a New York, l’Hermitage a San Pietroburgo e il Louvre a Parigi aprono sezioni dedicate all'arte contemporanea; il Castello di Rivoli sceglie un percorso diverso, nella consapevolezza del legame ineludibile tra le opere del passato e del presente, di un cammino come quello dell'arte che è oltrepassamento di ogni soglia spazio temporale, e vuole essere il primo museo d'arte contemporanea al mondo che, grazie a questo accordo, apre una sezione dedicata all'arte del passato".


In una villa appositamente costruita a Rivoli (Cerruti ha sempre vissuto in un modesto appartamento nei pressi della sua fabbrica, la LIT, Legatoria industriale Torinese, a Torino), l'imprenditore ha raccolto una collezione straordinaria: oltre 800 opere tra vasi arredi, quadri, statue, libri e rari tappeti; ci sono sculture e quadri che vanno dal Medioevo al contemporaneo, 200 libri rari e antichi, legatorie, fondi d'oro. Una personale ricerca del bello durata 70 anni e iniziata nella prima gioventù di Cerruti, con l'acquisto di un disegno di Kandinsky. In un comunicato stampa, il Castello di Rivoli così descrive la collezione che curerà: "Di particolare interesse e straordinariamente conservati i Medievali fondi d'oro con cui Cerruti amava iniziare le rare visite al 'suo museo'. Altrettanto eccezionale il valore dei pittori sacri come Bernardo Daddi, Gentile da Fabriano, Sassetta, di cui si può ammirare Sant'Agostino nella camera padronale, e Neri di Bicci. Si passa quindi ai maestri rinascimentali: Dosso Dossi, Pontormo, 'strappato' agli Uffizi e si continua con Tiepolo, Ribera, Sebastiano Ricci, Fra Galgario. Il percorso nella passione di Cerruti continua con le opere allegoriche di Batoni, non cedute al Getty Museum, per poi passare a quadri di Pellizza da Volpedo, Jawlensky, Balla e Boccioni, Casorati, Severini, Picasso, Magritte. Straordinari i 10 dipinti metafisici di De Chirico collocati nella sala da pranzo della villa. E altrettanto indimenticabili le opere di Modigliani, Bacon e Giacometti. Compaiono infine opere di Andy Warhol, Paolini, Burri e Manzoni. Terminiamo questo excursus ricordando l'ultimo acquisto, Jeune Fille aux Roses (1987) di Renoir. Molti gli autoritratti o i ritratti di uomini soli – tra cui si possono citare Ritratto di un giovane uomo (ca. 1400) di Frà Galgario, Ritratto di un gentiluomo con libri (1534-1535) di Pontormo, Autoritratto Metafisico (1919) di De Chirico, Studio per Ritratto IX (1957) di Francis Bacon, Ritratto di Harry Melville (ca. 1930) di Man Ray – che portano a immaginare quasi la ricerca di una proiezione di se stesso nell'arte. Questo 'inventario' ci fa capire l'importanza della collezione che raccoglie non solo opere pittoriche, ma anche arredi di assoluto pregio, e dimostra un interesse non solo per l'arte in senso stretto ma anche per il lavoro sapiente degli artigiani, primi raffinati interpreti di quello che oggi definiamo design. Fra tutti va citato un secrétaire in avorio di Piffetti, il più grande ebanista italiano del Settecento, e due divani disegnati dall'architetto Filippo Juvarra. La collezione contempla inoltre un'ampia e pregiata raccolta di libri e incunaboli, rare edizioni e rilegature preziose".

Una collezione davvero straordinaria e poco nota al pubblico, grazie alla personalità schiva e silenziosa di Cerruti. Per espresso desiderio dell'imprenditore scomparso, adesso il patrimonio che ha raccolto con tanta passione deve essere curato "a beneficio della collettività nazionale e internazionale" e deve "poter perpetuare i valori che lo avevano animato, nonché il senso di mecenatismo, così da contribuire a rendere la Collezione Cerruti realtà sempre viva e motore di crescita culturale". Per il Castello di Rivoli, una sfida appassionante, quella di mostrare il "possibile e fruttuoso dialogo fra l'arte contemporanea e il suo passato". La villa in cui Cerruti ha raccolto la sua collezione, circondata da un ampio parco, è attualmente in fase di restauro: lo studio d'architettura Baietto Battiato Bianco (lo stesso che ha firmato il Basic Village) la sta adattando all'apertura al pubblico, prevista per il 2 gennaio 2019. Inizierà allora il dialogo tra presente e passato dell'arte, di cui il Castello di Rivoli sarà animatore.


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