domenica 9 luglio 2017

Cosa vedere a Modena, tra una piazza e un Duomo

Mi capita spesso di visitare una città con una colonna sonora, una canzone in testa, Sevilla di Miguel Bosè a Siviglia, Dall'altra parte dei Pooh a Berlino, Mi rincón favorito de Madrid di Pereza a Madrid, Cai della Niña Pastori a Cadice. E a Modena, dove sono stata un mese fa, mi muovevo avendo spesso in mente lungo la strada fra una piazza e un duomo hai messo al mondo questa specie d' uomo: vero, aperto, finto, strano, chiuso, anarchico, verdiano... brutta razza, l'emiliano! (Emilia di Francesco Guccini, cantata con Lucio Dalla e Gianni Morandi). E Modena è davvero una piazza e un Duomo: si finisce sempre in piazza Grande, davanti al Duomo, con la Ghirlandina che indica la strada, anche a km di distanza.


Per la prima volta ho utilizzato Airbnb per pernottare in una città: la mia stanza, nella casa di Francesco e Andrea (grazie, grazie, grazie!), era a poche decine di metri dal Duomo. Praticamente uscivo di casa, percorrevo pochi metri, svoltavo l'angolo e avevo la facciata del Duomo davanti a me. Trovarmelo all'improvviso davanti, la prima volta, mentre mi dirigevo a casa di Francesco per lasciare la valigia, è stato un bel colpo al cuore, un effetto sorpresa che mi ha fatto iniziare bene la mia vacanza modenese.


Si inizia dunque in piazza Grande, il cui acciottolato di pietra metterebbe alla prova qualunque calzatura femminile e beate le modenesi che sanno muoversi con maestria su quello e sugli altri acciottolati della città (voi, per sicurezza, viaggiate con scarpe basse e dalla suola comoda). Sotto i portici di piazza Grande, ci sono bar e ristoranti in cui far passare il tempo, lanciando uno sguardo alla Ghirlandina. Che è il campanile del Duomo ed è piuttosto pendente, non come la Torre di Pisa, ma insomma. Colpa dei terreni paludosi su cui sia lei che le absidi del Duomo, anche loro vistosamente pendenti, sono state costruite. Per rimediare ai problemi statici, il campanile e la chiesa sono stati uniti da una struttura ad arco e alla Ghirlandina si è cercato di raddrizzare il baricentro anche durante la costruzione, cambiando l'asse di simmetria. Il risultato è che il Duomo ha resistito al terremoto del 2012 agendo come un tutt'uno con il suo campanile.


Salire sulla cima della Ghirlandina non è faticoso, si arriva facilmente all'ultimo piano della torre quadrata (non si sale nella parte ottagonale, più alta) e qui non c'è solo il bel panorama su Modena, ma anche il fascino inaspettato della Stanza dei Torresani, abitata in passato dalle guardie della città; gli affreschi e i capitelli medievali catturano lo sguardo quanto il panorama, che spazia per tutta la pianura, fino agli Appennini. In una sala sottostante, la Sala della Secchia, un magnifico cielo di stelle conserva una copia della Secchia, un trofeo 'rubato' ai Bolognesi durante una delle numerose battaglie medievali; l'originale è nelle Sale Storiche del Comune di Modena, che possono essere visitate gratuitamente e che vale la pena conoscere, per gli splendidi affreschi che conservano (c'è un biglietto, che costa 6 euro e che permette di salire sulla Ghirlandina, visitare il bel Museo del Duomo, le Sale Storiche del Comune e l'Acetaia Comunale, per la produzione del famoso aceto di Modena; è in vendita anche all'Ufficio del Turismo, in piazza Grande).


La Ghirlandina, il Duomo, la Torre del Comune e la piazza Grande sono Patrimonio Mondiale dell'Umanità dell'UNESCO. Si affacciano tutti sulla via Emilia, che oggi è pedonale, frequentata da ciclisti veloci di ogni età, illuminata dai colori insoliti dei suoi edifici, in tutte le gradazioni del rosso e dell'arancione,  e sa di placido benessere. È impossibile guardarla senza pensare a Guccini e al suo universo. Passeggiando sotto i portici, tra i suoi negozi (anche a Modena, molti, troppi, marchi internazionali) e i suoi caffè, all'improvviso, a chiudere via Farini, appare l'imponente facciata di Palazzo Ducale. È la sede dell'Accademia Militare ed è generalmente chiuso al pubblico, ma il suo dominio sulla piazza e la sua grandiosità lasciano davvero stupefatti; poco oltre ci sono i Giardini Ducali, frequentati dai modenesi per prendere il fresco, per fare vita all'aperto, per leggersi un buon libro seduti su una panchina.


In pochi minuti si arriva a una delle (tante) ragioni per cui vale la pena visitare Modena: il Museo Enzo Ferrari. Per molti anni la Formula 1 ha segnato le mie domeniche, ma non bisogna essere appassionati di motori per innamorarsi della saga del Drake, l'uomo che ha trasformato il proprio cognome in uno dei simboli più amati del made in Italy. L'antica officina di Alfredo Ferrari, in cui suo figlio Enzo iniziò ad amare i motori, è quasi abbracciata da un edificio contemporaneo a forma di cofano d'auto di uno squillante giallo, come lo sfondo del Cavallino Rampante; è un vero e proprio inno all'architettura contemporanea, disegnato da Jan Kaplicki, in una città che ha molte vestigia del passato e poche del presente: al suo interno ci sono mostre temporanee, che hanno le Ferrari come protagoniste; c'è anche uno splendido video dedicato a Enzo Ferrari, provate a guardarlo senza emozionarvi. Nell'edificio più antico, è stato ricostruito il Ferrari più intimo, lo studio in cui era agitatore di uomini, i documenti autografati, la storia dell'inchiostro viola, poi, nella sala dell'officina, una grandiosa mostra di motori e vetture vincenti: ho sentito la mancanza di una 27 di Gilles Villeneuve e di una 1 di Michael Schumacher, tutte a Maranello, nel Museo gemello, che si può visitare anche con una navetta (non si può dire che Modena non sappia come far conoscere i propri gioielli).


Si torna verso il centro della città anche attraverso il viale dei Caduti di Guerra, costruito come un Ring modenese al posto delle antiche mura (e si sente che si è una città "figlia di un pensiero rosso e partigiano", anche in questo 'Ring', che diventa poi via dei Martiri della Libertà e viale delle Rimembranze). All'incrocio con la via Emilia, c'è il Teatro Storchi (l'altro grande teatro modenese è dedicato all'altro indimenticato signore di Modena, Luciano Pavarotti). Poi basta guardare la Ghirlandina e si ritrova la strada.

A Modena si finisce sempre in piazze che riportano alla mente Morandi, Guccini, Dalla e la loro magnifica Emilia. Piazza Mazzini, piazza Matteotti, piazza XX settembre, con i loro acciottolati impossibili, le loro giostre, il loro verde e le panchine per improvvisare conversazioni. Verso sera, quando si prende il fresco, i bambini giocano, gli innamorati si incontrano e gli anziani hanno voglia di guardare un po' di vita, sono imperdibili. E nei loro bar e ristoranti si mangia benissimo e il tempo passa con i ritmi lenti e solidi della sana provincia italiana. Su piazza XX settembre si affaccia anche il Mercato Albinelli, un mercato coperto vivacissimo, in cui si trova di tutto, dalle ciliegie di Vignola alle spezie, dai panini di prosciutto locale ai dolci appena sfornati; l'edificio che lo ospita è uno dei pochi esempi di liberty modenese. Un altro edificio modenese che vale la pena conoscere è l'ex Manifattura Tabacchi, appena riqualificata per ospitare loft e appartamenti; la sua architettura è così affascinante che lungo la sua strada pedonale si organizzano anche spettacoli teatrali e concerti.


Modena ha una storia lunghissima e sorprendente, prima di essere capitale di Ducato e prima di essere la città che si costruì il Duomo senza aspettare Vescovo e Imperatore, è stata una fiorente colonia romana; i resti della necropoli si possono ammirare, grazie anche a esaustivi cartelli informativi, nel Parco archeologico Novi Ark, nel Parco Novi Sad. A pochi metri ci sono i Musei Civici di Modena: nel Museo Archeologico Etnologico, i reperti trovati di Mutina, la Modena romana, con la ricostruzione di quello che dev'essere stata, tra mosaici, anfore, oggetti di vita quotidiana. I Musei sono nel Palazzo dei Musei, che ospita anche la Galleria Estense, il vero gioiello d'arte di Modena, insieme al suo Duomo.


E il Duomo l'ho lasciato per ultimo perché è stato il mio faro e il mio amico. Sono stata a Modena in un periodo complicato, per cui entrarci a qualunque ora, affinché Lanfranco, Wiligelmo e i Maestri Comacini mi parlassero di dèi, paradisi e giustizia, come fanno da 900 anni nelle loro preziose sculture e nell'incredibile architettura, mi aiutava; così come intrattenermi nella cripta di Gemignano, che con la sua foresta di piccole colonne mi faceva pensare anche alla Mezquita di Córdoba, mi dava in qualche modo conforto e speranza, al di là dello splendore di questo edificio, perché non c'è stata volta che sia entrata nel Duomo senza stupirmi della sua bellezza e scoprirne sempre nuove forme. Le cose non sono andate come avrei voluto, ma forse come era giusto che andassero, anche per questo avrò sempre il Duomo, la piazza Grande dell'imbrunire e Modena nel cuore.




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