martedì 18 luglio 2017

La stombatura della Dora è iniziata: i lavori e i tempi

Se in questi giorni siete passati in corso Principe Oddone, lo avrete notato: la stombatura della Dora è davvero iniziata. Sulla soletta di cemento armato che copre il fiume lavorano un paio di scavatrici e un camion, che porta via detriti e terra. Li aspettano oltre 300 giorni di lavoro che porteranno poi alla riapparizione della Dora nel paesaggio del Parco e a un paio di passerelle pedonali, che permetteranno di passare da una parte all'altra delle due rive e avvicineranno corso Mortara e Borgo Vittoria agli itinerari pedonali verso il centro.




La Dora com'è (in alto) e come sarà (in basso), nell'area orientale del Parco Dora

Il Comune di Torino ha pubblicato nel proprio sito web un'interessante brochure in .pdf, che ricostruisce la storia dell'area e spiega come la Dora verrà 'stombata'. La copertura del fiume avvenne negli anni 50 e 60 da parte delle Ferriere Fiat, per unire i due stabilimenti presenti sulle due rive e per facilitare la movimentazione dei materiali e la costruzione di nuove infrastrutture logistiche e ferroviarie. La copertura, spiega la brochure, è "realizzata interamente in calcestruzzo fortemente armato e calcolato per sopportare fino a 17.000 kg/mq, è costituita da un fitto reticolo di travi longitudinali e trasversali di altezza fino a 170 cm, con interasse ogni 2 m, e appoggia sia sui muri d'argine laterali che sui due setti longitudinali in calcestruzzo che percorrono l'intero tratto del fiume". L'intera soletta è alta 205 cm ed è lunga circa 500 metri. La sua struttura viene divisa in due parti: "Il tratto a monte, dal ponte di via Livorno fino all'immissione del Canale Meana (dove sorge la mini-centrale idraulica di Envipark che sfrutta un salto di quota dell'acqua) con uno strato sovrastante di materiale terroso e di arbusti, con aspetto quasi «boscato», interrotto bruscamente dal tratto nel quale rimane a vista il sistema strutturale della soletta; il tratto a valle fino al nuovo Ponte del Viale della Spina, ricoperto nella parte centrale da uno strato uniforme di terreno dello spessore di circa un metro, contenente rottami ferrosi e nella parte finale da superfici cementate e basamenti in calcestruzzo di fondazione dell'ex Fabbricato servizi Operai".

La Dora come sarà, in una visuale dall'alto del Parco Dora

Se passeggiate lungo la riva del Parco Dora, nell'area Valdocco Sud (praticamente davanti all'Environment Park), potete notare la struttura reticolare della soletta, tornata alla vista a causa dell'intervento effettuato d'urgenza durante l'alluvione del 2000, quando ci fu il rischio di crolli nel fiume e di un pericoloso effetto diga (Borgo Dora era già stato allagato). Se invece raggiungete i due ponti che attraversano la Dora, da via Livorno verso via Orvieto e su corso Principe Oddone, potete vedere i due setti di calcestruzzo che dividono il fiume in tre corsi e che sostengono l'alta soletta. Buona parte di questi setti sarà conservata, non solo per le difficoltà (anche economiche) del loro abbattimento, ma anche perché la loro presenza permetterà di controllare meglio eventuali detriti di piogge violente.


Uno dei setti che reggono la soletta (sin), un rendering del Parco Dora che verrà (ds)

Come verrà demolita questa struttura pesante e complessa? Verranno utilizzate due tipi di tecniche: "la decostruzione controllata mediante utilizzo di attrezzature da taglio (disco e filo diamantato) e la demolizione meccanica mediante utilizzo di escavatori equipaggiati con attrezzatura oleodinamica di dimensione adeguata alla tipologia d'intervento". La stombatura della Dora ha diversi obiettivi: oltre al completamento del Parco Dora, ormai non più rimandabile (10 anni di ritardo sembrano sufficienti), permetterà un migliore collegamento tra le due rive della Dora, ricucendo aree storicamente separate dagli stabilimenti industriali; si potrà finalmente intervenire sull'assetto idraulico di questo tratto urbano della Dora, permettendo un maggiore controllo del fiume in caso di piene (la soletta costituisce una sorta di tappo pericoloso in caso di aumento delle acque); a lungo termine garantirà un rapporto più naturalistico con la Dora, con il ritorno della fauna acquatica, con nuove promenades ciclopedonali, che verranno unite alla rete già esistente.

La brochure del Comune di Torino riporta anche la tempistica prevista per gli interventi e ve la riporto, sperando che sia rispettata (sì, nonostante i ritardi e le promesse mancate, continuo a essere una fan del Parco Dora e continuo a vederne le potenzialità). "Le macrofasi di lavoro previste, parzialmente sovrapposte, sono le seguenti: allestimento del cantiere, messa in sicurezza e delimitazione delle aree, primi saggi in sito (24 gg); campionamento e analisi del terreno e dei materiali, attivazione del Piano di monitoraggio delle polveri (esteso su tutto il cantiere a partire dalla movimentazione del terreno); rimozione del materiale sulla soletta di copertura, sbancamenti (31 gg); realizzazione di argini temporanei e rampa di discesa in alveo (55 gg); demolizione della copertura (118 gg); opere di finitura degli argini e delle passerelle (85 gg); smantellamento del cantiere, ripristino dei luoghi (14 gg)". Quasi un anno di lavoro, che fa dedurre che torneremo a vedere finalmente la Dora, nell'estate del 2018.

Sul sito del Comune di Torino, il racconto della stombatura della Dora, in .pdf; le immagini dijquest'articolo, dalla brochure.


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