martedì 4 settembre 2018

Del perché non mi entusiasmano le Luci d'Artista in periferia

Due le premesse. Sono una ragazza di periferia: sono nata in Barriera di Milano e, dopo una parentesi a Campobasso, per il lavoro di mio padre (sì, il Molise esiste ed è stato bello conoscerlo!), sono cresciuta a Mirafiori Sud; mi manca solo una maturità alle Vallette o alla Falchera e ho completato il quadro di conoscenza delle periferie torinesi (che sono molto meglio di quanto le racconti chi non le frequenta). L'altra premessa obbligatoria è che pur avendo idee politiche magari intuibili nel blog, Rotta su Torino non è un blog politico né aspira a diventarlo e, soprattutto, ha toni gentili, magari inconsueti in questi anni di aggressioni social, ma non negoziabili.

Luci d'Artista Luci d'Artista

Fatte le premesse, ecco la notizia che ha attirato la mia attenzione in quest'ultimo scorcio di vacanza estiva. Luci d'Artista torna anche quest'anno e fin qui niente di nuovo, a parte il mio atteggiamento ambivalente davanti agli eventi che si ripropongono tutti gli anni (ok, ma devo parlarne tutte le volte, anche se è una cosa carina, o detto una volta vale per sempre e posso dedicarmi ad altro?). La novità di quest'anno è che le luci d'autore natalizie lasciano il centro per conquistare la grande periferia torinese. Lo annuncia il Corriere della Sera e ci racconta che l'inaugurazione sarà in corso Benedetto Croce 26 (siamo al Lingotto), "nel cortile della scuola elementare Collodi dove si potrà assistere all'illuminazione dei cerchi metafisici di My Noon dell'artista Tobias Rehberger. Un'opera che, dopo aver reso più bello l'atrio di Porta Nuova, sarà spostata lontano dal centro". Poi alle Vallette tornerà Ice Ceam Light, al centro di polemiche lo scorso anno per i danni dei vandali e in piazza Risorgimento (zona Campidoglio) arriveranno le panchine illuminate di Jeppe Hein, che potrebbero diventare un'installazione permanente.

C'è bisogno delle Luci d'Artista in periferia? O meglio, è necessario che le Luci d'Artista, pensate nell'ormai lontano 1997 per trasformare le vie del centro in un Museo di Arte Contemporanea a cielo aperto ed essere una nuova attrazione turistica, lascino il centro, quindi la ragione della loro nascita, per finire in luoghi in cui non sono più un Museo a cielo aperto e disperdono il loro significato? La mia risposta, come si può capire dalla domanda, è no. Le Luci d'Artista non solo non risolveranno i problemi delle periferie torinesi, perché non è il loro ruolo, ma perderanno il loro significato e il senso di meraviglia che suscitavano. Né un turista prenderà autobus e tram per andare a scoprire dove possano essere i gelati luminosi (non lo farò io a Torino, di prendere e andare al Lingotto, a Mirafiori, alle Vallette o ovunque abbiano deciso di montare le luminarie, figuriamoci se lo farà chi si troverà a dividere il proprio tempo tra Museo Egizio, Museo del Cinema e attrazioni varie, cercando di vedere il più possibile del centro e immediati dintorni).

Le periferie torinesi hanno indubbiamente bisogno di essere meno lontane dal centro, di essere identificabili con progetti specifici, di essere valorizzate per storie e culture che portano con sé. Più che portare le luminarie, per esempio, bisognerebbe evitare di tagliare il trasporto pubblico (quando abitavo a Mirafiori Sud arrivavo in via Garibaldi/piazza Castello in circa 35 minuti, adesso ce ne vogliono 20 di più: probabilmente ai mirafiorini interessa più questo allontanamento dal centro di un paio di luci messe per Natale, per mettersi la coscienza a posto durante il resto dell'anno).

Più che portare luci concepite per altri scopi, si potrebbero studiare progetti ad hoc, che valorizzino i luoghi e siano in grado di attirare persone da ogni parte della città. Non bisogna guardare lontano, basta un paio di week-end fa: TOdays ha portato in Barriera di Milano musicisti, artisti e creativi di fama nazionale e internazionale, che hanno richiamato i torinesi, valorizzando nuove strutture e nuove vocazioni del quartiere e dando visibilità alla creatività che in quell'area si sta sviluppando (dai Docks Dora alle gallerie d'arte, dal Parco Peccei all'INCET, per non dimenticare mai il Museo Ettore Fico ed EDIT, due dei motori della cultura della zona). Ecco, mi verrebbe da dire, più TOdays che Luci d'Artista, nel senso di più progetti pensati per le periferie, curando le loro peculiarità, e meno progetti nati altrove e paracadutati non si sa perché, senza legami con le specificità dei luoghi in cui si trovano.


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