mercoledì 14 novembre 2018

Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena, ultima regina di Sardegna

Alcuni giorni fa ho visitato il Castello di Moncalieri, di cui parlerò nei prossimi giorni. Mi è molto piaciuto e mi sono piaciute le donne che lo hanno abitato. Nonostante sia il Castello del Proclama di Moncalieri, con cui Vittorio Emanuele II chiese agli elettori del Regno di scegliere una maggioranza in grado di firmare la pace con l'Austria e le sue conseguenze, questa residenza sabauda è legata soprattutto a tre dame, Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena, moglie del Re Galantuomo e ultima Regina di Sardegna, la di loro figlia Maria Clotilde di Savoia e la di lei figlia Maria Letizia Bonaparte. Di Maria Clotilde, quasi santa, e di Maria Letizia Bonaparte, una sorta di Maria Olympia di Grecia ante litteram, ho già raccontato nel blog, seguite i link che ho indicato per leggere gli articoli. Rimane Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena, che, a leggere le sue biografie, ha tutte le caratteristiche di sofferenza, fede e discrezione che si chiedevano a una donna dell'Ottocento e a una regina.

Maria Adelaide Maria Adelaide

Iniziamo da Milano, dove la futura regina di Sardegna nacque nel 1822, figlia dell'arciduca Ranieri, vicerè del Lombardo-Veneto, e di Maria Elisabetta di Savoia, sorella di re Carlo Alberto. Come tante principesse dal possibile matrimonio regale, venne educata per essere una buona moglie e una buona madre: di suo amava leggere e ricamare, sapeva ballare, conosceva le lingue e aveva una buona conversazione. Quali aspirazioni personali avesse, non è dato sapere, del resto cosa volesse davvero una donna non è mai stato importante, fino a pochi decenni fa. Sappiamo però che era molto religiosa, come si conveniva alle ragazze bene del suo tempo. A 18 anni, nel Castello di Racconigi, incontrò il principe Vittorio Emanuele, suo cugino di primo grado, per una riunione familiare che doveva stabilire le possibilità di matrimonio tra cugini. Maria Carolina o Maria Adelaide, per il giovane principe? Pare che l'erede al trono avesse una predilezione per la prima, mentre sua madre Maria Teresa preferiva la seconda. Vinse la madre. Il problema di Maria Adelaide fu che si innamorò sul serio del futuro marito, scrivendogli lettere affettuose nei due anni che durò il fidanzamento, a causa dei lunghi negoziati.

Quando, il 12 aprile 1842, sposò Vittorio Emanuele, nella Cappella Reale della Palazzina di Caccia di Stupinigi, Maria Adelaide portava con sé un corredo nuziale di oltre 2200 capi e una dote di 200mila fiorini. A tanta ricchezza, non corrispose però altrettanta felicità. Il giovane principe, che divenne re nel 1849, dopo il disastro di Novara della Prima Guerra di Indipendenza, e che presto fu assorbito dalle strategie politiche per arrivare all'Unità d'Italia, non fu un buon marito. Fu sinceramente affezionato alla moglie, ma non innamorato: correva dietro a ogni gonnella, aveva figli sparsi per tutto il Regno, scappava da Rosa Vercellana, la Bela Rosin, ogni volta che poteva. Senza dimenticarsi di lasciare incinta la povera Maria Adelaide: tra il 1843 e il 1855 mise al mondo ben otto figli. Così la giovane regina di Sardegna, educata, docile e remissiva, come si chiedeva a una perfetta signora dell'Ottocento, subiva in silenzio i tradimenti del focoso marito e si rifugiava nella preghiera, nelle opere benefiche e nell'educazione dei figli.

Maria Adelaide mi fa pensare a una di quelle eroine dei romanzi d'appendice cari alle giovani lettrici dell'Ottocento: pallida, di salute cagionevole, innamorata dell'amore, più che dell'uomo che aveva accanto, pronta a sacrificarsi, per garantire il buon nome e il benessere della famiglia, fossero quella di origine o quella creata con il marito. Per decenni ci hanno spiegato che quello doveva essere il modello di riferimento femminile, per secoli una vera regina è stata quella che ha sopportato in silenzio i tradimenti del marito, guardandosi bene dal rendere pan per focaccia (quanto ho amato, invece, le duchesse e le regine che si sono altrettanto divertite!); ancora oggi, regine come Sofia di Spagna o Silvia di Svezia, che hanno accettato per anni le corna dei rispettivi sposi, Juan Carlos e Carl Gustav, nel nome del bene superiore della Corona e dei figli (o dei privilegi garantiti dalla posizione sociale?), sono state additate come "vere regine" o come "sovrane modello", contrapposte alle loro eredi più ruspanti, come Letizia, nella stessa Spagna, o Maxima nei Paesi Bassi e Mary in Danimarca, che probabilmente tali tradimenti non sopporterebbero con altrettanto aplomb.

Ma tornando a Maria Adelaide: che eroina dell'Ottocento sarebbe se non fosse morta giovane, a causa della salute cagionevole? A soli 33 anni, devastata dalle otto gravidanze, troppe per la sua salute malferma, iniziò a deperire. Il suo declino fisico fu impressionante: perse i capelli e poi i denti, fino a quando la debolezza costante, la febbre e infine una forte gastroenterite se la portarono via, tra grandi sofferenze. Al suo fianco, a tenerle la mano, fino all'ultimo respiro, re Vittorio Emanuele II. I principi di Savoia non sono stati dei grandi mariti, ma molti di loro hanno avuto grande lealtà verso le loro mogli, penso a Emanuele Filiberto, che non si sposò più dopo aver perso Margherita di Valois, ovviamente tradita con qualunque cosa si muovesse nel Ducato, o a suo figlio Carlo Emanuele I con l'Infanta Catalina, passando per re Vittorio Amedeo II e la regina Anna Maria di Borbone Orleans. E anche Vittorio Emanuele II, sempre infedele, si distinse per l'affetto verso la moglie agonizzante. Dopo di lei, che fu sepolta nella Basilica di Superga, non volle più sposarsi. Se per fedeltà al suo ricordo o a Rosa Vercellana, da cui tornava sempre, dopo le avventure galanti, non è dato sapere, ma è certo che rifiutò il matrimonio con principesse britanniche e tedesche, persino con la cognata Elisabetta di Sassonia, vedova del fratello Fernando. Il secondo matrimonio, morganatico, arrivò solo negli ultimi anni della sua vita, e fu una sorta di risarcimento per la bela Rosin.

Maria Adelaide è rimasta nella memoria dei torinesi attraverso diversi toponimi. Soprattutto, se visitate la Basilica della Consolata, non perdetevi la Cappella delle due regine, in cui sono ospitate due statue della regina e di sua suocera, Maria Teresa, che era anche sua zia: morte a pochi giorni di distanza l'una dall'altra (probabilmente la scomparsa di Maria Teresa fu il colpo definitivo per la giovane regina già minata nel fisico), sono ritratte da Vincenzo Vela in preghiera; splendide nel loro raccoglimento e nella definizione dei loro volti e dei loro vestiti.


Nessun commento:

Posta un commento