venerdì 30 novembre 2018

Van Dyck e Armando Testa, due geni del loro tempo ai Musei Reali

Ai Musei Reali di Torino sono in corso due mostre che, se siete turisti in cerca di nuove mete, varrebbero da sole un weekend invernale nel capoluogo subalpino: Van Dyck. Pittore di Corte (alla Galleria Sabauda fino al 17 marzo 2019) e Tutti gli ismi di Armando Testa (a Palazzo Chiablese fino al 24 febbraio 2019). Se aggiungiamo I Macchiaioli, mostra in corso alla GAM, che vedrò finalmente nei prossimi giorni, avete tre buone ragioni per raggiungere Torino o, se siete torinesi, per tornare ai Musei Reali e alla GAM.

Van Dyck Musei Reali Armando Testa Musei Reali

Ho visitato le due mostre ai Musei Reali nello stesso giorno. Prima Van Dyck e la magnificenza dei suoi ritratti, poi Armando Testa e la fantasia del suo universo: è stato entrare a Palazzo Chiablese, vedere i colori fluorescenti dei primi manifesti pubblicitari di Testa, con ancora negli occhi la luce seicentesca di Van Dyck, per pensare "qui siamo su un altro pianeta". Perché un solo articolo, dunque? Perché il legame tra i due grandi artisti mi è venuto naturale, al passare dall'uno all'altro e perché la loro genialità e il loro carisma sono eccezionali. Antoon e Armando non potrebbero essere più lontani, per i risultati della loro arte, ma non potrebbero essere più vicini: uno pittore di Corte, l'altro pubblicitario dei grandi marchi italiani, entrambi curiosi, affamati di nuovo, pronti a mettersi in viaggio per nuove avventure e nuove sfide. Mi piace questo legame magari non cercato, ma inevitabile agli occhi del visitatore, che passa dall'una all'altra mostra e per questo vi propongo di considerarlo.

Nelle sale della Galleria Sabauda, 45 grandi quadri e 21 incisioni raccontano la straordinaria vita di Antoon Van Dyck e spiegano il suo posto nella storia dell'arte. Già il sottotitolo, Pittore di corte, mette in chiaro l'obiettivo della mostra, realizzata dai Musei Reali e Arthemisia, ovvero sottolineare l'unicità dell'esperienza del pittore fiammingo, che visse elegantemente, conteso tra le Corti più importanti. Nato ad Anversa, allievo di Rubens, poi pronto a spostarsi a Londra, a Roma, a Genova, a Palermo, ovunque lo chiamassero i committenti, Antoon van Dyck ha dipinto quadri che sono un appuntamento con la Storia. Hanno posato per lui Carlo I ed Henriette Marie del Regno Unito, i principi Emanuele Filiberto e Tomaso di Savoia, Maria de' Medici, l'Arciduchessa Isabella Clara Eugenia, che governò le Fiandre nel nome del padre, Felipe II di Spagna, e poi principini, cardinali, nobildonne, aristocratici che giravano intorno alle Corti d'Europa; ovvero buona parte della Storia del Seicento europeo.

Van Dyck Musei Reali Van Dyck Musei Reali

Guardando i suoi quadri di dimensioni enormi, viene da pensare che l'Europa non l'abbiamo inventata dopo la Seconda Guerra Mondiale: c'è sempre stata, attraverso questi artisti geniali, che si muovevano da un Paese all'altro e portavano con sé conoscenze ed esperienze con cui avrebbero influenzato l'arte della nuova capitale visitata. Il percorso cronologico, dalle prime opere nella bottega di Rubens fino agli ultimi ritratti realizzati a Londra, permette di seguire l'evoluzione della pittura e degli interessi del grande fiammingo. Nei suoi ritratti di principi e cardinali c'è sempre un qualcosa di epico (straordinario il ritratto equestre di Tomaso di Savoia Carignano, con un allestimento prospettico che ne esalta la grandiosità); le sue donne hanno sempre una luce di mistero nello sguardo, persino l'Isabella Clara Eugenia con i suoi abiti monacali; le scene mitologiche sembrano essere il suo sfogo d'artista, come se, stanco di temi religiosi e di ritratti, potesse trovare chiavi di lettura più appassionanti nei giochi di seduzione degli dei. L'ultima sala, dedicata al suo ultimo segmento di vita, a Londra, regala alcuni dei suoi quadri più belli, dipinti per il re e la regina d'Inghilterra: la capacità di dare vita persino ai vestiti dei sovrani e dei principi ritratti, gli sfondi dotati di ogni dettaglio architettonico e paesaggistico, parlano della sua piena maturità. E parlano di un mondo, quello di re Carlo I, ormai al tramonto: pochi anni dopo la prematura morte di Antoon, il re sarebbe stato decapitato e per il Regno Unito sarebbe iniziato uno dei periodi più caotici della sua storia. È curioso come Antoon van Dyck si sia mosso in un'Europa scossa dalla Guerra dei Trent'anni, correndo da una parte all'altra del continente, eppure di quelle convulsioni nei suoi quadri non c'è traccia.


Van Dyck Musei Reali Van Dyck Musei Reali

Si esce dalla mostra con gli occhi e la mente pieni di Storia e di Europa, entrambi con le lettere maiuscole, di personaggi famosi e aspiranti tali ritratti nella loro sfolgorante forza terrena, come se la pittura di Van Dyck, oltre a dare dettagli dei loro volti e dei loro vestiti, avesse voluto sottolineare la loro nobiltà e la loro bellezza interiore. E si entra nel mondo di Armando Testa. Il contrasto non potrebbe essere maggiore e affascinante.

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Dall'inquieto Seicento si viene proiettati nella seconda metà del Novecento e si ritrovano manifesti, personaggi, spot familiari. Gli ismi di Armando Testa che la mostra celebra sono il Futurismo, l'Astrattismo, il Surrealismo, le culture di riferimento del più grande pubblicitario italiano del Novecento: si ritrovano nei primi manifesti, di grafica geometrica e di colori fluorescenti, si inseguono in tutta una carriera, che mutua i linguaggi del cinema, della fotografia e dell'arte, per trasformarli in pubblicità e comunicazione. Si ritrovano personaggi come Carmencita e Caballero, l'ippopotamo blu Pippo, riprodotto quasi a grandezza naturale, le sculture per il gelato della Sammontana e per il Punt e Mes, tutte icone che hanno superato il loro tempo e che sono riconosciute anche da chi non ha mai visto Carosello.

Armando Testa Musei Reali Armando Testa Musei Reali

È la storia della pubblicità in Italia, ma è anche la storia di un artista straordinario, che è stato fotografo, pittore, scultore, che non ha mai smesso di cercare e che non ha mai smesso di contaminare, mescolare, provare. Lungo il percorso, c'è una serie di fotografie degli anni 90 che probabilmente racconta Armando Testa più di tante parole: il cibo utilizzato per costruire figure e disegnare personaggi, come le salsicce che contornano un occhio femminile, una poltrona ricoperta di prosciutto crudo, una fetta di parmigiano come un'isola in mezzo al mare. Costruzioni divertenti e irriverenti, per prendere in giro il culto del cibo, per ironizzare sulle mode degli anni 90. Un'ironia che si ferma davanti al Crocifisso: c'è una stanza con diverse Croci disegnate o scolpite da Testa, con il braccio verticale corto leggermente inclinato, quasi a riprodurre la testa di Gesù reclinata nella morte; più che irriverenza, stavolta, vi ho letto un gesto di pietas, una sorta di pudore sabaudo davanti al dolore e alla morte ed è una delle cose di questa mostra che mi sono portata via.

Armando Testa Musei Reali Armando Testa Musei Reali

C'è in questa mostra un lungo pezzo di storia italiana, in cui possiamo riconoscerci, raccontata attraverso gli occhi di uno degli artisti più aperti e più geniali. Sarebbe bello scoprire perché una città così rigorosa e così razionale come Torino produca personalità così inafferrabili e così creative, ma è tema che chissà se troverà mai una risposta.

Due secoli lontani, due grandi artisti, uno che ha scelto l'epica e i dettagli, l'altro che ha preferito le contaminazioni e l'irriverenza. Due modi per guardare, in una stessa giornata a due momenti appassionanti della storia d'Europa come il Seicento, uno dei secoli più sanguinosi, e il Novecento, che ha regalato un lungo periodo di pace, dopo le stragi di due guerre mondiali. Entrambi valgono il viaggio a Torino e una mezza giornata spesa ai Musei Reali.

Van Dyck. Pittore di Corte è alla Galleria Sabauda fino al 17 marzo 2019. L'orario di apertura è martedì-domenica ore 9-19. Il biglietto costa 14 euro, ridotto 12 euro, (15-26 anni, over 65), 7 euro (6-14 anni), gratuito per under 6 e possessori tessera Abbonamento Musei; una convenzione con Trenitalia permette a chi possiede un abbonamento Trenitalia della Regione Piemonte (ma non Formula), ai soci di Carta Freccia con biglietto per Torino e a chi ha un biglietto Trenitalia per Torino (valido per lo stesso giorno d'ingresso alla mostra) di entrare alla mostra in due pagando un solo biglietto, mostrando alla cassa i biglietti del treno e la Carta (promozione valida nei giorni non festivi). Il biglietto Mostra + Musei Reali costa 20 euro, ridotto 16 euro (18-25 anni), 12 euro (15-18 anni), 7 euro (6-14 anni), gratuito per i possessori della tessera Abbonamento Musei.

Tutti gli ismi di Armando Testa è a Palazzo Chiablese fino al 24 febbraio 2019. L'orario di apertura è martedì-domenica ore 10-19, lunedì chiuso. Il biglietto si compra direttamente a Palazzo Chiablese, in piazzetta Reale, e costa 12 euro, ridotto 6 euro, gratuito per chi possiede la tessera di Abbonamento Musei; il biglietto mostra + Musei Reali costa 20 euro, ridotto 10 euro, gratuito per Abbonamento Musei.


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