mercoledì 5 dicembre 2018

Il lungo viaggio del Bucintoro, da Venezia a Torino

Quando vado alla Reggia di Venaria Reale, ci sono due visite immancabili, abbia o meno tempo: la Galleria Grande, splendida sotto qualunque luce, per respirare il senso del barocco e della sua maraviglia, e il Bucintoro, nelle Scuderie Juvarriane. Come sanno già i lettori più fedeli di Rotta su Torino, e tutti coloro che hanno visitato la Reggia, il Bucintoro è l'unica peota del Settecento, imbarcazione veneziana da parata, arrivata fino a noi. Non ce ne sono altre al mondo.

Bucintoro dei Savoia Bucintoro dei Savoia

L'allestimento alla Venaria Reale permette di ammirarne la forza e la sfarzosità, sottolineando la maraviglia che doveva suscitare tra i sudditi che lo vedevano passare dalle rive del Po. Il Bucintoro era infatti un'imbarcazione che i sovrani utilizzavano per le loro feste sul fiume, per farsi vedere in tutto lo splendore del proprio potere, e per vedere da una prospettiva insolita la loro capitale. Fu costruito a Venezia, per volere di Vittorio Amedeo II, tra il 1729 e il 1731. Il 2 agosto 1731, l'imbarcazione lasciò per sempre Venezia e iniziò la risalita del Po da Chioggia, per arrivare a Torino. Lo accompagnavano due piccole imbarcazioni, una burchiella, che serviva per il trasporto degli arredi interni, e una gondola, che era una sorta di tender della peota. "Il comando del convoglio è affidato al veneziano Antonio Corrin e con lui sono il frate agostiniano Antonio Brunello, responsabile del viaggio, un carpentiere e quattro barcaioli" scrive uno dei pannelli informativi della Reggia di Venaria.

Il viaggio è tutt'altro che agevole: non solo il piccolo convoglio deve rispondere alle dogane e ai controlli degli Stati rivieraschi, che richiedono persino ispezioni a bordo, come succede a Brescello, nel nome del Duca di Modena, ma naviga controcorrente, con tutte le difficoltà e implicazioni immaginabili. "La risalita del fiume prevede l'ingaggio degli alzaroli, compagnie di conduttori di cavalli e buoi che garantiscono il traino delle imbarcazioni lungo gli argini rialzati (alzaie) del fiume e dei canali, con cavi fissati alla sommità dell'albero delle imbarcazioni e l'aiuto di remi, e rampini" prosegue ancora il pannello alla Venaria Reale.

Bucintoro dei Savoia Bucintoro dei Savoia

Per ordine dei Savoia, il Bucintoro e il suo seguito viaggiano solo di giorno, si fermano sulle rive di notte e l'equipaggio dorme a bordo. Il 13 agosto 1731 arrivano a Cremona, il 14 sono alla confluenza con il Ticino, qui la burchiella viene venduta e il suo carico trasferito su due imbarcazioni più piccole e più agili, mentre il frate Brunello ne approfitta per raggiungere Pavia con il Bucintoro e visitare la tomba di Sant'Agostino, protettore del suo Ordine. Ormai in vista della frontiera del Regno di Sardegna, il drappello continua il suo viaggio, servendosi soprattutto del traino dei buoi, e il 28 agosto è finalmente a Frassinetto, il porto di Casale Monferrato. In territorio amico, gli uomini del Bucintoro possono dormire in letti messi a disposizione dagli uomini dei Savoia e il 2 settembre, superate altre difficoltà legate alla conformazione del letto del Po tra Casale e Torino, entrano nella capitale del Regno. La consegna avviene al Castello del Valentino, dove è stata predisposta un'apposita tettoia.

Lasciata la splendida peota, lungo il percorso espositivo preparato dalla Reggia di Venaria, non perdete le belle stampe d'epoca che ricostruiscono il viaggio da Venezia, con la meraviglia che suscitava il suo passaggio e le fatiche degli uomini che lo trasportavano. Dietro a tanta magnificenza, c'è sempre il duro lavoro di chi non passa alla Storia.


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