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lunedì 16 gennaio 2017

La francese Télérama: se siete gourmets, andate a Torino!

Il successo internazionale di Torino continua e stavolta tocca la Francia. Su Télérama, sito web di cultura e tv, c'è una rubrica, Weekend, che propone un articolo sulle località da non perdere nel 2017, a seconda dei propri interessi: ai curiosi viene proposta Tirana, agli innamorati Paphos, agli avanguardisti Cassel, agli edonisti Bordeaux, ecc. Per i palati fini c'è Torino, unica città italiana finita in questa lista francese e molto francesizzante (sono poche le località proposte al di fuori dei patri confini della République).


Perché Torino è la città da non perdere nel 2017 se si apprezza la buona tavola? Con una bella fotografia della Mole Antonelliana al tramonto, con le Alpi sullo sfondo e i tetti mansardati di gusto vagamente parigino, Telerama ci spiega che Torino "non contenta di possedere uno dei più bei Musei del Cinema e la seconda collezione d'egittologia al mondo, adesso, sede del movimento Slow Food, si propone anche come paradiso dei gourmets". E racconta che "il molto barocco capoluogo piemontese abbonda in ogni angolo di specialità gastronomiche". Qualche esempio? "Il tartufo bianco d'Alba dal profumo inebriante, il vitello tonnato, il cioccolato gianduia a base di nocciole tostate, il panettone, il tutto innaffiato dal Barolo o dal Barbaresco, squisiti vini locali".

Un'altra carta per conquistare i turisti, dunque, l'enogastronomia!


sabato 14 gennaio 2017

Laura Audi: la Torino occulta, che raccontiamo con Somewhere

Nel 2017, il tour operator torinese Somewhere compie 20 anni e in questi 20 anni ha svelato la Torino occulta, tra esoterismo, letteratura, magia e mistero, contribuendo alla nuova immagine della città, davanti a se stessa e ai suoi turisti. I tour dedicati alla Torino Magica e alla Torino Sotterranea, rivelano luoghi, atmosfere e leggende di una città sempre "in bilico tra razionalità e irrazionalità".

"Vent'anni fa, quando Nicoletta Ambrogio e io, abbiamo iniziato l'avventura di Somewhere, Torino era molto diversa. Non era una città turistica, né pensava di diventarlo, non era una città che viveva di notte né apprezzava l'idea di muoversi di sera, non c'era Internet, dovevano ancora arrivare le Olimpiadi. Diciamo che la nostra sfida è stata un po' folle, nella Torino di allora" spiega Laura Audi, fondatrice e anima di Somewhere.


- E perché è iniziata questa sfida di Somewhere?
E' iniziata perché Nicoletta e io, che c'eravamo conosciute lavorando per un tour operator, volevano costruire qualcosa di nostro. Abbiamo così iniziato a indagare per cercare una nostra nicchia di mercato e abbiamo avuto l'idea di un turismo di incoming, per valorizzare Torino e il Piemonte. Era una novità, perché all'epoca Torino non era considerata una città d'arte, turisticamente interessante. Ci siamo basate sulla nostra preparazione culturale, io sono laureata in Filosofia e in Letteratura Inglese, Nicoletta è laureata alla Bocconi con un Master in Turismo, e sulla nostra passione per l'occulto. La nostra ricerca ha avuto due chiavi di volta, direi, la tradizione letteraria, che parla da sempre di una Torino Magica e di una Torino Sotterranea, e la notte, perché nessuno prima di noi aveva pensato a tour notturni, eppure la magia, le trasmutazioni alchemiche, il mistero, l'esoterismo, non possono essere raccontati senza le atmosfere notturne, che sono anche atmosfere iniziatiche, in fondo.

- Da cosa dipende questa fama di città magica che accompagna Torino da sempre? Se la guardiamo, anche solo nel suo tracciato ortogonale, sembra una città estremamente razionale
E' una città sempre in bilico tra razionalità e irrazionalità. La magia è nel suo DNA e la cosa interessante è che non arriva dalle classi popolari, ma impregna anche quelle dirigenti, che hanno una passione per l'occulto e sentono la magia anche negli eventi quotidiani: Emanuele Filiberto che si dedica agli esperimenti alchemici e chiama Nostradamus per avere un erede, Vittorio Amedeo II che si fida dell'astrologo Fortebraccio e ascolta le previsioni della monaca Serafina. I Savoia erano terrorizzati dalla magia, ci sono processi contro alti dirigenti con l'accusa di Messe Nere contro i sovrani; e poi, più recentemente, Massimo d'Azeglio assicurava di ricevere ordini di governo dallo scomparso Camillo Benso di Cavour. Le classi dirigenti hanno sempre avuto un intenso rapporto con l'occulto, non è un caso che la Massoneria sia nata qui, che molti monumenti torinesi portino simboli massonici facilmente leggibili agli affiliati, che persino la prima Società Spiritica italiana sia stata fondata a Torino. Penso che la figura che può dare un'idea delle due anime di Torino sia Cesare Lombroso, che cercò per tutta la vita una spiegazione razionale agli eventi, rifiutò l'idea dei fantasmi in una bottiglieria, in un caso di cronaca molto famoso all'epoca, di cui raccontiamo nel nostro tour Torino Noir, e che però era affascinato dall'occulto, tanto che in vecchiaia difendeva le medium.

- La ricerca e lo studio devono essere parte fondamentale dei vostri tour
Non ci sarebbero i nostri tour senza tutto il lavoro di preparazione, che facciamo e che a volte richiede mesi. Per la Torino Magica e la Torino Sotterranea, abbiamo consultato testi di epoche diverse, studiato documenti all'Archivio di Stato. Per farti un esempio, per trovare le Ghiacciaie sotterranee, di cui parlavano i documenti storici, ma non c'era traccia, ho setacciato per settimane la Torino intorno a Porta Palazzo, chiedendo e controllando, fino a trovarle dietro alla porta di un parcheggio sotterraneo. È un lavoro preziosissimo, che racconta la vera Torino. Abbiamo appena lanciato il tour Torino Noir, per il quale ho consultato testi dell'Archivio di Stato in cui si parla delle sentenze nelle carceri senatorie, nel XVIII secolo, ci sono i ladruncoli di Porta Palazzo, i mercanti in lite, i tentativi di fuga dal carcere, è una Torino viva, quotidiana e affascinante, che viene restituita a noi e che poi raccontiamo nei tour. E in questo lavoro di ricerca abbiamo potuto contare su Renzo Rossotti e Giuditta Dembech, due scrittori legati alla Torino occulta, non solo nel senso esoterico, che sono stati sempre molto disponibili e che hanno creduto tanto in noi, nelle nostre idee, nella serietà con cui abbiamo sempre preparato i nostri tour. Basti pensare che Rossotti, scomparso pochi anni fa, mi ha lasciato la responsabilità del suo archivio.


- E come sono state accolti questi tour così diversi?
Molto bene, sin dall'inizio è stato un successo. Quello che ci ha sorpreso è che noi ci aspettavamo soprattutto i turisti, invece i primi a partecipare ai nostri tour sono stati i torinesi, che volevano conoscere la loro città da nuovi punti di vista. Poi, nel 1998, Marco Accossato de La Stampa ha partecipato a uno dei tour senza dirci niente e ha parlato di noi con entusiasmo e di lì è aumentato anche l'interesse mediatico nei nostri confronti. Quando sono arrivate le Olimpiadi avevamo già una reputazione consolidata e si sono rivolti a noi grandi multinazionali come Samsung, McDonald's, Kodak, hanno parlato di noi anche USA Today e Washington Post.

- Somewhere vanta un certo numero di tentativi di imitazione. Come si vince questa concorrenza?
Prima di tutto registrando il nome, per tutelarlo: non ci possono essere altri tour Torino Magica o Torino Sotterranea, perché sono marchi registrati. Poi, come sempre, bisogna puntare sulla qualità e sulla preparazione. Noi studiamo e scopriamo luoghi, storie, eventi, continuiamo a mantenere un alto livello di qualità nel nostro lavoro. E, una delle cose a cui tengo di più è che non smettiamo mai di studiare, io non mi stanco mai di scoprire nuove cose, il mio lavoro di ricerca e di studio mi appassiona tantissimo e tutto quello che scopro finisce nei nostri tour. Torino Magica e Torino Sotterranea non sono uguali a quelli di 20 anni fa, si rinnovano, si aggiungono informazioni e curiosità; Torino Sotterranea ha adesso due tour diversi.

- Tanta ricerca, tanto studio appassionante, nuovi tour per sorprendere sempre i torinesi e i turisti, ma che idea rimane a te di Torino?
E' una città appassionante, per me è come una scatola magica, in cui non finisci mai di scoprire cose nuove; ogni porta aperta te ne svela altre dieci da aprire, è un'affascinante sciarada, in cui niente è come sembra.

- La magia nei secoli oscuri e poi sabaudi, ma adesso, nel XXI secolo, Torino è ancora una città magica?
Assolutamente sì, ha trasformato la sua essenza, da città industriale a città culturale, e già questo è magico, c'è stata una trasmutazione alchemica che restituisce a Torino quest'aura che la accompagna sin dalla sua fondazione.

E mi piace questa considerazione finale, l'ho detto anche a Laura Audi, perché è come un cerchio che si chiude: la città che dopo la parentesi industriale, di nuovo in cerca di se stessa, ritorna alle sue radici alchemiche.

Somewhere ha un sito web, www.somewhere.it, in cui potete trovare i suoi tour, le loro date e tutte le informazioni per partecipare.


venerdì 13 gennaio 2017

La luce sui bronzi islamici, al MAO

Al Museo d'Arte Orientale continua la valorizzazione del patrimonio custodito nei magazzini, con la mostra Luce sui bronzi – Oggetti d'Arte islamica dai depositi del MAO. Dal 19 gennaio 2017 sei opere bronzee saranno esposte per la prima volta al pubblico. In particolare, spiega il comunicato stampa del Museo, "si potrà ammirare una coppa (tasa) in ottone del XVII secolo proveniente dall'Iran. Si tratta di un manufatto di epoca safavide riccamente decorato -oltre che con iscrizioni calligrafiche- con simboli sia astrologici, sia astronomici. Sono identificabili all'esterno le costellazioni e all’interno i pianeti, con la presenza del sole e della luna, disposti in cerchio intorno a una protuberanza che potremmo riconoscere come la Terra". All'interno del piede della coppa c'è un quadrato magico, una figura che veniva costruita "nell'antichità con lettere e numeri contesti e l'armonia della somma complessiva o la leggibilità in varie direzioni delle lettere simboleggiava la consonanza con le leggi dell'universo. La coppa esposta al MAO diventa così la restituzione materiale e tangibile del cosmo e degli elementi che lo costituiscono". Grazie a tutti questi diversi elementi, si può dire che la coppa esposta fosse legata alla sfera magica e alla divinazione.


Sebbene sia condannata dalla religione, la divinazione era una pratica antichissima, di radici preislamiche, e molte famiglie importanti conservavano gelosamente queste coppe, anche a scopo terapeutico: si credeva che le formule magiche incise in esse potessero passare al malato attraverso i liquidi in esse contenute.

Insieme a questa preziosa coppa, il MAO esporrà un mestolo egiziano del IX-X secolo, una coppa indiana del XVII secolo, un versatoio e un boccale iraniani del XII-XIII secolo e un vasoio del XV-XVI secolo. Anche in questi casi le iscrizioni callgrafiche avevano uno scopo magico, dalle Sure del Corano alle formule di benedizione.

Particolarmente suggestiva, la scenografia scelta: le sei opere si troveranno in un ambiente immerso in suoni avvolgenti e immagini proiettate.

Luce sui bronzi – Oggetti d'Arte islamica dai depositi del MAO sarà aperta al pubblico, al MAO, in via San Domenico 11, fino al 12 marzo 2017. L'ingresso alla mostra è compreso nel prezzo del biglietto al MAO (intero 10 euro, ridotto 8 euro, gratuito under 18 e abbonamento Musei Torino Piemonte), l'orario d'apertura è mar-ven 10-18, sab-dom 11-19, chiuso lunedì.


giovedì 12 gennaio 2017

Tutto il 2017 dei Musei Reali, che riaprirà la Cappella della Sindone

Se il 2016 dei Musei Reali si è chiuso con numeri confortanti (ben 489mila visitatori), il 2017 promette di fare ancora di più, nella costruzione della loro identità, centro dell'eredità sabauda nel cuore della città.


In un comunicato stampa diffuso oggi, in cui si traccia un quadro dei progetti per quest'anno appena iniziato, i Musei Reali hanno annunciato per novembre la riapertura della Cappella della Sindone, a vent'anni dall'incendio che ne causò la chiusura e sarà bello tornare ad ammirarla, dopo il lungo restauro curato dalla Soprintendenza di Torino con il contributo della Compagnia di San Paolo. Tra l'estate e l'autunno, in programma anche nuove aperture, come gli spazi della Galleria Sabauda dedicati ai maestri piemontesi dal Trecento al Cinquecento, con le opere di Martino Spanzotti, Dedendente Ferrari e Gaudenzio Ferrari, o i Giardini Reali, che diventeranno il centro di distribuzione dei percorsi interni dei Musei, dopo i lavori di risistemazione del verde, dei vasi, della nuova segnaletica. Sarà aperto anche un nuovo percorso espositivo al Museo di Antichità, dedicato alle antiche civiltà del Mediterraneo, dagli Assiro-Babilonesi fino agli Etruschi, passando per le culture cipriote, greche e italiche.

Oltre alle aperture, i Musei hanno in programma anche una serie di eventi e di mostre. A Palazzo Chiablese, continuerà fino a marzo la mostra dedicata a Henri Toulouse-Lautrec, poi sarà la volta di Il bello senza tempo. La collezione di Gian Enzo Sperone da Roma antica a Ai Weiwei, e, in autunno una nuova esposizione, dedicata a Joan Miró e realizzata con la collaborazione della Fundació Pilar i Joan Miró. Alla Galleria Sabauda continueranno i Confronti cominciati tra le due Veneri di ambiente botticelliano conservate a Torino e a Berlino: a febbraio ci sarà A spasso con un drago, con un'opera di Carlo Mollino appena arrivato in Sabauda, e poi confronti dedicati a Daniele da Volterra e a Bellotto. Proseguirà anche il progetto Scoperte, che, sempre in Galleria Sabauda, valorizza il patrimonio sconosciuto e nascosto del Museo: dopo gli incisori olandesi, si potranno ammirare le opere di Grechetto e poi, in autunno, quelle di Dürer e Luca di Leida; al piano terra, sempre dall'autunno, una mostra dedicata a Giovanni Battista Piranesi.


Bello anche il programma dell'Armeria Reale, che inizia a gennaio con la proposta di un'armatura giapponese nello stile delle dō-maru del secondo periodo Chusei (XIII-XVI secolo), donata dall’imperatore del Giappone Meiji a Vittorio Emanuele II nel 1869; si tratta di un'opera restaurata grazie al programma Restituzioni di Intesa San Paolo e adesso 'restituita' al pubblico.

Un programma intenso, capace di attrarre nuovi turisti a Torino e a cui bisogna aggiungere i numerosi laboratori, le visite guidate tematiche, l'apertura delle Cucine Reali e degli Appartamenti di Maria Teresa (si riuscirà un giorno a tenerli aperti grazie a professionisti pagati e non ai volontari? Una battaglia anche questa, che riguarda non solo Torino, ma buona parte degli Enti Culturali del nostro Paese). Ed è un programma che accompagna grandi ambizioni: "La mostra su Carlo Emanuele I che abbiamo appena inaugurato dimostra quanto sia grande il potenziale dei nostri musei anche come capacità di produrre idee, ricerca, occasioni di conoscenza e di scoperta. Per questo il 2017 dovrà essere anche l'anno destinato alla creazione di una nuova rete di rapporti, sia con le realtà locali, sia con quelle nazionali e internazionali. Tutto questo è necessario anche in vista del 2019, cinquecentenario di Leonardo che ci vedrà assolutamente protagonisti" ha detto Enrica Pagella, da un anno direttore dei Musei Reali, dopo esserlo stata di Palazzo Madama (e quanto abbia saputo dare vita al patrimonio che entrambi conservano è sotto gli occhi di tutti).


mercoledì 11 gennaio 2017

E Nostradamus scrisse l'oroscopo di Carlo Emanuele I

Carlo Emanuele I di Savoia nacque il 12 gennaio 1562 e, per celebrare il 455 anniversario dalla sua nascita, i Musei Reali di Torino hanno preparato tre visite speciali a Le meraviglie del mondo, la bella mostra dedicata alle sue collezioni, in corso alla Galleria Sabauda e alla Biblioteca Reale. Chicca esclusiva di queste visite speciali,  il Pronostico pel duca Carlo Emanuele I del 1562, una sorta di oroscopo un tempo attribuito a Nostradamus, conservato alla Biblioteca Reale; sarà infatti questo prezioso documento a introdurre alle visite guidate.

E con questo documento torniamo al rebus di Nostradamus, che le leggende vogliono visitasse Torino, nel 1556, chiamato da Emanuele Filiberto e Margherita, disperati per avere finalmente l'erede al trono che garantisse la continuità dinastica. Togliamoci il dubbio: non c'è alcuna certezza storica sulla presenza di Nostradamus alla corte sabauda, anche perché Emanuele Filiberto sposò Margherita di Valois nel 1559, dunque sarebbe stato complicato vederlo disperato per l'erede che non arrivava tre anni prima del matrimonio. Ma è bello lo stesso immaginare il celebre dottore, astrologo, matematico francese in compagnia di Emanuele Filiberto, appassionato alchimista, a discutere di pietre filosofali, astrologia e magia. Siamo pur sempre in un secolo in cui scienza e alchimia sono la stessa cosa, in una confusione oggi inconcepibile, del resto, astronomia e astrologia andavano a braccetto sin dai tempi più antichi. È l'ansia di sapere dell'uomo rinascimentale, che Emanuele Filiberto rappresenta bene in tempo di pace, una volta inguainata la spada a San Quintino e ritornato a mettere ordine nel suo Ducato.

L'eventuale soggiorno di Nostradamus a Torino è fortemente legato alla nascita di Carlo Emanuele I, desideratissimo unico figlio di Emanuele Filiberto e Margherita, speranza della dinastia e del Ducato (leggete cosa seppero organizzare gli orgogliosissimi genitori, per il suo battesimo). La tradizione (ma non c'è prova storica) vuole che Nostradamus, chiamato a facilitare il suo concepimento, con unguenti speciali, redasse anche l'oroscopo del piccolo principe. Non solo predisse che sarebbe stato il più importante condottiero del suo tempo, ma assicurò che sarebbe morto "sulla strada di Gerusalemme, quando un nove si troverà davanti a un sette". È probabile che per questa profezia il Duca si tenne sempre lontano dal Medio Oriente e tutti ipotizzarono che sarebbe morto in età avanzata. In realtà, Carlo Emanuele, salito al trono appena 19enne, già orfano di entrambi i genitori, regnò per ben 50 anni. Morì il 26 luglio 1630, a 68 anni, quindi nel 69° anno di vita (con il 9 che precede il 7 dei 70 anni), a Savigliano (CN), nel Palazzo Cravetta, che ancora oggi, come allora si trova in via Gerusalemme. E il cerchio si chiude così.