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sabato 29 aprile 2017

Per un pugno di corti: il bando di concorso per la prima edizione

Per un pugno di corti è un festival cinematografico organizzato da Per un pugno di ascolti, programma che va in onda ogni giovedì sera, alle ore 21, sulla torinese radiobandalarga.it. Si svolgerà a luglio nel Bar Sociale di via Baltea 3, in Barriera di Milano, e in questi giorni invita i videomakers di qualunque età, purché maggiorenni, a inviare un cortometraggio della durata massima di 15 minuti entro il 25 giugno 2017.


Il tema scelto dagli organizzatori è L'ascolto. "È bene sottolineare che la traccia può essere concepita in tutte le sue possibili accezioni. Vi chiediamo quindi di andare a esplorare con il vostro progetto multimediale tutte quelle situazioni in cui l'ascoltare diventa necessario, utile, piacevole o persino deleterio. La giuria del festival sarà composta da un cospicuo numero di esperti cinematografici, sceneggiatori, accademici e cinefili, attivi nel mondo della cinematografia e della narrazione visiva e letteraria da tanti anni" spiega il comunicato stampa. Il cortometraggio dev'essere stato realizzato non prima del 1° gennaio 2015.

Tutti i cortometraggi selezionati saranno proiettati a luglio, con modalità e tempi che verranno resi noti entro il 25 giugno 2017, nel Bar Sociale di via Baltea 3. Il vincitore verrà proclamato entro il mese di luglio e vincerà 500 euro. Ma, attenzione, il premio intende essere un sostegno dell'attività artistico-culturale del regista, dunque verrà consegnato se c'è una previsione di spesa per viaggi di studio, nuovi progetti, ecc ecc.

L'iscrizione al Festival e l'invio del corto possono essere effettuate solo per via digitale, secondo le modalità che trovate descritte a questo link.


La vie en rose, ovvero l'acquerello botanico a Palazzo Madama

Maggio è il mese delle rose, lo sappiamo, e Palazzo Madama ne approfitta per invitare a dipingerle, con un bel corso dedicato all'acquerello botanico. Si intitola La vie en rose, è tenuto da Angela Petrini, presidente dell'Associazione Italiana Pittori Botanici Floraviva, e si svolgerà nel Giardino della Principessa il 6 e 7 maggio 2017. Il corso è aperto a tutti e fatto su misura per i partecipanti: ai principianti verranno date le nozioni di base, i più esperti si cimenteranno con i dettagli più impegnativi della rappresentazione dei fiori. La durata totale delle lezioni è di 12 ore (per 120 euro di costo totale), sabato 6 maggio dalle ore 10 alle 18 e domenica 7 maggio dalle ore 10 alle 16 e vale anche per l'aggiornamento degli insegnanti.


Il Giardino della Principessa è uno dei luoghi più suggestivi di Palazzo Madama: in pieno centro, in quello che fu un tempo il fossato della fortezza sorta sulla porta romana, permette di seguire il ritmo delle stagioni, come i vicini orti, anch'essi disegnati secondo la tradizione rinascimentale. E, come suggerisce il comunicato stampa, "maggio è il mese ideale per osservare la grande varietà di rose presenti nel giardino: la rosa gallica, la rosa alba, la rosa damascena (di Damasco) colpiscono il visitatore con i colori dei petali e le forme delle corolle, a cui si accompagna l'intensità del profumo che da loro sprigiona".

Info e prenotazioni, tel. 011 4436999 o all'email didattica@fondazionetorinomusei.it.


venerdì 28 aprile 2017

Inside the house: i 10 progetti vincitori ad Architettura in Città

Dal 24 al 27 maggio 2017, Architettura in Città proporrà ai torinesi e ai turisti numerose iniziative per avvicinarli all'architettura e alle sue tematiche.

Uno dei progetti più interessanti del Festival, voluto dall'Ordine degli Architetti di Torino, è Inside the house, che propone 10 progetti architettonici fotografati da altrettanti fotografi. Alla giuria che doveva selezionare i progetti, composta da Nina Bassoli, Davide Rommaso Ferrado di Festival Architettura in Città e da Aranna Visani di Camera Centro Italiano per la Fotografia, sono arrivate 25 proposte. I 10 vincitori sono progetti sparsi in tutta Torino, in edifici nuovi e non, che testimoniano il rinnovamento della città e la creatività dei progettisti, che hanno reinventato la vita contemporanea in spazi del passato.

I fotoreportage saranno costituiti da 4 fotografie, una esposta nello Spazio Q35, sede principale del Festival, e le altre 3 nello studio dell'architetto, così da costituire una sorta di mostra diffusa, per raccontare e valorizzare il lavoro degli architetti. I progetti vincitori sono i seguenti:

48 working/livingProgettista: Elisa Enrietto; fotografo: Jana Sebestova
Un piccolo appartamento nel centro di Torino, trasformato per ospitare contemporaneamente uno studio e un’abitazione. L’opera è stata completata nel 2015.

Bertola 40
Progettista: Studio Lageard; fotografo: Mario Forcherio
Una 'villa urbana' progettata sulla rifunzionalizzazione degli spazi tecnici collocati sulla copertura di un edificio ottocentesco e capace di garantire un alto livello di privacy.

Casa Bossi
Progettista: UNDUO; Fotografo: Andrea Ferrari
In via Cibrario, Casa Bossi, nata dalla ristrutturazione del primo piano di un villino ndipendente, mette in dialogo elementi liberty e interventi contemporanei.

Casa Hollywood
Progettista: Luciano Pia; fotografo: Elena Muzzarelli
In corso Regina Margherita, Casa Hollywood sorge sulle tracce del Teatro Torinese ottocentesco bombardato durante la seconda guerra mondiale.

Casa MNVL
Progettista: Luca Macrì; fotografo: Giorgia Mannavola
Le numerose stanze di un appartamento di via Po sono state fatte confluire in un unico ambiente.

Case a schiera a San Vito
Progettista: Pietro Derossi; fotografo: Paolo Mussat Sartor
Due edifici sulla collina torinese, ognuno dotato di quattro appartamenti, parla della contaminazione tra la casa unifamiliare e l'abitazione collettiva con servizi centralizzati.

Elsa
Progettista: Blaarchitettura; fotografo: Beppe Giardino
La ristrutturazione di un appartamento collocato in un fabbricato degli anni '50, in una zona di Cuneo molto verde e ben posizionata.

La casa dei gemelli
Progettista: Crotti+Forsans Architetti; fotografo: Maura Banf
La ristrutturazione di due appartamenti adiacenti nel centro storico di Torino, in via Garibaldi.

Pentagramma
Progettista: CIVICO13; fotografo: Silvia Pastore
L'abitazione è stata realizzata nel 2012 a Torino su commissione di una giovane famiglia

Residenza temporanea
Progettista: De Ferrari Architetti; fotografo: Fabio Oggero
La residenza temporanea sorge in via San Pio V a Torino e conta 24 alloggi con spazi comuni aperti anche al quartiere; è stata premiata nel 2015 dall’INU per il suo inserimento nel contesto urbano,


Verso il Salone del Libro: il selfpublishing di LibroLibero al Salone Off

Se siete autori di un libro e lo avete autopubblicato, sia edizione cartacea o ebook non importa, non perdete l'occasione offerta da LibroLibero, iniziativa che intende dare spazio al self publishing nell'ambito del programma del Salone Off . "L'idea, nata dalle associazioni, dai locali e dalle attività commerciali del Quadrilatero Romano, è di mettere in vetrina e di presentare, in occasione del 30° Salone del Libro, gli scrittori che gravitano nel mondo del self publishing o nel fai da te della scrittura. L'obiettivo dichiarato è di offrire una 'casa' temporanea per iniziative di auto-promozione a chi per vari motivi una vera casa editrice non ce l'ha e ha deciso di pubblicarsi in proprio" spiega Fabrizio Vespa, che promuove il progetto.


Per partecipare a LibroLibero, bisogna inviare la propria opera, all'email libroliberotorino@gmail.com, entro il 10 maggio 2017. "I titoli raccolti saranno valutati e selezionati da un comitato di esperti e, prima e durante i giorni della kermesse libraria, saranno 'adottati' dai luoghi di maggiore frequentazione dell'antica pianta romana della città, in cui saranno presentati e messi in esposizione". In questo modo, spiega ancora il comunicato, il Quadrilatero si trasformerà in una sorta di "porto franco della letteratura, dove chi non ha una struttura editoriale alle spalle, potrà ricavarsi uno dedicato spazio per farsi conoscere". Una bella idea, se si considera che il Salone del Libro chiuderà tutti i giorni alle ore 20, per consentire ai suoi visitatori di partecipare alle iniziative serali preparate a Torino per celebrarlo. Ed è bello che nei giorni del Salone ci sia spazio anche per chi autopubblica un libro e crede fermamente nel sogno della letteratura. In bocca al lupo a chi parteciperà!


giovedì 27 aprile 2017

Verso il Salone del Libro: il programma tra il Lingotto e la città

La cartella stampa del 30° Salone Internazionale del Libro è alta circa 1 centimetro: ve lo dico per spiegarvi come sia impossibile raccontare in un articolo tutto quello che succederà al Lingotto Fiere (e in città) dal 18 al 22 maggio 2017. Stamattina, al Museo del Risorgimento, dove è stata presentata questa nuova edizione, si respirava una bella atmosfera di orgoglio e speranza: il Salone del Libro non si è limitato a sopravvivere a uno scisma avvenuto in modo antipatico, ma ne ha approfittato per rinnovarsi e per caricarsi di energia. Ne parlavamo su Twitter: mai sfidare Torino, soprattutto se si usano toni poco simpatici.


Il tema del Salone, lo sappiamo già, è Oltre il confine, supportato dal manifesto firmato da Gipi, uno più belli degli ultimi anni: un libro messo come ponte su un muro, per permettere di guardare cosa succede oltre. Una metafora del ruolo della cultura in questi anni di muri che vogliono sostituire ponti che non lascia indifferenti. Per andare 'oltre il confine' e non fermarsi davanti ai muri, il Salone propone al pubblico "di scoprire il volto autentico degli Stati Uniti con la sezione Another side of America; di incontrare donne che stanno cambiando il mondo, protagoniste di Solo noi stesse; di lasciarsi sorprendere dai reading di Festa Mobile; di affacciarsi sul futuro con gli appuntamenti de L'età ibrida; di conoscere l'Italia che risorge dal terremoto, ospite della programmazione Il futuro non crolla; di riconsiderare il vero valore del cibo e dell'alimentazione negli spazi di Gastronomica; di imbattersi nell'arte e nell'illustrazione di grandi maestri con Match. Letteratura vs Arte; di confrontarsi con la letteratura di frontiera dei Romanzi impossibili; di trovare settantuno festival culturali riuniti nel Superfestival; di farsi trasportare dalle sonorità dello spazio Music'n'Books; di assaporare la quiete autentica entrando dentro L'isola del silenzio; di far crescere i propri figli e nipoti con un libro in mano grazie al Bookstock Village; di superare i confini della fantasia con le iniziative per Tolkien e King".

Il Salone non vuole rinunciare alla tradizione degli ospiti famosi, delle code per le firme sulle copie appena acquistate, e la lista degli scrittori e intellettuali che saranno presenti al Lingotto è molto lunga. Dopo 17 anni torna Daniel Pennac, che presenterà un nuovo libro della saga di Belleville, a cui torna dopo averla abbandonata nel 1999. Poi Annie Ernaux, che incontrerà Daria Bignardi per parlare di Memoria di ragazza, Luis Sepúlveda, prima con l'argentina Elsa Osorio, per parlare di storia sudamericana, e poi con Carlo Petrini, per parlare di sviluppo sostenibile, quindi l'indiano Amitav Ghosh, con la lectio Il cambiamento climatico e l'impensabile, Roberto Saviano e la sua La paranza dei bambini, Alicia Giménez-Bartlett, che racconterà il suo laboratorio letterario, Luciana Littizzetto, che discuterà del suo La bella addormentata in quel posto con Maria De Filippi, le conversazioni con Maurizio De Giovanni, Corrado Augias, Luciano Canfora.

Il Salone Off merita un post a parte: ben 150 eventi in giro per Torino, con reading e lectiones in luoghi tradizionali come le biblioteche e insoliti come la mongolfiera (davvero merita un post a parte e glielo dedicherò nei prossimi giorni). Segnalo sono un paio di eventi che saranno davvero oltre il confine. Il 17 maggio, alle ore 15, nell'Aula Magna istituto Omnicomprensivo Luigi Pirandello di Lampedusa, Pietrangelo Buttafuoco leggerà Jànchi mi divintaru li capiddi del poeta arabo siciliano Ibn Hamdis, vissuto nel XII secolo; a Lampedusa, adesso più che mai testa di ponte del Mediterraneo, un attore del XXI secolo leggerà un autore arabo, nato in Sicilia, nel Medioevo: come resistere? E per celebrare i 30 anni del Salone di Torino, negli Istituti Italiani di Cultura di Parigi, Londra, Berlino, Bruxelles, Oslo e New York si terranno letture dalla letteratura del nostro Paese.

Al Museo Carpano di Eataly, l'appuntamento dell'IBF, l'International Book Forum, l'area professionale per la compravendita dei diritti editoriali, a cui hanno aderito finora 370 operatori, di cui 128 stanieri provenienti da 29 Paesi; nella stessa sede, Book to screen, con 40 operatori italiani e internazionali del settore audiovisivo, che incontreranno gli editori (nuove serie e nuovi film in vista, grzie al Salone del Libro?). E siccome si stanno dando i numeri ecco gli altri: il Salone del Libro occuperà 45mila metri quadrati, di cui circa 11mila commerciali (+10% rispetto all'anno scorso), occupati da 424 titolari di stand (338 nel 2016) più 9 stand dei progetti speciali. Saranno presenti 1060 case editrici, con un programma di 1200 appuntamenti nelle 30 sale disponibili; le case editrici con stand proprio saranno 390, a cui si aggiungono 360 editori ospitati negli stand di colleghi, 10 case discografiche ed editori musicali, 12 spazi regionali, con la Toscana che, come sappiamo, è la regione ospite del 2017 (le altre regioni con proprio stand sono Basilicata, con Matera 2019 dotata di area propria, Calabria, Friuli, Lazio, Marche, Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria e Valle d'Aosta), 3 stand internazionali di Cina, Marocco e Romania, che accolgono 300 editori di quei Paesi.

Sul sito del Salone del Libro, già aggiornato con il programma, tutte le indicazioni per l'acquisto dei biglietti (e leggete fino in fondo perché il biglietto del Salone del Libro dà diritto ad alcuni sconti nei servizi turistici torinesi!).


Il Lingotto, edificio senza memoria?

Prima la mostra Il viaggio dell'eroe,alla Pinacoteca Agnelli, poi l'inaugurazione di Or-TO, l'orto urbano di Eataly, ultimamente mi è capitato di tornare spesso al Lingotto. È uno degli edifici della Torino moderna a cui sono più legata (questo il link per leggere la sua storia): quando studiavo Architettura era appena stato ristrutturato ed era su tutte le riviste specializzate, era uno di quegli edifici che non potevi non conoscere se volevi dimostrare che l'Architettura era il tuo pane quotidiano e la tua passione; uno dei primi servizi che mi hanno affidato, quando ho iniziato a lavorare come giornalista, è stato la visita in anteprima per la stampa dell'Hotel Le Meridien, il primo albergo ospitato nel'edificio (adesso appartiene alla catena NH) ed ero rimasta molto colpita da come le stanze fossero state adattate al ritmo della grande fabbrica e da come quella fabbrica, che aveva visto costruire le automobili dello stile di vita italiano, potesse essere anche glamour e fascinosa; poi ci sono stati il Salone Internazionale del Libro, i concerti e gli incontri all'Auditorium Gianni Agnelli, un paio di conferenze stampa nella Bolla.


Ci torno sempre volentieri, per passeggiare tra i negozi dell'8 Gallery, fotogafare tutte le volte il mio prediletto giardino tropicale e, potenza della tessera Abbonamento Musei, fare un salto alla Pinacoteca Agnelli e dare un'occhiata a quella che fu la pista di collaudo e che è uno dei luoghi più suggestivi della città. Non per niente lo considero la madre (o il padre?) di tutte le ristrutturazioni degli edifici dismessi venuti nei decenni successivi. Qualche giorno fa sono tornata nuovamente e l'ho guardato con occhi nuovi. Avevo parlato da poco con Guido Montanari, il vicesindaco di Torino e Assessore all'Urbanistica, che ho intervistato per il mio ebook, Edifici ex industriali a Torino. Gli avevo chiesto se il successo della riqualificazione del Lingotto avesse influenzato gli interventi successivi e lui mi ha risposto di sì, nel bene e nel male. Tra le cose negative ha inserito la mancanza di memoria. "Se un ragazzo nato negli anni 90 va all'8 Gallery, non ha la minima idea di cosa sia stato prima quell'edificio e di quanto sia stato importante nella storia dell'auto e della città. È una cosa che non mi piace" mi ha detto.


Vero. Si passeggia nelle due lunghe gallerie parallele, su cui si affacciano i negozi, ci si ferma nei bar e nei risoranti delle piazze coperte, si guarda il giardino tropicale e non c'è nessuna indicazione di quello che è stato, degli operai che lì passarono e delle auto che lì si costruirono. Magari si può intuire qualcosa dalla magnifica rampa elicoidale, si può indovinare che il ritmo severo e uguale delle grandi finestre aveva un senso preciso, ma non c'è niente di esplicito che ci ricordi che qui, in questi spazi, sono nate le Topolino, le Torpedo e le auto del boom economico, che hanno dato libertà alle famiglie e ai giovani e sono state simbolo del primo benessere. Una svista, una scelta? Chi lo sa: il progetto di Renzo Piano è stato tra quelli inviati alla FIAT per il concorso, uno dei più rispettosi delle volumetrie esistenti; l'architetto genovese non ha toccato quasi niente dell'esterno dell'edificio. Guardate una foto degli anni 30-50 e guardate il Lingotto di oggi, potete riconoscere praticamente ogni finestra. Ma se passeggiate al suo interno, non ci sono né un piccolo Museo né un manifesto che ricordino il passato; Montanari, che pure ha apprezzato il progetto di Piano mi ha segnalato questa mancanza tra le cose negative.


Non è successa la stessa cosa in quello che può essere considerato il suo omologo dell'inizio del XXI secolo. Allo SNOS, l'edificio nei pressi del Parco Dora che accoglie oggi uffici, loft e una lunga galleria commerciale, ci sono tanti segni del suo passato di fabbrica dei più importanti treni d'Italia. Nella lunga volta della galleria sono stati lasciati gli strumenti utilizzati dagli operai, come i ponte-carri, ci sono anche foto d'epoca appese alle travi, che raccontano la lunga epopea operaia del Novecento, mentre, sul pavimento, lunghe linee parallele metalliche e una serie crescente di numeri, anch'essi in metallo, ricordano i treni che qui si fermavano e scaricavano le merci.

Qual è la scelta migliore? Lasciare che un edificio riqualificato viva la sua nuova stagione, senza alcuna memoria del suo passato, o introdurre nella sua nuova vita elementi che ricordino il suo passato? Domande e risposte che toccano agli architetti, quando si avvicinano a edifici con una propria identità e una propria storia, e che poi toccano anche noi, quando li visitiamo.


mercoledì 26 aprile 2017

Verso il Salone del Libro: Bonfirraro spiega il suo sì a Torino

Lo confesso. Sono anni che non vado al Salone Internazionale del Libro, se non per velocissime passeggiate tra gli stand, per vedere le novità. Detesto le code, per me cinque persone davanti sono già ragione di mollare e cercare qualcos'altro e il Lingotto negli ultimi anni è stato sempre una coda per qualunque cosa. Il programma del Salone è cresciuto in maniera abnorme, ha perso la dimensione umana e, in assenza del dono dell'ubiquità, è impossibile da anni seguire gli eventi e gli incontri, spesso in contemporanea (senza pensare alle code di decine di metri un'ora prima dell'inizio dell'evento...). Insomma, era qualche anno che la kermesse del Lingotto aveva bisogno di una svecchiata, di una formula nuova, che restituisse una sorta di slow time, senza essere bombardati da mille voci e mille proposte.

Questa è la premessa. Poi c'è stato lo strappo dei grandi editori milanesi, la fiera resistenza degli editori indipendenti, di tutte le dimensioni, compresi i piccoli (che gli dei siano sempre accanto ai 12 che per primi dissero no ai toni dell'AIE), l'orgoglio e la creatività, che salvano sempre Torino e che obbligheranno sempre l'Italia a fare i conti con la sua forza e le sue capacità inventive. E la reazione è stata quella naturale di quando cercano di privarti di qualcosa a cui non badi troppo, ma che ti appartiene, anche se è lì, rassicurante sullo sfondo. Quest'anno, dal 18 al 22 maggio 2017, si va a vivere il Salone del Libro, sì o sì. Per dire grazie agli editori che sono rimasti, per rendere omaggio al lavoro di Nicola Lagioia, il direttore arrivato da fuori Torino per dare nuova linfa alla manifestazione, per vivere questa nuova stagione, che non so se vedrà Torino vincente nell'antipatico confronto che non ha cercato, ma certo ha già restituito energia ed entusiasmo, a poco meno di un mese dall'inaugurazione.

Nel blog parlerò molto del Salone del Libro, nei prossimi giorni: domani mattina, la conferenza stampa rivelerà il programma della 30° edizione, offrendo gli inevitabili spunti. Ma non solo. Dal Salone Off mi stanno arrivando le segnalazioni di belle iniziative che hanno a cuore lettura e scrittori, alcune case editrici mi stanno mandando i dati della loro partecipazione. C'è passione intorno a questo Salone del Libro, più che mai nostro, nonostante abbia per la prima volta un direttore non torinese.

Tutto ciò perché oggi mi è arrivato il comunicato stampa della casa editrice siciliana Bonfirraro, che dice cose molto belle, affermando prima di tutto la scelta di essere a Torino (e può essere una sorta di manifesto di tutti gli editori indipendenti che hanno scelto di rimanere con noi). "Aderire al Salone piemontese per Bonfirraro è un fattore imprescindibile: per chi ha fatto dell'indipendenza una vera e propria bandiera, sulla quale erigere la propria identità imprenditoriale e culturale, quella di Torino non poteva che confermarsi una casa accogliente, che dà da sempre spazio e voce al pluralismo sul piano internazionale, volgendo lo sguardo anche alla 'periferia' e alle piccole realtà editoriali senza preconcetti e pregiudizi" spiega la casa siciliana. Bonfirraro è presente a Torino sin dalla prima edizione, è tornato quasi tutti gli anni e da tre anni ha un proprio stand (padiglione 2 n. H71), in modo da contare su una maggiore visibilità; torna quest'anno, "apprezzando gli sforzi dell'organizzazione che ha dovuto far fronte a una fortissima concorrenza". Nel suo stand, nel secondo padiglione, "accettando l'invito dell'organizzazione torinese, ospiterà un editore straniero, la casa editrice ceca Práh di Praga, con la presenza dell'editore Martin Vopenka".

Non sappiamo ancora come andrà il Salone Internazionale del Libro, ma anche solo per storie come questa è già un successo.


Per un pugno di corti: il bando di concorso per la prima edizione

Per un pugno di corti è un festival cinematografico organizzato da Per un pugno di ascolti , programma che va in onda ogni giovedì sera, a...