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venerdì 30 settembre 2016

Cinque generazioni di Brueghel e di arte fiamminga alla Reggia di Venaria

Tra le grandi mostre dell'autunno torinese c'è anche Brueghel – Capolavori dell'arte fiamminga, alla Reggia di Venaria Reale (TO) fino al 19 febbraio 2017. Nelle sue cinque sezioni questa mostra ripercorre la storia di cinque generazioni di pittori della straordinaria famiglia fiamminga e, allo stesso tempo, ci permette di ripercorrere buona parte della storia e dell'evoluzione europea tra il XVI e il XVIII secolo. Erano tempi di guerre e di rivolte per le Fiandre, sia per temi religiosi che per temi economici: le nuove rotte commerciali atlantiche, che cancellano l'antica centralità del Mediterraneo e formano la borghesia fiamminga, la nuova religione, che mette al centro la laboriosità dell'uomo, più del suo pentimento, stabilendo anche un diverso rapporto con la natura, il potere mal tollerato della Spagna lontana e incapace di comprendere. E' una storia appassionante, quella delle Fiandre di quell'epoca, che la scuola ci ha tramandato solo come un lungo elenco di guerre di religione e che invece i Brueghel raccontano con i loro dipinti.


La saga inizia ad Anversa, nel Belgio, con Pieter Brueghel il Vecchio, attento ai semplici e a un'umanità inquieta, alla ricerca dell'equilibrio tra le aspirazioni spirituali e la presenza del peccato. La religione è uno dei temi principali della pittura dei Brueghel, siamo, del resto, negli anni della Riforma ed è proprio la Riforma a rivoluzionare la concezione dell'uomo, non più centro dell'universo ma parte di esso, non più ragione della creazione della natura, ma parte dei processi naturali (anche la rivoluzione copernicana è in fondo di questo periodo storico). Nei quadri dei Brueghel questo si traduce nella maggiore attenzione della rappresentazione della natura e in una certa meraviglia, unita dall'attrazione per questa nuova relazione che si instaura: l'uomo non è più protagonista, la natura è ancora tutta da scoprire. Il Paesaggio boscoso con la Vergine e il Bambino, il Villaggio fiammingo con contadini al lavoro nei campi, la Trappola per gli uccelli e i bei paesaggi invernali raccontano le nuove sensazioni del mondo fiammingo, con un realismo, una luce e una magia che incantano.

Allo stesso tempo, non viene meno l'attenzione per l'umanità, per Anversa diventata centro del mondo, grazie ai suoi commerci: i viaggi, le navi, i mercanti e la nascente borghesia locale diventano soggetti della pittura dei Brueghel, che, però, non perdono di vista gli ultimi e l'umanità colorata, a volte festosa e a volte dolente, dedicano parte della loro pittura. Una delle sezioni più importanti della mostra di Venaria è dedicata alle allegorie, un genere in cui brillano Pieter e Jan Brueghel il Giovane: si notano più che altrove le influenze dell'Italia e il dialogo continuo con la pittura fiamminga contemporanea, sintetizzati da Le tre Grazie con un cesto di fiori, di Jan Brueghel il Giovane e Frans Wouters, che si ispira a un quadro di Rubens conservato a Vienna, a sua volta ispirato da un gruppo scultoreo appartenente ai Piccolomini.


Brueghel – Capolavori dell'arte fiamminga sarà aperta al pubblico fino al 19 febbraio 2017. L'orario di apertura della mostra segue quello della reggia di Venaria e fino al 2 ottobre 2016 è mar-ven ore 10-18, sab-dom-festivi ore 10-20.30, lunedì chiuso; dal 4 ottobre 2016 è mar-ven ore 9-17, sab-dom-festivi ore 9-19.30; lun chiuso. Il biglietto intero costa 14 euro (con audioguida inclusa), ridotto 12 euro (audioguida inclusa). Tutte le info su www.lavenaria.it.


Il Salone di Stupinigi, centro degli assi prospettici del territorio

Uno degli elementi più interessanti della costruzione dell'immagine di Torino capitale è l'uso degli assi prospettici nel territorio. Sappiamo che sono stati ampiamente utilizzati in città: non c'è grande via del centro che non termini con l'orizzonte chiuso scenograficamente, da via Garibaldi a via Po passando per via Roma. Nel territorio ci sono tre luoghi in cui gli assi che lo legano alla città sono particolarmente visibili: la Basilica di Superga, estremo del più celebre di questi assi, quello che la collega al Castello di Rivoli, lo stesso Castello di Rivoli, da cui si apprezza anche uno dei più amati, corso Francia, che lo collega scenograficamente a piazza Statuto, e la Palazzina di Caccia di Stupinigi, che chiude il lunghissimo viale proveniente da Torino, in quello che, per il mio gusto personale, è l'asse prospettico più bello di tutti.


Lo si nota ancora di più dal Salone Centrale della Palazzina, il cuore del progetto juvarriano e degli assi che in esso convergono. L'intero complesso fu concepito come un movimento di bracci simmetrici, ora concavi e ora convessi, che si inseguivano come in una danza, fino a unirsi nel Salone Centrale. E' un movimento sinuoso ed elegante che è l'apogeo del barocco piemontese e una delle migliori espressioni del barocco europeo: non perdetevelo e non abbiate fretta di entrare nella Palazzina, godetevi i movimenti e la sontuosità con cui Juvarra vi avvicina al cuore della sua creatura.


Nel Salone Centrale convergono, e sono leggibili anche per i profani, i grandi assi immaginati da Filippo Juvarra per attraversare il territorio. Il principale, arriva da Torino, divide il Salone a metà e prosegue nel giardino e nel Parco. Ma non solo. Il Salone è anche il punto di incrocio della Croce di Sant'Andrea, l'elemento centrale della Palazzina: sui due bracci rivolti verso il Parco erano collocati, simmetricamente, gli appartamenti del Re e della Regina e le prosecuzioni esterne dei loro assi indicavano le rotte della caccia e il disegno dei giardini settecenteschi.


Essere al centro del Salone, così fastoso nelle sue decorazioni, gli affreschi, che ricordano il Trionfo di Diana e varie scene di caccia, e gli stucchi dorati, e guardare le ampie finestre, con il lunghissimo viale verso Torino da un lato e l'asse che attraversa il Giardino e si perde verso le Alpi, sul lato opposto, mentre, due per lato, convergono anche le braccia della croce di Sant'Andrea, con i sontuosi appartamenti Reali, fa sentire davvero al centro di un progetto grandioso. E pensate che giusto sopra la vostra testa, a coronare il Salone Centrale, c'è la cupola sormontata dal grande cervo, il simbolo della caccia reale e di Stupinigi. Colui che tutti aspettano di vedere lungo il viale che da Torino mano a mano si avvicina alla Palazzina.


giovedì 29 settembre 2016

Nella Notte Europea dei Ricercatori c'è anche il Museo Egizio

Da undici anni, ogni ultimo venerdì di settembre si tiene la Notte Europea dei Ricercatori, il più grande evento europeo dedicato alla ricerca scientifica e tecnologica. Il Piemonte è tra le poche Regioni italiane che hanno partecipato a tutte le edizioni e non mancherà neanche quest'anno all'appuntamento del 30 settembre, con tutte le sue province e con i suoi ricercatori, impegnati in università, centri di ricerca e imprese, per una grande notte di divulgazione.

A Torino la manifestazione inizierà in piazza Castello, alle ore 17, con i saluti delle autorità e la storica sfida tra i canottieri dell'Università e del Politecnico di Torino (si terrà alle ore 21, dai Murazzi del Po). Per tutta la giornata i più giovani potranno conoscere la scienza e la ricerca con attività ad hoc, come Xké? Il laboratorio della curiosità nelle scuole o lo spettacolo di Maurizio Bertolini Chi ha paura della matematica? nell'Aula Magna della Cavallerizza Reale. Dalle ore 16.30 fino a mezzanotte, i consueti appuntamenti in piazza Castello con il Rally della Scienza e lo storico Tram con gli esperimenti itineranti e poi, novità di quest'anno, Coderdojo, il laboratorio di programmazione allestito in Rettorato.

In serata, invece, una conferenza a Palazzo degli Stemmi (via Po 29), sul tema Camminare su un capello umano, con Diederik Sybolt Wiersma, Presidente INRIM e professore di Fisica della materia dell’Università di Firenze, numerosi spettacoli e l'apertura straordinaria di vari musei. Gli spettacoli spaziano da Serata futurista (ore 20 e 22, Biblioteca Storica di Ateneo Arturo Graf, via Po 17) a Un ebook per Primo Levi (ore 21, Biblioteca Storica di Ateneo Arturo Graf, via Po 17), da Raccontar e ascoltar d'amore (ore 21.30, Sala Principi d'Acaja, Rettorato dell'Università, via Po 17) a Il grande varietà della Ricerca (ore 22, Aula Magna del Rettorato dell'Università, via Po 17).

Le aperture straordinarie riguardano il Museo di Anatomia Umana, il Museo Lombroso e il Museo della Frutta, tutti raggiungibili con navetta da piazza Castello; in tutti i Musei, attività speciali e visite guidate. Ci saranno aperture straordinarie anche per l'Archivio Storico dell'Università di Torino e per la Biblioteca storica di Ateneo Arturo Graf.

Soprattutto, ci sarà una Notte speciale al Museo Egizio, che per la prima volta partecipa a questa Notte della Ricerca e che si può considerare la guest star della manifestazione. Il Museo di via Accademia delle Scienze 6 non ha lasciato niente al caso, per far conoscere il lavoro di studio e ricerca che c'è dietro le sue collezioni. Aperto straordinariamente fino a mezzanotte, il Museo offre una tariffa unica d'ingresso a 3 euro, a partire dalle ore 18.30. Protagonista della serata sarà il direttore Christian Greco, che ha fatto della ricerca una degli elementi caratterizzanti della sua direzione. Sarà lui a inaugurare la serata, alle ore 19, in Sala Conferenze, con "un intervento che mette in luce l’importanza del dialogo tra le varie discipline di ricerca per favorire la conservazione del patrimonio culturale per le future generazioni e una maggiore comprensione e comunicazione delle collezioni. Alle ore 21, una conferenza a cura di Elisa Fiore Marochetti (Soprintendenza per l'Archeologia le Belle Arti e il Paesaggio per la città Metropolitana di Torino), Maria Cristina Martina (dirigente del reparto di Radiologia 1 dell'Azienda Ospedaliero – Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino) e Rosa Boano, (ricercatrice in antropologia dell'Università di Torino) presenta i nuovi risultati sull'analisi delle mummie", dimostrando come le nuove tecnologie abbiano permesso di acquisire nuove informazioni sulle tecniche di imbalsamazione e su importanti aspetti antropologici sui resti degli Egizi. Lungo il percorso museale, intanto, i curatori saranno presenti per rispondere alle curiosità dei visitatori sulla decifrazione dei geroglifici, sulle conoscenze astronomiche, sull'alimentazione e sulle tecniche pittoriche dell'Antico Egitto. Sarà possibile ammirare i preziosi corredi funerari e le tombe degli antichi egizi con gli occhi di chi le scoprì più di 200 anni fa e immergersi per alcuni minuti nella vita di un archeologo durante lo scavo. "Un altro aspetto fondamentale della vita museale è il restauro che, spesso, per motivi di sicurezza si svolge dietro le quinte e nei giorni di chiusura: venerdì sera invece, è possibile assistere a simulazioni di restauro a vista di mummie di gatto e delle antiche pitture che decoravano le pareti delle tombe" spiega ancora il comunicato stampa del Museo Egizio.

Sarà insomma ancora una volta una grande Notte, che dimostrerà come la Ricerca Scientifica sia parte fondamentale per la comprensione del passato, per il progresso e per il nostro stile di vita; sostenerla e finanziarla è dunque necessario per migliorare la conoscenza di quello che siamo e per dirigere dove andremo. Per tutte le info, gli aggiornamenti e i dettagli dei vari appuntamenti, c'è il sito web ufficialenottedeiricercatori.piemontevalledaosta.it.


mercoledì 28 settembre 2016

Il Classico non impegna: incontri di cultura classica, al Circolo dei Lettori

Quando si tratta di far conoscere i progetti torinesi, che intendono diffondere la cultura classica, i suoi miti, i suoi valori e i suoi testi, Rotta su Torino c'è sempre. Tornerei agli anni del Liceo solo per godere, con tutto quello che so adesso, del privilegio di imparare il latino e il greco, di innamorarmi di Afrodite e Ares, di seguire le imprese di Alessandro e di Giulio Cesare, di emozionarmi per le Termopili e Salamina, di seguire il ritmo dell'Eneide, di scoprire l'architettura nel Teatro Greco e nella Domus romana. E' un privilegio, ragazzi che andate al Classico, sfruttatelo e amatelo!

Al Circolo dei Lettori (via Bogino 9), il Classico non Impegna, proposto dal Progetto Odeon, dal 3 ottobre 2016 a maggio 2017, offre un ciclo di letture dei grandi testi della cultura classica. In ogni incontro si leggerà un testo latino o greco, analizzandone le valenze storiche e letterarie, secondo il filo conduttore scelto per questo ciclo, cioè la concezione dello straniero nella cultura classica. Un tema quanto mai attuale, in questi giorni, e che diventa ancora più attuale notando che hospes, ospite, e hostis, nemico, i due modi della lingua latina di riferirsi allo straniero, "condividono la medesima radice lessicale, fatto che getta una luce ambigua e problematica su una questione viva nel passato come nel presente". Vedete come non abbiamo inventato niente e come da Atene e Roma tutto ritorna? Il fascino della cultura classica non muore, basta frequentarlo.

Tutte le info e gli aggiornamenti su progettoodeon.wixsite.com. Il calendario degli incontri, condotti dai dottori del Progetto Odeon e a cadenza mensile

3 ottobre 2016, ore 17.30
Apertura del terzo anno di attività del Progetto Odeon
Saluto istituzionale del Circolo dei Lettori
Saluto istituzionale dell'Università degli Studi di Torino, a seguire:
La tragedia e il mare. Dalle Supplici di Eschilo – dott. Luca Austa
Il mare è l'essenza stessa della tragedia. Attraversarlo, solcarlo in una fuga misteriosa e costante. E' questa l'anima di un dramma antico e moderno come le Supplici di Eschilo.

7 novembre 2016, ore 18
Onore allo straniero. Archiloco e la tomba di Glauco – dott.ssa Giulia Gerbi
Un'epigrafe arcaica capovolge le certezze tradizionali. I confini tra barbari e greci, tra colonizzatori e colonizzati si fanno più sfumati: uno straniero rende onore a uno straniero.

12 dicembre 2016, ore 18
Un deserto chiamato pace. Lo straniero e il Romano colonizzatore in Tacito – dott.ssa Annalisa Barra
Una lettura di Tacito per riflettere sui concetti di "impero" e "colonialismo", per esplorare con l'occhio acuto dello storiografo le lunghe ombre gettate dalla città Caput Mundi.

Febbraio 2017
Il dio estraneo. Dalle Baccanti di Euripide – dott.ssa Chiara Borghese
Violenza e imposizione come dinamiche dell'estraneità: l'incontro propone la lettura e l'analisi di alcuni passi significativi delle Baccanti di Euripide.

Marzo 2017
Essere poeta in terra straniera. Dalle Lettere dall'esilio di Ovidio – dott. Alessandro Cordella
Che cosa significa cantare in una città straniera ed ostile? Oggi come allora è necessario andare sul Mar Nero per comprendere il grido di tormento di un poeta confinato in una terra sterile priva di vita.

Aprile 2017
Atene e lo straniero Filippo. Dal De corona di Demostene – dott. Luca Massarenti
Le lusinghe e le false promesse di un re straniero. La risposta del popolo greco alla minaccia del grande Filippo II di Macedonia attraverso parole del retore greco Demostene.

Maggio 2017
Oltre le barriere. Lingua e romanità in Varrone – dott.ssa Federica Lazzerini
In un epoca di confronto con i popoli stranieri, il romano di origine sabina Varrone riflette su cosa significhi essere parte del mondo romano e sul ruolo che in questo gioca la lingua latina.


martedì 27 settembre 2016

Visita guidata al cantiere di restauro della chiesa di Santa Chiara

La Compagnia di San Paolo riprende l'apertura ai cittadini dei cantieri di restauro da lei finanziati nelle chiese cittadine. Tra settembre e ottobre (il 30 settembre, il 7 e 14 ottobre, più la giornata a porte aperte dell'8 ottobre 2016), si potrà visitare il cantiere della chiesa di Santa Chiara, in via delle Orfane 15; gli orari disponibili sono ore 16 e ore 17 per i venerdì, mentre sabato 8 ottobre il cantiere sarà visitabile dalle ore 10 alle 18; l'ingresso è gratuito, ma soggetto a prenotazione all'email cantiere.santachiara@gmail.com (è necessario indicare il numero di persone, il giorno e l'orario prescelto e un numero di telefono); alle visite non sono ammessi più di 12 partecipanti, a cui è richiesto l'uso di pantaloni e di scarpe chiuse e senza tacchi, con suola di gomma (sarà necessario compilare un modulo per l'accettazione delle misure di sicurezza in cantiere e tutti i visitatori verranno dotati di un casco). La visita durerà circa 45 minuti e si articolerà in un'introduzione storica a terra e in una successiva salita sul ponteggio, tramite una comoda scala.

Come si può vedere questo progetto di visita ai cantieri, iniziato con analoghe visite a quelli della Cappella dei Mercanti e dei Banchieri e della Cheisa della Trinità, è decisamente affascinante, con uno scopo evidente e condivisibile: far conoscere ai torinesi e ai turisti il patrimonio architettonico e religioso che la città custodisce e sensibilizzare sull'importanza degli edifici sacri nel ventaglio dell'offerta culturale cittadina.

La chiesa di Santa Chiara, nel cuore del Quadrilatero Romano, si trova in uno degli isolati più antichi della città, a vocazione religiosa sin dal Medio Evo. Intorno al XV secolo, c'era qui un convento delle Clarisse, di cui la chiesa faceva parte, poi, con gli ampliamenti del Settecento, il complesso arrivò a occupare l'intero isolato, cancellando le tracce delle costruzioni più antiche. Anche la chiesa venne completamente ricostruita, tra il 1742 e il 1746, distruggendo le vestigia precedenti, di cui non abbiamo più traccia. Costruita da Bernardo Vittone, l'attuale chiesa di Santa Chiara, che ha subito pochi rimaneggiamenti da allora, è uno dei più affascinanti edifici religiosi di età barocca. "Come è la norma per le chiese conventuali femminili, Vittone disegna un edificio composto di due parti distinte: la chiesa pubblica, uno spazio raccolto, a pianta centrale, e lo spazioso coro delle monache di clausura, dove l'architetto fornisce una prova della sua perizia nel realizzare spazi vivibili, luminosi, adatti alla vita quotidiana. I due spazi corrispondono infatti a obiettivi e usi diversi. La chiesa pubblica non aveva bisogno di essere grande, né di accogliere una intera comunità, come nel caso delle chiese parrocchiali. Vittone le dà pertanto una forma centralizzata, con un forte sviluppo verticale e una cupola impostata su quattro piloni traforati. Grazie a questo notevole sviluppo verticale la chiesa capta una luce a tratti intensa, che si diffonde verso il basso in modo uniforme, soffuso, attraverso le numerose aperture. Il valore anche simbolico di questa luce viene sottolineato da una serie di cartigli in stucco posti al livello dell'imposta della cupola, dove con emblemi e motti in latino si sviluppa il concetto di claritas: e così la luminosità, la fama, e il nome della Santa cui la chiesa è dedicata idealmente coincidono" spiega il comunicato stampa della Compagnia di San Paolo.

Per scoprire poi il resto, basterà partecipare a una delle visite guidate preparate in cantiere, seguendo le modalità d'iscrizione già indicate.