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giovedì 23 marzo 2017

Nella chiesa dei Santi Martiri, tra Barocco e Controriforma

Vi è mai capitato di passare spesso davanti a una chiesa e di non essere mai entrati, e poi, la volta che lo fate non potete trattenere un oh di meraviglia e un ma perché non sono mai entrata/o prima? È più o meno quello che mi è successo qualche giorno fa: ero in via Garibaldi, avevo tempo, la chiesa dei Santi Martiri Solutore, Avventore e Ottavio era aperta e sono entrata. Mi sono trovata davanti una delle più sontuose chiese barocche della città.


La chiesa dei Santi Martiri, questo il suo nome breve, è dedicata a tre dei primi martiri cristiani torinesi, uccisi appena fuori Augusta Taurinorum alla fine del III secolo dopo Cristo: erano tre soldati romani, che furono poi sepolti in città dalla nobile Giuliana e che furono ricordati dal vescovo Massimo un secolo dopo, a testimonianza che il loro martirio non era passato inosservato. Sebbene porti il nome di martiri romani, la chiesa può essere considerata una sorta di paradigma degli edifici religiosi della Controriforma, affidati ai Gesuiti. Siamo alla fine del XVI secolo, dopo il Concilio di Trento, che stabilisce le linee per riportare i fedeli alla 'giusta' fede e che assegna ai Gesuiti il compito di vegliare sull'ortodossia religiosa; la chiesa torinese viene progettata da Pellegrino Tibaldi, molto vicino a Carlo Borromeo, che fu una delle figure centrali della Controriforma in Italia e che fu amico del Duca Emanuele Filiberto.


A differenza delle chiese tradizionali, questa non è a tre navate, ma a navata unica affinché i fedeli non si 'distraggano' in altri spazi e si concentrino sull'altare e sulle parole del prete che officia la Messa (e il raffinatissimo pulpito, con le sue dorature, meriterebbe da solo tutta l'attenzione). Sui lati corrono le cappelle, che solo in età successiva, soprattutto dopo i danni subiti dalla chiesa durante l'assedio de 1706, assumono un maggiore protagonismo decorativo. È dopo l'assedio che la chiesa dei Santi Martiri si converte a un barocco sontuoso: la costruzione della cupola e del campanile e la realizzazione di un coro più profondo, con il grandioso altare progettato da Filippo Juvarra, trasformano radicalmente l'immagine della chiesa. A questo bisogna aggiungere la forza delle lesene dai capitelli dorati, che scandiscono il ritmo degli spazi, degli archi finemente decorati su cui é impostata la cupola e che, nelle pareti laterali danno ingresso alle cappelle, degli affreschi, che nella volta della navata e nell'abside riportano scene di vita dei santi gesuiti e da episodi biblici. Nella parte bassa dell'altare juvarriano ci sono le reliquie dei tre martiri a cui è dedicata la chiesa, ma Juvarra non è l'unico grande artista ad aver lavorato alla chiesa: ci sono anche la pavimentazione e la facciata progettati da Bernardo Vittone, i quadri della milanese Gianna Duranda, che decorano le pareti della sacrestia (e quante donne hanno le proprie opere all'interno di una chiesa?).


Stupisce anche il contrasto tra la rigorosa facciata bicolore e il trionfo barocco e dorato dell'interno: da una parte una severa facciata scandita da lesene grigie, con le nicchie in cui trovano posto le statue dei santi gesuiti e un bassorilievo, sopra il portone, che racconta i Santi Martiri torinesi a cui è dedicata la chiesa, dall'altra una navata monumentale, sontuosamente decorata, che suscita stupore e invita a scoprire la forza di Dio e della fede. Non lasciano mai indifferenti, le chiese di Torino, si sia o meno religiosi.

La chiesa dei Santi Martiri, in via Garibaldi 25, a pochi passi dalla Cappella dei Mercanti, è aperta tutti i giorni dalle ore 11 alle 13 e dalle ore 16 alle 19; fa parte del progetto Torino città d'arte e cultura tra le chiese di via Garibaldi e i Musei Reali della Compagnia di San Paolo, che intende promuovere la riscoperta del legame tra gli edifici religiosi e il complesso aulico di Palazzo Reale, tutti appartenenti a un unico programma politico, quello di trasformare Torino in una capitale elegante e sontuosa, all'altezza delle aspirazioni politiche dei Savoia.


mercoledì 22 marzo 2017

Un ciclo di visite alla scoperta delle regine di Stupinigi

Inizia domani 23 marzo 2017, alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, un ciclo di approfondimenti e visite guidate mensili, che arriverà fino al 16 novembre 2017, con sospensione durante l'estate, e che è dedicato alle regine e principesse che vissero nello splendido complesso juvarriano. Si parla sempre dei sovrani, delle loro ambzioni e del loro potere, e mai delle loro consorti, principesse figlie o nipoti di monarchi, educate sin dall'infanzia al 'sacrificio' per andare a regnare in un altro Paese e a dare discendenza ad altre dinastie. Poco si sa di loro, dei loro desideri e delle loro vite, accanto a uomini non sempre all'altezza delle aspettative, pur se ricordati dalla Storia. A portare un po' di luce su regine e principesse, da Anna Maria d'Orleans fino a Margherita di Savoia, c'è questo ciclo di incontri, che si terrà tutti i mesi alle ore 18 e che è curato da Maura Aimar del Centro Studi Principe Oddone e da Alessia M.S. Giorda, responsabile della Valorizzazione del Patrimonio Artistico e Storico della Residenza Sabauda Castello di Rivoli Museo d' Arte Contemporanea.


La prima signora di Stupinigi, domani, sarà Anne Marie d'Orleans, moglie di Vittorio Amedeo II, prima regina consorte di Sicilia e poi di Sardegna; diede al re otto figli, sopportò pazientemente le sue relazioni extra-coniugali e il suo temperamento vulcanico e fu considerata una delle donne più gentili del suo tempo. Il 20 aprile toccherà a Maria Adelaide d'Asburgo Lorena, che sposò il cugino Vittorio Emanuele, destinato a diventare primo re d'Italia e a cui diede ben otto figli, prima di morire, sfiancata dai parti, a soli 32 anni. Maggio, il 18, porterà a Stupinigi la Rosa di Torino, la principessa Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, moglie di Amedeo di Savoia, prima Duchessa d'Aosta consorte, ultima discendente della sua famiglia, donna di bellezza molto apprezzata nel suo tempo, regina di Spagna per soli due anni, e sempre dotata di una grande determinazione nel socccorrere i più deboli, nonostante la salute cagionevole; morì a soli 29 anni, lasciando tre figli in tenera età. Dopo la pausa estiva, il ciclo riprende il 21 settembre, con Paolina Bonaparte, che visse a Stupinigi per pochi giorni, ma che ha con Torino legami speciali, perché qui venne custodita per anni la celebre statua di Canova, che la raffigurava come Venere Vincitrice. Si parlerà di sua cognata, Josephine de Beauharnais, il 19 ottobre: prima, amatissima moglie di Napoleone Bonaparte, rimase a Stupinigi una decina di giorni, durante il viaggio verso Milano, nel 1805, ma furono dieci giorni fatali, che segnarono per sempre l'immaginario della Palazzina. L'ultima signora di Stupinigi è Margherita Maria Teresa Giovanna di Savoia-Genova, che a 17 anni sposa il cugino Umberto di Savoia e nel 1878 diventa la prima regina d'Italia: di lei si parlerà nell'ultimo incontro, il 16 novembre 2017.

La prenotazione per assistere a questi approfondimenti tematici è obbligatoria al numero di telefono 011 6200634; il biglietto costa 8 euro, da aggiungere all'ingresso speciale in Palazzina a 5 euro; i possessori della tessera Abbonamento Musei hanno l'ingresso gratuito alla Palazzina, per cui pagano solo gli 8 euro dell'incontro.


martedì 21 marzo 2017

FloReali, il saluto della Galleria Sabauda alla primavera

Dura solo una settimana, da oggi fino al 26 marzo 2017, FloReali, il curioso benvenuto alla primavera che la Galleria Sabauda regala ai suoi visitatori. Composizioni di fiori reali si affiancano a quelli dipinti in alcuni quadri della pinacoteca torinese, in un bel rimando tra presente e passato, tra gusti di oggi e di ieri. Grazie agli Amici della Galleria Sabauda, che hanno finanziato il progetto, e al Museo Regionale di Scienze Naturali, che ha identificato le specie botaniche fiorite in questa stagione, si può godere di uno spettacolo fascinoso. In alcune sale il profumo dei fiori è intenso ed è un peccato che ci sia solo una settimana per aspirarlo e per godersi questo gioco tra quadri e realtà, ma c'è forse qualcosa di più precario e più volatile della bellezza di un fiore, della delicatezza di un bocciolo e della dolcezza dei profumi? Anche questo, in fondo, è primavera.


Approfittatene, dunque, e passate alla Galleria Sabauda, per questo bell'omaggio che unisce i quadri di Van Dyck e Carlo Maratta ai fiori e ai colori del XXI secolo. Ci sono piccoli aranci, tulipani, mughetti, violette, gigli, e se, come me, siete di cultura botanica limitata, non vi preoccupate: per ogni composizione ci sono le schede preparate dalla storica dell'arte Cornelia Diekamp e dalla responsabile botanica del Museo Regionale di Scienze Naturali Rosa Camoletto, che individuano le piante presenti nella composizione e ne raccontano l'uso all'epoca del quadro. Per esempio, sapevate che in varie nature morte care al Seicento convivono fiori che fioriscono in stagioni diverse, ma che venivano uniti in pittura per la loro simbologia? O che le arance erano il frutto prediletto nelle Corti nordiche del XVII e XVIII secolo, perché associate ai pomi d'oro del Giardino di Giunone e che lle Orangerie di Versailles divennero l'esempio da imitare in tutto il Nord Europa, privato degli agrumi a causa del clima continentale?


Piccole curiosità che si scoprono nelle schede di FloReali, alla Galleria Sabauda fino al 26 marzo e compresa nel biglietto d'ingresso ai Musei Reali (12 euro, ridotto 6 euro per 18-25 anni, gratuito per under 18 e possessori delle tessere Abbonamento Musei e Torino+Piemonte Card). I Musei Reali, a cui la Galleria Sabauda appartiene, insieme a Palazzo Reale, Armeria Reale, Museo d'Antichità, sono aperti da martedì a domenica, ore 9-19.


lunedì 20 marzo 2017

Un viaggio tra le letterature slave, alla Libreria Trebisonda

La libreria Trebisonda (Via Sant'Anselmo 22) propone Viaggio nelle letterature slave contemporanee, un ciclo di sette lezioni per divulgare la conoscenza di autori e opere delle letterature slave contemporanee; le prime sei lezioni riguarderanno tre poetesse tre scrittori provenienti da diversi Paesi, l'ultimo incontro riguarderà un tema scelto dai frequentatori del corso, in base alle curiosità e alle inclinazioni scoperte durante le lezioni precedenti.

A condurre il ciclo, ci sarà Alessandro Ajres, docente di lingua polacca all'Unversità di Torino, dorrore di ricerca in Lingue e società del mondo slavo e autore del libro Avanguardie in movimento. Polonia 1917-1923. Le lezioni inizieranno il 5 aprile e si terranno ogni martedì, fino al 31 maggio, dalle ore 18.30 alle ore 20; l'intero ciclo costa70 euro.

Il programma è il seguente:

5 aprile 2017
Wislawa Szymborska, poetessa polacca premio Nobel nel 1996

12 aprile 2017
Michail Bulgakov, autore de Il maestro e Margherita

19 aprile 2017
Ivo Andrić, scrittore jugoslavo premio Nobel nel 1961, autore de Il ponte sulla Drina.

26 aprile 2017
Marina Cvetaeva, poetessa russa della prima metà del Novecento

3 maggio 2017
Bohumil Hrabal, scrittore ceco, la cui opera ha ispirato molti film contemporanei.

10 maggio 2017
Jana Černá, poetessa ceca figlia di Milena Jesenská, l'amante di Franz Kafka

31 maggio 2017
Lezione a sorpresa


Un Museo della Tecnica al Palazzo del Lavoro: un polo culturale a Sud?

La Torino immaginata dalla nuova Giunta Comunale inizia a prendere forma. Molti sì ai progetti avviati nel passato, anche se non senza dolore, come nel caso dell'area ex Westinghouse, qualche confusione sui progetti infrastrutturali, a cominciare dalla M2, qualche cambiamento di fascino, come quello appena immaginato dal vicesindaco Guido Montanari per il Palazzo del Lavoro.


Capolavoro di Pier Luigi Nerviil Palazzo del Lavoro, primo edificio torinese per chi arriva da Sud, è una delle strutture ereditate da Italia 61, a cui Torino non ha mai saputo assegnare un ruolo dignitoso, all'altezza del suo fascino architettonico. Sotto i fascinosi pilastri di Nervi, con i capitelli che diventano una grande raggiera è stato immaginato di tutto, da un Museo dell'Aviazione a un Sony Center berlinese in versione sabauda, fino all'inevitabile centro commerciale, che sembrava essere la destinazione definitiva, associata al sottopassaggio di corso Unità d'Italia, che avrebbe snellito il traffico d'ingresso e di uscita da Torino. All'idea di un altro centro commerciale, a poche centinaia di metri dall'8 Gallery del Lingotto, si era fieramente opposto il Movimento 5 Stelle, che, arrivato al Governo della Città, ha rivisto parzialmente la propria contrarietà.

Guido Montanari non rinnega più una shopville, sotto quella magnifica volta, ma le offre una valenza 'culturale' affiancandola a un Museo legato alla storia industriale della città, un Museo della Tecnica. Vi troveranno posto alcuni dei reperti conservati al Politecnico e nell'Archivio Scientifico dell'Università di Torino, che sta lasciando l'ex Manifattura Tabacchi. Come sottolineava la Repubblica qualche giorno fa, "in questo modo il Comune risolverebbe con una mossa due intricate questioni: da un lato lo smembramento del Centro museo e documentazione storica del Politecnico, causato dal venir meno della sede di via Cavalli e il rischio di chiusura dell’Archivio scientifico e tecnologico dell'Università che dovrà lasciare l’ex Manifattura Tabacchi". Il Museo occuperebbe circa 4mila metri quadrati, che non sono tantissimi, nella grande struttura di Nervi, ma sono utili a dare un'idea di quello che Torino ha rappresentato nella storia industriale del nostro Paese.

Intorno al Museo, ancora tutto da immaginare, sorgerebbero il centro commerciale, a cui Montanari si era fieramente opposto e che, promette adesso, avrà molte "migliorie". L'idea del vicesindaco è infatti mitigare l'impatto della sua realizzazione con la salvaguardia degli alberi intorno al Palazzo del Lavoro. Sono ancora solo idee e vagheggiamenti, non ci sono progetti chiari che raccontino la divisione degli spazi all'interno del Palazzo del Lavoro, l'allestimento del nuovo Museo e l'area riservata alla shopville. Ma, siccome la Giunta di Chiara Appendino sta rivedendo molti progetti, tirando fuori vecchie e nuove idee, è tornata in auge la ruota panoramica, immaginata in passato prima al Parco del Valentino e poi a Italia 61. Con il Palazzo del Lavoro trasformato in centro commerciale più Museo della Tecnica e con la valorizzazione di tutta l'area di Italia 61, la Ruota Panoramica sarebbe un'ulteriore attrazione per spingere i turisti verso sud, dal Museo dell'Automobile, alla Ruota, fino al Centro Commerciale e al suo Museo. Potrebbe essere un bel polo turistico-culturale (non dimentichiamo, a poche centinaia di metri, il Lingotto con la Pinacoteca Agnelli e Eataly!), per l'ingresso di Torino da Sud.