sabato 6 ottobre 2012

Dal Regno di Sardegna all'Unità d'Italia

Il Trattato di Utrecht, nel 1713, trasformò il Ducato in Regno e assegnò ai nuovi re anche il dominio della Sicilia, pochi mesi dopo sostituita con la Sardegna: nasceva così quel Regno di Sardegna che tanta parte avrebbe avuto nella storia d'Italia. La capitale del nuovo Regno fu trasformata dal nuovo ambizioso re sotto la sapiente regia di Filippo Juvarra, uno dei maestri del Barocco italiano. L'architetto siciliano firmò alcuni dei  capolavori dell'architettura torinese: la nuova facciata di Palazzo Madama, i Quartieri Militari, la Basilica di Superga, voluta dal Re per rispettare il voto fatto alla Vergine, le chiese di S. Filippo Neri e del Carmine, la splendida palazzina di caccia di Stupinigi, insuperato capolavoro del Barocco europeo.
Vittorio Amedeo II e i suoi successori misero mano a una serie di riforme in senso assolutistico che dovevano esautorare i poteri delle autorità cittadine e che furono accolte con grande resistenza dalla città.
L'avventura di Napoleone Bonaparte in Italia lasciò sul trono Vittorio Amedeo III, ma, all'ascesa di Carlo Emanuele IV, debole e inetto, portò all'annessione dei territori sabaudi alla Francia. Nel 1799 l'intervento della coalizione austro-russa cacciò provvisoriamente i Francesi, ma, nel 1800, dopo la vittoria di Marengo, le truppe napoleoniche rientrarono a Torino per rimanervi 14 anni. La città fu spogliata della sua cinta muraria e i beni ecclesiastici furono incamerati dallo Stato. La trasformazione urbanistica imposta dai Francesi comportò l'abbattimento dell'antica galleria che, in piazza Castello, univa il Palazzo delle Segreterie a Palazzo Madama.
Nel 1802 il Piemonte fu annesso alla Francia e Torino divenne una delle 25 principali città della Repubblica francese. L'annessione comportò l'adozione dell'organizzazione politico-amministrativa francese e il riordino delle finanze pubbliche.
Il Congresso di Vienna restituì Torino e il Piemonte ai Savoia e con il ritorno di Vittorio Emanuele I la città ritrovò il suo status di capitale. Per salutare la Restaurazione e l'antico regime il re fece costruire la chiesa della Gran Madre di Dio, sull'altro lato del Po, di fronte all'odierna piazza Vittorio Veneto. Ma l'ancien regime non poteva essere più quello di prima: le inquietudini romantiche, le aspirazioni all'unità d'Italia, i movimenti carbonari e poi mazziniani erano i primi segni del Risorgimento.
E alla morte di Carlo Felice, con l'estinzione del ramo principale dei Savoia, il trono passò al ramo cadetto dei Savoia-Carignano: divenne re Carlo Alberto, che in gioventù aveva acceso le speranze di patroti e liberali. Negli anni '30 il re si dedicò allo svecchiamento dello Stato: la sua azione riformatrice si muoveva però nel solco della tradizione. Nel 1848 concesse la libertà di culto ai valdesi e, finalmente, lo Statuto. Ma il 1848 fu soprattutto l'anno in cui la dinastia sabauda si pose alla testa del movimento unitario italiano: Carlo Alberto, spinto dall'entusiasmo popolare e per controbilanciare le aspirazioni repubblicane presenti in settori influenti dei patrioti, dichiarò guerra all'Austria. La sconfitta di Novara, nel 1849, pose fine al suo regno.
Salì al trono il figlio, Vittorio Emanuele II, e con lui iniziò la stagione risorgimentale. Il suo primo ministro, Camillo Benso di Cavour, grazie a un'astuta tela di rapporti diplomatici seppe avvicinare la Francia alla causa  italiana, contro l'Austria asburgica. Torino divenne il faro e il porto di tutti gli esuli e i liberali italiani, che anteposero alla causa repubblicana quella dell'unità d'Italia, da ottenere con la collaborazione del Re di Sardegna. La Seconda Guerra d'Indipendenza, e la Spedizione dei Mille permisero, nel 1861, di inaugurare a Torino il primo Parlamento italiano: vi sedevano gli eroi dell'Unità d'Italia, da Giuseppe Garibaldi a Giuseppe Mazzini, da Alessandro Manzoni a Giuseppe Verdi. Torino, ornata a festa, accolse le genti di ogni parte d'Italia, accorse a celebrare la conquistata unità.


La storia di Torino

Nessun commento:

Posta un commento