venerdì 17 novembre 2017

Il video di The King of the night di Madh, al Parco Dora

Non amo particolarmente il rap né seguo i talent-show in televisione, per cui Madh mi era completamente sconosciuto (e chiedo scusa a lui). 24enne da Carbonia, in Sardegna, al secolo Marco Cappai, ha raggiunto la fama nel 2014, con il secondo posto a X Factor, ma arriva sulle pagine di Rotta su Torino perché uno dei video che ha lanciato quest'anno, The King of the night, è stato girato al Parco Dora.

Un Parco Dora notturno e onirico, con il capannone dello strippaggio e le passerelle, i murales e i graffiti in bella evidenza, sfondo contemporaneo di città post-industriali e suggestive. Un Parco Dora che non smette di ispirare artisti e creativi e che meriterebbe maggiore attenzione anche da parte delle autorità torinesi, per la sua manutenzione e per lo sviluppo delle sue belle potenzialità. Il video di Madh, da youtube.



giovedì 16 novembre 2017

In primavera i tulipani di Pralormo fioriranno anche in piazza Emanuele Filiberto

Nella piazza più parigina di Torino, piazza Emanuele Filiberto, la primavera sarà colorata e ricca di tulipani, grazie a un'inedita collaborazione con il Castello di Pralormo e il suo Messer Tulipano.


In piazza Emanuele Filiberto c'è da qualche anno un orto urbano, gestito dalla Cascina Quadrilatero e curato con molta passione soprattutto dal signor Giuseppe. Ed è in questo spazio verde che due giardinieri del Castello di Pralormo hanno messo a dimora ben 3600 bulbi donati da Consolata di Pralormo, la signora di Messer Tulipano, e "scelti tra alcune delle varietà più colorate e robuste" spiega il comunicato stampa: "White Emperor, bianco dal cuore avorio; Viridiflora Spring green, che arricchisce il bianco con eleganti striature verdi; il rosso Parade ed il giallo intenso del Golden Parade, infine il rosa intenso del tulipano Circuit e le sfumature delicate del Pink Impression". Arriva l'inverno, ma non bisogna temere perché "i tulipani riposano ancora meglio sotto la neve".

Tra qualche mese ci sarà una ragione in più per passare in quest'angolo torinese che sembra Parigi e che sarà colorato dalla fioritura dei tulipani. Si può già immaginare!



A Basse San Donato, il progetto vincitore di Torino Spazio Condiviso

Basse San Donato è un piccolo quartiere, un triangolo irregolare definito da corso Regina Margherita, corso Umbria e il fiume Dora, all'interno del quale il tracciato delle strade è rimasto fedele alla maglia ortogonale torinese. Siamo in un'area che fu industriale e che conserva gli edifici della Torino del primo Novecento, mescolati ad architetture contemporanee come l'edificio all'angolo tra via Avellino e via Fagnano, che illumina di rosso il grigio della facciata, o l'edificio con giardini pensili che segue la riva della Dora, su via Fagnano. Ci sono anche l'ex Cartiera San Cesareo, trasformata in un Centro giovanile con annesso asilo e dotato di palestra, sala danza e vari spazi verdi, compresa un'arena per spettacoli all'aperto, e, adiacente, la scuola elementare Eduardo De Filippo dell'Istituto Pacinotti; su via Avellino, a poche decine di metri di distanza, c'è La Torinese, storica azienda dolciaria famosa soprattutto per la produzione di panettoni.


Come tanti quartieri di Torino, anche Basse San Donato sembra più un paesino che parte di una grande città: sarà la quiete delle sue strade, punteggiate da bar, piccoli negozi e, in questi anni, tante serrande chiuse, sarà l'architettura, di edifici bassi e balconi, fatto sta che sembra una tranquilla cittadina in cui tutti si conoscono, si salutano con un cerea o un buongiorno dalle consonanti raddoppiate da qualche accento del Sud.


In quest'atmosfera si inserisce il progetto che ha vinto il concorso Torino Spazio Condiviso, lanciato durante la Settimana della Mobilità Sostenibile, a settembre. I partecipanti dovevano postare su Facebook o Instagram un'immagine o un testo con cui spiegavano come avrebbero cambiato un pezzo di città con accorgimenti che avrebbero rallentato il traffico creando spazi più sicuri e più vivibili; l'hashtag di riferimento era #torinospaziocondiviso, il vincitore è risultato Alessio Grimaldi, che ha immaginato Basse San Donato più sostenibile e più vivibile. Come? Il traffico viene rallentato dalla presenza di aiuole e piante, che rendono 'oblique' le corsie per le auto e, allo stesso tempo, creano spazi di socializzazione per la comunità. "Si tratta di un'idea scomponibile, riadattabile e implementabile, per farla diventare un progetto più complesso". Basse San Donato, non bisogna dimenticarlo, è adiacente a Spina 3, appena dietro il lato settentrionale di corso Umbria, c'è il centro commerciale Parco Dora, punto di riferimento per tutta l'area; lo studio di una nuova vivibilità per queste strade non può prescindere dalla sua presenza, ingombrante o meno. E il fatto che l'idea di Grimaldi sia "scomponibile e riadattabile" la rende realizzabile in varie vie del piccolo quartiere.


Tocca adesso al Comune di Torino, che insieme alla Circoscrizione 4 valuterà la fattibilità del progetto e lo proporrà, come esperimento, durante la prossima Settimana Europea della Mobilità Sostenibile, nel 2018.


mercoledì 15 novembre 2017

Maria Letizia Bonaparte, la prima principessa ribelle del Novecento

Dimenticate Caroline e Stephanie di Monaco o Maria Olympia di Grecia: se un secolo fa ci fossero stati tabloid e social, la reginetta sarebbe stata lei, Maria Letizia Bonaparte, nipote di re Vittorio Emanuele II d'Italia per parte materna (era suo nonno) e dell'imperatore Napoleone Bonaparte per parte paterna (era suo prozio). La storia tende a tramandarci principesse e regine morigerate e severe, dedite alla preghiera e alla carità, sostanzialmente infelici a causa del sacrificio fatto nel nome della dinastia e di mariti mai all'altezza. Così quando si ha davanti una principessa che ha vissuto, si è divertita, ha scandalizzato, si rimane spiazzati e divertiti.


Maria Letizia Bonaparte è tornata d'attualità grazie alla riapertura del Castello di Moncalieri (TO), in cui ha a lungo vissuto, prima di morirvi, il 25 ottobre 1926. E allora scopriamola, questa principessa ribelle, come l'avrebbero immediatamente definita i magazines di oggi, anche per contrapporla alla principessa triste, che sarebbe stata sua madre, Maria Clotilde di Savoia, religiosa, pia e severa, sposata a quello sciupafemmine, ateo e disincantato, di Napoleone Giuseppe, figlio di Girolamo Bonaparte.

Maria Letizia (ma lei preferiva la grafia francesizzante Laetitia) nacque il 20 dicembre 1866 a Parigi e si divise tra la Parigi disinvolta dei salotti e la Torino severa della Corte sabauda sin dai primi anni di vita. Che si sentisse più parigina che torinese fu presto chiaro: sin da giovanissima iniziò a mostrare un carattere allegro e vitale, aveva un corpo morbido e femminile e non faceva niente per nasconderlo, anzi, amava i vestiti sensuali, le scollature e i gioielli che le valorizzavano. Chissà cosa dev'essere stato per lei, quando, caduto l'Impero, la principessa Maria Clotilde e il principe Napoleone decisero di separarsi e le toccò seguire la madre, in Piemonte. Si trasferirono al Castello di Moncalieri, alle porte di Torino. Maria Clotilde riprese a dedicarsi alle opere di carità, Maria Letizia, nel fiore dell'adolescenza, iniziò a guardarsi intorno. Era una delle principesse più effervescenti d'Europa, poteva essere ottimo strumento per i tradizionali matrimoni dinastici e quando fu l'ora si decise di sposarla a Emanuele Filiberto, suo cugino ed erede del Ducato d'Aosta. Ma le cose andarono diversamente e se ci fossero stati già allora i tabloid britannici o i forum dei royal watchers, su Internet!

Su Maria Letizia aveva messo gli occhi lo zio Amedeo, il Duca d'Aosta in persona, che fu re di Spagna per un paio d'anni e che aveva mantenuto il lutto per troppo tempo, dopo aver perso la sua Rosa di Torino, la principessa Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, bellissima e pure lei pia, caritatevole e tendente al bigotto, morta a 29 anni di tisi; si era dedicato all'educazione dei loro tre figli, ancora in tenera età, Emanuele Filiberto, che sarebbe poi diventato Duca d'Aosta (e avrebbe sposato la bella Helene d'Orleans), Vittorio Emanuele, conte di Torino, e Luigi Amedeo, Duca degli Abruzzi. Ormai 41enne, con i figli cresciuti, per Amedeo era l'ora di prendere di nuovo moglie e la scelta cadde sulla vivace e prorompente nipote 21enne. La notizia del matrimonio tra zio e nipote non fu accolta bene da re Umberto I, nipote del primo e cugino della seconda: non solo i vent'anni di differenza d'età, ma anche la consanguineità, in una famiglia che non brillava per ampliare gli orizzonti dei propri matrimoni e si rivolgeva sempre alle Infante di Spagna, alle arciduchesse d'Austria o alle principesse francesi, finendo per sposare regolarmente cugine, possibilmente di primo grado; soprattutto re Umberto era preoccupato per il carattere troppo vivace e spesso insofferente di Maria Letizia, che non amava il rigore della corte, che guardava troppo i giovani ufficiali e che preferiva scappare dal protocollo sulla sella dei suoi cavalli, per spensierate cavalcate che poco si addicevano a una principessa sabauda. Ma i fidanzati non mollarono e matrimonio fu.

Ma durò solo un paio d'anni, il tempo di mettere al mondo Umberto, a cui lo zio/cugino sovrano diede il titolo di Conte di Salemi. Amedeo perse la vita, a soli 45 anni, per una broncopolmonite contratta nel Portogallo, dove era stato spedito ad assistere al funerale del nipote, re Luis II. Vedova a 24 anni, con tutta la vita davanti, Maria Letizia non si perse d'animo, ma non si sposò più. Era bella, giovane e apprezzata, brillante e colta, reginetta dei salotti della Belle Epoque e lasciava dietro di sé profumi di languidi ufficiali e amori leggeri. Ci fossero stati un Instagram o un Facebook nei primi anni del Novecento, chissà cosa ci avrebbe raccontato. Intorno ai 50 anni, quando qualunque donna del suo tempo avrebbe nascosto gli specchi di casa, si innamorò di un ufficiale di una ventina d'anni più giovane, con cui frequentava i circuiti delle amatissime corse automobilistiche (una principessa del primo Novecento che segue i Gran Premi dell'epoca con una passione che Charlene di Monaco non sa neanche fingere, ma non è incantevole?), si dedicava alle amate cavalcate nella collina torinese e non si nascondeva mai, tra il prediletto Castello di Moncalieri e l'antica capitale sabauda. Rimasero insieme fino alla morte di lei, nel 1926, e fu lui, l'ufficiale dal nome sconosciuto, a ereditare i suoi beni (il Conte di Salemi era morto nel 1918, a soli 29 anni, colpito, come migliaia di persone in quegli anni, dalla spagnola).

Se cercate di Maria Letizia, troverete aggettivi poco gentili come scapestrata, svitata, incontrollabile, ribelle, perché una donna che vive la propria vita senza farsi incasellare e senza preoccuparsi dei pregiudizi del suo tempo è sempre pericolosa e da condannare, affinché a nessuna venga in testa di imitarla. No, Maria Letizia non era una morigerata dama costretta alla carità e alla preghiera dal bigottismo e dall'ipocrisia che ha sempre accompagnato l'educazione delle principesse di sangue reale, già solo per questo merita tutta l'ammirazione. Se andate a visitare il Castello di Moncalieri, un pensiero indulgente per lei, prima principessa ribelle del Novecento.

Le foto di Maria Letizia, dal web.


martedì 14 novembre 2017

Il Museo dell'Auto di Torino, uno dei Big Five d'Europa

Il Museo Nazionale dell'Automobile Avv. Giovanni Agnelli è diventato ormai una presenza fissa nella Top10 dei migliori Musei italiani secondo gli utenti di Tripadvisor (con il Museo Egizio e il Museo del Cinema fa sì che Torino sia la città più rappresentata nei Travelers' Choice). Una visibilità e un riconoscimento che il Museo di corso Unità d'Italia ricambia con una serie di iniziative che testimoniano il prestigio e il posto che occupa tra i suoi omologhi.


Il Museo dell'Auto è uno dei fondatori di Big Five, la rete di cinque dei più importanti Musei europei del settore costituita anche da National Motor Museum (Beaulieu, UK), la Cité de l'Automobile/Schlumpf Collection (Mulhouse, Francia), Autoworld Museum (Bruxelles, Belgio) e Louwman Museum (L'Aia, Olanda). Scopo della rete, spiega il comunicato stampa, è "la valorizzazione e comunicazione a livello europeo del patrimonio storico, la pianificazione di progetti condivisi e la collaborazione sinergica per mostre ed eventi". Il progetto è partito da Torino, grazie a un incontro che il Presidente del Museo dell'Auto Benedetto Camerana ha voluto con Evert Louwman, presidente dell'omonimo museo nazionale olandese, e con Sebastien De Baere, direttore di Autoworld: "In seguito si sono uniti la Citè de l'Automobile e il National Motor Museum. I Big Five sono le più importanti collezioni museali al mondo, indipendenti dai brand e dalle politiche commerciali di marca. L'idea è di aggregare le nostre competenze per promuovere il valore dell'automobile come testimonianza culturale e storica, pianificare politiche comuni, mostre ed eventi" spiega Camerana nel comunicato stampa.

 
Il lancio di questo ambizioso progetto culturale avverrà all'InterClassics Brussels, in Belgio, kermesse tutta ai motori, dal 17 al 19 novembre 2017, in cui The Big Five avrà un proprio padiglione collettivo: ogni Museo presenterà tre vetture storiche della propria collezione, un'auto significativa per il proprio Paese, una vettura-simbolo e un modello da corsa. Il Museo torinese ha scelto la Fiat Mod. 520 del 1928, la Cisitalia 202 SMM Spider Nuvolari del 1947 e la OM 469 N del 1922. La Fiat mod. 520 è la prima di una lunga serie di vetture Fiat a 6 cilindri ed è anche la prima auto italiana con la guida a sinistra; la vettura, in mostra a Bruxelles, è appartenuta a Virginia del Bourbon, madre dell'Avvocato Gianni Agnelli. La Cisitalia 202 SMM Spider Nuvolari porta il nome del grande mantovano, che la guidò alla Mille Miglia del 1947, il museo torinese possiede una delle dieci vetture ancora esistenti. La OM 469 è rimasta in produzione fino al 1934 e ha vinto la Coppa delle Alpi e nei circuiti del Garda e del Mugello nel 1922 nella categoria 1500.