giovedì 18 gennaio 2018

Leggermente invita al piacere di leggere insieme

Torino, città che promuove il libro e la lettura tutto l'anno, non solo nei giorni fatali del Salone del Libro (quest'anno dal 10 al 14 maggio). Tra i vari progetti che invitano a leggere, c'è Leggermente, promosso da Città di Torino, Cascina Roccafranca, Sistema Bibliotecario metropolitano, Biblioteca civica Villa Amoretti e Libreria Gulliver, per proporre iniziative, eventi e incontri che ruotano intorno ai libri e alla lettura condivisa.

Arrivato alla sua ottava edizione, Leggermente ha numeri piuttosto interessanti: 52 gruppi di lettura hanno letto insieme 81 libri, oltre 7500 persone hanno dialogato con 99 autori e, cosa molto importante, 208 classi di studenti delle scuole medie inferiori e superiori hanno potuto confrontarsi con libri, film, tornei letterari, performance teatrali, videomaking, incontrando anche loro gli autori. Nato a Santa Rita e Mirafiori Nord, il progetto si è mano a mano esteso a Mirafiori Sud, coinvolgendo la Fondazione della Comunità di Mirafiori onlus, la Casa nel Parco, la Biblioteca civica Cesare Pavese, e nella Circoscrizione 4, con la casa del quartiere + Spazio Quattro, due librerie (La Gang del pensiero e La città del Sole) e la rete di scuole Torino Rete Libri. Un successo che si estende nel territorio cittadino e che testimonia quanto la lettura sia importante.

Il progetto si articola in quattro sezioni: Gruppi di lettura, che sono il motore di Leggermente: "Sono autonomi nella scelta del libro, nell'organizzazione e nella conduzione dell'incontro con l'autore" spiegano gli organizzatori; in quest'edizione sono dieci (Il piacere della lettura, Ecomuseo, Sportidea-Caleidos, Yoga Roccafranca, Spazio Donne, Roccafranca Film, Tra le righe, Mirafiori Sud, Biblioteca Pavese, Gruppo Ecumenico di Agape) e si incontreranno alla Fondazione Cascina Roccafranca (via Rubino 45), nella Casa nel Parco di Mirafiori Sud (parco Colonnetti, via Artom), le Biblioteche Civiche Villa Amoretti (corso Orbassano 200) e Pavese (corso Unione Sovietica 490); Leggermente in famiglia invita alla lettura i bambini in tenera età: i Brunch della domenica prevedono laboratori di lettura per i più piccoli, che si terranno nelle tre case del Quartiere coinvolte nel progetto (Cascina Roccafranca, Casa nel Parco, +Spazio Quattro), con un brunch finale per tutta la famiglia; Leggermente in classe coinvolge le classi delle scuole medie inferiori e superiori, con centinaia di ragazzi che apprendono ad amare la lettura. La quarta sezione, proposta da quest'anno, è Leggermente in blu, una bella iniziativa destinata ai bambini con disturbi autistici: grazie alla collaborazione di A.N.G.S.A Torino (Associazione Nazionale Genitori Soggetto Autistici) e dell'Associazione di Idee onlus, i bambini avranno la possibilità di ascoltare, leggere, toccare, interagire con le pagine dei libri, con l'aiuto di persone specializzate.

Il 2018 inizia in Cascina Roccafranca con tre incontri: il 29 gennaio alle ore 18.30 Roberto Casati presenta il libro La lezione del freddo, con Ester Armanino; il 21 gennaio alle ore 10 un laboratorio di lettura con i bambini da 2 a 5 anni, Leggermente in famiglia, e, per chi lo desidera con brunch finale (info e prenotazioni tel 011 01136250 email inforoccafranca@comune.torino.it); il 25 gennaio alle ore 18 Angelo Ferracuti presenta il libro Andare, camminare, lavorare.

Tutti gli aggiornamenti sul calendario degli incontri e le iniziative su www.cascinaroccafranca.it


mercoledì 17 gennaio 2018

Il 2018 delle OGR di Torino: musica, arte, spettacoli e tanta contaminazione

OGR celebra i primi 100 giorni da centro culturale innovativo, presentando il ricco calendario del 2018, articolato tra mostre, musica, spettacoli, eventi e molta contaminazione. In conferenza stampa c'è stato anche il tempo per un orgoglioso bilancio dei primi tre mesi di attività: tre artisti internazionali, William Kentridge, Patrick Tuttofuoco, Arturo Herrera, hanno realizzato interventi site-specific; c'è stata una mostra collettiva con 54 artisti e più di 70 opere, Come una Falena alla Fiamma, sulle collezioni torinesi, recensita dalle più autorevoli testate nazionali e internazionali; sono saliti sul palcoscenico grandi nomi della musica come Alva Noto, Giorgio Moroder, Ghali, Elisa, Danny L Harle, Omar Souleyman, Kraftwerk 3D, Marlene Kuntz, Ezio Bosso, Paolo Fresu, Noa, Vinicio Capossela; hanno ballato adulti e bambini al ritmo della Festa della Danza di Blanca Li e si sono esibiti i Dervisci Rotanti di Siria; poi, presentazioni di libri e oltre 100mila persone che hanno partecipato alle varie attività proposte.

Un ottimo biglietto da visita per questo 2018 appena iniziato, che le OGR vogliono vivere "non solo come contenitori di eventi, ma come ecosistema per lo sviluppo e la crescita del capitale culturale, sociale ed economico del territorio" secondo le parole del direttore artistico Nicola Ricciardi. Anche nel 2018 ci saranno interventi site specific, questa volta affidati a Tino Sehgal, Susan Hiller, Mike Nelson e Rokni Haerizadeh, vincitore della prima edizione dell'OGR Award durante Artissima 2017 (Tino Sehgal, già Leone d'Oro alla Biennale di venezia, per la prima volta in Italia con un progetto personale, pensato per il Binario 1 delle OGR, dal 2 febbraio al 17 marzo 2018; Susan Hiller, con un percorso immersivo e spettacolare, incentrato sulla videoproiezione inedita Illuminations, sarà al Binario 1 dal 29 marzo al 24 giugno 2018; l'estate sarà di Rokni Haerizadeh, iraniano residente a Dubai, presenterà un lavoro site-specific che prenderà avvio dalla serie di disegni acquistati ad Artissima; Mike Nelson, infine, arriverà in autunno, con una personale inaugurata in occasione di Artissima 2018, che trasformerà il Binario 1 in uno spazio 'altro').

La musica sarà ancora protagonista alle OGR, con un programma che la lega sempre di più a innovazione e contaminazione, per "proporre al pubblico tendenze che spaziano trasversalmente dal clubbing alla musica classica e sinfonica, passando per il cantautorato emergente e le sperimentazioni avanguardistiche". Mi piace segnalare che continuano le Piano Lessons iniziate nel 2017: il 16 febbraio ci sarà Bred Mehldau, seguito il 9 marzo da Yiann Tiersen e il 14 aprile da Michael Nyman. Uno degli appuntamenti più intriganti è Avantgarde Portrait, che intende esplorare le avanguardie artistiche novecentesche in rapporto con lo spazio urbano e che ha scelto come prima tappa New York (il 17 febbraio Blonde Redhead, il 3 marzo John Cale, il 17 marzo Arto Lindsday). Poi ci sono grandi rassegne, come il Torino Jazz Festival, che torna dopo la pausa dello scorso anno e che avrà nelle OGR il palco principale e sede dei doppi concerti serali (dal 26 al 30 aprile 2018), Club to Club a novembre, in occasione di Artissima. E anche grandi artisti come Cosmo (30 marzo) e i New Order, che il 5 maggio si esibiranno in uno spettacolo speciale realizzato con l'artista visuale Liam Gillick. Un sabato al mese, OGR Soundsystem presenterà un evento sperimentale, che trasformerà il palco della Sala Fucine "n una piattaforma per sperimentazioni audiovisive, collaborazioni uniche e nuove produzioni a firma di artisti emergenti e protagonisti della scena elettronica e avantpop, locale, nazionale e internazionale". In questo clima di sperimentazione rientra la collaborazione con Artissima, in occasione della kermesse dell'arte contemporanea: Artissima Sound intende "presentare 20 progetti monografici dedicati alle indagini sonore nel campo del contemporaneo presentati da altrettante gallerie presenti nell'edizione 2018 della fiera selezionate da un team internazionale di curatori".

Se non fossero sufficienti tanta arte e tanta musica (posso dirlo? Gli spettacoli di musica e contaminazioni mi intrigano parecchio!), c'è anche OGR is more, con un programma che spazia nella cultura con libertà e curiosità, senza pregiudizi di sorta: "Primo tra tutti il progetto Learn & Play! di TeamLab Future Park, primo spazio permanente del collettivo di sviluppatori giapponesi apprezzato al Padiglione Giappone di Expo2015 (dal 3 marzo); a seguire gli oltre 40 incontri del Public Program curato dalla Fondazione per l'Arte Moderna e Contemporanea CRT, ideatrice anche di OGR YOU, composto da incontri, letture e seminari dedicati alla fascia Young Adults (entrambi a partire da febbraio). La parte dedicata alla settima arte è rappresentata da Davide Ferrario, che porta alle OGR una visione del territorio inedita, realizzata con il coinvolgimento di un gruppo di richiedenti asilo e orientata all'inclusività. Al confine tra teatro e danza si colloca la video installazione Inside di Dimitris Papaioannou (settembre 2018) mentre la scrittura teatrale contemporanea sarà protagonista di Playstorm, realizzato in collaborazione con il TST – Teatro Stabile Torino (da aprile a settembre)".

Tanti progetti, tanti eventi, tanti spettacoli che non rimangono chiusi nella rigidità delle discipline, ma si aprono, mostrano fusioni possibili e ci raccontano un nuovo mondo e una nuova Torino, in una location di fascino straordinario, in cui è sempre bello tornare. Non perdete di vista le OGR quest'anno, se non siete di Torino sono diventate anche una bella occasione per visitare la città. Il sito web per rimanere sempre aggiornati è www.ogrtorino.it.


martedì 16 gennaio 2018

Quando il ponte Maria Teresa, d'acciaio e sospeso, sorprendeva Torino

I ponti di Torino non hanno mai brillato per architettura d'avanguardia o soluzioni originali. Se li guardiamo, con le dovute differenze, sono sempre stati ponti di pietra con una o più arcate oppure a campata unica, soprattutto sulla Dora. Niente di trascendentale, che rimanga nella memoria collettiva per bellezza o sorpresa.

Ponte Maria Teresa a Torino Ponte Maria Teresa a Torino

Era un'eccezione il ponte Maria Teresa, così chiamato in onore della regina Maria Teresa, moglie di Carlo Alberto. Fu costruito nel 1840, poco più a valle dell'attuale ponte Umberto I, ed è passato alla storia per essere l'unico ponte sospeso e in acciaio di Torino. Una struttura leggera, con quattro torri, due per ogni lato del ponte, che sostenevano il peso, attraverso funi d'acciaio. A guardare le foto, sembrava un ponte più americano che italiano, fa pensare a New York, più che a Roma. Non ci sono tante fotografie di questo ponte, che fu poi demolito all'inizio del XX secolo: le poche che circolano sono anche nel web, un paio le ho già pubblicate su Rotta su Torino. Torno a scrivere del ponte Maria Teresa soprattutto per le due fotografie che ho trovato su Torino sparita di skyscrapercity.com. La prima, con vista dal Monte dei Cappuccini, testimonia la sua leggerezza e la sua bellezza, il suo basso impatto visivo, nonostante l'uso di materiali e di forme insolite; la foto è bella anche per la Torino che racconta, con le distese dei panni ad asciugare nei campi di una collina ancora poco abitata, e con il Castello del Valentino, immerso nel suo Parco, allora come oggi. La seconda foto mostra uno degli ingressi al ponte, che, essendo stato costruito da una società privata, la Compagnie Bonnardet, era a pagamento, dai cinque centesimi chiesti a un pedone ai quaranta centesimi per una vettura a quattro ruote e due cavalli: ai lati dell'ingresso al ponte, le due costruzioni in legno raccoglievano il pedaggio; la prospettiva della foto lascia intuire anche la monumentalità del ponte, con la via di fuga visuale che inquadrava la collina, seguendo il gusto torinese per le prospettive scenografiche.

Sono due viste insolite di un ponte che è durato pochi decenni, che non è riuscito a cambiare il modo di pensare ai propri ponti di Torino e che, però, mantiene inalterato il proprio fascino, anche quasi due secoli dopo.


lunedì 15 gennaio 2018

Il progetto di EDIT di Lamatilde, ovvero il fascino dei compromessi in architettura

Nella manica occidentale dell'ex INCET, in Barriera di Milano, EDIT è un polo che lega l'idea di condivisione della share economy e del co-working al cibo. Nei suoi spazi, oltre alla caffetteria, al pub, al cocktail-bar e al ristorante ci sono anche un birrificio e quattro cucine, a disposizione di chi voglia produrre la propria birra o i propri piatti. È una formula nuova, che sin dalla sua apertura sta incuriosendo i torinesi e che sta vivacizzando un quartiere a forte vocazione cultural-innovativa (a poca distanza, il Museo Ettore Fico con il suo bistrot e le gallerie d'arte che gravitano intorno ai Docks Dora e al Parco Peccei).

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La facciata di EDIT nel complesso dell'ex INCET (sin) e un angolo della caffetteria (des)

Nuovo è anche il concept architettonico, fascinosissimo, per come mescola la struttura esistente al design contemporaneo, i colori caldi al cemento armato, la fluidità degli spazi, senza soluzione di continuità, e gli elementi distintivi di ogni attività da essi ospitata. Lo racconta Michele Cafarelli di Lamatilde, lo studio che ha disegnato gli  spazi e che è stato coinvolto da Marco Brignone, proprietario e anima di EDIT, nell'intero processo di immaginazione di questo nuovo polo.

"In Italia non c'è niente di simile e neanche in Europa" assicura Cafarelli "Un giorno del maggio 2015 ci ha contattato Marco Brignone, perché aveva appena acquistato la manica dell'ex INCET e aveva bisogno di qualcuno che gli facesse i rendering dei loft che intendeva realizzare all'ultimo piano. Chiacchierando, è venuto fuori che non sapeva ancora cosa fare della navata a piano terra, alta quanto due piani. Abbiamo iniziato a ragionare insieme, stimolati da lui, che non aveva alcuna intenzione di realizzare qualcosa di prevedibile e che voleva divertirsi durante la realizzazione. Mano a mano abbiamo intuito che il co-working e la share economy potevano essere una buona idea di partenza, quindi Brignone ci ha chiesto di studiare come applicarli al cibo. Abbiamo visitato realtà americane, perché in Europa non c'era niente di simile, e mano a mano abbiamo coinvolto incubatori e altre personalità provenienti dalle start up e dal food. Se posso dirlo, non mi sono mai divertito tanto con un cliente. I Brignone, perché con Marco sono poi arrivati i suoi figli, sempre più coinvolti in quest'investimento paterno, sono committenti curiosi, partecipi, intuitivi. È bello lavorare con chi sta attento al denaro che spende, ma è disposto a spenderlo davanti a proposte di qualità".

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Il cocktail bar - foto di PEPE Fotografia

Anche il progetto architettonico, così fluido, è frutto della continua partecipazione di Marco Brignone. "Non solo lui, ma anche le personalità mano a mano chiamate a lavorare a EDIT, dai fratelli fratelli Costardi a Bosco, hanno partecipato continuamente, dandoci indicazioni precise sulle esigenze. Tutto il progetto è frutto di continui compromessi, tra tutti gli input che arrivavano e i vincoli della struttura, ma io sono convinto che i progetti fighi nascano dai compromessi".

Uno degli obiettivi principali è stato "mantenere l'eredità industriale, per quanto possibile. Non è stato semplice perché c'era tutto un lavoro fatto in precedenza per la sostenibilità energetica, per cui dovevamo fare un cappotto internamente; l'unica parte in cui siamo riusciti a evitare il rivestimento, facendolo all'esterno, d'accordo con la Soprintendenza, è stato il ristorante, dove abbiamo mantenuto le pareti con intonaco grezzo. Quindi, in questo modo, abbiamo purtroppo cancellato la visibilità della pilastratura originale. Ci siamo rifatti con il solaio, che non è originale, ma è in cemento armato e rende omaggio all'edificio industriale". Lo spazio è molto grande e uno degli altri obiettivi del progetto è stato quello di rendere "visibile la sua continuità, in modo che fosse chiaro quanto fosse grande, ma, allo stesso tempo, che non sembrasse vuoto quando non c'era nessuno. Avevamo anche il problema di non far perdere le persone in uno spazio così esteso, la cosa bella è che la committenza ha trattato EDIT un po' come casa propria, per cui l'idea su cui abbiamo lavorato molto è stata creare una sorta di ambiente domestico, entro e sto bene come in casa."

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L'installazione luminosa, con le cucine del ristorante (sin), e il pub, al piano di sotto
PEPE Fotografia

Ogni spazio presenta una propria identità: "È stata una necessità: la caffetteria non poteva avere le stesse dimensioni del pub, ha una diversa funzione, deve dare un'immagine più intima, di qui il tappeto a terra, il legno, l'ottone". Ritornano molto anche i tavoli lunghi, presenti nella caffetteria, nel ristorante, nel pub, una scelta stilistica dettata dalla concezione di EDIT: "Indicano la condivisione, la convivialità e condividi molto più facilmente se sei in un tavolo lungo, accanto ad altre persone. Sono stati una creazione articolata perché intorno al tavolo sono nati percorsi e spazi, non è solo un oggetto di arredo, ma un creatore di microspazi ".

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Il ristorante (sin) e l'installazione luminosa
Foto PEPE Fotografia

Tra gli elementi interni che attirano lo sguardo, c'è senza dubbio l'installazione luminosa, che segnala il blocco scale ed è una sorta di collegamento verticale tra i due piani di EDIT. Si trova nell'unico spazio in cui è visibile l'originaria doppia altezza, l'unico spazio difeso con i denti da Lamatilde: "Lì ci sono due buchi, determinati dalla presenza di una trave, che abbiamo mascherato con la passerella. Gli chef del ristorante, al piano superiore, tendevano ad allargare le loro cucine, fino a quando abbiamo fatto a Brignone la nostra unica richiesta non negoziabile: non chiudere questi due buchi, perché voleva dire perdere completamente la doppia altezza dell'edificio" L'installazione luminosa è nata per segnalare questo spazio, "doveva essere qualcosa in movimento, cinetico o luminoso, che affascinasse per far vedere che c'era altro. Agisce come uno schermo 3D a bassissima definizione, con 6048 led, è come se fosse uno schermo su cui si può anche scrivere. È un progetto su cui stiamo lavorando. In realtà ci piace pensare a EDIT come un progetto in progress."

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Un'altra vista del ristorante (sin, foto di PEPE Fotografia) e il blocco scale, con il pub sullo sfondo (des)

L'innovazione è il principale legame
tra EDIT e il complesso a cui appartiene: "Non ci sono legami architettonici, ma INCET è nato come centro di innovazione e credo che il principale apporto dato dal contesto sia stato proprio la spinta a lavorare ancora di più su un format che insistesse sull'innovazione. Non si poteva aprire un supermercato, insomma, doveva essere qualcosa di mai visto prima". Al centro dell'antico edificio industriale c'è la piazza coperta, su cui si affaccia EDIT: "Abbiamo intenzione di usarla, ovviamente, non solo un dehors, ma anche concerti, street food, è un progetto flessibile, con allestimenti mobili".

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La toilette (sin) e il blocco scale, con vista sul birrificio sottostante (des)

Le parti del progetto di cui sono più orgogliosi a Lamatilde? "Da architetto sono orgoglioso di cose tecniche come il fonoassorbimento o l'illuminazione, che funzionano bene. Poi, se pensiamo alle cose più visibili, non saprei scegliere, mi piacciono il ristorante, con gli specchi, il tavolo lungo, il muro grezzo; mi piace la stanza sospesa. Mi piacciono molto i bagni, dappertutto abbiamo utilizzato semilavorati industriali tipo la lamiera grecata e poi nella toilette il rivestimento in ottone. Una cosa che ricorda il gabinetto cinese e un rimando alla Secessione Viennese, è stato come nobilitare un luogo che generalmente non si considera e che invece Brignone ritiene il biglietto da visita di un locale. Così visivamente il rivestimento più ricco di tutti l'abbiamo messo nelle toilette ed è una cosa insolita e divertente".

EDIT è in via Cigna 96/15; il sito web di Lamatilde è matilde.it.


domenica 14 gennaio 2018

Al Castello di Miradolo, visita guidata alla mostra su Melotti e Merenda della Contessa

La valorizzazione del Castello di Miradolo e del suo Parco, a due passi da Pinerolo (TO), avviene praticamente tutti i finesettimana, con itinerari, laboratori, letture. Fino all'11 febbraio 2018, c'è anche la mostra Fausto Melotti. Quando la musica diventa scultura, per la quale tutte le domeniche, alle ore 16 sono previste visite guidate. Ed è per promuovere la mostra (è nella lista delle mostre da vedere entro la fine di gennaio, ce la farò, lo so!) che il 20 gennaio 2018 la Fondazione propone un bel pomeriggio nel Castello.


Alle ore 15.30 ci sarà una visita guidata alla mostra dedicata a Melotti. Perché è una mostra interessante? Perché la Fondazione Cosso ha sempre puntato non solo su mostre di qualità, che sappiano parlare ad appassionati e profani, ma ha sempre avuto questa capacità di mescolare le arti, dando sempre un particolare protagonismo alla musica, come accompagnatrice delle arti visive; in questa personale di Franco Melotti, scultore, ceramista, scrittore e grande appassionato di musica, questa caratteristica è ancora più evidente: c'è anche un'installazione sonora, appositamente creata per questa mostra dal progetto artistico Avant-dernière pensée. La visita guidata è aperta anche ai bambini, grazie a uno speciale allestimento didattico, Da un metro in giù, che, spiega il comunicato stampa, "rende il percorso curioso e divertente per i più piccoli, per i quali è possibile inoltre richiedere in biglietteria un libretto didattico appositamente creato".

Dopo la visita guidata, un break speciale nella Caffetteria del Castello, con la Merenda della Contessa, preparata dall'Antica Pasticceria Castino di Pinerolo con le proprie specialità dolci. Fino alla chiusura del Castello (ore 18.30), c'è ancora il tempo per una visita del suo Parco nella suggestiva luce invernale, che sa un po' di fiaba nordica.

Io amo il Castello di Miradolo, ci sono stata un paio di volte e mi sono innamorata del suo Parco. Amo anche gli sforzi della Fondazione Cosso per restituirgli il fascino architettonico e il ruolo di cenacolo culturale del Pinerolese e mi piacerebbe prima o poi parlarne nel blog, perché i suoi progetti culturali e sociali, basati sulla qualità, valgono davvero la pena. Ma. C'è sempre un ma, quando la premessa è mi piace tanto. Se non si è muniti di auto, nel weekend è impossibile arrivare al Castello di Miradolo. Durante la settimana si arriva facilmente da Torino: treno fino a Pinerolo e, circa 20 minuti dopo l'arrivo, autobus con fermata a poche decine di metri dall'antico maniero. Peccato che nel finesettimana le corse degli autobus sono sospese: Miradolo è raggiungibile solo fino alle ore 12.30 del sabato, poi se ne riparla il lunedì. Dunque, se non avete l'auto, ma avete tanta voglia di vedere il Castello e il suo magnifico Parco, nel weekend non se ne parla. La Fondazione Cosso può organizzare le cose più belle, proporsi sempre più come motore di cultura, bellezza e arte, ma chi dovrebbe occuparsi della promozione turistica, anche attraverso la gestione intelligente e razionale dei trasporti pubblici, non collabora. Peccato.

La visita guidata più la Merenda della Contessa costano 24 euro a persona, 16 euro per chi possiede la tessera Abonamento Musei, 19 euro per i bambini da 7 a 14 anni, 6 euro per gli under 6. La prenotazione è obbligatoria entro venerdì 19 gennaio, alle ore 12, tel 0121 502761 o email prenotazioni@fondazionecosso.it.