venerdì 17 agosto 2018

Anticipazioni d'autunno: le mostre da non perdere a Torino

Ferragosto segna un po' la fine dell'estate e spinge a guardare già all'autunno. E l'autunno torinese propone tante mostre da non perdere, con tanto di comunicati stampa e save the date arrivati sin da giugno (previdentissimo il MAO!). Ed ecco le prime idee sulle mostre da non perdere, a partire da settembre.

Il 7 settembre 2018, il MAO (via San Domenico 11) inaugura Nomadi dell'Asia, mostra fotografica che raccoglie circa 100 immagini scattate da Carla Parato Milone e Giorgio Milone tra le popolazioni nomadi asiatiche, dagli altopiani iraniani fino alla Cina a alla Siberia, seguendo le grandi rotte dell'Asia Centrale, tra Kirzighistan, India, Mongolia. "Oltre ai grandi spostamenti che coinvolgono intere comunità decise a dominare spazi ostili, le immagini raccontano storie di famiglie e di tribù, di sforzi collettivi e singole esperienze, feste, momenti di lavoro e di riposo, donne che tessono e cucinano, pascolano le mandrie e cullano i bambini, uomini che cacciano con l'aquila, che si scambiano segni di amicizia, o si occupano con tutta la famiglia degli animali e dei lavori più pesanti" anticipa il comunicato stampa.

Il Museo Ettore Fico (via Cigna 114) riapre dopo la pausa estiva proprio all'inizio dell'autunno, il 21 settembre 2018, con una delle mostre che più mi incuriosiscono, 100% Italia – Cent'anni di capolavori. Dall'inizio del Novecento a oggi, la mostra intende "evidenziare il ruolo preminente dell'arte italiana, che ha saputo segnare profondamente la creatività europea e quella mondiale. In un momento in cui il valore identitario di una nazione deve essere ripreso, riconfermato e ribadito, non per prevaricare, ma per aiutare la comprensione della storia, 100% Italia vuole fare il punto e riproporre evidenti valori che per un tempo troppo lungo molti critici hanno sottovalutato" rivendica il comunicato stampa, suscitando la meritata curiosità.

CAMERA (via delle Rosine 18) inaugura la nuova stagione il 21 settembre 2018, con La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co: oltre 120 opere, che ripercorrono "la storia della trasformazione del documento, fotografico nello specifico, in opera d'arte, giunta al culmine negli anni '60" e "illustrano la varietà e la straordinaria vivacità di questa grande vicenda". Tra i protagonisti della Pop Art in mostra, gli americani Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Jim Dine, Ed Ruscha, Joe Goode, Ray Johnson, Rosalyn Drexler; gli inglesi Richard Hamilton, Peter Blake, Allen Jones, Joe Tilson, David Hockney, Gerald Laing, Derek Boshier; i tedeschi Sigmar Polke, Wolf Vostell; gli italiani Mimmo Rotella, Michelangelo Pistoletto, Franco Angeli, Umberto Bignardi, Gianni Bertini, Claudio Cintoli, Sebastiano Vassalli e tanti altri.

Uno dei grandi must dell'autunno è Van Dyck pittore di corte, nuova collaborazione tra i Musei Reali e Arthemisia. Dal 16 novembre 2018, in Galleria Sabauda, la mostra illustrerà vita e opere di Antoon van Dyck, "artista sofisticato e dai modi eleganti, sicuro del suo valore e del suo ruolo, raggiunse una fama internazionale incontrastata. Attraverso i suoi dipinti, e soprattutto i suoi ritratti maestosi e penetranti, si ripercorre in mostra la sua carriera, fondata sul legame con Rubens, la passione per Tiziano e i pittori veneti e sul dialogo con gli altri artisti fiamminghi. Gli intensi ed esclusivi rapporti che il maestro ebbe con alcune delle corti europee più prestigiose, da quella degli aristocratici genovesi e dei duchi di Torino a quella di Carlo I d’Inghilterra, riproducono i giochi di potere allora esistenti tra Genova e le Fiandre, tra la Spagna, l'Italia, l'Inghilterra e i Paesi Bassi" spiega il comunicato stampa.

Alla Reggia di Venaria Reale, l'autunno inizia il 13 settembre, con l'inaugurazione di Ercole e il suo mito, mostra che intende "illustrare la figura di Ercole con una raccolta di straordinari dipinti e oggetti d'arte prodotti nell'antichità classica e tra Cinquecento e Settecento, alcuni dei quali presentati in Italia per la prima volta, provenienti da grandi collezioni italiane e estere, opere che testimoniano l'enorme fortuna a livello iconografico e narrativo degli episodi della vita di Ercole e insieme il forte fascino della sua immagine nei secoli". Al termine del percorso espositivo, Ercole nei grandi kolossal di Cinecittà degli anni '60 e poi a Hollywood, con il cinema che rinnova il suo mito. Ancora alla Reggia, dal 20 ottobre, Cani in posa, la prima grande mostra italiana dedicata ai cani nell'arte, con "sculture e dipinti eseguiti da alcuni fra i massimi artisti di tutti i tempi, dall'antichità a oggi", perché "dopo la figura umana, il cane, 'amico dell'uomo' per antonomasia, è l'animale da sempre più rappresentato dagli artisti, tradendo un legame affettivo e un'affinità elettiva che travalica gli aspetti del decoro formale".

Un autunno torinese che non si vede l'ora che inizi, insomma.


giovedì 16 agosto 2018

Nuovi studi sul marmo di Chianocco, sulla facciata di Palazzo Madama

La facciata barocca di Palazzo Madama è una delle più riconoscibili di Torino, ma è anche una delle più fragili, a causa del marmo di Chianocco, usato da Filippo Juvarra per ragioni economiche. "È un marmo chiaro, dai toni caldi e luminosi che sfumano dall'ocra al rosa" spiega il sito di Palazzo Madama "ma è anche un materiale estremamente poroso e dunque estremamente esposto al degrado dovuto agli agenti atmosferici ed inquinanti".

Palazzo Madama Palazzo Madama

La vicenda della facciata di Palazzo Madama porta un insegnamento antico: sul lungo termine il risparmio momentaneo diventa più costoso di una spesa ben fatta per un materiale di qualità maggiore. Il marmo di Chianocco ha sempre avuto e dato problemi, sia per la scarsa resistenza agli agenti atmosferici sia per la tenuta statica. Dal 1997, l'anno dell'ultimo grande restauro della facciata, ci sono stati diversi interventi minori, perché la perdita di coesione, dovuta al processo invadente degli agenti atmosferici, ha messo anche in potenziale pericolo i passanti, con caduta del materiale lapideo.

Quest'estate, lo avrete notato, un nuovo intervento sulla facciata, stavolta di studio, finanziato dalla Fondazione CRT, principale sostenitore privato di Palazzo Madama, e realizzato con la collaborazione del Centro per il Restauro di Venaria Reale. In queste settimane, un'equipe di docenti e studenti del Centro di Restauro analizza lo stato di conservazione del marmo di Chianocco, per poi ipotizzare nuove ipotesi di restauro e manutenzione. Si tratta di uno studio che permetterà alla Fondazione CRT di quantificare le necessità economiche dei prossimi interventi conservativi e che dà al Centro del Restauro di Venaria Reale, che sta diventando uno dei più prestigiosi d'Italia, l'occasione di confermare il suo valore. E a noi torinesi mostra come, ancora una volta, la città sia capace di fare rete tra le proprie eccellenze.

Mentre il piccolo cantiere nella parte centrale della facciata è al lavoro, il Museo di Palazzo Madama continua le proprie attività abituali; in questi giorni, non solo potrete visitare le collezioni permanenti del Museo Civico d'Arte Antica, ospitato nelle sale di Palazzo Madama, ma anche le belle mostre in corso: Pietro Piffetti tra arte e scienza (fino al 31 dicembre 2018), Carlo Magno va alla guerra (fino al 3 settembre 2018), Una ritrovata Madonna della Fabbrica di San Pietro (10 settembre 2018), 8 scenografie per Macbeth (fino al 10 settembre 2018). Senza dimenticare lo splendido Giardino Medievale, ricostruito nel fossato e luogo speciale in cui godere il fresco, una lettura e uno scorcio, tra la lussureggiante vegetazione estiva.


giovedì 9 agosto 2018

Due concorsi fotografici su Instagram, tra Residenze Reali e vallate cuneesi

Le vacanze sono un buon momento per dedicarsi alla fotografia e per scoprire le bellezze dei dettagli e dei paesaggi. In Piemonte ci sono due concorsi fotografici che, se siete instagrammer, vale la pena avere presenti.

Nell'ambito dell'Anno Europeo del Patrimonio Culturale, l'Association des Résidences Royales Européennes invita i visitatori a condividere su Instagram le immagini scattate durante le visite a diversi Palazzi Reali d'Europa, tra cui i piemontesi Musei Reali di Torino e il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, che fa capo alla Reggia di Venaria Reale (TO), oltre che le italiane Reggia di Caserta e Reggia di Monza (con i suoi quattro complessi, l'Italia è il Paese con maggiore presenza), i francesi Palazzo di Versailles e Castello di Chambord, l'ungherese Palazzo Reale di Gödöllö, i polacchi Palazzo Reale di Varsavia, Palazo Reale di Łazienki e il Palazzo di Re Jan III di Wilanów, l'olandese Het Loo Paleis, i britannici Palazzi Reali Storici e il Cremlino di Mosca (Russia). Partecipare al concorso è piuttosto facile: basta pubblicare le proprie foto su Instagram con l'hashtag #europeanroyalpalaces, taggando il palazzo fotografato (@museirealitorino e @lavenariareale sono gli account dei due complessi piemontesi partecipanti); alla fine del concorso, il 23 agosto 2018 è il termine ultimo per pubblicare le immagini, ogni palazzo selezionerà una foto vincitrice e la pubblicherà nel proprio account; la foto vincitrice sarà poi pubblicata sui social media di tutti i palazzi e il vincitore potrebbe essere invitato a una visita guidata riservata.

Musei Reali Reggia di Venaria Reale

L'altro concorso fotografico è stato ispirato da una mostra in corso a Cuneo, nell'ex chiesa di San Francesco, e dedicata a Michele Pellegrino. Una parabola fotografica, che espone parte dell'archivio del fotografo, che ha raccontato per 50 anni le vallate cuneesi. Come raccontarle oggi? La Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo promuove così il concorso Le nitide vette: fino al 20 settembre 2018, i partecipanti dovranno condividere su Instagram le proprie foto di montagna con l'hashtag #lenitidevette; al termine del concorso, le foto saranno giudicate da una giuria di esperti, il vincitore avrà una macchina fotografica Fujifilm Instax Mini 9 e il catalogo Michele Pellegrino. Storie, edito da Skira; gli autori della 2° e 3° foto classificate avranno in regalo una tessera dell'Abbonamento Musei Torino Piemonte.

Belle idee e belle proposte per conoscere meglio e valorizzare il nostro patrimonio culturale, artistico e paesaggistico!


mercoledì 8 agosto 2018

Riccardo Gualino e il sogno d'arte di un imprenditore

A un certo punto, nei primi trent'anni del XX secolo, sembrava non ci fosse settore economico in cui Riccardo Gualino non avesse interessi: trasporti, energia, automobili, il suo impero era tra i più differenziati d'Italia. Grazie a questa ricchezza e vastità di interessi fu anche uno dei più importanti mecenati del Novecento italiano e proprietario di una collezione d'arte di valore inestimabile.

Riccardo Gualino Riccardo e Cesarina Gualino
Riccardo Gualino (sin) con la moglie Cesarina (des)

Imprenditore biellese, classe 1879, Gualino colpisce per l'audacia negli affari, con l'indebitamento e le decisioni spericolate come caratteristiche principali; così fu in grado di muoversi in tanti settori e di essere spesso decisivo, ma, allo stesso tempo, il suo impero fu piuttosto fragile. La sua famiglia d'origine era attiva nell'oreficeria, ma il giovane Riccardo iniziò a dedicarsi presto ad altri settori, in particolare all'import-export di legnami pregiati e carbone. Dopo cadute e rinascite, dovute agli indebitamenti con cui finanziava le sue espansioni, nel 1917, iniziò a interessarsi ai trasporti degli aiuti americani all'Europa in stretta collaborazione con Giovanni Agnelli; fondò così la SNIA (Società di Navigazione Italo-Americana), diventata poi SNIA-Viscosa, primo polo italiano della produzione di filati artificiali. Gli anni di vicinanza con Agnelli misero Gualino al centro di operazioni finanziarie e lotte per il controllo delle prime industrie italiane, così, in una di queste battaglie, si schierò al lato degli Agnelli e divenne vicepresidente della Fiat (mentre Giovanni Agnelli lo fu della SNIA). In questo primo scorcio del secolo, Gualino fondò anche la Rumianca, nel settore chimico, la Unica, poi Venchi-Unica, nel cioccolato, e quindi la Lux Film, nel cinema.

La continua esposizione finanziaria e la sostanziale indifferenza al fascismo causarono la sua caduta e il confino. Tornato in libertà, lasciata Torino per Roma, si dedicò soprattutto al cinema (produsse alcuni dei film più importanti degli anni 30 e 40 e la Lux Film fu palestra dei grandi produttori del cinema italiano uscito dalla guerra, da Carlo Ponti in poi). Ma non è questa fase della sua vita che interessa Rotta su Torino, essendo spostata su Roma. La parte interessante per questo blog è quella torinese, precedente alla caduta e al confino. L'uomo d'affari che si divideva tra scalate finanziarie, espansioni all'estero e intuizioni straordinarie (come si fa a essere contemporaneamente attivi in settori che oggi identificano l'industria piemontese, dall'automobile al tessile, dall'alimentare al chimico?) fu anche un grande appassionato d'arte e cultura.

La sua casa di via Galliari (precursore anche in questo, a San Salvario!) fu restaurata e poi ampliata da Felice Casorati e da Alberto Sartoris e divenne uno "straordinario cenacolo culturale e artistico cui Riccardo e Cesarina seppero dar vita, aggregando musicisti, compositori, direttori d'orchestra, danzatori, attori, scrittori, pittori, scultori e architetti di fama internazionale, provenienti da tutta Europa" come scrive Adele Marini. A fare da padrona di casa, Cesarina, la cugina che Gualino aveva sposato nel 1907 e che lo aveva seguito e appoggiato nelle avventure imprenditoriali e nelle inquietudini artistiche, artista anche lei, soprattutto pittrice. Ma non fu solo il loro salotto o il teatrino privato in cui allestivano spettacoli: nel 1925 fondarono il Teatro di Torino, che presentava un cartellone ricco di proposte internazionali e di grande versatilità. Nei suoi cinque anni di attività ospitò "i Ballets Russes di Sergei Diaghilev, le danze di Mary Wigman e di Clotilde e Alexandre Sakharoff, la prosa dei Pitoèff, Jacques Copeau del Vieux-Colombier, Richard Strauss, Gaston Baty, Luigi Pirandello, Gian Francesco Malipiero e tantissimi altri".

Villa Gualino Villa Gualino
Villa Gualino, sulla collina torinese

E poi c'era la straordinaria collezione d'arte, che i Gualino riunirono guidati dall'amico critico e storico dell'arte Lionello Venturi. Comprendeva capolavori di ogni secolo, dall'arte antica a quella contemporanea, la Venere attribuita al Botticelli o alla sua bottega, la Venere con la tartaruga attribuita a Sebastiano del Piombo, sette Modigliani, uno studio per l'Olympia di Manet, opere di Cimabue e ceramiche statue, oreficerie di ogni epoca. Una collezione di valore inestimabile, che fu conservata nelle varie residenze dei Gualino, il Castello di Cereseto Monferrato, la casa di Sestri Levante e quella di Torino, fino all'idea finale, la costruzione di una vera e propria Casa-Museo, sulla collina torinese. La conosciamo come Villa Gualino, non fu mai terminata e non ospitò mai la collezione. Anche il progetto di questo edificio, commissionato nel 1929 agli architetti romani Andrea, Clemente e Michele Busiri Vici, fu all'avanguardia per quell'epoca e per quella Torino. L'idea era quella di un grande corpo centrale, che sarebbe stato l'abitazione dei Gualino, da cui partivano due ali a un piano, destinate a un teatro e a un vero e proprio museo. Di quel progetto non rimane molto: l'edificio fu ampiamente rimaneggiato dopo la cessione a cui Gualino fu obbligato a causa del suo crollo finanziario, nel 1931. Divenne colonia elioterapica, quindi centro di formazione, hotel e centro congressi. Adesso, in attesa di nuova destinazione, è in disuso. La collezione dei Gualino è stata dispersa, sempre a causa dei fallimenti finanziari; un'ampia sezione è al terzo piano della Galleria Sabauda, a Torino.


martedì 7 agosto 2018

Eataly Lagrange festeggia 7 anni con torta e cena speciale

Il 9 agosto 2018, Eataly Lagrange (via Lagrange 3) celebra i suoi primi 7 anni e, in una città che non chiude per ferie e che è frequentata da tanti turisti, offre una festa con tanto di taglio della torta. L'appuntamento è per il 9 agosto alle ore 16: per tutti i clienti una fetta di torta e un calice di spumante per un brindisi. Poi, dalle ore 19, ci sarà un menù unico, per festeggiare il settimo compleanno:

Antipasti
Bavarese di robiola di Roccaverano con noci e gelée di rucola accompagnata da pane carasau,
11,50 euro
Tris di carne: albese con scaglie di Parmigiano reggiano Gennari, insalata di pollo con verdure e tartare di salsiccia di bovino con formaggetta di Stella,
16,50 euro
Tris di tartare di pesce: gamberoni, salmone e tonno pinna gialla accompagnate da sale aromatizzato e verdure in pastella,
19,50 euro
Primi
Linguine integrali Afeltra con pesto di pistacchi, crema di stracchino e pomodorini confit,
13,50 euro
Risotto ‘Gli Aironi’ con robiola di Roccaverano, salsiccia di bovino La Granda e zucchine croccanti,
euro 14.50
Tonnarelli Michelis con nero di seppia, gamberi, scampi, ciciale di mare e ciliegino fresco, 15.50 euro
La padella di mare: spaghetti Afeltra con cozze, vongole, gamberi, pomodoro Così Com'è e rana pescatrice,
28,00 euro per due persone / 15,50 euro singola
Secondi
Galletto piccante alla piastra con patate al cartoccio
12,50 euro
Tagliata La Granda con patate al forno
16,50 euro
Tentacolo di polpo con melanzane profumate alla menta
16,50 euro
Grigliata con salmone, tonno pinna gialla e gamberoni con patate al forno
24,50 euro