martedì 19 febbraio 2019

Il Festival dell'Espressionismo: musica, cinema e incontri del primo Novecento

Dopo gli omaggi ad Antonio Vivaldi, Casella e gli Strauss, celebrati negli anni scorsi, arriva l'omaggio a un intero movimento culturale: dal 22 febbraio al 29 marzo 2019, a Torino ci sarà il Festival dell'Espressionismo. Affermatosi nei primi decenni del XX secolo in Europa, soprattutto in Germania, l'Espressionismo tendeva a esaltare l'aspetto emotivo della realtà, in reazione all'impressionismo che voleva raccontarla in modo oggettivo. Arti figurative, musica, cinema, architettura, letteratura, teatro, tutti furono coinvolti nel rinnovamento e nello spirito di ribellione dell'Espressionismo.


Un ricco cartellone di eventi lo racconta a Torino, coinvolgendo numerosi enti culturali come l'Accademia Stefano Tempia di Torino, l'Accademia di Musica di Pinerolo, Arianna per la musica, le associazioni ABNUT, Antidogma Musica, Baretti e Concertante Progetto Arte&Musica; le Biblioteche Civiche Torinesi; la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino; il Centro Studi sul Teatro Musicale; il Conservatorio ‘Giuseppe Verdi’ di Torino, la De Sono Associazione per la Musica, il Goethe-Institut Turin, InPoetica - Festival trasversale delle arti di Alba;, l'Istituto per i Beni Musicali in Piemonte, il Museo Nazionale del Cinema, l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, l'Orchestra da Camera Giovanni Battista Polledro, l'Orchestra Filarmonica di Torino, il Teatro Regio e l'Unione Musicale. Ancora una volta, Torino che fa rete e coinvolge tutte le associazioni e gli enti culturali, per realizzare una kermesse dal grande fascino culturale.

A inaugurare il Festival dell'Espressionismo, il 22 febbraio alle ore 20.30, il concerto dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Aziz Shokhakimov, nell'Auditorium Rai A. Toscanini, in Piazza Rossaro; in programma Pelleas und Melisande di Schönberg, Verwandlung III di Wolfgang Rihm e il Concerto per flauto e orchestra di Goffredo Petrassi. Il cinema debutta il 23 febbraio alle ore 16 nella Sala 3 del Cinema Massimo (via Montebello 18), con il film Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene. Il cartellone cinematografico offre poi Nosferatu il vampiro di Friedrich Wilhelm Murnau (Cinema Massimo, Sala 3, 24 febbraio 2019, ore 16), Destino di Fritz Lang (Cinema Massimo, Sala 3, 25 febbraio 2019, ore 20.30), Lo studente di Praga di Hanns Heinz Ewers, Stellan Rye, Paul Wegener, Ombre ammonitrici di Arthur Robison (Cinema Massimo, Sala 3, 26 febbraio 2019, rispettivamente ore 16 e 18), Il Golem di Paul Wegener, Genuine di Robert Wiene (Cinema Massimo, Sala 3, 27 febbraio 2019, rispettivamente ore 16 e 18).

Al CineTeatro Baretti (via Baretti 4) il 25 febbraio 2019 alle ore 14.30, il video di Lulu di Alban Berg, nell'allestimento del Festival di Salisburgo, diretto da Marc Albrecht. Il 28 febbraio 2019, al Teatro Vittoria (via Gramsci 4), Der blaue Reiter e la musica del movimento espressionista, ovvero un incontro, alle ore 16.30, e un concerto liederistico, alle 20.30, raccontano il rapporto tra musica, arte e poesia nella Germania del primo decennio del Novecento.

Per tutta la durata del Festival, tanti concerti, in diverse sedi. Da segnalare, il 14 marzo alle ore 15, alla Biblioteca civica musicale Andrea Della Corte (corso Francia 186), la conferenza a cura di Maria Cristina Riffero L'opera proibita. Lo scandalo della Favola del figlio cambiato di Gian Francesco Malipiero e Luigi Pirandello. Il Festival dell'Espressionismo sarà chiuso il 29 marzo alle ore 20.30, al Teatro Regio (piazza Castello 215), dal concerto Viaggio in orchestra, diretto da Andrea Albertin.

Il programma completo è su www.comune.torino.it, insieme a tutte le info per assistere agli eventi (molti concerti sono a ingresso libero).


lunedì 18 febbraio 2019

Cinque conferenze sui sensi nel mondo arabo-islamico, al MAO

Al MAO Museo d'Arte Orientale (via San Domenico 11), è in corso un ciclo di conferenze davvero affascinante, per scoprire i cinque sensi nella cultura e nell'arte arabo islamica. A cura di Sherif El Sebaie, gli incontri illustrano, con un appuntamento al mese, fino al 5 giugno 2019, il significato dei cinque sensi nel mondo islamico, con riferimenti continui a letteratura, luoghi, suggestioni che appartengono anche all'immaginario mediterraneo.

Conferenze al MAO su Islam Conferenze al MAO su Islam

Il prossimo appuntamento, il 20 febbraio, alle ore 18, è legato alla vista e, dunque, alla luce, che partendo dal divino arriva fino alle umane cose. Ogni incontro costa 5 euro, per info tel 0114436927. Qui di seguito, il calendario delle conferenze:

20 febbraio 2019, ore 18
La Vista
Nur. La Luce metafora del divino nella cultura e nell'arte islamica.
Allah è la luce dei cieli e della terra. La Sua luce è come quella di una nicchia in cui si trova una lampada, la lampada è in un cristallo, il cristallo è come un astro brillante. Partendo da uno dei più noti versi coranici, Sherif El Sebaie indagherà sul significato fisico e metafisico della luce che permea l’arte e la cultura araboislamica. Un percorso in cui il relatore passerà dai giochi di luce e ombra nelle moschee alle brillanti superfici delle ceramiche, dalla trasparenza delle opere in vetro e in cristallo di rocca, ai riflessi delle pietre preziose fino agli strabilianti fuochi d’artificio delle sontuose feste dei Sultani.

13 marzo 2019, ore 18
Il Gusto
Alla tavola dei Califfi. L'alta cucina islamica svelata
Nella cultura arabo-musulmana, nutrirsi è un piacere importante accompagnato da un rituale a volte complesso. La tradizione gastronomica delle cucine califfali era varia e raffinata, avendo assorbito ricette dai luoghi più disparati. Le spezie arrivavano dall'India e dal Sud Est Asiatico, il miele lo commerciavano i vichinghi, ricche salse accompagnavano piatti di carne tenera e ben cotta. Le stoviglie erano sontuose, con brocche d'oro impreziosite da pietre dure, porcellane cinesi, cucchiai in tartaruga e madreperla. Sherif El Sebaie porterà alla luce un'alta cucina islamica dai gusti moderni e sorprendentemente vicini ai nostri.

15 maggio 2019, ore 18
L'olfatto
La Soglia dell'Eden. Il giardino nella cultura e nell'arte arabo-musulmana
Il giardino, metafora del Paradiso coranico, è un luogo nel quale si fondono suoni, profumi e colori. Oasi di contemplazione che gratifica il piacere dei sensi, era anche l'ambientazione ideale per incontri romantici o udienze fastose che esaltavano l'onnipotenza del Principe regnante. In un viaggio virtuale da Granada a Samarcanda, da Delhi a Marrakech, Sherif El Sebaie illustrerà le suggestioni di giardini islamici indagando il repertorio botanico che compare sui sontuosi tessuti ottomani, le magnifiche porcellane persiane, le preziose miniature indiane e nelle opere di arte contemporanea che si ispirano a questi favolosi giardini.

5 giugno 2019, ore 18
L'udito
Le Mille e una Notte. La seduzione nell'arte del raccontare
Con la sua ricchezza letteraria, Le mille e una notte è una delle più straordinarie raccolte di storie della letteratura mondiale. Di lontane origini indo-persiane, è radicata nell'immaginario collettivo occidentale sin dal XVIII secolo. La bellissima Shahrazade, saggia e colta figlia del visir, riesce a scampare alla morte, grazie alla sua perizia nell'incantare il Califfo con la sua narrazione. Sherif El Sebaie ripercorrerà l'epopea di questo classico della letteratura internazionale evocando mondi lontani e fiabeschi attraverso luoghi fatati, splendide miniature, gioielli preziosi e scenografie hollywoodiane


Open House Torino 2019 al via: la call per architetti, proprietari e volontari

La terza edizione di Open House Torino si avvicina: il weekend dell'8 e 9 giugno 2019 riaprirà ai torinesi e ai turisti le porte di architetture generalmente chiuse al pubblico, si tratti di edifici storici, appartamenti privati, monumenti, fondazioni e complessi che non avremmo immaginato. L'organizzazione parte con la call per i volontari, per gli architetti e per i proprietari di edifici e appartamenti. Se siete architetti e avete realizzato progetti che vi piacerebbe far conoscere, se siete proprietari di appartamenti con soluzioni architettoniche e di design, viste sorprendenti e idee che vi farebbe piacere condividere, se siete torinesi appassionati di architettura e innamorati della città e volete dare il vostro tempo a un progetto che le valorizza, compilate i moduli già pubblicati sul sito di Open House Torino.

Open House Torino

Alla sua terza edizione, la manifestazione vanta il grande successo delle due precedenti. Con i suoi 15mila partecipanti per ben 38mila visite e 111 luoghi aperti dal pubblico, grazie ai 297 volontari, nel 2017 Open House Torino ha ottenuto il miglior esordio di sempre; nel 2018, i numeri sono aumentati: ben 55 mila visite realizzate da oltre 18mila visitatori nei 140 luoghi aperti al pubblico, grazie ai 400 volontari coinvolti. Non solo: Torino è una delle città della rete Open House con la più alta percentuale di appartamenti privati aperti al pubblico. "Non è vero che i torinesi sono chiusi" ama sostenere Luca Ballarini, il presidente di Open House Torino "Anzi, il messaggio che danno, in questi anni di paura e diffidenza verso gli sconosciuti, è di apertura e fiducia nel prossimo. Un messaggio positivo, di cui siamo orgogliosi".

Open House Torino

Negli anni scorsi, sono state aperte vere e proprie icone dell'architettura contemporanea torinese, da 25 Verde (la Casa Giungla di Luciano Pia) a Casa Hollywood, le torri che punteggiano lo skyline torinese, dal grattacielo Intesa Sanpaolo al campanile Faa' di Bruno, dal grattacielo della Lancia alla Torre Monaco, in Spina 3, poi Palazzi storici reinventati come il Palazzo della Luce e NumberSix, antiche fabbriche riqualificate come l'ex Tobler o l'ex INCET, capolavori dell'architettura del Novecento come la Bottega d'Erasmo e il Palazzo del Lavoro. Una panoramica d'architettura a 360 gradi, che offre un'idea appassionante di Torino, dei suoi modi di abitare e dei suoi stili di vita. 140 gli edifici aperti nel 2018: si arriverà a 150 nel 2019? Lo scopriremo a giugno.


domenica 17 febbraio 2019

I grandi chef a Gastronomix, tra Canavese e Monferrato, by Collisioni

In attesa dei concerti del suo Festival, sempre più punto di riferimento nazionale, Collisioni sbarca nell'enogastronomia, per valorizzare prodotti e tradizioni del Monferrato e del vicino Canavese, attraverso l'incontro, la 'collisione', con la cucina internazionale. Gastronomix è una manifestazione che si terrà dal 18 al 23 febbraio 2019, tra Ivrea, Vercelli e Asti, per iniziativa del Consorzio Vini DOCG Caluso, Carema e Canavese, in collaborazione con il Consorzio Barbera d'Asti e Vini del Monferrato e con il Consorzio Riso di Baraggia, e grazie a un'idea e all'organizzazione del Progetto Wine & Food di Collisioni. In programma tavole rotonde, degustazioni, laboratori e, naturalmente, cene a tema.

Lago di Candia Colline del Monferrato

Due le cene da non perdere: il 22 febbraio 2019, al ristorante L'Angolo del Beato di Asti, Gunnar Forsell, Cuoco dell'anno 2014 e uno dei maestri della cucina nordica, presenterà una cena svedese innaffiata da vini del Monferrato e del Canavese (60 euro a persona). Il 23 febbraio, al ristorante stellato Ca' Vittoria di Tigliole d'Asti, Charlie Tayler, chef dell'esclusivo ristorante Alyn Williams di Mayfair, a Londra, presenterà una cena d'autore (65 euro). Le prenotazioni di entrambe le cene, all'email le cene gastronomix@outlook.it.

Ad aprire Gastronomix, il 18 febbraio, l'incontro tra gli chef internazionali e le tradizioni del Canavese, a Ivrea, in particolare ci saranno lezioni, seminari e degustazioni per far conoscere loro i vini locali, la versatilità dell'Erbaluce e gli abbinamenti possibili, i piatti della cucina canavesana; parteciperanno a questa giornata alcuni dei cuochi più prestigiosi dell'area, come Mariangela Susigan del Ristorante Gardenia di Caluso (TO) e Luciano Tabozzi del Cantun del Lago di Candia. Il 19 febbraio, gli ospiti si sposteranno nel Vercellese per conoscere la produzione del riso e i vini dell'area. Dal 20 febbraio, gli eventi nel Monferrato e, quindi, le due cene dell'Astigiano, queste aperte al pubblico.

Tra gli ospiti internazionali ci sono numerosi protagonisti della cucina nordica, che ha monopolizzato il podio del recente Bocuse d'Or, da Christopher Haatuft e Jeppe Foldager a Gunnar Forssell; poi Marianne Lumb, cuoca delle star londinesi, compresi Elton John e Jude Law, Karl Ljung del ristorante L'Avvventura, Joe Barza, chef e conduttore del Top Chef medoirientale, Priscilla van der Voort.

Tutte le info su www.collisioni.it.


venerdì 15 febbraio 2019

Nella chiesa del Santo Volto, la luce calda che parla del divino

La considero la più bella chiesa di Torino dopo San Lorenzo, in piazza Castello, ma era da tempo che non entravo nella chiesa del Santo Volto, sul lato occidentale del Parco Dora. L'ho fatto in una giornata d'inverno, di quelle con la luce lattiginosa di febbraio. E ogni volta che entro in questa chiesa rimango affascinata.

chiesa del Santo Volto chiesa del Santo Volto

All'esterno ha la forma di un ingranaggio, per rendere omaggio al passato industriale di Spina 3, ed è rivestita di laterizi, secondo il gusto del suo autore, Mario Botta, e di nuovo in omaggio a Torino (si pensi a Palazzo Carignano, al Palazzo dell'Accademia delle Scienze, sede del Museo Egizio, e ai Quartieri Militari, con le loro nobili facciate in mattoni). Le alte torri si alternano ai vuoti, senza dare una vera e propria facciata all'edificio e senza lasciare immaginare la sorpresa dell'interno. Perché la parte più bella della chiesa del Santo Volto è la sua sala interna. Dalla freddezza dell'"ingranaggio" alla luce morbida e avvolgente dell'interno. Il rivestimento in legno dà subito un'immediata sensazione di calore e di accoglienza; l'immagine dell'Uomo della Sindone, sul fondo dell'altare, ottenuta con una sorta di tessitura di pietre "pixelate", commuove e coinvolge sin dall'ingresso. E poi questa luce, che arriva dalle torri svuotate e che illumina indirettamente l'altare e le cappelle a esso vicine. La metafora della salvezza che arriva dall'Alto e della Luce che illumina i cuori per salvarla è la stessa della chiesa di San Lorenzo, ma diversa è l'immagine della condizione umana, non sono passati invano tre secoli. In San Lorenzo, Guarini immagina un uomo avvolto dalle tenebre, che solo attraverso Dio può trovare la salvezza: la luce piove su colori e marmi scuri, illuminati dalla Luce. Botta vede la Luce anche come metafora dell'accoglienza, del calore, un Dio più paterno e più gentile, probabilmente, che ci fa sentire amati sin dall'ingresso. Perché una cosa bella della chiesa del Santo Volto è che invita davvero alla preghiera, al raccoglimento, al rapporto con questo Dio che tutto avvolge.

chiesa del Santo Volto chiesa del Santo Volto

A rendere straordinaria l'atmosfera interna del Santo Volto è anche la volta, la più bella di un edificio religioso torinese, secondo me, insieme alle cupole di San Lorenzo e della Cappella della Sacra Sindone, entrambe di Guarino Guarini. I pieni e i vuoti che si alternano all'esterno ritornano anche all'interno, con spicchi pieni e vuoti: dai vuoti scende la luce indiretta delle torri, dai pieni si formano le sette grandi costole che corrono verso il tamburo centrale. Una volta che ha richiesto una costruzione complessa, a causa delle spinte: "Il tamburo centrale è stato costruito e gettato per primo in modo che potesse esercitare da subito la sua funzione di perno d'appoggio per le solette inclinate a loro volta base di appoggio delle torri. La costruzione delle torri è avvenuta in seconda battuta proprio per evitare le spinte eccentriche che il loro appoggio avrebbe creato. Le torri sono state realizzate due a due in opposizione l'una con l'altra" spiega www.archimagazine.com. L'effetto finale è di grande impatto e contribuisce alla magia di questa chiesa.

chiesa del Santo Volto chiesa del Santo Volto


Siate torinesi o turisti, vale davvero la pena che inseriate la chiesa del Santo Volto nei vostri itinerari in città.