sabato 6 ottobre 2012

Dal Rinascimento a Pietro Micca

L'avvento dei Savoia coincise, nel Quattrocento, con la trasformazione di Torino da piccola città, al centro di uno dei più importanti crocevia dell'Italia occidentale, in città di dimensione regionale. Nel 1404 i Savoia fondarono l'Università e nel corso del secolo trasformarono la città nel polo amministrativo ed economico dei loro domini italiani. Alla fine del secolo Torino contava 10.000 abitanti, che vivevano in una delle principali città di un ducato in difficile equilibrio tra i due versanti delle Alpi. 
Il fatto che i sudditi dei due versanti alpini non parlassero la stessa lingua non facilitò le cose ai Savoia, costretti, di fatto, a una bipartizione nell'organizzazione interna. Chambery, capitale del ducato, e Torino, rivaleggiarono per molto tempo, con quest'ultima che poco a poco, si trasformò nel vero centro di potere sabaudo, concentrando mano a mano le varie funzioni di capitale dapprima esercitate esclusivamente da Chambery.
Durante il regno di Carlo II, padre di Emanuele Filiberto, Torino diventò, almeno informalmente, la capitale del ducato sabaudo: l'apparato amministrativo e giudiziario torinese avevano dimensioni molto più importanti di quello attivo nella capitale, i duchi, appena saliti al trono entravano a Torino e non a Chambery. Anche per numero di abitanti Torino superava Chambery. La scelta di Emanuele Filiberto di portare la capitale a Torino, nel 1563, dopo il trattato di Chateau-Cambresis, che gli ridava il possesso dei suoi domini, al termine della lunga guerra tra Francia e Spagna, aveva quindi radici antiche. Torino, al di qua delle Alpi, era meno esposta di Chambery agli attacchi della Francia, e rispondeva meglio all'intenzione di Emanuele Filiberto di spostare verso l'Italia gli interessi della dinastia.
Diventata capitale di uno dei più ambiziosi stati assolutisti italiani, Torino fu radicalmente trasformata nel giro di pochi anni, per meglio rispondere alle esigenze dei Savoia. Emanuele Filiberto, principe guerriero e vincitore della battaglia di S. Quintino in nome degli alleati spagnoli, dotò immediatamente la sua capitale di una modernissima cittadella, realizzata nel giro di due anni, dal 1564 al 1566 su progetto di Francesco Paciotto. All'inizio degli anni '70 Torino appariva chiusa nel suo antico tracciato romano e protetta dalla formidabile Cittadella, una delle più ammirate dell'Europa del tempo. Emanuele Filiberto impose anche il trasferimento della sede del potere ducale: se negli anni precedenti era sempre stata l'attuale Palazzo Madama la sede dei duchi o di chi per loro esercitava il potere, con lui la corte si trasferì nel Palazzo del Vescovo, che doveva ospitarla solo temporaneamente e che invece fu col tempo trasformato nell'attuale Palazzo Reale.
Se Emanuele Filiberto pose le fondamenta di Torino capitale, fu suo figlio Carlo Emanuele I a dare il via alle trasformazoni urbanistiche: sotto il suo regno fu infatti realizzato il primo ampiamento cittadino, verso sud, con la costruzione dell'attuale via Roma, che conduceva da piazza Castello alla Porta Nuova. Il periodo di pace, dal 1601 al 1613, permise a Carlo Emanuele di trasformare anche il cuore della città, diventato il luogo del potere assolutistico-dinastico, con l'abbellimento del Palazzo Reale e la costruzione della nuova Galleria.
Il volto di Torino era dunque quello di una città in pieno fervore costruttivo, ma assolutamente controllata dal suo duca: chiunque volesse costruire nel nuovo ampliamento doveva obbedire alle indicazioni fornite da Carlo di Castellamonte, architetto di corte e autore delle splendide facciate di piazza S. Carlo. Nel nuovo ampliamento, a sottolineare la volontà razionalizzatrice del duca, era stato mantenuto l'antico impianto ortogonale romano. Ma l'ansia costruttiva di Carlo Emanuele si manifestò anche nel territorio, con la realizzazione delle prime deliciae, la splendida Mirafiori e Regio Parco.
Lo sviluppo di Torino conobbe una brusca frenata nel 1630, con la terribile peste che decimò gli abitanti. I regni dei successori di Carlo Emanuele furono deboli, funestati dalle morti precoci dei duchi e caratterizzati dalle reggenze delle Madame Reali, Cristina di Francia prima e Giovanna Battista di Savoia-Nemours poi. Cristina si appoggiò costantemente alla Francia per garantirsi la legittimità della Reggenza, contestata dai potenti cognati Maurizio e Tommaso di Savoia; il risultato del conflitto fu una larvata occupazione dell'esercito francese della città e le interferenze di Francia, accanto alla Madama Reale, e Spagna, accanto ai due fratelli Savoia, nella vita politica del ducato.
Il clima si rasserenò con l'ascesa al trono di Carlo Emanuele II nel 1663 e con la successiva reggenza di sua moglie Giovanna Battista di Savoia-Nempurs. In questi anni fu stabilito il secondo ampliamento cittadino, verso il Po, con la realizzazione dell'odierna via Po, unica via inclinata della perfetta scacchiera romana che continuava a caratterizzare l'urbanistica torinese. Sono di questo periodo altre splendide realizzazioni architettoniche. Nel 1659 iniziarono i lavori della Venaria Reale che, si disse, causò l'invidia dei Francesi, sempre pronti a distruggerla nelle guerre successive. Alla realizzazione della Reggia, nuova delicia extra-moenia, e degli arredi del Palazzo Ducale parteciparono numerosissimi artisti.
Di lì a poco, nel 1666, sarebbe arrivato in città Guarino Guarini, l'architetto che con Filippo Juvarra avrebbe caratterizzato il centro cittadino. La prima opera firmata dal Guarini è la Cappella della Sindone, negli anni seguenti avrebbe realizzato il Collegio dei Nobili (attuale sede del Museo Egizio), il Palazzo dei Savoia-Carignano (sede del primo Parlamento italiano) e la chiesa di S. Lorenzo con la sua splendida cupola.
Nel 1684 salì al trono Vittorio Amedeo II. La crisi economica e l'incertezza politica, dovuta ai conflitti sempre latenti tra Francia e Spagna, caratterizzarono i primi anni del suo regno. Tra il 1701 e il 1714 la guerra di successione spagnola mise a dura prova Torino, che si trovò a lungo assediata dai Francesi (fu in occasione di questo assedio che il duca promise alla Vergine la costruzione di una basilica sul colle di Superga se avesse liberato la città). L'assedio si protrasse dal 1705 al 1706 e fu tolto grazie all'intervento congiunto di Vittorio Amedeo e del cugino Eugenio di Savoia-Soissons, uno più brillanti generali del Settecento. Alle ultime fasi dell'assedio appartiene anche l'eroico gesto di Pietro Micca, che perse consapevolmente la vita per tagliare le strade della Torino sotterranea ai Francesi.


La storia di Torino

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