giovedì 26 giugno 2014

A Palazzo Paesana di Saluzzo c'è il più bel cortile di Torino

All'inizio del XVII secolo, buona parte del marchesato di Saluzzo passò ai Savoia. La dinastia sabauda cercò di mantenere buoni rapporti con gli antichi feudatari e prova di esso è che il conte Baldassarre Saluzzo di Paesana, l'ultimo di uno dei più antichi casati del marchesato, divenne uomo di grande importanza nella macchina amministrativa e burocratica del Ducato. Nel 1697 fu nominato senatore e quindi membro del Consiglio del Regno di Sardegna.

Per riportare al prestigio del passato la sua dinastia e testimoniare la sua importanza a Torino, il conte decise di acquistare il più grande dei lotti del terzo ampliamento della capitale, verso Est: 5mila metri quadrati nell'isola di S. Chiaffredo, nei pressi del Santuario della Consolata e sull'attuale piazza Savoia, per farsi costruire, tra il 1715 e il 1722, la sua grandiosa dimora torinese. Il progetto dell'edificio fu affidato a Gian Giacomo Plantery, che, assecondando le intenzioni del committente, raddoppiò alcuni degli elementi caratteristici delle case nobiliari dell'epoca. Il Palazzo Paesana vanta un doppio scalone d'onore, un doppio loggiato nel magnifico cortile, un doppio accesso. Quest'ultimo fu una chiara sfida ai Savoia e al loro Palazzo Reale: a Torino, infatti, solo il Palazzo Reale aveva il privilegio del doppio ingresso; i casati nobiliari potevano avere un solo accesso ai loro cortili. Così Vittorio Amedeo II, che non aveva alcuna intenzione di essere sfidato, fece chiudere quasi subito l'ingresso di Palazzo Paesana sull'attuale via Bligny (e poi tolse al conte Baldassarre buona parte dei suoi incarichi, lasciandolo nella rovina economica).

Ma non è solo il raddoppio degli elementi a rendere l'edificio uno dei più belli del barocco torinese: ci sono le fughe prospettiche e le visuali, grazie all'abile gestione degli scaloni, dei loggiati e della distribuzione degli spazi; ci sono le decorazioni, sobrie, ma eleganti e raffinate, grazie alle proporzioni armoniose e al perfetto equilibrio con cui sono gestite; ci sono i rimandi tra il doppio loggiato del cortile e le decorazioni di cornici curvilinee e triangolari, con motivi a conchiglia.

Il Palazzo è uno dei primi esempi torinesi di dimora di lusso affiancata da alloggi per il reddito: oltre agli appartamenti del casato, infatti, sull'altro lato del cortile c'erano gli alloggi realizzati per l'affitto, riservato, evidentemente, a persone facoltose e di provato prestigio, fossero militari, avvocati o membri della macchina amministrativa del Regno. La particolare forma dell'isolato, quasi a L, fece si che i due bracci potessero sorgere intorno a due cortili, quello principale e uno di servizio, adibito a scuderie e utilizzato dalla servitù.

Il cortile principale è considerato ancora oggi il più bello di Torino (spiace per Vittorio Amedeo II, ma è decisamente molto più raffinato ed elegante di quello, severo e in laterizi, di Palazzo Reale). Le proporzioni perfette del doppio loggiato, la decorazione spoglia, affidata ai tre ordini sovrapposti di lesene e al ritmo dei pieni e dei vuoti, sono gli elementi utilizzati per creare un effetto di grande eleganza, sobria e innegabile.

L'appartamento originale dei Saluzzo di Paesana è stato molto rimaneggiato. All'estinzione del ramo maschile del casato, infatti, nel 1928, il Palazzo è stato diviso in numerose proprietà e l'intera struttura si è fortemente degradata. E' stato solo recentemente, che l'edificio è stato restaurato e riportato all'antico splendore. I turisti e i visitatori possono così ammirare gli affreschi del pittore Domenico Guidobono, con tematiche mitologiche, care al barocco; possono rimanere incantati davanti alle preziose tappezzerie damascate in rosso, fatte rifare appositamente nei laboratori veneziani, unici rimasti a usare le tecniche secentesche, ai camini e agli specchi dell'antica alcova del Conte Baldassarre; possono scoprire gli spazi della sua biblioteca segreta, in cui si dedicava all'otium; possono rimanere affascinati dalla tavola da pranzo, che, seppure con elementi come il soffitto ligneo, risalenti agli anni 30 del XX secolo, produce atmosfere eleganti e raffinate, in linea con l'intero Palazzo.

La realizzazione di Palazzo Saluzzo di Paesana costò ben 300mila lire e i debiti contratti per finanziarlo furono pagati anche da ben tre generazioni successive al conte Baldassarre: la sfida ai Savoia ebbe un prezzo altissimo, ma, ammirata tre secoli dopo, si può dire che è valsa la pena.

L'appartamento nobiliare di Palazzo Paesana può essere affittato per la realizzazione di eventi privati, tutte le info su www.palazzosaluzzopaesana.it.






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