mercoledì 25 giugno 2014

Francesco Cirio, che da Torino inventò le conserve alimentari italiane

Oggi si tiene a Torino, nella Città del Gusto di Gambero Rosso, in corso Stati Uniti 18/a, il primo appuntamento di Galleria del Sapore, un'iniziativa della Cirio per lanciare la sua Polpa Più coinvolgendo le reti sociali. Tre tappe (le altre due a Roma e a Napoli), sedici foodblogger a tappa, il cuoco Luca Ogliotti e l'artista 9Periodico Studio si sfideranno e intratterranno a colpi di ricette e di arte, alla ricerca di una mescola perfetta tra cucina e arte (che a volte, possiamo dirlo, possono essere proprio la stessa cosa).

Con la prima tappa a Torino, Galleria del Sapore è una bella occasione per ricordare Francesco Cirio, fondatore di uno dei più importanti marchi italiani dell'alimentazione e piemontese doc, nonostante la leggenda dei suoi pelati faccia pensare a origini napoletane.

Nato nel Monferrato, nel 1836, da una famiglia di condizioni modeste, Cirio mostrò notevoli doti imprenditoriali sin da ragazzino: trasferito a Fontanile, a causa del lavoro del padre, commerciante alimentare, aveva preso l'abitudine di comprare le verdure fresche al mercato di Nizza Monferrato per rivenderle agli abitanti del paesino in cui viveva. Arrivato a Torino, trovò in Porta Palazzo il suo Paradiso e qui, appena 14enne, riprese l'abitudine monferrina: comprava frutta e verdura nelle ultime ore, quando i prezzi si abbassavano, e li rivendeva nelle periferie. Ma, mentre si dedicava a quest'attività, osservava Porta Palazzo, apprendeva, si faceva domande, pensava a soluzioni, come un vero e proprio imprenditore.

Come poter portare i prodotti italiani nelle grandi capitali europee, già all'epoca affascinate dai sapori del Belpaese? E come conservare i sapori dell'estate e poterli gustare anche durante l'inverno? La soluzione ai problemi del giovanissimo Cirio fu l'appertizzazione, cioè il metodo inventato da Nicolas Appert nel 1795, per conservare i prodotti: gli alimenti vengono chiusi ermeticamente in un barattolo, a sua volta immerso poi in acqua bollente, per raggiungere le temperature elevatissime a cui muoiono i microorganismi tossici. Cirio applicò il metodo prima ai piselli, quindi, mano a mano, ad altri alimenti.

Nel 1856, appena 20enne, apriva il suo primo stabilimento, in Borgo Dora. Il crescente successo delle conserve si consolidò quando alla lista si aggiunse il pomodoro e divenne internazionale quando, nel 1867, il marchio venne presentato all'Esposizione Universale di Parigi, ricevendo consensi lusinghieri. Come ogni imprenditore inquieto e curioso, Francesco Cirio non si fermò sugli allori e proseguì la sua ricerca.

Nell'Italia ormai unita, alla ricerca di prodotti alimentari eccellenti si trasferì nel Meridione, dove aprì uno stabilimento a Castellammare di Stabia, diventato in breve tempo uno dei simboli del suo successo. Tanto che i pelati lì prodotti e presto identificati con i sapori e le esportazioni della cucina napoletana, fanno in genere pensare che il fondatore fosse meridionale e che il marchio fosse napoletano. Invece no: piemontese del Monferrato, con Torino come pista di lancio, Francesco Cirio era semplicemente un imprenditore italiano, audace e intuitivo, che vide una delle possibili vie di sviluppo del nostro Sud, l'eccellenza alimentare, grazie all'unicità dei prodotti della sua terra.

Cirio morì nel 1900, dopo una serie di operazioni di diversificazione che misero in serio pericolo il suo patrimonio; è sepolto nel Cimitero Monumentale di Torino. La sua azienda, trasferita in Campania, è uno dei marchi più noti del made in Italy alimentare.


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