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giovedì 17 luglio 2014

Al Museo d'Arte Orientale (MAO) di Torino, alla scoperta delle raffinate culture asiatiche

Il Museo di Arte Orientale è uno dei grandi sconosciuti di Torino, anche tra i torinesi. Eppure vale la pena di visitarlo. 

Il personale è gentile e ha un sorriso sin dall'ingresso. Una volta entrati si è attratti dal piccolo giardino giapponese, allestito nell'atrio: da una parte tutto verde, con un delizioso laghetto, e dall'altro di sabbia, segue le indicazioni dell'arte nipponica dei giardini, secondo le quali spiriti e meditazione condividono uno spazio in cui l'apparente disordine non è casuale. E' uno degli spazi verdi più graziosi e rilassanti di Torino e anche solo per vederlo, vale la pena entrare nel Museo.


Poi ci sono le collezioni, distribuite su quattro piani. Il primo è riservato all'arte dell'Asia Meridionale: India, il Gandhara (Afghanistan e Pakistan), il Sud-Est (Thailandia, Cambogia, Birmania, Vietnam). Si insiste soprattutto sulle influenze del buddhismo sull'arte, con le diverse interpretazioni della sua figura, l'evoluzione che ha subito nel corso dei secoli, i diversi materiali utilizzati. Ed è interessante notare come le diverse culture abbiano fatto proprio il Buddha, lasciandogli, allo stesso tempo, tracce comuni.

Per entrare in Cina, bisogna salire al piano superiore. La millenaria cultura di quello che fu l'Impero Celeste, spazia dalle prime ceramiche, vari millenni prima di Cristo, al Culto dei Morti, con statue di cavalli, alberi della buona fortuna e figure via via più spaventose, contro gli spiriti, ad accompagnare i defunti. Ci sono poi gli oggetti della raffinata vita delle classi alte, che danno un'idea di quanto fosse complessa la struttura di questo Paese enorme, governato con mano di ferro.



Un po' come il Giappone, governato per secoli dai samurai, classe di guerrieri privilegiati, di cui si possono vedere alcune armature da guerra. Il piano riservato dal MAO al Giappone è davvero un regalo di eleganza, raffinatezza, con le sue cerimonie sofisticate, le sue leggende di draghi e guerrieri, i suoi piccoli oggetti della vita quotidiana, le meravigliose xilografie, così attente alle scene di vita e al paesaggio e, allo stesso tempo, così malinconiche. Tutto è prezioso, attentamente realizzato e rifinito in materiali prestigiosi, dall'oro alla seta, dal legno laccato alla ceramica. Il percorso termina in una magnifica stanza, attentamente ricostruita per la cerimonia del the. Ma, a dir la verità, quello che rimane davvero nel cuore, è il lungo dipinto, che ricostruisce la visita dell'imperatore a Kyoto, con una delle prime immagini dell'antica capitale.



Ai piani superiori l'arte himalayana, anch'essa legata al buddhismo, reinterpretato secondo le culture e gli isolamenti delle montagne, dall'architettura alla scultura, e l'arte islamica, che arriva dal Mar Mediterraneo alle grandi pianure centrali e colpisce per i colori delle sue ceramiche e l'eleganza della scrittura, trasformata in vero e proprio elemento d'arte.

Il MAO riesce a rendere comprensibili e quasi familiari culture così lontane, e in fondo estranee alla nostra. Merito delle informazioni che fornisce continuamente sui processi culturali e storici, con schede schematiche, ma complete. Merito anche di un personale attento e gentile, sempre disposto al sorriso. Al vedermi scattare una fotografia all'elegante salone che sale al primo piano, l'addetta alla sorveglianza mi ha rivelato che parte del prezioso affresco del soffitto è stato dipinto dall'ultimo dei Mazzonis, gli ultimi proprietari dell'edificio patrizio, sede del Museo: aveva vocazione di pittore, nonostante il padre lo volesse alla guida dell'impresa tessile, e, dipingendo uno degli angeli dell'affresco, aveva dato sfogo alla sua passione e inviato un messaggio al genitore. Ed è stata ancora la gentile addetta a indicarmi il miglior percorso per godere la collezione cinese con un senso cronologico, così come mi ha insegnato a usare gli strumenti digitali messi a disposizione dal Museo, per fornire ulteriori informazioni ai visitatori. Alla fine la gentilissima signora Silvana, con le sue informazioni mai invadenti, era quasi un'amica. Anche questo atteggiamento di disponibilità e questa gentilezza del personale, che indicano passione e amore per il proprio lavoro, fanno sì che ci si senta come in casa.

Il MAO è in via San Domenico 11, è aperto da martedì a domenica dalle 10 alle 18, è chiuso il lunedì; il biglietto d'ingresso costa 10 euro, ridotto 8 euro, è gratuito per gli under18 e per i possessori della tessera Abbonamento Musei. Appartiene alla Fondazione Torino Musei e, pertanto, è consentito scattare foto nelle sue sale (in questi giorni potete partecipare al concorso #telodoioilmuseo). Oltre alle collezioni permanenti ospita spesso mostre temporanee: fino al 21 settembre potete visitare la mostra L'incanto delle Donne del Mare, con le preziose foto scattate negli anni 50 da Fosco Maraini alle donne pescatrici degli Ama.

Per tutte le informazioni, il sito web del MAO, curato, aggiornato e piuttosto intuitivo nel suo uso, è maotorino.it.

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