mercoledì 6 agosto 2014

Al Museo del Risorgimento di Torino, l'Unità d'Italia si legge in chiave europea

Il Risorgimento italiano non inizia con la Restaurazione, il Romanticismo e i primi moti carbonari, nel XIX secolo. No. Tutto inizia nel 1706, con l'assedio di Torino e con la gloria dei vincitori Vittorio Amedeo II di Savoia, diventato Re di Sicilia (e poi di Sardegna) grazie al successivo Trattato di Utrecht (1714), e del cugino Eugenio di Savoia, uno dei più grandi condottieri del XVIII secolo. Lo sostiene il Museo del Risorgimento di Torino, che inizia il suo percorso museale con un grande quadro dell'assedio di Torino e con le statue, quasi a grandezza naturale, di Vittorio Amedeo e di Eugenio. Dopo aver chiarito le ambizioni del Ducato diventato Regno, il Museo passa a raccontare le premesse del Risorgimento: le conseguenze della Rivoluzione Francese nell'immaginario europeo, l'avventura napoleonica, con le sue influenze nella cultura italiana, il Congresso di Vienna e la Restaurazione, con il ritorno degli antichi sovrani, compresi i Savoia, che a Torino si celebrano con la costruzione della Gran Madre.

La chiave di lettura scelta dal Museo del Risorgimento è estremamente moderna e nuova per spiegare il movimento di unità nazionale: tutto è inserito nelle vicende europee, in un contesto di inquietudini e disgregazione continentale, legato anche ai cambiamenti economici e sociali in corso, con influenze reciproche e con faticosi equilibri politici. E' il Risorgimento come piacerebbe studiarlo a scuola, movimento sì borghese e moderato, per soffocare le istanze più progressiste, ma anche profondamente influenzato dalle rivoluzioni europee, dagli ideali romantici, dai cambiamenti economico-sociali.

Le sale del Museo hanno colori caratterizzanti: il rosso che parla del sangue versato, il grigio che racconta la freddezza delle speranze deluse nella Restaurazione, l'azzurro che ricorda il colore dei liberali e dei Savoia. I cimeli che si espongono sono numerosissimi e preziosi: non solo ritratti di sovrani e politici, quadri di paesaggi cittadini e di battaglie, ma anche i proclami, i giornali, i documenti, i plebisciti, che hanno accompagnato tutta la vicenda risorgimentale, le divise e gli abiti dei grandi protagonisti, dal Conte Camillo Benso di Cavour a Giuseppe Garibaldi a Massimo d'Azeglio, le carrozze e gli stendardi. C'è anche un telaio con cui si realizzavano i tricolori. Si respira il clima di speranza ed euforia che accompagna sempre i grandi ideali; si comprende l'astuzia politica di Cavour; si rivivono le grandi battaglie delle guerre d'indipendenza, rivedendo i bersaglieri, le divise e gli accampamenti; si ritrova l'epopea di Giuseppe Garibaldi e si capisce perché, in fondo, sia stato il grande sconfitto, nonostante senza le sue imprese sarebbe stata impossibile l'Unità d'Italia. Ci sono i dovuti omaggi a Carlo Alberto, con la ricostruzione fedele della stanza in cui è morto, in esilio a Oporto; a Camillo Benso, con la ricostruzione dello studio da cui ha disegnato l'Italia; al Regno di Sardegna, con la conservazione della prima Camera dei Deputati subalpina (e vederla, da dietro i vetri che la proteggono, è una grande emozione).

Numerosi video, lungo il percorso, invitano all'approfondimento delle tematiche proposte. Il 1848 e il suo effetto domino, da Parigi in tutta Europa; la disgregazione austro-ungarica, con le spinte sempre più indipendentiste dell'Ungheria; il sangue della rivoluzione polacca fallita e la diaspora dei suoi esuli, in tutta Europa, Torino compresa; il ruolo egemone assunto dal Piemonte nel movimento unitario. Nella sala cinema un video più lungo racconta la guerra di Crimea e l'importanza della partecipazione del Regno di Sardegna, per imporre nel dibattito politico europeo la questione italiana.

Nella parte finale del percorso museale, ci si prepara alla Prima Guerra Mondiale, che avrebbe restituito all'Italia Trento e Trieste. Ma l'attenzione è soprattutto per la scomparsa della generazione che 'ha fatto' l'Italia, per la crescente presenza dei movimenti operai e dei loro ideali nella vita politica e sociale, per lo stile di vita della borghesia, che, nella Belle Epoque, scopre l'ottimismo del progresso, creduto inarrestabile. Scoppiata la guerra, ci sono le divise militari dei soldati e un modellino che mostra la precarietà e la durezza della vita di trincea e c'è poco da aggiungere sull'inutilità e il dolore delle guerre.

Se avete una conoscenza scolastica medio-buona del Risorgimento, il Museo aiuta a rinfrescare la memoria, offre spunti di riflessione, ha l'intelligenza di inserire tutto in una chiave europea, che in genere sfugge. Se ignorate la storia risorgimentale, il Museo fornisce tutte le informazioni in modo moderno, scorrevole e intelligente: non si può uscire dalle sue sale senza la voglia di approfondire e saperne di più su chi siamo e come è nato il nostro Paese.

Il percorso termina nella grandiosa sala che fu costruita per il Parlamento italiano. In questo spazio enorme e solenne, quadri giganteschi raccontano l'epopea risorgimentale, dalle battaglie vinte e perdute, durante le guerre d'indipendenza, alla Spedizione dei Mille, fino agli omaggi di Garibaldi stanco ad Anita. In sottofondo ci sono le canzoni risorgimentali e quando suonano il Va' pensiero o il Canto degli Italiani, be', ripensando allo studio di Cavour, al bersagliere in movimento, a Garibaldi a cavallo, ai quadri epici che raccontano fatiche, sofferenze, determinazione e coraggio, un nodo alla gola e un grazie vengono spontanei.

Il Museo del Risorgimento è a Palazzo Carignano, con ingresso da piazza Carlo Alberto 8 (ma potete entrare anche da piazza Carignano, attraversando il magnifico cortile del palazzo); gli orari d'apertura sono da martedì a domenica dalle 10 alle 18, chiuso il lunedì; il biglietto costa 10 euro, ridotto 8 euro, gratuito per i possessori delle tessere Abbonamento Musei Torino Piemonte e Torino Card e ogni primo martedì del mese. Il sito web, di uso facile e intuitivo, è http://www.museorisorgimentotorino.it


 

 



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