lunedì 10 novembre 2014

Il progetto della Spina Centrale di Torino, tra ambizioni e crisi

Quando la Spina Centrale sarà completata, si potrà arrivare dall'aeroporto di Caselle fino al cuore di Torino Sud, attraverso un viale scenografico, che lambirà la Stazione di Porta Susa, il grattacielo Intesa San Paolo e il Politecnico, per poi terminare in largo Orbassano. Sulla carta è uno dei progetti più grandiosi di Torino, per qualche tempo la sua realizzazione è stata paragonata a quella, contemporanea, della Berlino intorno al Muro buttato giù.


Nella capitale tedesca hanno abbattuto il Muro e si sono inventati la grandiosa Potsdamer Platz, la discutibile Pariser Platz, la zona del potere intorno al Reichstag e, tutt'intorno, la straordinaria prova di convivenza tra architetture storiche e contemporanee. A Torino è stata interrata la ferrovia e il grande viale costruito al di sopra avrebbe dovuto collegare nuove strutture culturali (l'ampliamento del Politecnico, la nuova Biblioteca Centrale progettata da Mario Bellini e mai realizzata, la Fondazione Sandretto), edifici dismessi e riqualificati (le ex OGR, l'ex carcere Le Nuove), con nuovi poli infrastrutturali (la stazione di Porta Susa con annessa stazione della M1), nuove aree verdi e residenziali (Spina 3 e Spina 4). Sulla carta era un progetto di grande fascino, che la crisi, la burocrazia e la mancanza di fondi hanno via via ridimensionato.

La Spina Centrale sorge sul passante ferroviario, a sanare la ferita che la ferrovia ha rappresentato per oltre un secolo nei rapporti tra i quartieri orientali e occidentali della città. I binari sono stati interrati e, collegate direttamente le stazioni del Lingotto, di Porta Susa e di Stura, costituiscono una sorta di metropolitana cittadina (quando il passaggio dei treni sarà a regime, ci sarà un treno ogni 8 minuti e il viaggio Nord-Sud della città durerà poco più di 20 minuti). In superficie, l'interramento dei binari permette nuovi rapporti tra i tessuti di quartieri separati per oltre un secolo: pensate ai quartieri Borgo Vittoria e Aurora, per esempio, uno di fronte all'altro da sempre eppure separati dal trincerone della ferrovia.


La costruzione della Spina Centrale è stata divisa in quattro grandi parti, la Spina 1, la Spina 2, la Spina 3 e la Spina 4. L'unica attualmente terminata è Spina 1, che sarà anche la più monumentale di tutte, visti i tagli che la crisi economica ha costretto ai progetti iniziali. Da largo Orbassano a corso Vittorio Emanuele, la Spina 1 offre un boulevard molto ampio, caratterizzato dai grandi pali bianchi dell'illuminazione e da numerose opere d'arte, la più emblematica e scenografica delle quali è l'Igloo di Mario Merz; lungo il viale ci sono il Politecnico, le Officine Grandi Riparazioni e le ex Carceri Le Nuove, che testimoniano la vocazione culturale dell'area e la capacità di dare nuova vita a storici fabbricati dismessi e, dunque, valore aggiunto agli eventi culturali che ospitano.


La Spina 2, da corso Vittorio Emanuele a piazza Statuto, è caratterizzata dalla lunga galleria di vetro di Porta Susa da un lato e dal grattacielo Intesa San Paolo di Renzo Piano dall'altro; in quest'area il tessuto dei quartieri contigui, il Centro e Cit Turin, sarà ricostituito solo dagli attraversamenti pedonali della stazione; Spina 3 inizia in piazza Statuto e termina nella grande rotonda di piazza Baldissera, mentre Spina 4 arriva da piazza Baldissera fino a corso Grosseto e, dunque, all'ingresso settentrionale di Torino, in asse con la superstrada per l'aeroporto di Caselle. E sono Spina 3 e Spina 4 a rappresentare le dolenti note del progetto. Da piazza Statuto verso Nord, la Spina Centrale doveva essere come un lungo viale, circondato da edifici di antica e di nuova costruzione alternati a parchi e ad aree verdi (un po' come il Ring di Vienna? un po' a ricordare le grandi opere sul trincerone lasciato dal Muro di Berlino?). Il cuore verde doveva essere costituito dal Parco Dora, in un'area di grandi fabbriche dismesse, e, un po' più a Nord, sull'altro lato del boulevard, dal parco di Spina 4, anch'esso realizzato sui terreni di fabbriche dismesse; il Parco Sempione, riqualificato, avrebbe concluso la Spina Centrale, dando così l'idea di un viale spazioso e moderno: grande arteria di comunicazione, sì, ma esteticamente gradevole, circondato di verde e di edifici moderni e collegato da tre stazioni (Porta Susa, Stazione Dora e Stazione Rebaudengo) al Sistema Ferroviario Metropolitano. Sulla Spina sarebbero dovute sorgere poi sei torri: due avrebbero costituito la Porta d'Europa all'incrocio di corso Mediterraneo e corso Lione, due si sarebbero attestate a Porta Nuova (il grattacielo di Intesa San Paolo, quasi terminato, e la torre di Trenitalia, di cui non si hanno più notizie), due, infine, avrebbero salutato l'ingresso a Torino, dai pressi del Parco Sempione e della Stazione Rebaudengo.


La costruzione del passante ferroviario si è portata via quasi un decennio. La stazione di Porta Susa è stata inaugurata un paio di anni fa. I lavori di copertura del passante ferroviario in Spina 3 e in Spina 4 sono paralizzati da mesi, causa crisi economica e attesa dei finanziamenti dal Governo centrale. Non c'è previsione certa sulla fine dei lavori, nessuno azzarda più date. Burocrazie varie e mancanza di fondi impediscono anche il completamento del Parco Dora e del Parco di Spina 4 e, soprattutto, la loro manutenzione (il Parco Dora è un parco post-industriale, ispirato ad analoghe strutture della Ruhr, con citazioni delle antiche fabbriche, aiuole e prati che andrebbero mantenuti periodicamente). Le ultime notizie davano per certo lo stanziamento dei fondi nel Decreto Sblocca Italia, poi sembra che nell'ultimo aggiornamento sia sparito dal testo. La Spina Centrale va annoverata, per ora, tra i progetti di Torino come sarebbe stata. Peccato.