mercoledì 26 novembre 2014

Il tragico giorno delle nozze di Amedeo di Savoia e Maria Vittoria dal Pozzo

Quando le monarchie reggevano i destini dell'Europa, nei matrimoni reali l'amore romantico non era contemplato: principi e principesse servivano per rinsaldare alleanze politiche e per facilitare la conquista di nuovi territori. Ma, ovviamente, alcuni matrimoni furono celebrati non solo per ragione di Stato, ma anche per sentimenti romantici tra gli sposi. Fu il caso del principe Amedeo di Savoia, secondogenito di Vittorio Emanuele II e fondatore del ramo Aosta della dinastia sabauda.

Per il giovane principe, brillante e di bell'aspetto, destinato alla carriera militare, si erano progettati matrimoni con alcune delle principesse più importanti d'Europa, ma nel 1864 Amedeo conobbe la principessa torinese Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, bella, colta, brillante, di grande spiritualità e di salute piuttosto cagionevole. Il giovane duca d'Aosta prese a visitare Palazzo Cisterna, all'epoca residenza dell'aristocratica famiglia e oggi sede della Provincia di Torino, in via Maria Vittoria, con una frequenza che insospettì più di un torinese, circa i suoi sentimenti per Maria Vittoria. Quando annunciò al padre il desiderio di sposare la bella principessa, Vittorio Emanuele era ormai già informato e, "consapevole di aver già dovuto sacrificare la felicità delle sue due figlie alla dura legge della ragion di Stato e di dover combinare un matrimonio d'interesse con il primogenito, felice per la scelta di Amedeo, così si espresse con il Presidente della Camera dei Deputati, l'ex ministro e avvocato Francesco Cassinis: 'Ebbene si sposino, non sia mai che un padre contrasti i sentimenti onesti dei suoi figli!'" scrive Carla Casalegno nel libro Maria Vittoria – Il sogno di una principessa in un regno di fuoco. Il re non si limitò all'assenso: qualche mese prima del matrimonio concesse a Maria Vittoria, e a sua madre, la principessa Luisa De Merode Dal Pozzo della Cisterna, il titolo e il trattamento di Altezza.

Le nozze furono celebrate il 30 maggio 1867 nella Cappella di Palazzo Reale, a Torino. Era il giorno dell'Ascensione e del 22° compleanno di Amedeo (Maria Vittoria avrebbe compiuto 21 anni il 9 agosto). Le cronache raccontano che la sposa indossava "un vestito di seta bianca ricamato con motivi floreali a filo d'argento e impreziosito da un lungo strascico, faceva inoltre sfoggio, suo malgrado, di collane, perle e diamanti: anche il dono del re era stato una preziosa collana di perle con chiusura di brillanti e zaffiri". Lungo il percorso di Maria Vittoria, da Palazzo Cisterna a Palazzo Reale, c'erano addobbi, la gente lanciava fiori di petali dai balconi e la Guardia Reale faceva da cordone al pubblico in attesa.

Tanto amore e tanto successo di folla, non evitarono che il giorno delle nozze di Amedeo e di Maria Vittoria sia passato alla storia come uno dei più funesti, per il numero di morti che accompagnò la felicità della dinastia sabauda. A leggere la sequenza degli eventi, quasi non ci si crede.

Mentre la sposa si preparava alle nozze, una delle sue dame d'onore pensò bene di suicidarsi e fu trovata impiccata al lampadario della sua stanza. Quando Maria Vittoria scese per salire in carrozza e recarsi a Palazzo Reale, uno degli ufficiali che l'attendevano, il colonnello comandante del reparto di cavalleria, cadde da cavallo, morto. Arrivata finalmente la sposa a Palazzo, fu celebrato il matrimonio civile e, subito dopo la firma degli sposi, l'ufficiale fu colpito da un infarto. Non era ancora finita, incredibilmente. Il conte Francesco Verasis di Castiglione, marito separato della celebre Contessa a cui Camillo Benso di Cavour affidò la delicata missione di sedurre Napoleone III per convertirlo alla causa dell'Unità d'Italia, accompagnava gli sposi a cavallo, scortando la loro carrozza, verso la Palazzina di Stupinigi, per il pranzo di nozze; chissà se per un malore o per quale altra causa, il conte cadde da cavallo e tragica sfortuna volle che finisse sotto le ruote della carrozza, trovando fine orribile.

Probabilmente mai giorno di nozze fu funestato da tanti tragici eventi. La cosa buona è che, nonostante le premesse della giornata, Amedeo e Maria Vittoria ebbero un matrimonio tutto sommato felice, denso di eventi (furono sovrani di Spagna per due anni) e segnato dalla malattia di lei, che si spense di tisi a 29 anni, avendo accanto a sé il marito, affettuoso e premuroso, fino alla fine.


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