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mercoledì 12 novembre 2014

Maria Vittoria dal Pozzo, la rosa di Torino che fu regina di Spagna

A lei è dedicata una delle vie più famose e più amate del centro di Torino, via Maria Vittoria, in cui si trova anche Palazzo Cisterna, il palazzo di famiglia in cui è a lungo vissuta. Ma di Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna i torinesi sanno molto poco. Eppure fu una delle donne più belle e più virtuose del suo tempo e fu regina di Spagna, in una breve stagione che la Spagna in crisi sta rivalutando, chiedendosi cosa sarebbe stato se re Amedeo I di Savoia avesse avuto davvero la possibilità di regnare, con le sue idee liberali.

Appartenente a una famiglia di antica nobiltà piemontese, educata da un padre amatissimo, che la spinse a curare la spiritualità e la cultura, sin dall'adolescenza Maria Vittoria si dedicava soprattutto alle opere di bene e colpiva i suoi interlocutori per le conversazioni brillanti e per la solida cultura. Qualche anno dopo, già sposa del principe Amedeo, duca d'Aosta e terzogenito di Vittorio Emanuele II, la contessa De Solms-Napoleone scrisse di lei, dopo averla incontrata a Parigi: "Non conosco in tutta Europa una giovane principessa di più facile conversazione, di maggiore intelligenza, di maggior tatto pratico e allo stesso di maggior serietà quanto Maria Vittoria. E' dignitosa senza alterigia, benefattrice senza affettazione, soccorritrice senza superbia. Il suo sorriso è improntato a tanta bontà che incanta; no, non conosco altra donna alla quale più degnamente convengano i più alti destini".

Rimasta orfana di padre a 17 anni ed erede della sua ingente fortuna, Maria Vittoria era chiamata la rosa di Torino, per il suo comportamento serio, per la sua preoccupazione per i più poveri, per la sua integrità. E fu per questo nome che attirò l'attenzione del giovane Duca d'Aosta. Gli incontri a casa Dal Pozzo si fecero sempre più frequenti, fino a quando Amedeo, con il consenso del padre, chiese la bellissima Maria Vittoria in sposa. Il loro fu uno dei pochi matrimoni d'amore concessi all'epoca ai figli dei sovrani; si sposarono il 30 maggio 1867, in una Torino in festa: Amedeo aveva 22 anni, Maria Vittoria 20. Durante il viaggio di nozze si fermarono nelle principali corti europee, che rimasero colpite dalla sensibilità di Maria Vittoria.

Nel 1870, la Spagna in cerca di un nuovo re, propose la sua Corona ad Amedeo; il suo eventuale regno contava sull'appoggio delle principali potenze europee e avrebbe potuto porre fine alle lotte carliste, che stavano sfiancando il Paese. Il giovane principe fu spinto ad accettare la proposta dal padre, re Vittorio Emanuele II, che gli ricordò come essere principe implicasse anche doveri, incluso quello di accettare una Corona straniera. A Madrid i giovani sovrani ricevettero un'accoglienza fredda: il loro principale sostenitore, il generale Juan Prim, fu assassinato poco prima dell'arrivo di Amedeo, il loro stile di vita semplice e austero suscitava sorpresa persino tra il personale di Palazzo Reale, l'aristocrazia boicottava le loro iniziative.

La giornalista spagnola Carmen Gallardo, responsabile dell'attualità e della politica di Yo dona, supplemento femminile di El Mundo, ha dedicato a Maria Vittoria un libro, La reina de las lavanderas (La regina delle lavandaie). "La novità di Maria Vittoria è che è assolutamente colta, quando le donne non lo erano, e non era per niente arrogante, come potevano essere altre, come Eugenia de Montijo, per fare un esempio di donna a lei contemporanea" dice dell'ultima regina italiana di Spagna. A Madrid, Maria Vittoria si fece notare immediatamente per le iniziative in favore dei più poveri. In particolare, la regina fu colpita dalla durissima vita delle lavandaie, che aveva incontrato nei suoi giri per conoscere la vita dei diseredati della capitale; aveva notato come queste donne dovessero abbandonare i propri figli da soli per ore, per lavorare nelle gelide acque del Manzanarre; così fece costruire asili per i loro bambini, affinché fossero assistititi mentre le madri lavoravano. Non fu la sua unica iniziativa: ogni giorno riceveva in udienza i poveri e per aiutarli utilizzava anche il proprio patrimonio personale.

Ma non pensate che identificasse il suo ruolo di regina solo con l'impegno sociale. Grazie a lei a Palazzo Reale si davano appuntamento intellettuali, musicisti e artisti e si ascoltavano conversazioni colte e concerti. Per la prima volta la Cultura frequentava i sovrani spagnoli, ma l'aristocrazia conservatrice continuava a non apprezzare e boicottava gli sforzi della giovane regina. Il regno di Amedeo I durò solo due anni, durante i quali il re si sforzò di mediare tra le mille anime della Spagna, che si scontravano ferocemente, cercando non la convivenza, ma la sconfitta e la fine della controparte. Il regista Luis Miñarro ha recentemente dedicato un film al re italiano, Estrella fugaz: "Se fosse riuscito a imporre i suoi ideali, avrebbe cambiato la storia del Paese, dato che fu capace di identificarne i mali con precisione, nel suo discorso di rinuncia: gli stessi spagnoli e la loro incapacità di riconciliarsi" ha detto.

L'11 febbraio 1873 Amedeo I rinunciò al trono di Spagna con un discorso lucidissimo: "Grande è l'onore che la Nazione spagnola mi ha fatto, scegliendomi per occupare un trono... Credevo che alla breve esperienza della mia vita nell'arte del comando, potevo supplire con la lealtà del mio carattere, e che avrei trovato potente aiuto per scongiurare i pericoli e vincere le difficoltà che non si occultano alla mia vista, nella simpatia di tutti gli spagnoli amanti della patria... Riconosco che mi hanno ingannato i miei buoni auspici. Sono passati due lunghi anni da quando ho cinto la Corona di Spagna, e la Spagna vive una lotta costante, vedendo ogni giorno più lontana l'era di pace a cui ardentemente anelo. Se fossero stranieri i nemici del suo destino, allora, alla guida di questi soldati così valorosi, sarei il primo a combatterli; ma tutti quelli che, con la spada, con la piuma, con la parola, aggravano e perpetuano i mali della Nazione, sono spagnoli, tutti invocano il dolce nome della Patria, tutti lottano e si agitano per il suo bene e, tra il fragore del combattimento e il confuso, assordante e contraddittorio clamore dei partiti, tra tante e tante opposte manifestazioni dell'opinione pubblica, è impossibile indovinare qual è quella vera e più impossibile ancora trovare rimedio a tanti mali. L'ho cercato avidamente nella legge e non l'ho trovato. Fuori dalla legge, non lo cercherà chi ha promesso osservarla. Queste sono, signori Deputati, le ragioni che mi muovono a restituire alla Nazione, e nel suo nome a voi, la Corona che mi ha offerto il voto nazionale, rinunciando ad essa per me, per i miei figli e successori. State sicuri che, al separarmi dalla Corona, non mi separo dall'amore per questa Spagna tanto nobile come sfortunata, e che non porto altro dispiacere che non essermi stato possibile procurarle tutto il bene che il mio cuore leale sognava per lei".

Lasciata Madrid, Amedeo e Maria Vittoria, di nuovo duchi d'Aosta, tornarono a Torino, festosamente accolti. Maria Vittoria continuò a dedicarsi alle sue opere di carità e e ai suoi tre bambini, Emanuele Filiberto e Vittorio Emanuele, nati prima dell'avventura spagnola, e Luigi Amedeo, nato a Madrid; per loro tre voleva una solida educazione culturale e religiosa, insegnò loro l'altruismo e li amò teneramente. Ma la salute, mai buona, iniziò ad abbandonarla poco dopo il ritorno in Piemonte. Circondata dalle attenzioni del marito, Maria Vittoria iniziò a deperire. Morì a Sanremo, dove Amedeo l'aveva inutilmente portata, sperando nelle virtù dell'aria di mare, l'8 novembre 1876, avendo accanto a sé il marito e i tre figli. L'ultima regina italiana di Spagna è sepolta nella Basilica di Superga: in una teca, accanto al suo monumento funerario, sono conservati, essiccati, i fiori che arrivarono per lei da Madrid: A la memoria de doña Maria Vittoria, las lavanderas de Madrid, Barcelona, Valencia, Alicante, Tarragona, a tan virtuosa Señora.


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