venerdì 5 giugno 2015

Petizione online: non distruggete le gallerie della Cittadella, fermate il parcheggio

La Cittadella di Torino, voluta da Emanuele Filiberto, nel XVI secolo, per rendere inespugnabile la sua nuova capitale, è stata una delle più belle e delle più efficaci del suo tempo. Tanto che le potenze straniere la studiarono a lungo, per imitarla. Fu incredibilmente demolita nel XIX secolo, per un'operazione di speculazione edilizia, con la costruzione di case destinate all'affitto. Da corso Bolzano a via Confienza, da corso Vittorio Emanuele a via Bertola, tutto era Cittadella: i suoi bastioni, i suoi contrafforti, le sue caserme, le sue gallerie, tutto era compreso nello spazio, enorme, occupato da queste vie. Cosa abbiamo perso, no?

Rimangono le gallerie, alcune delle quali possono essere visitate dal Museo Pietro Micca, che ha sede in quello che rimane della Cittadella, e le fondamenta, che di tanto in tanto vengono ritrovate, per l'emozione degli amanti della storia e dell'architettura di Torino. In corso Galileo Ferraris, dove, secondo le mappe doveva essere collocato il famoso Pastiss, il Comune ha autorizzato la costruzione di un parcheggio a quattro piani. Il Pastiss è uno dei gioielli dell'architettura militare europea del XV secolo: era un'ulteriore difesa del bastione San Lazzaro, rivolto verso la campagna, ed era caratterizzato da una serie di accorgimenti e di corridoi obbligati, che permettevano addirittura di prendere alle spalle chi cercava di addentrarsi nella Cittadella.

Era più che immaginabile che, scavando nell'area di corso Galileo Ferraris, sarebbero saltati fuori i resti della Cittadella: dal Museo Pietro Micca avevano manifestato perplessità per la costruzione del parcheggio sin dalla sua progettazione, proprio per la sua posizione, in piena area archeologica. E, infatti, durante gli scavi per la costruzione del parcheggio, sono stati trovati i resti del rivellino degli invalidi e alcuni tratti di una galleria ben conservata, appartenente al Bastione di San Lazzaro. Cosa è successo? Dopo una rapida consultazione con la Soprintendenza, si è deciso di distruggere i resti trovati. In cambio, scriveva La Stampa del 30 maggio 2015, "sono previste alcune compensazioni in accordo con la Soprintendenza e Palazzo Civico. Verranno così recuperate alcune gallerie nelle vicinanze del Pastiss. E sarà realizzato un accesso in sicurezza allo stesso Pastiss, come spiega il generale Ponso (direttore del Museo Pietro Micca). 'Al momento si può entrare solo da una botola, da tempo avevamo in mente di realizzare un ingresso più sicuro ma non abbiamo le risorse'. Così sarà la ditta incaricata del parcheggio a costruire l'accesso all'angolo fra via Papacino e corso Matteotti, dove ci saranno una rampa di scale e un ascensore per agevolare le visite guidate".

La decisione non è però piaciuta a Gioventura Piemonteisa, il Movimento Nazionale per l'Identità Piemontese, che lamenta come tutta l'operazione sia avvenuta di nascosto, senza consultare i torinesi. Nella sua pagina web sottolinea anche che "mentre in via Bologna un'azienda privata (la Lavazza) che sta costruendo la sua nuova sede – guardando agli utili, ma senza essere condizionata dall'ideologia e dall'odio antistorico e antipiemontese – modifica il progetto iniziale per consentire il recupero dei resti di una basilica paleocristiana, in corso Galileo Ferraris già nelle prossime ore la cooperativa appaltatrice dei lavori potrebbe sbriciolare quanto resta del muro di contenimento del rivelino Des Invalides."

Per questo l'associazione ha lanciato una petizione online, chiedendo l'immediata sospensione dei lavori. La loro prosecuzione, infatti, "porterà alla luce altre importanti manufatti: una polveriera e altre gallerie comunicanti con il Maschio della Cittadella. Questi importanti ritrovamenti, patrimonio inalienabile della storia della Città, vanno assolutamente preservati e resi visitabili dalla cittadinanza e dai turisti". Nella petizione si chiede che il progetto "venga modificato o, nel caso, abbandonato per salvare le gallerie della Cittadella e che tutte le opere murarie della Cittadella di Torino presenti nel sottosuolo vengano vincolate e tutelate".

Se avete a cuore il passato di Torino e, in ogni caso, la responsabilità di lasciare al futuro le testimonianze del passato arrivate a noi, date un'occhiata alla petizione e, se potete, firmatela: è su change.org.