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giovedì 24 dicembre 2015

Jusepe de Ribera e la pittura a Napoli, riflessione e indagine a Palazzo Madama

Alla base di Jusepe de Ribera e la pittura a Napoli, la mostra in corso nella Camera delle Guardie di Palazzo Madama, fino al 14 gennaio 2016 [aggiornamento: PROROGATA fino al 21 febbraio 2016], c'è uno scambio tra il Museo torinese e Palazzo Zevallos Stigliano, sede museale di Intesa Sanpaolo a Napoli. Nel capoluogo campano è arrivato il Ritratto d'uomo di Antonella da Messina, a Torino sono arrivati tre dipinti, l'Adorazione dei Magi, del Maestro degli Annunci ai pastori, Tobia che ridona la vista al padre di Hendrick de Somer e San Giorgio di Francesco Guarino. Un'occasione che Palazzo Madama ha approfittato per imbastire intorno ai tre quadri una mostra dall'allestimento suggestivo, tutto giocato sui chiaroscuri, per riflettere sull'influenza dello spagnolo Jusepe de Ribera sulla pittura napoletana.


Chiamato a Napoli dal Duca di Osuna, vicerè spagnolo, Jusepe de Ribera vi rimase per circa trent'anni, fino alla sua morte. L'inizio della sua avventura napoletana fu fortemente influenzato dalla pittura caravaggesca: l'attenzione per il realismo delle figure, l'uso profondo delle luci e delle ombre, il ritratto della quotidianità furono la base del suo lavoro, fattosi poi via via sempre più personale nell'uso del colore, nell'intensità dei chiaroscuri e nel ritratto delle emozioni. La sua pittura finì con l'influenzare un'intera generazione di artisti napoletani ed è a loro che la mostra dedica la propria attenzione, con un percorso espositivo che è come una dichiarazione d'intenti. Si inizia infatti con l'Adorazione dei Magi del Maestro degli Annunci ai pastori, ancora oggi anonimo, nonostante sia stato spesso identificato con Bartolomeo Passante, e si termina con il Cristo flagellato di Ribera, appartenente alla Galleria Sabauda. Dagli allievi al maestro, e non viceversa. In mezzo ai due quadri ci sono i lavori di Hendrick de Somer (Tobia che ridona la vista al padre e Mosé), di Giovanni Ricca (Santa Caterina, Maddalena penitente, Giuditta con la testa di Oloferne), di Francesco Guarino (San Giorgio). Sono i pittori nati all'inizio del Seicento che, come spiega Palazzo Madama nella mostra "si confrontano ancora con il mondo di forme e di luci sperimentato due decenni prima da Caravaggio, ma lo arricchiscono con suggestioni provenienti dal classicismo della pittura emiliana, dalle vibrazioni di colore dell'arte veneta, dell'esperienza europea di Diego Velazquez, Anton van Dyck, Peter Paul Rubens".


Nel contesto della mostra, è particolarmente importante la presenza di Giovanni Ricca, un pittore spesso ignorato dalle fonti letterarie e a cui, però, gli studi più recenti attribuiscono la paternità della Santa Caterina di Alessandria, acquistata dieci anni fa da Palazzo Madama, appartenuta in precedenza alla collezione di Giulio Einaudi e adesso nel percorso espositivo di questa mostra. Esposto in varie mostre di arte napoletana, il quadro è stato attribuito in passato a vari pittori, prima di trovare il vero autore, Giovanni Ricca, che, spiega Palazzo Madama nel percorso espositivo, "incarna il processo di rinnovamento in senso elegante e pittoricistico del naturalismo legato alle sperimentazioni condotte sul colore dal giovane Ribera nei primi anni trascorsi a Napoli". Una mostra, dunque, che rende omaggio all'influenza del pittore spagnolo sui pittori che lo hanno seguito a Napoli e che fa chiarezza su uno dei misteri della pittura napoletana del Seicento.

Jusepe de Ribera e la pittura a Napoli, a Palazzo Madama, in piazza Castello, sarà aperta al pubblico fino al 14 gennaio 2016. L'orario di apertura è lunedì ore 10-18, mercoledì-sabato ore 10-18, domenica ore 10-19, martedì chiuso. Il biglietto costa 10 euro, ridotto 8 euro, gratuito per possessori della tessera Abbonamento Musei e per tutti il primo mercoledì del mese, non festivo. Per tutte le informazioni, il sito web è www.palazzomadamatorino.it.


Pubblicato su Mostre


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