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lunedì 14 marzo 2016

Il progetto dell'ex SNOS: la lunga galleria, ponte tra passato e presente

A nord del Parco Dora, a fare da cerniera tra l'area verde e la retrostante Borgata Tesso, c'è l'ex SNOS, l'unica architettura industriale sopravvissuta alla riqualificazione dell'area. Se un nonno e un nipotino passassero oggi lungo le rive della Dora, l'anziano potrebbe dire al bambino: "Un tempo qui erano tutte fabbriche e ciminiere". C'era l'industria pesante della Torino del Novecento: la Michelin e gli alti forni della FIAT. E c'erano gli stabilimenti della Società Nazionale Officine Savigliano (SNOS), che produceva vagoni per treni (qui nacquero i vagoni dell'Orient Express), grandi strutture metalliche (la copertura della Stazione di Milano Centrale) perfino la punta della Mole Antonelliana.


"La prima volta che siamo entrati nella SNOS è stata una grandissima emozione" racconta l'architetto Alessandra Coscia dello Studio GRANMA Architetti Associati, che ha progettato la riqualificazione degli stabilimenti "Tutto lì parlava del lavoro e della storia del lavoro di Torino, c'erano ancora gli operai e c'era questa stupenda galleria, in cui arrivavano i treni dalla Torino Milano. L'intenzione di mantenere l'identità industriale nella sua riqualificazione è nata allora, senza dubbio. Poi abbiamo trovato foto d'epoca, c'erano macchinari splendidi, alcuni dei quali, come i carri-ponte o i gira-carri, sono rimasti come ricordo del passato, così come abbiamo lasciato le tracce dei binari, sul pavimento".

Anche la SNOS, come molti altri complessi industriali torinesi, si era sviluppata nel corso dei decenni con capannoni ed edifici che si erano mano a mano aggiunti alla struttura originaria. La riqualificazione ha mantenuto l'edificio storico, parallelo a corso Mortara, (la lunga facciata sul corso aveva il vincolo della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali); in esso hanno trovato posto una galleria commerciale al piano terra, gli uffici acquistati da SEAT Pagine Gialle al primo piano e varie tipologie di loft disposti su due piani e affacciati sui tetti. Al posto dei capannoni retrostanti, sono state costruite sei maniche, disposte a pettine, perpendicolari rispetto all'edificio principale e destinati a produzione di alta tecnologia, con esigenze speciali di sicurezza e riservatezza. I sei edifici sorgono su una piastra, che copre il dislivello tra corso Mortara e la parallela via Tesso e all'interno della quale sono stati ricavati i parcheggi.


La protagonista dell'intero intervento è la galleria: "Non poteva non essere valorizzata, per il fascino che esercita e per le sue dimensioni: è lunga 330 metri, larga 12 e alta 8, uno spazio che meritava essere conservato così come era stato costruito. Non solo, abbiamo voluto mantenere anche la sua funzione originaria, di luogo di transito e di distribuzione dei percorsi. Dove prima transitavano i treni, che scaricavano e caricavano merci, adesso passano gli impiegati degli uffici dei piani superiori, i residenti dei loft e i clienti della galleria commerciale. Il nostro intervento sulla galleria è stato davvero minimo: abbiamo aperto le ampie finestre, che erano chiuse, portando la luce all'interno; abbiamo ripulito la struttura originaria, lasciando a vista travi e impianti; abbiamo sostituito la pavimentazione, adesso in pietra bicolore, per sottolineare i percorsi. Come elemento contemporaneo, ci sono i volumi che ospitano le attività commerciali. Li abbiamo pensati come piccoli container, leggermente ruotati, rispetto all'asse della galleria, perché volevamo che le aggiunte alla struttura originaria fossero palesi e anche per rappresentare il senso di precarietà che si respirava nella galleria. All'esterno, questi volumi rompono lo schema rettilineo della facciata: sono rossi e fuoriescono, a sottolineare che sono un elemento nuovo. Il rosso è il colore scelto per le aggiunte che abbiamo apportato all'edificio originario: sono rossi i volumi delle attività commerciali, gli ingressi alla galleria, le passerelle pedonali che portano alla piattaforma e distribuiscono i percorsi ai sei edifici".


Oltre a costituire una vera e propria via commerciale, la galleria ha anche una funzione di distribuzione: da qui, infatti, partono i percorsi che portano non solo agli uffici e ai loft dei piani superiori, ma anche agli uffici sistemati nei sei nuovi edifici "Questo è stato il passaggio più complicato, perché si mescolano percorsi a volte contrastanti. Sulla facciata principale, gli ingressi sono segnalati da portali metallici in rosso. Un passaggio diretto porta dal centro della lunga facciata direttamente agli uffici al piano superiore, attraverso gli ascensori inseriti in una struttura trasparente. Nella galleria storica, tre blocchi scala portano ai piani superiori e alla passerella pedonale. Gli uffici della SEAT sono al primo piano, prima dell'acquisto li avevamo immaginati come open space anche soppalcabili, poi sono stati adattati alle esigenze della società. Ai piani superiori, i loft di diverse tipologie, sono sviluppati soprattutto in senso verticale. Tutti i percorsi sono stati studiati in modo da essere identificabili e da garantire la sicurezza e la privacy".


I loft, inseriti come parte residenziale del complesso, hanno il loro punto di forza nell'ultimo piano, sui tetti: "Quando siamo saliti sul tetto ce ne siamo innamorati: da lì c'è una vista bellissima sulle Alpi e sulla città, non potevamo non approfittarne, così abbiamo avuto chiaro subito che i tetti dell'ex SNOS sarebbero stati abitabili" Come? Tutto il progetto dei loft gira praticamente intorno alle piccole scale a chiocciola che portano sui tetti: "Abbiamo progettato le scale per salire su e, in base alla loro posizione abbiamo progettato la composizione dei loft, mentre sui tetti, le scale introducono in una sorta di scatola di vetro di circa 9 metri quadrati, lo spazio che dà l'accesso alle terrazze e che, allo stesso tempo, può essere vissuto per leggere o rilassarsi davanti al panorama della città".

Alle spalle dell'edificio storico, le sei maniche parallele sono state una vera e propria sfida per gli architetti di GRANMA: "Non avevamo i committenti finali, dunque non conoscevamo le esigenze che potevano avere. Sapevamo genericamente che gli edifici sarebbero stati destinati a uffici, legati alle produzioni di tecnologie avanzate e che dovevamo garantire le migliori condizioni di riservatezza e sicurezza. Ma di quanta luce avevano bisogno, di quanto spazio dovevano essere dotati? E a livello impiantistico, dove era meglio far passare fili, tubi e collegamenti? Quando si progetta in questo modo si cerca di essere il più flessibili possibili, per facilitare il compito a chi dovrà adattare lo spazio alle proprie esigenze, ma è piuttosto complicato".


Un'ulteriore sfida, racconta ancora l'architetto Coscia, è stata rappresentata dal rapporto tra le tecniche costruttive utilizzate nell'edificio e le esigenze delle attuali normative di risparmio energetico. E' un tema che ritorna continuamente nelle riqualificazioni degli edifici industriali. Per esempio, i serramenti industriali affascinano quasi sempre gli architetti, perché sono uno dei segni di identità dell'edificio, ma rappresentano un problema, perché non rispettano le attuali normative di isolamento energetico, che richiedono vetri più spessi. In quasi tutti gli interventi torinesi si è cercato di mantenere quelli originali, progettando soluzioni ad hoc. Alla SNOS i serramenti erano sottili e i vetri erano bloccati con il mastice, un sistema del tutto inadatto alle esigenze moderne: "Per poterli mantenere, si sono dovute creare delle contropareti sui muri perimetrali, che tengano la partitura, isolandola; all'interno delle contropareti scorrono i serramenti, così il profilo di metallo rimane nascosto e le finestre scorrono nelle contropareti".

La riqualificazione dell'ex SNOS è stata completata con tre edifici di uso commerciale, sistemati ai lati dell'edificio storico dove si trovano adesso i supermercati de Il Gigante e di Lidl. Sul lato occidentale, l'aggiunta ha formato una sorta di piazzetta, su cui si apre uno degli ingressi alla galleria: in questo spazio sostano, seduti sui cubi di pietra, gli utenti e i passanti; è una sorta di nuovo punto di socializzazione per il quartiere nato con il Parco Dora e che ha nell'ex stabilimento un polo d'attrazione. "Lo avevamo immaginato come cerniera tra il Parco e la Borgata Tesso, ma poteva anche essere una sorta di centro commerciale e di attesa per gli utenti del Passante Ferroviario, dato che l'adiacente Stazione Dora doveva essere sotterranea. Molti progetti sono in ritardo, altri non si sono realizzati, ma speriamo non si perda quest'idea dell'ex SNOS come punto d'incontro e di cerniera" conclude l'architetto Coscia.


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