lunedì 7 marzo 2016

Il Museo Egizio svela le influenze del Nilo a Pompei

C'è un filo antico e millenario, che lega Torino, Napoli e Pompei. Sembra strano, ma è l'antico Egitto e a dimostrarlo c'è una bella mostra, appena inaugurata al Museo Egizio di Torino, grazie alla collaborazione della Soprintendenza di Pompei e del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Si intitola Il Nilo a Pompei e, attraverso nove sezioni, illustra l'influenza esercitata dagli dei egizi, e dalle loro trasformazioni ellenistiche, nel mondo romano e, in particolare, a Pompei.


La mostra inizia con la presentazione degli dei e dei miti egizi: Iside, Osiride, Seth, Api, il ciclo della vita e della morte, la promessa di resurrezione delle anime e dei corpi. E, nella ricostruzione della potenza religiosa egizia, non bisogna ignorare il pavimento della prima sala, che disegna  un'antica mappa, dal Nilo fino alle rive italiane, passando per buona parte del Mediterraneo orientale: un'immagine chiara di quanto sia stata potente la capacità di colpire l'immaginario di popoli interi da parte di un territorio relativamente piccolo, raccolto intorno al Nilo. In età ellenistica gli dei egizi furono trasfigurati, per entrare nel pantheon della nuova epoca e venne inventato anche Serapide, una sorta di sintesi tra Osiride e Api. Anche Iside subì una trasformazione, per entrare poi tra le divinità predilette di Roma (templi del suo culto sono stati trovati anche nelle province più lontane dell'Impero). Nel percorso della mostra si alternano statue di dei e di sfingi, ora egizie e ora greche, vasi e bronzi, che dialogano, si rimandano e testimoniano le trasformazioni del culto e del ruolo degli dei nell'immaginario collettivo, immerso in sollecitazioni sempre maggiori. C'è anche un quadro ottocentesco, Morte di Cleopatra di Ghislenti, in cui la regina indossa un bracciale serpentiforme, visto anche su mummie egizio-romane e ritrovato anche nella Casa del Fauno di Pompei.


E si arriva allo sbarco degli dei egizi in Italia, in area campana, prima a Benevento, dove è stato ritrovato un tempio di Iside, e poi a Pompei. E' questa la parte più spettacolare della mostra torinese, con reperti che arrivano per la prima volta a Torino e che testimoniano la grande forza di irradiazione d'influenza dell'antico Egitto. Gli affreschi dell'Iseo pompeiano, con i loro rossi e i loro sacerdoti che ricordano gli omologhi egizi, con i geroglifici incisi sulla lastra di marmo e che nessuno ormai sapeva più leggere, per cui non era peccato perforarli. Affascinanti le ricostruzioni dell'antico Iseo pompeiano, di struttura completamente romana per una dea antichissima e trasfigurata. Il vertice della mostra, però, è la ricostruzione dei giardini di due antiche ville: in una sala gli affreschi riproducono un antico giardino, con le sue piante, i suoi uccelli, la sua architettura e, persino,i suoi suoni; le statue di amorini e dei, e, soprattutto, un bel video in 3D, ricostruiscono le case del Bracciale d'Oro e di Loreio Tiburtino, con statue e immagini che rivelano una chiara influenza egizia.

A chiudere la mostra, i reperti egizi trovati a Industria, dove c'era il più noto iseo di area piemontese, a dimostrare come gli antichi dei del Nilo fossero arrivati, millenni dopo la loro apparizione, fino alle aree più isolate dell'Impero romano.


La mostra torinese, di grande impatto visivo, grazie all'allestimento dell'architetto Lorenzo Greppi, e di grande fascino visto l'uso sapiente delle tecnologie, che mescola i reperti del Museo Egizio alle ricostruzioni in 3D, fa riflettere profondamente sulle potenzialità dell'Italia. Quanta cultura nel nostro Paese, quanti millenni di storia, quanto fascino e quante scoperte per il cittadino medio, se gli enti culturali agissero in sinergia, così come è stato fatto per questo progetto.

Il Nilo a Pompei
è infatti solo la prima tappa di un programma più vasto, intitolato Egitto Pompei e nato "per ripercorrere un incontro tra culture tanto diverse, quanto intimamente e storicamente legate". Dopo la mostra di Torino, il calendario prevede anche l'apertura di una mostra di sette grandi statue di dei e faraoni provenienti dal Museo Egizio, il 16 aprile 2016 nella Palestra Grande del sito Archeologico di Pompei, e, il 28 giugno 2016, l'inaugurazione di un nuovo percorso di visita al Museo Archeologico di Napoli, con un'attenzione particolare "all'insieme dei culti che, nati o arrivati dall'Oriente attraverso l'Egitto, hanno trovato in Campania un terreno fertile di ricezione e diffusione nel resto d'Italia". L'intero progetto si concluderà l'8 ottobre 2016, con la riapertura della collezione egizia del Museo di Napoli.


Un 2016 con l'antico Egitto grande protagonista dell'offerta culturale italiana, dunque, e con il Museo Egizio di Torino tornato a fare da propulsore della ricerca e della divulgazione, a meno di un anno dalla sua riapertura. Il Nilo a Pompei è la prima grande mostra temporanea aperta nella sede rinnovata del Museo e inaugura le nuove sale del terzo piano, destinate alle mostre temporanee e di approfondimento. A testimoniare la presenza del Museo Egizio nel dibattito culturale e nei rapporti con il Medio Oriente, c'è la dedica di queste nuove sale, intitolate a Khaled Al-Assad, il direttore del sito archeologico di Palmira ucciso dallo Stato Islamico.

Il Nilo A Pompei è al Museo Egizio, in via Accademia delle Scienze 6, fino al 4 settembre 2016 [AGGIORNAMENTO: prorogata fino al 2 ottobre 2016]; l'orario di apertura è fino al 5 giugno lunedì ore 9-14, martedì-domenica ore 8.30-19.30; dal 6 giugno al 4 settembre l'orario sarà lunedì ore 9-14, martedì-domenica ore 9-18.30. Il biglietto d'ingresso costa 15 euro (Museo+Mostra), ridotto 11 euro, ridotto 2 euro per bambini da 6 a 14 anni, gratuito per under 5 anni, invalidi e accompagnatori, Abbonamento Musei Torino Piemonte e Torino+Piemonte Card, Membri International Council of Museums. Il sito web, per tutte le informazioni, è www.museoegizio.it.

Le fotografie non contrassegnate @rsto sono del Museo Egizio di Torino.


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