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venerdì 6 maggio 2016

Braco Dimitrijević e il relativismo delle cose, alla GAM di Torino

A meno che non si siano fatti studi specializzati, si va sempre a vedere una mostra di arte contemporanea con una certa diffidenza: la capirò mai? Mi arriverà il messaggio? E' successa la stessa cosa quando sono andata a visitare la personale di Braco Dimitrijević, in corso alla GAM di Torino fino al 24 luglio 2016.


Dimitrijević è nato a Sarajevo nel 1948, ha assistito dunque, alla nascita della Jugoslavia, guidata dal carismatico maresciallo Tito, comunista, ma fieramente estraneo al Patto di Varsavia, al suo disfacimento e al crollo dei regimi comunisti dell'Europa Orientale. Da figlio di un Paese che ha guidato i non allineati, ha evitato anche lui di allinearsi al pensiero corrente e ha scelto una posizione critica, condita dalla leggera ironia slava. La si ritrova come leit motiv lungo il percorso espositivo alla GAM. Che inizia con una delle frasi che caratterizzano il suo lavoro e che non possono lasciare indifferenti: Non ci sono errori nella storia. L'intera storia è un errore.


E tutte le opere in mostra cercano di dimostrare questo, che la Storia è quella raccontata dai potenti, ma potrebbe essere tutto, che i media stabiliscono quello che è famoso, ma potrebbe esserlo chiunque, che le invenzioni sono state create da volti che neanche ricordiamo e invece sì, almeno quelli avrebbe senso ricordarli. Si entra nel meccanismo dell'arte di Dimitrijević complici le schede che introducono a ogni sezione, altrimenti sarebbe complicato. E, una volta entrati nella sua visione, il gioco che propone è anche divertente. I passanti scelti per caso e fotografati nella serie Passanti incontrati casualmente, trasformati in gigantografie sistemate sui grandi edifici, come se fossero pannelli pubblicitari, costringendoci a qualche domanda: chi stabilisce chi è famoso e chi no? I grandi mezzi di comunicazione? E quanto siamo passivi, nell'accettare questa gerarchia delle cose?


Domande che si ripropongono uguali in un'altra sezione, Geni come passanti, con le gigantografie di personalità che sì dovrebbero essere famose e rispettate per le loro invenzioni e per il loro contributo al progresso reale e che invece sono praticamente sconosciute; sono sorprendentemente affiancati, circondati o immersi in oggetti di uso quotidiano, che fanno riflettere sulla loro influenza reale nelle nostre vite. La sezione successiva, Sailing to Post History, con gigantografie collocate su grandi navi ripiene di elementi organici, invita a navigare davvero al di là della storia raccontata e ad assumere un atteggiamento più critico verso i racconti ufficiali promossi dai media.

Nell'ultima sezione, Paesaggi Culturali, Dimitrijević mette a confronto animali e opere d'arte, ottenendo risultati curiosi, con un messaggio riassunto in una frase dalla logica spiazzante: "Se si guarda la terra dalla luna, virtualmente non c'è distanza tra il Louvre e lo zoo". Si scoprono così le belve più feroci che si muovono con rispetto tra le opere d'arte e il quadro che mi ha colpito e divertito di più, Gli ultimi testimoni di un'altra logica: un paio di elefanti enormi, che si fermano ad ascoltare un pianista, nella selva. Legato al titolo, ha un fascino che apre altri mondi e che non solo sa di orizzonti possibili, ma anche di nostalgie probabili, di estraneità evidenti e, nonostante tutto, di una certa dolcezza.

Braco Dimitrijević è alla GAM, in via Magenta 31, fino al 24 luglio 2016. L'orario di apertura è martedì-domenica ore 11-19, chiuso il lunedì (la biglietteria chiude mezzìora prima. Il biglietto costa 10 euro, ridotto 8 euro (over 65, giovani tra i 18-25 anni), gratuito per under 18, diversamente abili e accompagnatore e per i possessori delle tessere Abbonamento Musei e Torino Card, ogni primo martedì del mese non festivo. Tutte le info su www.gamtorino.it.


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