giovedì 22 settembre 2016

Il Bucintoro dei Savoia: la magnificenza del Settecento alla Reggia di Venaria

Una delle grandi attrazioni della Reggia di Venaria Reale è il Bucintoro, conservato nella grandiosa Scuderia Juvarriana. Se visitate la Reggia per la prima volta, comprate il biglietto che lo include perché è un tesoro davvero prezioso, l'unica peota veneziana da parata arrivata a noi dal Settecento. Appare al centro della grande navata, appena più in alto del visitatore e sapientemente illuminata, in modo che la luce piova dall'alto sulle sculture dorate, i velluti rossi, la magnifica vela a strisce bianco azzurre e le bandiere regali.


Il gruppo scultoreo di prua, che accoglie il visitatore, rappresenta Narciso, che si specchia nelle acque, affiancato da due vecchi che gettano acque da otri e che simboleggiano il Po e l'Adige; a poppa ci sono invece due magnifici cavalli marini cavalcati da putti. Il tiemo, la cabina che al centro dell'imbarcazione accoglieva gli ospiti reali, ha 10 deliziose finestrelle, 5 per lato, separate da decorazioni dorate; all'interno i velluti rossi si alternano a tavole dipinte, che ricordano episodi della storia sabauda. Alla realizzazione del Bucintoro dei Savoia hanno lavorato le migliori menti del Settecento veneziano: lo scafo di quercia è stato costruito dai carpentieri più esperti della Laguna, le decorazioni sono state curate da Matteo Calderone, che aveva lavorato anche al Bucintoro dei Dogi.


Alcuni scalini permettono al visitatore di arrivare allo stesso livello della peota, che appare appoggiata su una lastra di vetro, a imitare l'acqua; si può camminare lungo la sua fiancata a distanza ravvicinata, in modo da ammirare da vicino le decorazioni e i velluti del tiemo. L'allestimento permette così di vedere l'imbarcazione da diversi punti di vista: dal basso appare in tutta la sua imponente regalità, dallo stesso livello mostra i dettagli raffinatissimi della sua decorazione.


Se farla costruire a Venezia, negli stessi cantieri che servivano i Dogi, poteva essere una buona idea, portarla a Torino, lungo il Po, all'epoca navigabile fino al Ducato di Savoia, fu quasi un'avventura epica. Il lungo viaggio della peota iniziò il 2 agosto 1731 e fino a Pontelagoscuro, il porto di Ferrara, alternò la navigazione in Laguna con il trasporto via terra, lungo i canali endolagunari; ad accompagnare il Bucintoro c'erano due imbarcazioni, che trasportavano anche le statue dorate della decorazione, debitamente imballate; a guidare la spedizione il frate agostiniano Brunello. Tra giorni di navigazione e notti per il riposo, tra i controlli rigorosi delle guardie doganali degli Stati rivieraschi, la peota arrivò a Torino un mese dopo, il 2 settembre 1731, e iniziò la stagione del suo splendore, tra feste e navigazioni lungo il fiume cittadino. Venne donato poco più di un secolo dopo ai Musei Civici da re Vittorio Emanuele II, trasferito ormai a Roma. La sua storia e quella del suo trasferimento a Torino potete leggerla su www.barchedepocaeclassiche.it.

Dopo un lungo restauro, a finanziato dalla Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, è adesso nella Scuderia Juvarriana della Reggia di Venaria Reale. Lungo 16 metri e largo appena 2,50, è l'immagine della magnificenza del Settecento.


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