lunedì 27 febbraio 2017

Il Festival della Cultura dal Basso attiva luoghi e persone a Porta Palazzo

È un Festival che sta nascendo in questi giorni e che promuove i fermenti e la vitalità del territorio, senza un programma prestabilito a priori, con la curiosità di sapere dove andrà a parare. Il Festival della Cultura dal basso si terrà dal 7 al 14 maggio 2017 e nasce da un'idea del regista Stefano Di Polito e dell'associazione culturale Babelica. Per una settimana la zona di Porta Palazzo, Borgo Dora e Aurora si strasformerà in una sorta di distretto della cultura dal basso, di una cultura, cioè, nata dalle istanze della comunità che lì vive.


Partecipare è piuttosto semplice, basta attivare un evento, mettere a disposizione un luogo da attivare, coinvolgere gli altri cittadini. L'attivazione, spiega il sito web del Festival, è "un evento breve, un momento pubblico in cui gli attivisti culturali possono raccontare e far provare ad altri cittadini ciò che li appassiona in un luogo insolito, simbolico o dimenticato". Un'idea affascinante che ha trovato i primi partecipanti. Dalla perfomance di musica e poesia al ponte Carpanini dell'Associazione Due Fiumi e Omen Nomen a Chen Li, artista cinese che proporrà un laboratorio sulla sua arte, dalla Rete al Femminile, diventata partner ufficiale della manifestazione, alle signore di Aquarius, ceramica contemporanea. Sono solo i primi partecipanti o, come li chiama il Festival, i primi attivisti culturali. E non vi perdete il Manifesto degli attivisti culturali, perché è forse la migliore definizione di quello che il Festival intende proporre e, soprattutto, lasciare ai quartieri, una volta terminato: Gli attivisti culturali sono convinti che la cultura sia rivoluzionaria; credono che ognuno abbia un sapere da condividere; non hanno paura delle culture che non conoscono; mettono a disposizione degli altri la propria passione per la cultura; adottano un luogo e lo attivano attraverso la condivisione di un sapere; creano un movimento dal basso anziché dare lezioni dall'alto; danno l'esempio per primi, sfidando la propria timidezza; coinvolgono il pubblico nell’esperienza, sfidando la diffidenza; sono convinti che il riconoscimento della cultura sia lo strumento migliore per creare inclusione e rispetto tra le persone; diffondono l'esperienza del Festival per creare nuove attivazioni.

Al leggere il manifesto degli attivisti culturali, con il forte ruolo che assegnano alla cultura per la convivenza, mi è venuta in mente la bella locandina del 30° Salone del Libro di Torino, che inizierà pochi giorni dopo il Festival: un libro su un muro e un uomo che sopra, guarda al di là del muro, grazie al libro. Tutto torna, a Torino, che riesce a superare le diffidenze e nel mestizaje, nella mescolanza, trova nuove ispirazioni per arricchirsi.

Gli attivisti culturali saranno dotati di un ombrello, che verrà aperto nel momento dell'attivazione dell'evento, una sorta di segnale di inizio della diffusione culturale, e poi verrà chiuso alla sua conclusione. Il 14 maggio, tutti gli ombrelli saranno aperti insieme, in un flash mob che coinvolgerà il quartiere. Le location degli eventi non saranno casuali: dovranno essere luoghi insoliti per la cultura, simbolici da valorizzare, dimenticati da recuperare, inaccessibili da riaprire al territorio. Avete in mente un luogo di Porta Palazzo, Borgo Dora e Aurora che risponda a queste caratteristiche? Scrivete ad attivazioni@festivaldellaculturadalbasso.it.

E se volete partecipare a questo Festival così fortemente significativo in questi giorni di muri, trovate tutte le informazioni sul sito web. Rimane da aggiungere un dato indispensabile: il Festival della Cultura dal basso si sta realizzando grazie al contributo della Compagnia di San Paolo.


Nessun commento:

Posta un commento