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venerdì 24 marzo 2017

Il Museo Egizio racconta la Missione in Egitto di Schiaparelli

È appena stata aperta al Museo Egizio, e c'è tempo fino al 10 settembre 2017 per visitarla, la mostra Missione Egitto 1903-1920 - L'avventura archeologica M.A.I. raccontata, dedicata alle missioni archeologiche effettuate da Ernesto Schiaparelli, per scoprire nuovi reperti e "contribuire alla storia dell'Egitto e all'incremento del materiale archeologico del Museo Egizio", secondo quanto lo stesso Schiaparelli scrisse al Ministro della Pubblica Istruzione nel 1902. Le Missioni Archeologiche Italiane in Egitto ebbero grande importanza non solo per gli archivi e i magazzini del Museo Egizio torinese, ma anche per la stessa conoscenza della storia della civiltà dei faraoni: fu la missione italiana a scoprire la tomba di Nefertari, l'amatissima moglie di Ramesse II, il più grande sovrano dell'Antico Egitto, sepolta in una delle più belle tombe della Valle delle Regine, e fu ancora la missione guidata da Schiaparelli a scavare la tomba di Kha, intatta nei suoi corredi funebri, capaci di raccontare la vita quotidiana degli Egizi (potete ammirare gli splendidi reperti della tomba nella sala appositamente allestita del Museo Egizio).


La mostra ricostruisce il faticoso lavoro degli archeologi in tutte le sue sfaccettature: dagli strumenti utilizzati in situ (splendide le macchine fotografiche di cui la missione fece largo uso e le cui immagini sono oggi patrimonio inestimabile per inquadrare le scoperte e approfondire gli studi) alle lettere autografe per contattare potenti e potenziali sponsors, dai diari della missione, che raccontano minuziosamente il lavoro quotidiano, agli oggetti scoperti, i sarcofaghi, i gioielli, gli utensili di uso quotidiano. Un lavoro appassionato e appassionante, una fatica quotidiana fatta non solo di scavi e di studi, ma anche di relazioni e burocrazia, che allontana da Indiana Jones, ma rende più eroico chi lo pratica.


La cosa più interessante di tutte, però, è l'inquadramento della Missione in Egitto nella sua epoca. La prima sala della mostra introduce alla Missione in Egitto proprio attraverso modellini di auto d'epoca, manifesti di eventi che interessavano in quegli anni, brani di discorsi riguardanti le aspirazioni imperialiste dell'Italia, alla ricerca di colonie sull'altra riva del Mediterraneo; è solo avendo presenti queste coordinate che si può capire il senso degli scavi archeologici, il loro spirito, le loro difficoltà pratiche. C'è una sezione che racconta come dal lavoro nei siti archeologici siano nate altre ricerche e altri studi: gli operai che lavoravano negli scavi erano soprattutto contadini dei villaggi vicini. "All'inizio del Novecento vari egittologi si interessarono alla vita di questi contadini, visti come custodi di usi e credenze tradizionali, in qualche modo sopravvissuti nei secoli fin dallepoca faraonica. Alle ricerche etnografiche degli egittologi subentrarono poi quelle di veri e propri antropologi" spiega una scheda informativa della mostra.


La Missione Archeologica di Schiaparelli influenza il suo contesto e ne è influenzata, avendo sempre come scopo la gloria del Museo Egizio torinese: gli studi e gli approfondimenti servono ad arricchire le sue collezioni. Così non si disdegnava l'acquisto di reperti nei mercati dell'antiquariato e si progettavano nuovi spazi per il Museo: la Missione portò a Torino circa 30mila oggetti: furono creati magazzini "nei sotterranei, nei piani ammezzati, nelle intercapedini delle gallerie principali". E nel frattempo il Museo fu ulteriormente ampliato, con una ristrutturazione conclusa nel 1908 e con un'altra, inaugurata nel 1924, da Vittorio Emanuele III. Con altri criteri e con nuove idee di collaborazione, anche per la crescente consapevolezza dell'Egitto circa l'importanza di tutelare l'enorme patrimonio storico e artistico che possiede lungo il Nilo, il Museo Egizio è tornato a scavare, stavolta a Saqqara, a sud del Cairo, dove lavora in collaborazione con il Museo di Antichità di Leyden, in Olanda. Una scelta che è coerente con il Museo voluto da Schiaparelli: "Questa esposizione non è dunque un mero approfondimento di un segmento della storia del Museo ma è la sottolineatura di uno degli aspetti che reputiamo fondamentali per la vita dell’Egizio: il lavoro di scavo" ha detto il direttore Christian Greco.

Visitate la mostra con l'audioguida che viene consegnata all'ingresso, al terzo piano (in realtà dovete avvicinarvi voi al bancone perché le hostess vi guardano e vi lasciano passare, senza spiegarvi che quelle audioguide non sono le stesse che vi consegnano in biglietteria, ma riguardano solo la mostra, magari un personale più attento sarebbe più utile); ci sono musiche e dialoghi studiati con la Scuola Holden, che rendono la visita insolita e piacevole e la trasformano in un bel viaggio con Ernesto Schiaparelli come guida, che accompagna, attraverso la bella voce di Gianluca Ferrato, da Torino fino all'Egitto, dal Museo fino agli scavi.

Missione Egitto 1903-1920 è al Museo Egizio, in via Accademia delle Scienze 6, ed è aperta fino al 10 settembre 2017. L'orario di apertura è lunedi ore 9-14, martedì-domenica ore 9-18.30; il biglietto intero costa 15 euro e comprende la visita al Museo più la mostra, ridotto 11 euro (15-18 anni) e 1 euro (6-14 anni), gratuito per under 5 e possessori delle tessere Abbonamento Musei e Torino+Piemonte Card. Tutte le info su http://www.museoegizio.it/missione-egitto.


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