domenica 23 aprile 2017

Cose da vedere a Siviglia, godendosi lo slow tourism

Sono andata a Siviglia la prima volta nel 1999, me ne sono innamorata e da allora ci sono tornata regolarmente, riuscendo a passarci anche vari mesi all'anno. Potrei parlare del suo fascino per ore, per cui ho deciso di scrivere due post: uno dedicato alle cose da vedere e l'altro alle cose da scoprire con calma. La premessa è una sola: sono una fan dello slow tourism e Siviglia va visitata senza considerare il tempo, per lasciarsi incantare dagli scorci inaspettati, per godersi un tinto de verano davanti al Guadalquivir, per prendere quella strada che chissà dove porta.


Il cuore della città, quello da cui consiglio di partire, è la plaza del Triunfo. Qui si trovano i centri del potere sin dai tempi di Isbiliya: da un lato la magnifica Cattedrale che fu Moschea, dall'altra gli spendidi Reales Alcázares, che, grazie alle origini arabe, sono oggi la residenza reale in uso più antica di Spagna. La Cattedrale è la terza chiesa più grande del mondo, dopo quelle di San Pietro a Roma e quella di Saint Paul a Londra, i sivigliani ci tengono e non mancheranno di ripetervelo. Visitarla è sempre impressionante: è una chiesa gotica a cinque navate, con volte altissime sostenute da pilastri grandiosi; al suo interno conserva la tomba di Cristoforo Colombo e un preziosissimo retablo d'oro. Come succede alle chiese andaluse sorte sulle moschee, anche la Cattedrale sivigliana è dotata di un Giardino degli Aranci ed è qui che dovete considerare lo slow tourism: fermatevi a godervelo e ad ammirare la bellezza di questo spazio raccolto. Su un lato si staglia la Giralda, il campanile che fu minareto e che caratterizza lo skyline cittadino; se vi sembra familiare sì, è il gemello del minareto della Moschea della Koutoubia di Marrakech: i legami tra l'Andalusia e il Marocco sono millenari e le influenze tra le due rive dello Stretto sono evidenti nell'architettura, nella vegetazione, nella gastronomia. Salire sulla Giralda è facile, grazie alle rampe che sostituiscono i tradizionali scalini, e il panorama che si gode da lassù è magnifico: il Guadalquivir, le cupole barocche e i tetti piani, pieni di antenne, la Plaza de Toros, il grattacielo di Cajasur e il Parque de Maria Luisa, la città ai vostri piedi.


Sull'altro lato di plaza del Triunfo ci sono i Reales Alcázares, delimitati da possenti mura merlate anche intorno ai loro giardini. Per visitarli, alla biglietteria ci sono le audioguide in italiano e ve le consiglio. Il Patio de Muñecas, il Salón de Embajadores e il Patio de las Doncellas sono magnifici esempi di architettura mudéjar e già da soli varrebbero la visita, ma io non smetto mai di stupirmi davanti ai grandiosi arazzi fiamminghi del Salón de los Tapices e passerei ore nei giardini, dove la vegetazione rigogliosa si alterna a fontane, vie d'acqua e piccoli padiglioni. Anche qui, siate fans dello slow tourism.


L'uscita dei Reales Alcázares è nel Patio de Banderas, uno di quei posti da cui si scorge la Giralda, al di sopra delle mura merlate, e non ci si stancherebbe mai di fotografarla (io, per lo meno, non mi stanco mai). Il Patio de Banderas è già Barrio de Santa Cruz, il quartiere più turistico e più famoso di Siviglia, con le sue casette bianche, i suoi patios di fiori e fontane, i suoi balconcini in ferro battuto e le sue plazuelas, piazzette, di fontane con azulejos (mattonelle) colorati, aiuole e aranci; in realtà il Barrio è un falso dell'inizio del XX secolo, ma ricostruisce perfettamente lo stile e lo spirito delle antiche Juderías andaluse e fermarsi al fresco di plaza de Doña Elvira, fare una foto alla croce di plaza de Santa Cruz e cenare in uno dei ristoranti di queste piazzette o di plaza de los Venerables è sempre una bella idea; nel Barrio ci sono anche due dei posti migliori per assistere a spettacoli di flamenco, il Tablao Flamenco Los Gallos (plaza Santa Cruz) e la Casa del Flamenco (calle Ximénez de Enciso 28). Che stiate entrando o uscendo da Santa Cruz, cercate sempre di passare da Mateos Gago perché nessun posto vi regalerà vista migliore della Giralda.


Visitati il Barrio, la Cattedrale e i Reales Alcázares, è tempo di spostarsi, meglio se verso il centro della città. Da plaza San Francisco si sale alla chiesa del Salvador, che si affaccia sull'omonima piazza, stupisce per la sua facciata rosa e all'interno sorprende per il suo barocco rigoroso, più che rigoglioso. La plaza del Salvador è una delle preferite dai sivigliani per fare tardi e per fare shopping: di qui partono calle Cuna e calle Córdoba, la delizia per gli appassionati di scarpe, le troverete di tutte le fogge e di tutti i colori, non per niente qui ci sono i negozi preferiti delle signore che, con in mano il tessuto del prossimo traje de flamenca, cercano le scarpe da abbinare per la Feria de Abril (idem per la stagione BBC, Battesimi, Matrimoni, Comunioni, veri e propri eventi sociali in città). Lo shopping non può fare a meno delle vicine calle Sierpes e Tetuán, la prima più sivigliana, la seconda più internazionale, con i grandi marchi dell'abbigliamento, a cominciare da quelli della spagnola Inditex. Sia Sierpes che Tetuán (che cambia nome in O'Donnell) terminano alla Campana, il cuore pulsante di Siviglia, dove si va a vedere e a farsi vedere (per questa funzione la sosta d'obbligo è lo storico Bar della Campana). Dalla Campana potete salire verso plaza de la Encarnación e decidere cosa pensate delle Setas, moderna costruzione lignea che ha stravolto il volto della storica piazza sivigliana (qualunque sia la vostra opinione sull'impatto nella piazza, salite su, avrete però uno dei panorami sivigliani più belli, consigliabile soprattutto al tramonto! Al piano sotterraneo, invece, i resti della Siviglia romana e araba), oppure potete scendere verso il Guadalquivir, con una sosta nella plaza del Museo, dove il Museo de las Bellas Artes vi offrirà una delle più importanti collezioni d'arte spagnole, seconda solo a quella del Prado di Madrid. Poi perdetevi lungo le rive del fiume, che sanno come far scorrere lento il tempo.


Sull'altro lato c'è Triana, il quartiere dei gitani e dei marinai, vi si arriva attraversando il Puente de Triana, vi accoglie con il più bel mercato coperto cittadino e vi coinvolge con la magia della sua passeggiata lungo il fiume, con i sapori intensi dei ristoranti e delle tabernas, con i suoni del flamenco improvvisato in qualche locale. È il quartiere che più di tutti ha identità propria, non per niente quando attraversano il ponte i trianeros dicono vamos a Sevilla, ma è uno di quelli senza i quali non esisterebbe un'idea di sevillanidad.


Non lasciate Siviglia senza aver passeggiato nel fascinoso Parque de Maria Luisa, per salutare la plaza de España, padiglione semicircolare costuito per l'Expo del 1929 e sintesi dello stile mudéjar (personalmente non la amo, ma è un must) e, soprattutto, il Museo Arqueológico, che conserva alcuni dei mosaici e delle statue più belli della vicina Itálica, dove nacquero Traiano e Adriano; è l'unico Museo sivigliano che visito tutte le volte, per il senso di grandiosità che Roma sapeva trasmettere nelle sue province. E, soprattutto, non lasciatela senza aver salutato le sue Esperanzas, la Esperanza de Triana e la Esperanza de la Macarena, le due Vergini venerate in città con un ardore che neanche il Betis e il Sevilla durante il derby. Nella Basilica de la Macarena e nella Capilla de los Marineros, davanti ai loro volti enigmatici e comprensivi, potrete sentire l'anima di Siviglia come in pochi altri posti.


La prrossima domenica, il post sulla Siviglia da scoprire, nei suoi quartieri meno noti, nelle sue chiese meno visitate e nelle sue piazze più vivaci.


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