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domenica 12 gennaio 2014

I grissini del Re

I grissini sono uno dei prodotti gastronomici torinesi più famosi del mondo. La loro origine è quasi una leggenda e sembra sia legata a Vittorio Amedeo II. Alla sua nascita, nel 1666, il futuro regnante era un bambino gracile e debole, né le cose parvero migliorare col trascorrere degli anni. A soli nove anni, morto il padre Carlo Emanuele, Vittorio Amedeo era duca di Savoia, sotto la reggenza di sua madre Maria Giovanna Battista di Nemours, ma la sua salute debole non dava segni di miglioramento. Preoccupata la duchessa si rivolse al medico di Corte e questi parlò delle nobili ansietà al panettiere. La medicina studiata per il giovane duca prevedeva una dieta con pane friabile e ben digeribile. Il panettiere ducale, il cui nome, tramandato ai posteri era Antonio Brunero, inventò così il grissino.
Nel bel libro di Renzo Rossotti, Curiosità e misteri di Torino, si legge che il grissino ebbe subito un gran successo, realizzato per la casa reale con "puro fioretto di farina, ben purgato del reprimo" e per il volgo con "due terzi di frumento e un terzo di segala, talvolta con l'aggiunta di una manciata di farina di mais". A questi ingredienti va aggiunta l'acqua, che asciugandosi durante la cottura, lascia quella crosta bruna cara ai palati dei golosi. Nato con intenti "taumaturgici", il grissino ha acquistato poi caratteristiche ben precise: la lunghezza, ad esempio, deve essere pari all'apertura delle braccia dell'artgiano che lo lavora. Il nome arriva dal piemontese gherssa, che significa filone di pane, divenne poi gherssin e, in italiano, grissino, a esaltare la sua forma sottile e allungata.
Il successo del grissino, si diceva, fu travolgente: le Corti europee vollero provare les petits baton de Turin; la Francia tentò persino di imitarlo, facendo arrivare a Parigi due artigiani torinesi. Ma l'acqua della Senna e l'aria di Parigi non erano buoni come l'acqua del Po e l'aria di Torino e i risultati furono modesti. Persino Napoleone, estimatore dei grissini torinesi perché sembra fossero di sollievo alla sua ulcera, si rassegnò ad affidarsi a regolari corrieri imperiali che rifornivano la sua mensa servendosi a Torino.
Le virtù taumaturgiche del grissino guarirono il giovane duca Vittorio Amedeo? Che siano state o meno le proprietà dell'invenzione di Antonio Brunero, Vittorio Amedeo II è stato uno dei duchi più astuti e intelligenti della storia di casa Savoia, non per niente soprannominato la Volpe Savoiarda. Durante il suo regno Torino fu sottoposta a uno degli assedi più drammatici della sua storia, quello del 1706. In quella circostanza Pietro Micca sacrificò la sua vita per tagliare la via ai Francesi assedianti e lo stesso duca promise alla Vergine, in cambio della vittoria, una chiesa sul colle di Superga, un voto che soddisfece, affidando il progetto della Basilica a Filippo Juvarra. Ancora oggi l'avvistamento della Basilica di Superga, da lontano, significa per i torinesi in viaggio che Torino è vicina e si è quasi a casa.
L'assedio, insegnano i libri di storia, fu tolto grazie all'azione congiunta dell'astuto Vittorio Amedeo e del cugino Eugenio di Savoia-Soissons, uno degli uomini più interessanti del suo tempo, abile generale e raffinato esteta (fu lui a liberare Vienna dall'assedio Turco e a costruire, sempre a Vienna, il Palazzo del Belvedere, manco a dirlo, uno dei gioielli dell'architettura viennese). Con il trattato di Utrecht l'antico Ducato dei Savoia fu "promosso" a Regno di Sicilia e, con lo scambio Sicilia-Sardegna, a Regno di Sardegna, trasformando Vittorio Amedeo II nel primo Savoia a fregiarsi del titolo di re.
Cha sia o meno merito dei grissini, è difficile dirlo. Ma non è bello pensare che una parte nella Storia l'abbia avuta la deliziosa invenzione di Antonio Brunero?

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