sabato 12 gennaio 2013

Torino città d'acque valorizza i suoi fiumi

Torino città d'acque. Un'immagine bella e veritiera per un progetto che vuole valorizzare i fiumi torinesi. Poche città al mondo possono vantare infatti di essere bagnate da quattro corsi d'acqua, come può fare il capoluogo piemontese. Non c'è solo il Po, il fiume più lungo d'Italia, che ha in Torino la prima grande città incontrata nei suoi oltre 600 km di cammino verso l'Adriatico e che separa la collina dalla città, offrendo scenari magnifici e di grande effetto, quando le colline, e Superga in particolare, si specchiano nelle sue acque. Ci sono anche la Dora, la Stura e il Sangone.
I tre torrenti, tutti provenienti dalle Alpi, hanno avuto funzioni diverse nella lunga storia torinese. La Dora, grazie alla vicinanza con le mura e alla forza delle sue acque, è stata sempre protagonista della produzione, dai mulini medievali fino alla rivoluzione industriale dell'Ottocento: il primo quartiere industriale e le prime fabbriche nacquero proprio lungo la Dora, dando vita al quartiere operaio della Vanchiglia. La Stura a nord e il Sangone a sud solo recentemente, con la grande espansione cittadina del dopoguerra, sono entrati nell'agglomerato cittadino. Il Sangone oggi è un fiume di orti privati e abusivi, ma vanta un passato di grande interesse: sulle sue rive sono sorte nei secoli alcune tenute dei Savoia, la più famosa delle quali è Mirafiori, oggi scomparsa, costruita in onore di un'Infanta di Spagna andata in sposa a un Duca di Savoia e ricordata oggi nel nome di un quartiere torinese e dell'impianto Fiat costruito in quest'area nel dopoguerra. La Stura, infine, grazie alla lontananza dalla città è rimasto il più "selvaggio" dei corsi d'acqua torinesi: se alcune sue rive hanno oggi bisogno urgente di una riqualificazione, già nella zona in cui le sue acque incontrano il Po, il torrente presenta alcuni luoghi di maggiore interesse naturalistico, in cui è possibile effettuare bird-watching.
Nel corso della storia i quattro fiumi di Torino sono stati arricchiti da parchi e giardini, veri e propri polmoni verdi cittadini nati magari per le ville patrizie e diventati poi patrimonio di tutti. Lungo la Dora, che in città scorre imprigionata in argini e muraglioni cui raramente si ribella (l'ultima, nel 2000, ha inondato il quartiere di Borgo Dora), sorge il Parco della Pellerina, uno dei più importanti polmoni verdi cittadini. Il Sangone bagna il Parco delle Vallere prima di buttarsi nel Po e la Stura incontra il Parco della Mandria a Venaria e, alla confluenza con il Po, dà vita a un'area seminaturale inclusa nel parco fluviale del Po. Protagonista della vita cittadina sin dall'antichità, è stato via via centro di produzione, di trasporto e di svago. Oggi è soprattutto luogo di svago, dai Murazzi rinati a nuova vita fino al Parco del Valentino, i club di canottaggio e il Parco delle Vallere, giù fino a Moncalieri; se in centro il Po è intrappolato dagli argini, verso Moncalieri scorre libero, con la vegetazione che si bagna nelle sue acque.
Il progetto Torino Città d'Acque ha obiettivi interessanti che operano su livelli differenti. Il primo obiettivo, a livello di scala urbana, è quello di creare un sistema continuo di parchi urbani, collegati da percorsi pedonali, ciclabili e naturalistici, con indicazioni didattiche su flora e fauna presenti. Su scala territoriale il progetto intende realizzare una fascia di transizione dai parchi del centro storico fino ai parchi periferici a quelli regionali della fascia extraurbana. Obiettivo finale del progetto a scala territoriale è la creazione di una rete ecologica continua tra Torino e la sua regione formata da corridoi di collegamento fra la zona del Monferrato ad est della collina e le valli alpine ad ovest della città. Numerosi gli interventi previsti per raggiungere gli obiettivi: la bonifica delle fasce spondali inquinate e trasformazione in parchi pubblici in primis, ma anche il potenziamento del trasporto fluviale turistico con battelli sul Po e delle attività sportive sui tratti dei quattro corsi d'acqua in cui è possibile e l'incremento dei bacini di esondazione dei fiumi, in modo da ridurre i danni; utilizzo di tecniche e materiali di basso impatto e di compatibilità ambientale anche con la predisposizione di cantieri sperimentali modello.

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