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giovedì 24 aprile 2014

Ingressi a Torino: dalle piazze auliche barocche alle coppie di grattacieli del XXI secolo?

Saranno sei le torri che affolleranno il cielo di Torino nel 2020. Lo annuncia La Stampa di oggi, in un articolo firmato da Emanuela Minucci, che potete leggere anche su lastampa.it.
Hanno già cambiato lo skyline torinese il grattacielo di Intesa San Paolo, nei pressi della stazione di Porta Susa, e il grattacielo della Regione, vicino alla Stazione del Lingotto, nella zona meridionale della città. Il primo è firmato da Renzo Piano, il secondo, che con i suoi 205 metri sarà il grattacielo più alto d'Italia, da Massimiliano Fuksas. Ma il Comune ha previsto almeno altre quattro torri di altezza compresa tra i 100 e i 150 metri, da qui al 2020. Accanto al grattacielo di Intesa San Paolo è da tempo previsto il grattacielo delle Ferrovie, i cui cantieri, però, non sono ancora partiti; a poca distanza, nei pressi di piazza Marmolada, ci saranno le due torri della già chiamata Porta d'Europa. Due torri caratterizzeranno anche l'ingresso settentrionale a Torino: nei pressi di piazza Rebaudengo, che diventerà strategica, essendo adiacente al capolinea della linea 2 della metropolitana e stazione d'ingresso a Torino per i treni in arrivo dall'aeroporto di Caselle, ci saranno due grattacieli. "La filosofia è quella di creare segni urbani forti in corrispondenza di punti altrettanto potenti del trasporto, come ferrovia o metrò: laddove c'è più comodità si propongono maggiori densità abitative, vuoi a base di uffici o di residenze" ha detto l'assessore Stefano Lo Russo a Emanuela Minucci.
E sono le sue parole a far pensare alla storia torinese. A come le autorità si siano sempre preoccupate di avere ingressi monumentali, che colpiscano l'immaginario del visitatore e che diano un'idea del gusto torinese. Prendete gli ampliamenti della città barocca. L'ingresso a Torino da Milano e dalla Francia furono dotati di edifici aulici, nonostante molto diversi tra di loro. L'attuale Piazza della Repubblica, Porta Palazzo, insomma, fu concepita da Filippo Juvarra come una grande piazza d'armi, con due edifici da reddito, ma non per questo meno rigorosi e raffinati nelle loro facciate: le grandi paraste a tutta altezza scandiscono il ritmo delle aperture, balconi e finestre sono sormontati da cornici triangolari alternate a cornici ad arco, secondo uno schema che ritorna volentieri nell'architettura barocca torinese, il bicromatismo sottolinea il ritmo e le strutture portanti, la monumentalità è accentuata anche dalla posizione leggermente superiore degli edifici rispetto alla porta, grazie alla vicinanza della Dora, posta più in basso.
I Quartieri Militari, ad accogliere i visitatori provenienti da Susa e dalla Francia, rispondono alla stessa logica monumentale. Firmati anch'essi da Filippo Juvarra, i due isolati finali dell'attuale via del Carmine, su corso Valdocco, sono stati concepiti come due caserme su una piazza d'armi. I due edifici sono dotati anch'essi di portici, utilizzano anch'essi un ordine gigante per scandire il ritmo delle aperture, fanno del laterizio a vista uno degli elementi della propria severità (e di passo sottolineano anche come il maltrattato laterizio sia in realtà un elemento di costruzione nobile e duttile: guardatelo marziale e severo nei Quartieri Militari, scopritelo morbido e danzante nella facciata di Palazzo Carignano).
Il barocco impone a Torino ingressi monumentali, caratterizzati da grandi piazzi auliche, con edifici aperti ad accogliere i visitatori e a indirizzarli verso la città. Un modello che non si è perso nell'Ottocento, quando sono state realizzate le altre grandi piazze d'ingresso: piazza Vittorio Veneto, sul Po, piazza Statuto, sulla strada di Francia, piazza Carlo Felice, al termine della via Nuova, davanti a Porta Nuova. Cambiano gli stili, cambiano le dimensioni, ma non quella che è ormai l'impronta di Torino: il carattere uniforme dell'architettura, con i portici, il ritmo uguale delle aperture e gli abbaini, lo spazio aperto e ingentilito dai giardini (piazza Statuto e piazza Carlo Felice), il disegno a U della piazza, ad accogliere i nuovi arrivati.
Cadute le fortificazioni e le cinte murarie, gli ingressi alla città si sono allontanati e si sono ampliati. Adesso si pensa di sottolinearli con nuove piazze, grandi parcheggi di interscambio e torri che sfidano il cielo e la storia, grazie alla presenza di punti strategici del trasporto pubblico. La Torino barocca lascia spazio al XXI secolo e chissà.
Non avendo al momento fotografie che possano rendere l'idea d'ingresso alla città, le foto di piazza Vittorio Veneto e di Porta Palazzo sono tratte da Street View.






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