venerdì 2 maggio 2014

I Quartieri Militari juvarriani diventano il Polo del Novecento torinese

Nel 2015, nei Quartieri Militari juvarriani, nascerà il Polo del Novecento, uno spazio per associazioni e centri culturali che studiano il Secolo Breve, le sua guerre e le sue eredità.
Nei due palazzi San Celso e San Daniele, all'angolo tra corso Valdocco e via del Carmine, troveranno sede "molti degli istituti culturali impegnati nella ricerca e nell'animazione culturale intorno al Novecento sociale, economico e politico torinese, nonché depositari di ricche fonti documentarie" spiegano in un comunicato il Comune di Torino e la Compagnia di San Paolo, che finanzia il progetto "Torino annovera infatti numerose realtà culturali di qualità, che si occupano di studi e ricerche sul nostro recente passato. Nel secondo dopoguerra esse hanno svolto una funzione cruciale di ricostruzione del tessuto culturale, di aggregazione di forze intellettuali, impegno e progettualità in una fase decisiva della Repubblica. Oggi, nel mutato contesto delle risorse, dei consumi e delle politiche, si impone una profonda riflessione su come operare e dialogare con la società civile - soprattutto i giovani e i nuovi cittadini sui temi della memoria, della democrazia, della cittadinanza, per superare il mero presidio della memoria e il dialogo esclusivo con ristretti gruppi di studiosi e appassionati.".
La scelta di collocare il Polo del Novecento nel cuore dei Quartieri Militari juvarriani, porte d'ingresso alla Torino settecentesca dalla via di Susa, non è affatto casuale. E, in fondo, ha anche un bel significato simbolico.
Costruiti tra il 1716 e il 1738 da un Filippo Juvarra appena arrivato a Torino dalla natia Sicilia, chiamato da Vittorio Amedeo II, allora appena nominato re di Sicilia dal Trattato di Utrecht, i Quartieri Militari rappresentano una novità nel rapporto tra Torino e le sue fortificazioni. "All'interpretazione garoviana della porta urbana come monumento sulla fortificazione, Juvarra sostituì il progetto di uno spazio, o piazza d'armi aperta, definita dai due fabbricati dei Quartieri Militari" scrive Costanza Roggero Bardelli nel libro Itinerari juvarriani. E mai ci furono quartieri militari più aulici, all'ingresso di una città, a fare da cerniera tra la sua difesa e la sua vita quotidiana. "I due isolati di San Celso e di San Daniele, al capo estremo della contrada, vennero intesi come un unico blocco rettangolare trasverso, tramediato dalla via principale" scrive ancora Costanza Roggero Bardelli "L'elemento del portico caratterizzava il tratto terminale della via come spazio aulico preliminare all'apertura della piazza".
C'era un vento di novità nell'introduzione di Quartieri Militari a Torino, che poi, influenzeranno, come si è già visto, tutti gli altri accessi alla città, caratterizzati da piazze chiuse, che indirizzano verso la via principale e che sono profilate da edifici aulici. C'era l'enfasi della cerniera tra l'avamposto della difesa fortificata e l'ingresso nella vita quotidiana della città, quasi ad addolcire il passaggio, senza per questo perdere la severità e la marzialità che la difesa implica e che gli ordini giganti e la decorazione minima sottolineano.
Sono elementi che si ritrovano, in fondo, in questo Polo del Novecento, avamposto di studio e conoscenza, cerniera tra la città e la sua storia più recente, affinché non vada perduta. "Vogliamo radunare qui quegli enti che hanno coltivato il ricordo dei conflitti sociali e politici in città, trasmettendo quelle culture del lavoro che hanno fatto di Torino un punto di riferimento europeo" ha detto il Segretario Generale della Compagnia di San Paolo Pietro Gastaldo a la Repubblica, nei giorni scorsi "L'idea è mettere in comune spazi e servizi per quegli istituti che, pur avendo una funzione fondamentale per la cultura piemontese, in questi anni sono stati messi in crisi dal taglio dei fondi". E ritorna l'idea della cultura diffusa, che tracimi in città e non rimanga rinchiusa nei palazzi: "Negli spazi in ristrutturazione, oltre alla zona per le esposizioni temporanee, alla biblioteca comune e alle zone riservate ai singoli istituti, ci saranno anche un bar e una grande sala che potrà ospitare anche gli spettacoli dell'Unione Culturale".
Tra i centri culturali che dovrebbero affiancare il Museo Diffuso della Resistenza negli spazi juvarriani ci sono il Centro studi Gobetti, la fondazione Donat-Cattin, l'Unione culturale Antonicelli e l'istituto Gramsci. La data di apertura prevista è l'autunno del 2015, in tempo per il settantesimo anniversario dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, evento centrale del Secolo Breve.