mercoledì 11 giugno 2014

Jeanne Baptiste Scaglia di Verrua, la bellissima contessa che stregò Vittorio Amedeo II

Vittorio Amedeo II non fu solo il Duca di Savoia che regalò alla propria dinastia il titolo reale, grazie al Trattato di Utrecht, che, nel 1714, trasformò il Ducato di Savoia in Regno di Sicilia prima e di Sardegna poi. Fu anche protagonista di una delle storie d'amore più appassionate e controverse di Casa Savoia, in cui si mescolano passione, spionaggio, gelosie, politica.

Tutto iniziò nel 1684, quando la bellissima Jeanne Baptiste d'Albet de Luynes, arrivò a Torino con il marito, il conte Manfredo Scaglia di Verrua. Durante uno dei balli di corte, la giovane e bella contessa parigina, attirò le attenzioni di Vittorio Amedeo II. Il corteggiamento fu lungo e furioso: innamorata del giovane marito, educata nella religione cattolica, Jeanne non aveva alcuna intenzione di cedere ai capricci del sovrano. E, vedendosi respinto, Vittorio Amedeo raddoppiava le feste per vederla e gli sforzi per conquistarla. Aveva persino allontanato il conte di Verrua, spendendolo in Ungheria, contro i Turchi, e si era liberato anche di potenziali nuovi corteggiatori della bella contessa.

Per allontanare il Duca, Jeanne arrivò a parlare con la suocera, che però reagì freddamente, considerando i vantaggi che la relazione avrebbe portato agli Scaglia, si allontanò dalla Corte, si ritirò in una delle proprietà della famiglia del marito, in cui si dedicò ad allevare i bambini nati dal suo matrimonio e che Vittorio Amedeo prese a frequentare spessissimo. Al ritorno del Conte dall'Ungheria, a causa dell'inverno, la madre e lo zio gli raccontarono la propria versione dei fatti, e cioè che Jeanne era l'amante del Duca. Infuriata perché il marito credeva più ai parenti che a lei, la bellissima francese prese una decisione inaspettata: se il Conte preferiva credere che era l'amante del Re, lo sarebbe diventata. Secondo la tradizione, il Duca e la Contessa divennero amanti nell'oscurità del Palco Reale, durante una rappresentazione al Teatro Reale, costringendo gli altri spettatori a rimanere nei propri palchi, perché nessuno poteva lasciare il teatro prima del sovrano. In realtà sembra che le cose furono più romantiche e che Vittorio Amedeo volle avere una cornice più adeguata: volle Jeanne nel seguito di un viaggio ufficiale a Nizza, come fille d'honneur della moglie Anne d'Orleans e fu allora, a Nizza, che riuscì finalmente a raccogliere i frutti di tanti sforzi.

Jeanne non era un semplice capriccio: il Duca negoziò l'allontanamento degli Scaglia da Torino e una pensione di 15mila lire che Manfredo avrebbe pagato alla moglie. Nel frattempo, Jeanne diede alla luce Vittoria Francesca, la prima dei due figli che avrebbe avuto da Vittorio Amedeo. Teneramente amata dal padre, che la riconobbe pochi anni dopo, Vittoria Francesca sposò poi Vittorio Amedeo, principe di Carignano, facendo sì che tra gli antenati dei re sabaudi ci sia anche la bellissima Jeanne.

Dopo aver sistemato le questioni economiche e dopo aver ripreso possesso del Palazzo Scaglia di Verrua, Jeanne visse con il Duca un amore complicato dalla gelosia di lui e dagli affari di Stato. Ma Jeanne, nonostante li ossessivi controlli dell'amante, riuscì a essere libera di frequentare altri uomini e di intrattenere corrispondenze gradite, come quella con  il principe Eugenio di Savoia,, che la incoraggiò nei primi passi della sua ricca collezione artistica. Tra tradimenti reciproci, scenate e riconciliazioni appassionate, la relazione produsse un altro figlio, Vittorio Francesco, nato nel 1694; Jeanne divenne sempre più influente, ascoltata consigliere del Duca: fu anche grazie a lei che si firmò una nuova pace tra la Francia e il Ducato, con il matrimonio tra la figlia di Vittorio Amedeo II e il figlio del Gran Delfino come pegno.

Dotata di una notevole fortuna personale, grazie alla passione per il collezionismo e alla generosità dell'amante, preoccupata per il sempre più evidente avvicinamento di Vittorio Amedeo agli imperiali, che avrebbe messo in pericolo il suo destino, nel 1698,  Jeanne decise di tornare a Parigi. Per preparare la sua fuga, ci mise due anni. Fu una pianificazione talmente studiata e romanzesca che persino Alexandre Dumas se ne appassionò e la raccontò in La Dame de Volupté. Attraverso antiquari e mercanti, Jeanne riuscì a portare parte della propria fortuna in Francia, senza destare sospetti; quindi, approfittando di un'assenza del Duca, mise in atto la fuga. "L'impresa più difficile era uscire da Torino. Vestita elegantemente, con una sola cameriera, uscì come d'abitudine nella sua carrozza, per andare dalla contessa di Sales, a Piobesi. Passata la Porta Nuova, scese per fare due passi, lasciando liberi il cocchiere e la cameriera. Fuori Porta l'aspettava una sedia di posta con il fratello e degli abiti maschili. A Susa era in attesa una litière per passare il Moncenisio già innevato ed a Pont-de-Beauvoisin, frontiera tra Francia e Piemonte, saltò dalla finestra di una casa sul confine su un'altra sedia di posta con il secondo fratello Louis-Joseph, il quale, malgrado la febbre che le fece perdere una notte a Grenoble, la portò al castello di Dampierre del fratello primogenito Charles Honoré Chevreuse, a quattro leghe da Versailles. Dalla fuga da Torino era passata meno di una settimana" scrive Tomaso Vialardi di Sandigliano in un saggio per Studi Piemontesi.

L'amante più desiderata lo aveva beffato, lasciandolo improvvisamente e in modo romanzesco, ma Vittorio Amedeo non se la prese. Rimasto in contatto con Jeanne, le inviò gli arredamenti rimasti a Torino e assistette alla sua irresistibile ascesa a Parigi. Ma è un'altra storia.

Nel 1990 Axel Conti ha girato un film sulla relazione tra Vittorio Amedeo II e la Contessa di Verrua, si intitola La puttana del Re ed è interpretato da Timothy Dalton e Valeria Golino. A Torino, Palazzo Scaglia di Verrua, in via Stampatori 4, possiede ancora uno dei cortili più belli della città, che è quasi sempre aperto ai turisti.

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