giovedì 5 giugno 2014

Torino capitale dell'auto: le prime fabbriche, le prime corse, la prima donna con la patente

Il 5 giugno 1907 la torinese Ernestina Luisa Macchia Prola fu la prima donna italiana a ottenere la patente automobilistica. Un segno dei piccoli passi compiuti dalle donne verso una sempre maggiore autonomia dal ruolo di moglie e madre in cui le rinchiudeva la società dell'epoca. Ma anche un segno di quanto l'automobile fosse ormai entrata nella vita quotidiana dell'inizio del XX secolo. 

Eppure, almeno a Torino, erano solo gli albori di quell'industria automobilistica che avrebbe segnato il destino della città. Alla fine del XIX secolo, i tram, già diffusi nella rete di trasporto cittadina, erano trainati da cavalli e nelle piccole officine della periferia si tentavano i primi esperimenti sui motori, per costruire le prime vetture. Le grandi Esposizioni dell'epoca permettevano di vedere da vicino i progressi compiuti anche in questo campo. Fu una di queste Esposizioni, quella del 1898, a mettere in contatto Giovanni Agnelli e Giovanni Ceirano, che alla Expo aveva presentato la vettura Welleyes. Insieme, nel 1899, avrebbero fondato la Fiat, prima chiamata Fabbrica Italiana Automobili Torino.

Per avere un'idea dello sviluppo dell'industria automobilistica torinese, bastano pochi numeri: nel 1900 la Fiat ha 400 operai, a cui bisogna aggiungere quelli dell'indotto e delle altre industrie automobilistiche, per un totale di 6500 lavoratori. Torino si propone non solo capitale dell'industria automobilistica italiana, ma anche della cultura che la circonda. E' nel capoluogo sabaudo, infatti, che ci sono le prime mostre di auto e, soprattutto, è da qui che partono le prime corse italiane. Nel 1901 c'è il primo giro d'Italia in auto, nel 1904 c'è la I Esposizione Internazionale d'Automobili, che raccoglie in 15 giorni oltre 50mila visitatori.

L'automobile, all'epoca curiosamente di genere maschile, entra nell'immaginario collettivo italiano, anche se continua a essere oggetto per pochi e continuerà a esserlo praticamente fino al grande boom economico degli anni 50 e 60, che vide la Fiat e Torino grandi protagoniste. E c'è un evento che più di tutti sottolinea come Torino sia il punto di riferimento italiano, quando si parla di automobili: la vittoria dell'Itala alla Parigi-Pechino, nel 1907. 

Era una delle corse più massacranti che si potessero immaginare, ben 16mila chilometri in territori sconosciuti, tra popolazioni che probabilmente non avevano mai visto prima un europeo e, sicuramente, non avevano mai visto un'auto. Mi piace come la racconta Marina Paglieri in un suo libro delizioso, che raccomando a tutti gli amanti della storia torinese, Torino Belle Epoque: "La sfida era stata lanciata dal quotidiano parigino Le Matin: aderirono dapprima venticinque concorrenti, scesi quasi subito a cinque. Vinse il principe Scipione Borghese, ricco sportsman: con lui il giornalista Luigi Barzini e il meccanico Ettore Guizzardi. La macchina, un'Itala uscita dalle officine torinesi fondate da Matteo Ceirano, tagliò il traguardo il 10 agosto, tra una folla in delirio, mentre le altre vetture erano ancora alle prese con la steppa russa: il primo degli altri concorrenti arrivò dopo 21 giorni. Fu un avvenimento eccezionale: il mondo sportivo e industriale si accorse che ormai in fatto di motori bisognava fare i conti con Torino".

Ci furono altri piloti, torinesi, che trionfarono nelle prime gare automobilistiche, tra loro Vincenzo Lancia e Felice Nazzaro, che iniziarono la loro carriera alla Ceirano, per poi finire entrambi in Fiat. Il destino della città era tracciato, anche attraverso queste parabole. 

Ma, tra questi risultati storici, che testimoniano l'entusiasmo e lo sviluppo di un'epoca (non dimentichiamo anche quanto lo stupore per la velocità delle automobili abbiano influenzato il Futurismo, uno degli ultimi grandi movimenti culturali italiani), c'è anche quello di Ernestina Luisa Macchina Prola, che, il 5 giugno 1907, salì il primo scalino della lunga marcia delle donne verso l'autonomia conquistata nel XX secolo. E lo fece da Torino.


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