venerdì 4 luglio 2014

Fosco Maraini e l'incanto delle donne del mare, al MAO di Torino

L'incanto delle donne del mare è il titolo di una preziosa mostra fotografica ospitata dal Museo d'Arte Orientale di Torino fino al 21 settembre 2014. E di incanto davvero si tratta. Un incanto arrivato a noi grazie a Fosco Maraini, che, nel 1954, soggiornò nelle isole giapponesi di Hekura e Mikuriya, per testimoniare la cultura e lo stile di vita degli Ama, una popolazione autoctona che si stava rapidamente giapponesizzando e modernizzando. Una delle attività principali di questo popolo era la pesca dell'awabi, un mollusco dalle valve madreperlacee, che vive nel mare, intorno ai 20 metri di profondità. La pesca era generalmente riservata alle donne, che, come perfette sirene, vestite con il solo kuroneko, una sorta di antesignano del tanga, scendevano in apnea fino a raggiungere i molluschi, per staccarli dalle rocce con una lama ricurva, portata appesa al costume; tornate in superficie, posavano i molluschi in ceste galleggianti e poi tornavano a immergersi; una volta terminato il lavoro, nude e bellissime, prendevano la loro cesta e si inerpicavano tra le rocce, per tornare verso i loro villaggi.

Le fotografie di Fosco Maraini, tutte in bianco e nero, testimoniano la fatica e la meraviglia di questo lavoro: le donne vengono ritratte mentre, in spiaggia, si spogliano e si preparano a scendere in mare, le si vede muoversi bellissime e agili nelle profondità marine, e tornare in superficie, con le loro lame e i loro molluschi, orgogliose e sorridenti. Colpisce non solo la loro agilità e la loro abilità, come se l'acqua fosse il loro elemento naturale e come se l'apnea fosse parte dei loro geni, ma anche la sensualità implicita delle immagini. I corpi nudi vengono mostrati e vissuti in modo naturale, i seni bagnati, orgogliosi e giovani, non vogliono trasmettere volontariamente erotismo, perché sono nudi per cultura, senza malizia, eppure, allo stesso tempo queste immagini, così forti e potenti, trasmettono anche un'innocente e piacevole sensualità.

Fosco Maraini è stato un appassionato antropologo e cultore dell'Oriente, la sua vita avventurosa è stata legata profondamente al Giappone e alle sue culture e questa mostra prova quanto sia importante la sua eredità. Oggi, secondo il Governo giapponese, solo 1800 donne, in tutto l'arcipelago, si dedicano alla pesca dell'awabi e il loro numero è destinato a scendere, dato che le più giovani hanno adottato i costumi del Giappone moderno. Le immagini di Maraini, dunque, sono la testimonianza di un mondo ormai scomparso. Il MAO le accompagna anche a un documentario, girato da Maraini nelle profondità del mare, per seguire le donne Ama durante la loro pesca; in realtà, siccome non aveva a disposizione una macchina fotografica adatta alle foto subacquee, Maraini fece costruire uno scafandro, anch'esso in mostra, in cui inserire una videocamera e riprendere le Ama; da questo video trasse poi le fotografie. La presenza del video al MAO è doppiamente preziosa, non solo per la testimonianza che offre, ma anche perché, considerato perduto, è stato recuperato e restaurato grazie al Museo delle Culture di Lugano.

Nelle teche poste al centro della sala espositiva, si possono ammirare le attrezzature usate da Maraini per realizzare il suo documentario e le fotografie; ci sono anche le valve dell'awabi e le xilografie giapponesi che raccontano la vita faticosa di queste ninfe del mare, come le chiamava Maraini. Se poi completate la mostra con la visita al Museo, nelle sale dedicate al Giappone, troverete xilografie e stampe che raccontano un mondo lontano ed enigmatico, ma anche raffinato e magico.

Il MAO, in via San Domenico 11, è aperto da martedì a domenica, dalle 10 alle 18 (la biglietteria chiude un'ora prima) ed è chiuso il lunedì; il biglietto costa10 euro, ridotto 8 euro e gratuito fino a 18 anni e per i possessori della tessera Abbonamento Musei e da accesso sia alla mostra che alle collezioni permanenti. Tutte le informazioni sul sito web, www.maotorino.it.



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