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giovedì 28 agosto 2014

Palazzo Scaglia di Verrua e il suo bel cortile rinascimentale

Se passeggiate per il centro di Torino, fatelo il più possibile con il naso all'insù, per non perdervi neanche uno dei bei palazzi storici. In via dei Stampatori, una delle vie più antiche del centro cittadino, sarete sorpresi dalla bella facciata affrescata di Palazzo Scaglia di Verrua, l'unico a conservare gli affreschi in facciata, l'unico giunto a noi con un impianto rinascimentale.

Il palazzo fu costruito alla fine del XVI secolo, sotto il regno di Carlo Emanuele I, per volere di Giacomo Solaro, che unì varie proprietà per costruire l'attuale palazzo. Da allora l'edificio ha subito pochi rimaneggiamenti e ristrutturazioni, regalandoci così un'idea di quella che doveva essere la Torino patrizia non ancora barocca. Nella sua facciata si trovano affreschi di grande eleganza, che racchiudono scene allegoriche in grandi cornici, che sormontano le finestre con architravi elaborati, che riproducono motivi decorativi nelle fasce marcapiano. Il tutto senza oscurare il magnifico portone di legno, sormontato dallo stemma degli Scaglia di Verrua. A dipingerli è stato probabilmente Antonino Parentani, un pittore di origine bresciana, che a Torino si è occupato anche della decorazione, perduta, della Grande Galleria del Palazzo Ducale, che univa Palazzo Reale a Palazzo Madama.

Ma, la vera sorpresa, il Palazzo Scaglia di Verrua la riserva all'interno, con il suo splendido cortile. E' uno dei più belli di Torino, insieme a quello di Palazzo Saluzzo di Paesana e a quello del Rettorato dell'Università. Ma questi ultimi due sono cortili evidentemente barocchi, mentre Palazzo Scaglia di Verrua propone un cortile di elegante grazia rinascimentale. Il loggiato, formato da colonne snelle sormontate da architravi alternate ad archi, richiama alla memoria la passione rinascimentale per le proporzioni e conferisce una leggiadra leggerezza al complesso. I grandi finestroni ad arco del primo piano, ai lati del cortile, sono una sorta di contrappeso visivo agli archi che introducono al cortile e agli scaloni del piano superiore. Gli affreschi, che ritraggono probabilmente personaggi del tempo (anche i Conti di Verrua?) e che riproducono fitti motivi decorativi, dotano l'insieme di ulteriore, fascinosa raffinatezza. I piani superiori dell'edificio non sono visitabili: ospitano uffici e appartamenti privati.

Le vicende storiche del Palazzo sono affascinanti quasi quanto la sua architettura. I conti Scaglia di Verrua appartenevano alla piccola nobiltà terriera e vissero il loro momento di massimo splendore intorno al XVI secolo, quando, con il trasferimento a Torino, entrarono al servizio dei Duchi di Savoia, sia nell'esercito che nella burocrazia statale. Il Palazzo di via Stampatori, loro residenza torinese, ebbe un momento di grande protagonismo quando Vittorio Amedeo II, non ancora Re di Sicilia, si innamorò follemente della bellissima Jeanne Baptiste, moglie del conte Manfredo. Dopo aver inutilmente respinto le proposte del Duca, Jeanne Baptiste cedette alla sua corte, su pressione, probabilmente, anche della famiglia acquisita e nel palazzo ci furono alcuni degli incontri clandestini della coppia.

Le successive vicende storiche, compresa l'estinzione del casato, hanno portato il Palazzo nelle mani dei Bertone di Sambuy. Il cortile risulta così aperto su un altro cortile, questo sì davvero privato, su cui si affaccia la residenza dell'attuale contessa. E' possibile dare solo una sbirciatina: è un cortile silenzioso, con un aiuola centrale in cui si trovano, in disordine apparente, i resti di colonne classiche, un grande albero dalla folta chioma e tanto verde. Il contrasto con l'olimpica eleganza del Palazzo Scaglia di Verrua è evidente, ma c'è fascino nelle differenze.  





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