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venerdì 10 ottobre 2014

Il mistero del Papiro di Artemidoro al Museo Archeologico di Torino

Accompagnato dall'attenzione dei media torinesi, il Papiro di Artemidoro è approdato pochi giorni fa al Museo Archeologico, dove gli è stato preparato un allestimento davvero suggestivo. Il Museo torinese ama giocare con le penombre, per sottolineare i reperti che espone, e fa un grande uso della multimedialità, per coinvolgere il visitatore. Queste scelte progettuali sono esaltate quasi al termine del percorso museale, quando si entra in un tunnel buio (davvero si vede molto poco!) che si apre poi in uno spazio poco più ampio, in cui un video, da un lato, e un pannello luminoso, dall'altro, raccontano la storia del Papiro di Artemidoro. E raccontano proprio tutto, compresi i dubbi sulla sua autenticità.

Alto poco più di 30 cm e lungo circa due metri e mezzo, il Papiro di Artemidoro, o, meglio, i frammenti che ci rimangono di lui, riporta su un lato alcune parti dei Ta Geographoumena di Artemidoro di Efeso, uno dei più importanti trattati greci di geografia, oggi perduto, ma ampiamente citato dagli autori posteriori, una mappa imprecisa della Spagna e vari disegni di piedi e parti del corpo umano; sull'altro lato ci sono solo disegni. L'analisi del Carbonio 14 data il papiro intorno al I secolo dopo Cristo. L'ipotesi originariamente più accreditata sostiene che fosse stato utilizzato per ricopiare l'opera di Artemidoro, ma una successione di errori lo rese inutilizzabile per questo scopo; il suo retro venne quindi usato in qualche bottega per disegnare vari bozzetti da presentare ai committenti; infine, quando i disegni riempirono il retro del papiro, si utilizzarono gli spazi vuoti rimasti sull'altro lato. E, una volta riempito tutto, il papiro venne gettato al macero.

Il papiro di Artemidoro si affaccia alla storia alla fine del XX secolo, quando, proprietà di un collezionista tedesco, attira l'attenzione di alcuni studiosi, Claudio Gallazzi, Bärbel Kramer e Salvatore Settis, che lo datano tra il I secolo prima e dopo Cristo. L'acquisto da parte della Compagnia di San Paolo porta il papiro a Torino, dove viene esposto in occasione delle Olimpiadi del 2006. Ed è intorno a questo periodo che iniziano le polemiche circa la sua autenticità. Le inizia il filologo  Luciano Canfora, che in un libro, La meravigliosa storia del papiro di Artemidoro, sostiene come il papiro sia in realtà un falso, realizzato da uno dei più noti falsari del XIX secolo, il greco Costantino Simonidis, e come le analisi della datazione siano incomplete (il Carbonio 14 ha datato il papiro, non l'inchiostro utilizzato). Il libro apre una diatriba non ancora conclusa, ma la cui direzione sembra indicare che il papiro sia davvero un falso ottocentesco, realizzato su un papiro antico, così come usavano fare i falsari di quell'epoca.

Il Museo Archeologico non nasconde niente, si diceva. Quando si entra nella sala buissima, che ospita il Papiro di Artemidoro, sistemato in una teca dalla grande cornice argentea, praticamente l'unica parte illuminata, si sa già che si potrebbe avere davanti una preziosa reliquia di duemila anni fa, ma anche no. E, in realtà, non importa.

I video e il pannello introduttivo, l'allestimento e lo stesso papiro hanno compiuto la magia: quello che importa è essere finalmente a tu per tu con lui, con il Papiro di Artemidoro, studiare i suoi frammenti sfibrati, cercare di riconoscere i disegni, i caratteri, persino la cartina della Spagna. Che ci arrivi da una bottega greca o che sia opera di un abile falsario del XIX secolo, il Papiro di Artemidoro ha insegnato cose altrimenti sconosciute (sapevate che nell'antichità si disegnavano su papiro i bozzetti di pitture o statue da presentare ai clienti? O che un papiro aveva mille vite, prima di essere destinato al macero?) e spinge a volerne sapere di più (ma chi era quest'Artemidoro? Come si immaginavano la Spagna, nell'antichità?). In fondo, il Papiro ha compiuto la sua funzione principale: svegliare la curiosità del visitatore.

Il Museo di Antichità appartiene al Polo Reale di Torino, di cui fanno parte  anche Palazzo Reale, l'Armeria Reale, la Biblioteca Reale e la Galleria Sabauda (attualmente chiusa). La biglietteria è a Palazzo Reale, ma l'ingresso al Museo è in via XX settembre 88; il biglietto costa 10 euro, ridotto 5 euro, gratuito per i possessori dell'Abbonamento Musei e della Torino+Piemonte Card e, la prima domenica del mese, per tutti i visitatori. Gli orari d'apertura sono 8.30-19.30 da martedì a sabato; 14-19.30 domenica, venerdì apertura prolungata alle 21.30; chiuso il lunedì. Per info il sito web è www.museoarcheologicotorino.beniculturali.it



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