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martedì 20 gennaio 2015

Il Castello del Valentino e la Magnificenza barocca di Cristina di Francia

Nel XVI secolo, quando il duca Emanuele Filiberto ne venne in possesso, il Castello del Valentino non aveva l'aspetto sontuoso e francesizzante di adesso. La sua trasformazione è dovuta, in larga parte, all'intervento voluto da Cristina di Francia, la prima Madama Reale.


Cristina arrivò a Torino 13enne, nel 1619, moglie dell'erede al trono Vittorio Amedeo I; prima di entrare nella capitale, si fermò per qualche giorno al Castello del Valentino, che aveva ancora l'aspetto di una villa cinquecentesca, prediletta dalle Duchesse Margherita di Valois (moglie di Emanuele Filiberto) e Caterina d'Austria (moglie di Carlo Emanuele I). Poco dopo, la giovane principessa francese decise di trasformare l'allora Palagio del Valentino, regalatole dal suocero Carlo Emanuele I per le sue nozze. E la Francia, ancora una volta, influenzò il gusto e l'immagine torinesi.

Il Theatrum Sabaudiae mostra il complesso del Valentino così come lo avevano immaginato gli architetti di Cristina e come non fu mai completamente realizzato. Era un progetto "fortemente caratterizzato dalla presenza di due torri sul Po, alle testate del corpo di fabbrica principale, parallelo al fiume, e da due padiglioni anteriori più bassi" scrive Costanza Roggero Bardelli nel libro Torino. Il Castello del Valentino "Un sistema continuo di portici simmetrici terrazzati, conclusi in forma di emiciclo, collegava le quattro strutture architettoniche emergenti. Il grande cortile d'onore quadrato si costituiva come l'elemento centrale del complesso". C'erano due assi lungo i quali si sviluppava il nuovo complesso: il primo, simmetrico, andava dal Po fino all'emiciclo del cortile, segnando il percorso aulico d'ingresso; il secondo, trasversale, segnava i percorsi del piacere, del loisir, attraversando il cortile centrale e i due giardini quadrati laterali.


Alla costruzione del Castello lavorarono maestranze piemontesi per le parti strutturali e savoiarde per la costruzione del tetto; furono queste ultime che si occuparono di "tagliare e sistemare le ardesie, fatte giungere da Saint Jean de Maurienne". Le decorazioni degli appartamenti del piano nobile e il salone d'onore furono affidati a maestranze lombardo-luganesi; nel salone centrale c'erano affreschi raffiguranti le imprese dei duchi sabaudi, in varie stanze i motti furono scritti dal conte Filippo d'Agliè, amato dalla duchessa Cristina. Isidoro Bianchi decorò, oltre al salone centrale, anche l'appartamento verso Torino, in cui "prevale, con l'assenza delle dorature, il criterio fondamentale della simbiosi tra stucco bianco e pitture". L'appartamento verso Moncalieri aveva una decorazione più 'mobile', c'erano quadri e oggetti che si potevano spostare e persino la tappezzeria poteva essere trasferita: era infatti realizzata in corame, in cuoio inciso in oro e decorato a motivi floreali, lavorato nelle Fiandre. In Francia era normale che le tappezzerie preziose potessero essere spostate da una residenza all'altra. La differenza della decorazione tra i due appartamenti fa pensare oggi non che fossero destinati al sovrano l'uno e alla sovrana l'altro, ma che avessero una diversa funzione d'uso. L'appartamento verso Torino doveva essere privato, quello verso Moncalieri doveva essere di rappresentanza; il primo risentiva della forte influenza di Filippo d'Agliè, l'altro sottolineava il ruolo della dinastia sabauda.

L'architettura del Castello è un segno manifesto del potere del sovrano, spiega Roggero Bardelli, la sua decorazione usa il linguaggio celebrativo della Magnificenza, cara all'epoca barocca per sottolineare l'assolutismo. La sua posizione, sulla riva del Po, davanti alla collina e a poca distanza dalla città, lo rese anche una scenografia sontuosa per la vita di corte, con i balletti, le feste, gli spettacoli ideati dallo stesso Filippo d'Agliè, per il diletto dell'amata Cristina. Tutte manifestazioni che erano "intese dai contemporanei anche come celebrazione manifesta dell'ideologia del potere".


Il Castello del Valentino è oggi sede della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino e non è visitabile, se non in occasioni straordinarie. Molte sale del corpo centrale sono chiuse anche agli stessi studenti di Architettura, nonostante i percorsi interni del Castello permettano di raggiungerle (e c'era un che di misterioso e proibito, in quelle sale che potevamo attraversare solo di tanto in tanto, ammirando velocemente le tappezzerie rosse e gli affreschi sbiaditi). Nelle sale delle maniche laterali, tutte dipinte di bianco, ci si chiedeva spesso, assistendo alle lezioni e guardando le pareti spoglie, cosa era andato perduto, nel frattempo.

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