lunedì 2 febbraio 2015

Il Centro Culturale di Mario Bellini, che Torino non ha costruito

Uno dei progetti a cui Torino ha dovuto rinunciare, causa crisi economica e mancanza di fondi, è la Biblioteca Civica progettata da Mario Bellini. Era il 2002, quando l'architetto milanese vinceva il concorso internazionale per la costruzione di un vero e proprio Centro Culturale, sull'area ex Westinghouse. A pochi passi da Porta Susa e dalla Spina 2, dal Politecnico di Torino e dalla metropolitana, il nuovo complesso si trovava in un isolato con testimonianze industriali, vicino ai giardini La Marmora e all'ex carcere Le Nuove. In esso convivevano, dunque, reminiscenze del passato e proposte contemporanee. Oltre alla Biblioteca Civica doveva conteneva anche due teatri e le sedi di vari istituti culturali. Il progetto presentato da Bellini era insolito per il paesaggio torinese, pur utilizzando quella linea curva protagonista di tante piazze e di tanta architettura barocca.


La Biblioteca era in via Paolo Borsellino, orientata a nord, considerato l'orientamento migliore per la lettura. Si trovava in un complesso formato da un edificio a sei piani dalla curiosa forma troncoconica, affiancato da una costruzione a quattro piani, caratterizzata dall'uso sapiente della linea curva, sinuosa quasi quanto quella di Palazzo Carignano, ma con una chiave moderna: i profili curvi dei piani formavano infatti piccole terrazze degradanti verso il giardino, dotato anche di un piccolo laghetto. Così la linea sinuosa e le grandi vetrate creavano un rapporto interno-esterno e pubblico-privato piuttosto insolito nelle biblioteche italiane: il lettore poteva alzare lo sguardo e distrarsi con le viste sul parco, le terrazze mettevano in rapporto l'interno con l'esterno, le vetrate davano l'idea di una cultura trasparente, che poteva trasmettersi verso l'esterno e che non rimaneva chiusa nei palazzi del sapere.


Nell'edificio a sei piani si trovavano i principali servizi, culminati, all'ultimo piano, da un belvedere con Internet cafè, mentre in quello a quattro piani c'erano le sale lettura. Il progetto non era infatti ambizioso solo da un punto di vista architettonico. La nuova Biblioteca Civica torinese doveva permettere agli utenti di servirsi direttamente, attraverso agili scaffalature, evitando così le lunghe code che ancora oggi caratterizzano il servizio: dovevano esserci 1500 posti a sedere, predisposti anche per l'uso di computer; erano previste sale per la lettura dei giornali, per i bambini e per i ragazzi, per lo studio individuale, per le attività di gruppo, per conferenze, ascolti musicali, proiezioni, per i manoscritti rari. I numeri erano i seguenti: 8000 mq per le sale di lettura e gli spazi con gli scaffali accessibili al pubblico; 4360 mq per le funzioni di prestito, reference, community information, periodici correnti, spazio espositivo, novità editoriali, ecc e per i servizi generali; 1030 mq per la sala conferenze e la sala polivalente (con una capacità complessiva di 450 posti); 3650 mq per i depositi librari; 2520 mq per gli uffici e altri spazi per il personale. I libri da ospitare erano oltre 1 milione, di cui 300mila di consultazione diretta per il pubblico. I numeri descrivono bene l'ambizione del progetto. E risulta ancora più significativo se lo si inserisce nel contesto: vicino a Porta Susa, alla metropolitana, al Politecnico, alla Spina Centrale, nel cuore, insomma, della Torino in movimento verso il XXI secolo. Se fosse stata realizzata, la Biblioteca Civica di Torino, sarebbe stata la prima Biblioteca multimediale italiana e, sia consentito dirlo, una delle più belle biblioteche contemporanee d'Europa.


Oltre alla Biblioteca Civica, il Centro Culturale avrebbe dovuto ospitare anche vari istituti di cultura stranieri e due teatri di grande fascino. Il teatro principale, da 1200 posti, avrebbe avuto una flessibilità degli spazi che avrebbe consentito il suo uso per spettacoli, concerti, conferenze, seminari. Sulla sua copertura sarebbe stato costruito il teatro all'aperto, con una platea a gradoni, collegata, attraverso una passerella, all'ultimo piano della Biblioteca. E non solo, il Foyer del Teatro interno avrebbe avuto collegamenti verticali di accesso al Teatro all'aperto. L'edificio industriale preesistente avrebbe fatto parte integrante del progetto attraverso la presenza di una galleria, che avrebbe collegato le parti nuove e antiche, destinate a uffici e attività commerciali.

Il progetto di Mario Bellini è stato rimandato anno dopo anno, a causa dei suoi costi, fino alla rinuncia finale, avvenuta un paio di anni fa, una decina d'anni dopo la vittoria al concorso internazionale. Di tanto in tanto, navigando su Internet, si incontrano ancora le fotografie del progetto e del plastico realizzato per presentarlo al pubblico. 


2 commenti:

  1. Un vero peccato... in momenti di forte crisi la cultura è la prima a risentirne . .

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