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sabato 14 febbraio 2015

Monica Carelli: che fortuna essere Madama Reale, tutte le domeniche!

Madama Reale appare imponente e regale, nelle sale di Palazzo Madama, durante le visite teatrali di Vita da Regina, tutte le domeniche alle 11 e alle 15, fino al 29 marzo 2015; è altezzosa, come si conviene a una sovrana assoluta, ma anche ironica e brillante, come le donne intelligenti. Si seguono le sue riflessioni e i suoi ricordi con un sorriso e si lascia Palazzo Madama sapendo qualcosa di più, sia della storia dell'edificio che di quella di Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours, la sovrana che lo ha trasformato in quello che è oggi. A interpretare la madre del primo re sabaudo, Vittorio Amedeo II, è stata chiamata Monica Carelli, che porta il suo carisma al personaggio e che si muove con disinvoltura in un abito di seta e taffetà, piuttosto ingombrante, per una donna del XXI secolo.

"E' un abito realizzato interamente a mano, dalla sarta Agata La Spina, sulle mie misure, utilizzando tessuti pregiati come il merletto, la seta e il taffetà. Il vestito è ispirato ad alcuni ritratti di Maria Giovanna Battista, quando era la reggente nel nome del figlio. Anche i gioielli che indosso sono stati creati appositamente, sempre su ispirazione dei quadri, da De Wan. E' stato fatto un lavoro filologico davvero interessante" dice.


- Come sei arrivata a interpretare Madama Reale?
La Fondazione Torino Musei ha contatto Walter Revello, Direttore della compagnia Barbari Invasori, con cui collaboro e che aveva già curato un Museum Theater. Allora il protagonista non era un personaggio storico, come in questo caso la Madama Reale, ma un gruppo di ladri che tentava un furto clamoroso

- Come hai costruito il personaggio?
L'abbiamo immaginato come una padrona di casa altera, ma non antipatica. Tra i suoi tratti principali, c'è il rapporto con la suocera Cristina di Francia, la prima Madama Reale, che, prima di lei, per anni è stata reggente e che, come lei, amava molto il potere. Ma, a differenza di lei, è molto famosa a Torino, ci sono anche una via e una piazza che portano il suo nome, mentre Maria Giovanna Battista è stata un po' dimenticata e, magari anche per questo, tratta la suocera con una certa sufficienza. Durante la visita c'è un po' di protocollo, che lei cerca di sottolineare nel rapporto con Gualtiero, la guida degli spettatori interpretata da Walter Revello, autore dei testi e regista, poi racconta qualche pettegolezzo di corte, tipo gli amori che l'hanno accompagnata nei 50 anni di vedovanza o la sua passione per i gioielli, ma sempre con toni leggeri. E poi c'è il difficile rapporto con Vittorio Amedeo, il figlio che voleva affrancarsi dal suo potere, per iniziare finalmente a regnare, e che lei ha cercato di controllare il più a lungo possibile.

- Avendola conosciuta durante la preparazione del personaggio e interpretandola tutte le domeniche, cosa pensi di lei?
E' una donna molto contemporanea. Ha gestito il potere in un'epoca difficile, in uno Stato che doveva muoversi con molta abilità tra le potenze dell'epoca, e lo ha fatto senza perdere la femminilità, senza rinunciare a essere se stessa, madre e vedova. Penso possa essere un vero esempio per le donne che arrivano a gestire il potere, in qualunque forma, affinché non perdano la propria personalità.


- Cosa vuol dire interpretarla?
Vuol dire vivere un'esperienza davvero unica in uno dei posti più belli di Torino. Ho avuto la fortuna di poter visitare i cantieri di Palazzo Madama, durante i restauri, e rivederlo adesso, nei panni della donna cui deve questo aspetto barocco e meraviglioso, è una grande fortuna. Ho il privilegio di sentirmi super partes e di poter vedere le cose della quotidianità con il distacco di una regina tutte le domeniche. E poi il lunedì torno alla quotidianità!

- Com'è la reazione del pubblico, durante Vita da Regina?
Oh, è la cosa più bella! Ovviamente non è come a teatro, è tutto molto più immediato. Le dinamiche cambiano tutte le domeniche, perché cambiano le persone; non vengono solo i torinesi, molte volte vengono anche turisti, che hanno saputo delle nostre visite e vogliono conoscere Palazzo Madama in modo insolito. Mi capita di interagire con il pubblico e di improvvisare: durante le visite, parlo delle perle di Maria Giovanna Battista e guardo sempre se qualche signora le indossa, per scherzare sul fatto che la Duchessa le indossava solo autentiche, mica come adesso. Una volta una signora mi ha detto che anche le sue erano autentiche e le ho fatto i complimenti, mai indossare gioielli falsi! E' magico quando ci sono i bambini, che mi guardano incantati e incuriositi; una volta un bambino ha voluto toccarmi, per essere sicuro che fossi vera. L'interazione con il pubblico rende le visite e le emozioni che proviamo sempre diverse.


- Vita da regina rappresenta solo una parte del tuo lavoro d'attrice. Il 21 febbraio porti in scena Let me tell you a song al Teatro Giulia di Barolo
Sì, è uno spettacolo di cui curo anche la regia, prodotto dalla Associazione Culturale Thealtro; lo abbiamo già presentato con successo al Teatro Araldo di Torino e al Teatro Gobetti di San Mauro. Mi permette di unire le mie due grandi passioni, il teatro e la canzone. Io nasco come cantante, per una sorta di scommessa: nel 1998 mio padre mi ha sentito cantare in pubblico e mi ha detto che ero davvero brava per non iscrivermi a una scuola di canto. E se tuo padre ti dice una cosa del genere non dici di sì? Ho avuto la fortuna di studiare canto e interpretazione con grandi artisti americani, come Michel Altieri, Mary Setrakian, Susan Didrichsen, e di perfezionarmi nella tecnica con Elisabetta Prodon. Da allora ho una carriera parallela, al di là del mio lavoro in un'Università privata torinese: il 50% del mio tempo è per il teatro e la musica. Con Let me tell you a song, sono in scena con i musicisti della band The new Jaki O' e l’attore Corrado Pumilia e strizziamo l'occhio al Signor G di Gaber e Luporini, portando in scena il teatro-canzone. Ripercorriamo 70 anni di musica, dal Trio Lescano ai Queen, avendo come fil rouge la storia di un uomo di 80 anni, che parla al nipote Marco, appassionato di musica contemporanea, raccontandogli come lui abbia visto la musica crescere e trasformarsi. E' un viaggio immaginario tra Stati Uniti, Regno Unito e Italia, attraverso la musica delle varie epoche, ricordando personaggi, fatti storici e di costume, che scorreranno, su diapositive proiettate sullo schermo, senza essere nominati.


Pubblicato su Made in TO